Digitale, l’Italia innova ma non convince

No comments

Nonostante l’impegno del Governo in tema di politiche dedicate al digitale e all’innovazione, gli sforzi non sembrano aver dato l’effetto sperato.

Avevamo già indicato come l’Italia non stesse brillando sul fronte del digitale.

Stando al Digital Economy and Society Index (DESI), l’Italia occupa ancora una media del 25esimo posto, nei diversi settori, all’interno della graduatoria europea dei 29 soggetti analizzati per le competenze digitali.

Gli unici indici dove l’Italia guadagna qualche posizione sono relative alla digitalizzazione della PA e alla digitalizzazione dell’industria.

Lo scenario che emerge dalla presentazione del rapporto 2016 degli Osservatori del Politecnico di Milano sull’Agenda Digitale è preoccupante, considerati gli investimenti e le norme scritte dal 2012 a oggi sull’Agenda Digitale.

La digitalizzazione dell’Italia richiede tempo ma è la strada da seguire

Tuttavia, la strada intrapresa è quella corretta: i dati dimostrano l’esistenza di una stretta correlazione tra il livello di digitalizzazione di una nazione e la sua crescita economica, sociale, industriale e legalitaria.

Quindi il digitale non consente solo l’avanzamento del PIL ma anche forti miglioramenti nel Social Progress Index, nella classifica Doing Business e nel Corruption Perception Index che misurano rispettivamente la qualità sociale, imprenditoriale e il livello di corruzione e trasparenza di un Paese.

Per poter scalare la marcia e migliorare la velocità di attuazione della progettazione dell’infrastruttura digitale del Paese c’è grande attesa per la strategia del piano triennale che l’Agenzia per l’Italia Digitale sta per pubblicare.

Si tratta del primo piano attuativo e di dettaglio dell’Agenda digitale: atteso per fine anno, potrebbe però scalare di qualche mese perché va condiviso con la nuova squadra, che comprende il nuovo commissario all’Agenda Digitale Diego Piacentini.

Gli intoppi però non sembrano riguardare solo la governance dell’Agenda digitale italiana: anche SPID, l’identità digitale unica, a sette mesi dall’avvio e nonostante l’iniziativa 18app avviata per rilanciarne l’adozione, non sembra raccogliere il successo sperato.

Per arrivare alle 3 milioni di identità digitali uniche attese per il 2017 mancano ancora oltre il 95 per cento di utenti: questo anche perché ben il 75 per cento delle PA non offre servizi compatibili con SPID. e nessuna azienda privata offre servizi con l’identità SPID.

Smart NationDigitale, l’Italia innova ma non convince

Related Posts