Nuove norme sul copyright per i contenuti editoriali online

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L’editoria online soffre da tempo evidenti difficoltà nel monetizzare i contenuti proposti, queste in particolare si manifestano a danno dei giornali che pubblicano quotidianamente notizie online.
Internet è un luogo virtuale in cui le informazioni, da sempre, circolano liberamente e gratuitamente: non è quindi semplice convertire gli utenti a riconoscere un prezzo per l’informazione.

A onor del vero c’è chi ci sta provando come ad esempio il Corriere della Sera con il suo abbonamento Corriere C+ che rende tutti i contenuti editoriali del giornale completamente fruibili senza limitazioni: eppure non sembra riscuotere un grande successo.

Il vero problema risiede nella qualità delle informazioni: offrire informazione di qualità con contenuti editoriali originali è l’unica strada per poter convincere i propri lettori all’idea che tali informazioni abbiano un valore.

Contenuti editoriali, motori di ricerca e aggregatori

Ma la sostenibilità del sistema industriale editoriale è ulteriormente minata dagli aggregatori di notizie e dei motori di ricerca.

Google, come Facebook e altri colossi del web attivi nella ricerca e gestione delle informazioni, decide arbitrariamente tramite i propri algoritmi quali notizie offrire a chi effettua ricerche nel suo motore e con quale priorità.
I risultati sono composti da un link che rimanda al sito e dal titolo dell’articolo accompagnato da un incipit del testo: poche righe degli articoli, in gergo tecnico chiamate snippet, per contestualizzare i titoli delle notizie a cui si riferiscono.

Ma poiché gli snippet sono una sostanziale copiatura di contenuti editoriali proprietari, la Commissione Ue sta pensando di permettere agli editori di scegliere se e come i motori di ricerca e gli altri servizi affini possano mostrare tali anteprime.

Se da un lato infatti i motori di ricerca portano traffico ai siti Internet e quindi sono necessari per la sopravvivenza dei gruppi editoriali, dall’altro però sfruttano le notizie offerte dalle testate spesso a costo zero nonostante in alcuni casi ci siano stati accordi economici.

Questo processo normativo si inserisce nella riforma Ue del copyright attesa per fine settembre che punta a concedere ai gruppi editoriali dei diritti esclusivi sui contenuti editoriali proprietari per cui i servizi come Google News dovranno concordare con loro i termini per l’utilizzo dei prodotti editoriali: sarà quindi l’editore, in quanto titolare di tale diritto esclusivo, a decidere se offrire gratuitamente o a pagamento ai motori di ricerca e agli aggregatori di notizie i propri contenuti.

Per i link che rinviano a contenuti editoriali pubblicamente disponibili, invece, non vi sarà alcuna variazione rispetto ad ora: pertanto gli utenti potranno liberamente condividerli.

I precedenti però non sono confortanti: in Spagna, è stato anzitempo introdotto l’obbligo per gli editori di richiedere il pagamento del diritto a pubblicare gli snippets e, come conseguenza, Google ha smesso di pubblicarli cessando il servizio Google News: questo ha fatto perdere agli editori spagnoli un’enorme quantità di traffico e di denaro.

Il problema vero infatti non è tanto la presenza di una norma a difesa del copyright, quanto la tecnologia necessaria per difenderlo e valorizzarlo nel mondo digitale che, rispetto al cartaceo, richiede capacità e investimenti tecnologici che gli editori non hanno dimostrato di voler o poter sviluppare pagandone ora le conseguenze.

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