L’Italia è ancora indietro sul fronte del digitale

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L’Italia arranca, ancora, sul fronte del digitale.
Questo lo scenario stando alle cifre raccolte dall’ultimo rapporto della Commissione Europea in cui si analizzano le performance dei paesi membri della UE per quanto riguarda connettività, utilizzo di internet, digitalizzazione delle imprese e della pubblica amministrazione, ossia il DESI 2017 (Digital Economy and Society Index).

Rispetto ai risultati del 2016 non sembra che le politiche digitali del Governo, ossia l’Agenda Digitale italiana, abbiano portato i risultati sperati dal momento che l’Italia si piazza ancora nelle ultime posizioni.

Il dato più significativo del report DESI 2017 è relativo al costante digital divide tra i paesi del nord e quelli del sud e dell’est Europa che determinano sostanzialmente un’Europa digitale a due velocità.

In nord Europa invece le cose vanno molto diversamente: Danimarca, Finlandia e Svezia hanno tassi di digitalizzazione superiori al 70% e dominano anche le classifiche mondiali davanti a Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti.

L’Italia, al contrario, raggiunge una percentuale di digitalizzazione modesta, appena superiore al 40% che è nettamente al di sotto dei risultati ottenuti dai Paesi alla stessa latitudine come Spagna (53%) e Francia (51%).
Nello specifico il nostro Paese è penultimo nell’utilizzo generale di internet e presenta una generale inadeguatezza nel settore della connettività.

DESI2017: età avanzata della popolazione e connettività inadeguata le cause penalizzanti

Le cause più chiare di queste problematiche sono riconducibili all’età media molto avanzata della popolazione e quindi, implicitamente, al rifiuto delle persone ad abilitarsi digitalmente.

Per quanto riguarda la connettività, la velocità media della connessione in Italia è di 8,2 Mbps (megabyte per secondo), con una differenza tra nord e sud Italia di oltre il 30%, mentre in Norvegia o Svezia si attesta a più del doppio (20 mbps).

Certo le cose dovrebbero cambiare con il piano per la banda larga del Governo, ma i tempi sono ancora lunghi.

La conseguenza più diretta di questo ritardo digitale è una perdita stimata tra il 10 e il 20% del fatturato delle imprese penalizzando soprattutto quelle che operano direttamente nel mondo del settore online o incidentalmente come le aziende attive nel turismo e commercio che ovviamente trovano online i fruitori dei propri servizi.

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