I droni del progetto europeo SHERPA in Valle d’Aosta per il soccorso alpino

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La tecnologia corre in aiuto anche di chi è impegnato ad aiutare il prossimo su terreni difficoltosi e impervi come quelli montani.

Per prestare soccorso in montagna si è pensato di ricorrere all’aiuto dei droni, nello specifico al progetto europeo Sherpa.

Si tratta di un’iniziativa finanziata dall’Unione Europea e sviluppata da una decina di enti internazionali, tra atenei e imprese, coordinati da Lorenzo Marconi docente dell’Università di Bologna.

Droni aerei del progetto Sherpa per il soccorso alpino

Il progetto Sherpa prevede l’uso di un apparecchio Arva posto in modalità ricettiva per intercettare il segnale emesso, ad esempio, dagli sciatori sepolti dalla neve: l’apparecchiatura sarà agganciata ad un drone in pattugliamento aereo.

L’impiego dei droni consente infatti di abbattere il tempo necessario per la ricerca dei dispersi: in circa 5 minuti riescono a coprire un ettaro di terreno indirizzando rapidamente i soccorritori nella direzione giusta.

Inoltre, per incrementare l’autonomia del volo, è prevista un’espansione del progetto con l’utilizzo di un rover, ossia un veicolo cingolato capace di muoversi da solo in montagna, in grado di fungere da piattaforma mobile per il rifornimento in mobilità del drone aereo consentendogli una maggiore autonomia di movimento.

Nella prossima stagione invernale questo sistema verrà sperimentato sul campo dagli esperti del Soccorso alpino del Cai della Valle d’Aosta.

Secondo il Cai, i dispersi sotto la neve sono passati dai 1300 del 1955 ai circa 8mila del 2014: l’incremento delle cifre si deve all’aumento dei frequentatori della montagna e, conseguentemente, delle persone a rischio.

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