Dati e cloud: cambia la regolamentazione in Europa

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La crescita dell’uso di soluzioni cloud per conservare i dati aumenta a ritmi vertiginosi: le connessioni sempre più veloci infatti permettono di salvare i propri contenuti online con una facilità paragonabile al salvataggio su dispositivi casalinghi come hard disk e unità esterne di salvataggio dati.
La diretta conseguenza di questa evoluzione è quindi stata il progressivo aumento di attenzione per le metodologie di conservazione e, più specificatamente, per le garanzie sui dati conservati digitalmente.

Il codice di condotta del cloud e la privacy

A tale riguardo, per tutti i server basati all’interno della Ue, è stato quindi proposto il primo codice di condotta del cloud per la protezione dei dati.
Rispetto alle politiche relative alla protezione dei dati su server basati per esempio in Asia o negli Usa, la tutela della privacy è molto maggiore.

L’iniziativa è stata fortemente voluta da un consistente gruppo di fornitori di servizi per i dati che operano in Europa riuniti nel Cispe (Cloud Infrastructure Services Providers in Europe), di cui ne fa parte l’italiano Aruba.

I provider confluiti nel Cispe infatti, adeguandosi in anticipo alle regole Ue, nel rispetto del codice di condotta del cloud non potranno utilizzare i dati conservati sui loro server europei per altri fini, da studi di mercato a marketing: niente più rischi di data mining e di profiling o rivendita a terzi.

In verità, poiché le normative italiane sono già stringenti in materia di privacy, si può dire che con questa iniziativa i fornitori europei si armonizzano fra loro adeguandosi ad un profilo nettamente più vantaggioso per il consumatore che ne vedrà rafforzate le tutele.

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