Affitti brevi, stabilito il codice tributo per il versamento da parte dei portali online

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Sembrava fosse l’ennesimo tentativo inconsistente di regolamentare un fenomeno difficilmente gestibile, ossia quello del mancato pagamento delle tasse sullle locazioni brevi da parte di coloro che affittano i propri immobili online tramite portali come AirBnB o Booking.

Invece, dopo il Decreto Legge n. 50 del 24 aprile 2017, l’Agenzia delle Entrate ha definito, a livello operativo, le modalità con cui i portali online diventano a tutti gli effetti sostituti di imposta nella riscossione da parte dei locatari.

Se infatti precedentemente l’onere di pagare le tasse sulla locazione incombeva sul locatore, che spesso non procedeva, il volume d’affari generato dall’economia degli affitti turistici è arrivato al punto da non poter essere più ignorato tanto da rappresentare un ammanco annuale per l’Erario di oltre 40 milioni di euro.

La cedolare secca sugli affitti brevi ha il suo codice tributo

L’Agenzia delle Entrate ha emanato in questi giorni il codice tributo 1919 per effettuare il versamento delle ritenute dei contratti di locazione breve, che i soggetti di intermediazione immobiliare dovranno inserire nel modello F24.

La ritenuta, lo ricordiamo, è la cedolare secca pari al 21% che sostituisce le altre tasse sulle locazioni.

L’obbligo per AirBnB e Booking, fra i più celebri portali di intermediazione in fatto di affitti brevi, è operativo dal primo giugno ed il primo versamento utile deve avvenire il 16 di questo mese.

I portali online dovranno fornire all’Agenzia delle Entrate tutti i dati fiscali relativi ai propri host, ovvero i proprietari delle case in affitto, e inviare ai proprietari la Certificazione unica annuale con gli importi pagati a titolo d’imposta o di acconto, secondo le modalità indicate dall’articolo 4 del Dlgs 322/98, dove indicare gli importi pagati al fisco.

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