eGovernment, i Comuni italiani ancora indietro

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Non cambia la situazione dei Comuni italiani per quanto riguarda le politiche di eGovernment adottate, nonostante il forte impulso a livello centrale per cercare di innovare la Pubblica Amministrazione e, di conseguenza, portare il digitale anche alle amministrazioni locali.

L’eGovernment, o anche amministrazione digitale, in Italia sta crescendo lentamente e in modo frammentato a causa di una mancanza di coordinamento e della carenza di competenze specifiche ma anche per una diffusa abitudine da parte degli enti locali di non riuscire a fare rete.

Questa è in sintesi lo scenario emerso dall’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano secondo cui gli investimenti in innovazione digitale rimarranno invariati nel 2017 per oltre il 60% delle amministrazioni locali.

Soltanto nel 44% dei Comuni è attivo un processo di innovazione mentre esclusivamente nel 22% esiste un delegato tecnico all’eGovernment.

La scarsa diffusione dell’eGovernment è un problema culturale

Di più, il 69% degli enti non ha mai effettuato sviluppo di soluzioni informatiche e ben il 38% ammette che le soluzioni informatiche precedentemente realizzate non sono più impiegate in parte per scarsità di risorse economiche ma soprattutto per le resistenze culturali interne.

Va considerato inoltre che nello scenario sistemico, solo il 4% dei Comuni, la maggior parte di grandi dimensioni, è avanzato in materia di servizi digitali: ben il 35% risulta totalmente non digitalizzato e, di conseguenza, il 30% della popolazione italiana non può fisicamente, a prescindere dalle competenze dei singoli cittadini, interagire digitalmente con la PA locale.

Al contrario si osserva una diffusione dell’ePayment: il 59% delle amministrazioni locali ha avviato pratiche di adesione al circuito PagoPa mentre non è ancora omogenea la digitalizzazione degli Sportelli Unici delle Attività Produttive (SUAP).

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