Daydream, la realtà virtuale di Google

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Il settore della realtà virtuale (VR) cresce in termini di interesse, per questo motivo anche Google ha deciso di scendere in campo con una propria soluzione proprietaria.

La piattaforma, chiamata Daydream, è dedicata agli smartphone Android e verrà lanciata entro poche settimane con la disponibilità di diversi contenuti abilitati grazie alle numerose partnership con produttori di giochi, aziende media ed enterteinment (HBO, Imax, NBA, Ubisoft, Hulu), organizzazioni sportive come ad esempio la NBA e soprattutto aggiornando YouTube per consentire una più agevole fruizione dei contenuti in realtà virtuale.

L’obiettivo è ovviamente quello di diventare una soluzione alternativa e più accessibile rispetto a piattaforme di VR come Oculus Rift o HTC Vive.

Daydream: l’evoluzione rispetto ai Cardboard

Rispetto ai Cardboard, ossia i primi occhiali di cartone lanciati da Google nel 2014 che permettevano di trasformare il proprio telefono in un rudimentale visore 3D, il progetto Daydream punta a creare dispositivi e altri sistemi hardware dedicati come un visore da attaccare allo smartphone e un controller dotato di touchpad che migliorerà l’esperienza di navigazione nello spazio virtuale.

Google Daydream richiede Android Nougat

Non tutti i telefonini saranno compatibili con i contenuti e i servizi presenti Daydream: la piattaforma di VR infatti sarà accessibile dai dispositivi Android tramite un aggiornamento progressivo iniziato con il rilascio della versione del sistema operativo Android Nougat per dispositivi a marchio Samsung Nexus che diventeranno i primi tester del nuovo servizio.
Questo permetterà al team di sviluppatori dietro al progetto Google Daydream anche di studiare l’interazione dei primi utilizzatori e stabilire quali siano le tendenze da approfondire.

Tuttavia, anche Google Chrome risentirà dell’introduzione di Daydream, infatti il browser di Google verrà aggiornato per consentire la visione di contenuti in realtà virtuale ad alta qualità, potendo così migliorare ulteriormente la fruizione di interessanti progetti come quello della Valle dei Templi promosso dal Google Cultural Institute.

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