In Italia gli studi professionali sono resistenti all’innovazione

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L’interesse per la tecnologia da parte degli studi professionali è alto ma purtroppo i progetti di trasformazione digitale che potrebbero efficientare la loro struttura stentano a decollare.

Questo è lo spaccato che emerge dall’ultimo studio Osservatorio professionisti e innovazione digitale del Politecnico di Milano: avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro sono consapevoli della loro scarsa attitudine al mondo del digitale ma la formazione fatica a uscire dall’ambito giuridico.

D’altra parte lo smart working sta prendendo piede anche se l’uso degli smartphone e tablet è ancora relegato alle operazioni più basiche come telefonare, controllare agenda e utilizzare la propria casella e-mail.

Gli studi professionali non abbracciano l’innovazione e gli strumenti in cloud

In Italia ci sono circa 165 mila studi professionali, di cui 80mila legali, 60mila commercialisti, 60mila di consulenza del lavoro e 15mila multidisciplinari: un numero impressionante di potenziali utilizzatori delle tecnologie digitali che però non sembrano convinti dall’uso di strumenti tecnologici come le piattaforme cloud, i gestionali online e le soluzioni per la comunicazione istantanea.

L’anello mancante è una consolidata cultura digitale, frutto di investimenti sull’acquisizione delle competenze digitali e in generale sul capitale umano.

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