Open Data Barometer, l’Italia avanza nell’uso degli open data

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L’importanza dei dati aperti per un Paese è elevatissima perché sono lo strumento tecnologico di eccellenza per la partecipazione alla vita pubblica.

Essi infatti permettono, in assoluta trasparenza, di rendere pubbliche le azioni degli amministratori affinché i cittadini possano tenere sotto controllo quanto accade alla propria città, regione o Paese non solo a livello di Pubblica Amministrazione ma anche in altri ambiti, dai trasporti ai cantieri.

Ma il vero valore degli open data è nel riuso che ne viene fatto, dai cittadini, dalle imprese e soprattutto da analisti e giornalisti.

La quarta edizione del rapporto realizzato da Open Data Barometer, l’organizzazione internazionale che monitora l’adozione e l’utilizzo degli open data da parte dei vari Paesi, vede l’Italia risalire di una posizione, passando dal 21° al 20° posto su 115 Stati, davanti la Finlandia e subito dopo la Svizzera.

Un risultato incoraggiante alla luce delle politiche portate avanti sino ad ora nel nostro Paese.

La classifica vede in testa il Regno Unito, seguito da Canada e Francia: gli Stati Uniti quarti.

Open Data: criteri standard per tutti

Open Data Barometer ha stabilito dei criteri di giudizio riportati nella Carta degli open data che i Paesi monitorati hanno sottoscritto, che spiega e propone la cultura e la pratica degli open data affinché persista, ad esempio, al cambiamento politico.

La classifica si basa su sei criteri principali:l’offerta dei data set chiave come quelli relativi ai bilanci governativi, la loro completezza e frequenza di aggiornamento, l’uso di una licenza aperta, la pubblicazione in un formato leggibile e riutilizzabile, l’incidenza sul miglioramento dell’efficienza del governo e infine quello sull’innovazione e lo sviluppo derivato dal riutilizzo dei dati aperti.

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