La tecnologia aiuta a ridurre lo spreco alimentare

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Lo spreco alimentare non è esclusivamente un problema etico ma sistemico e ambientale.
Nel mondo quasi 800 milioni di persone non hanno abbastanza da mangiare e, stando alle ultime ricerce, viene sprecato quasi 1/3 del cibo prodotto: sprecare inoltre significa inquinare e contribuire alle emissioni di anidride carbonica nell’ambiente con una stima di oltre 500 milioni di tonnellate di CO2 riversate per lo smaltimento degli alimenti non utilizzati.

Eppure sarebbe possibile risolvere drasticamente il problema rendendo più efficiente la produzione, l’uso e la distribuzione del cibo.
Sul fronte della produzione si stanno facendo strada innovative metodologie di coltivazione on demand basate sull’effettivo bisogno individuale grazie all’uso di sistemi tecnologici che non richiedano l’impiego di terreno.

Ma è sul fronte della distribuzione che si sta giocando una partita estremamente interessante perché si tratta di un processo che può essere enormemente efficientato grazie ad applicazioni tecnologiche piuttosto semplici e incisive: già ora, grazie a queste app, esistono buoni esempi che dimostrano come sia possibile un’economia circolare in cui ciò che non viene utilizzato ad un punto della filiera alimentare possa diventare una risorsa per un altro settore o per una determinata categoria di persone.

Si pensi a chi ha comprato troppo cibo ed è interessato a rimetterlo sul mercato o a donarlo ai più bisognosi: esistono diverse applicazioni che fanno incontrare domanda e offerta, non solo tra supermercati e clienti, ma anche tra cittadini.

Queste piattaforme consentono un risparmio a chi compra, un vantaggio a chi vende o reimmette sul mercato l’alimento e ovviamente un beneficio per l’ambiente che evita di essere sommerso da rifiuti ed emissioni per lo smaltimeto del cibo non utilizzato.

Vanno segnalate:

Il funzionamento è sostanzialmente simile: le applicazioni mettono in contatto, impostando la distanza chilometrica entro cui ricevere le proposte di alimenti disponibili al ritiro diretto, i cittadini con gli esercenti (singoli negozianti e piccole catene di negozi) o altri cittadini aderenti che vogliono donare o vendere a prezzi ridotti (fino al 50%) cibi freschi o vicini alla scadenza.

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