Open Heritage, CyArk e Google insieme per la conservazione digitale dei siti archeologici

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Disastri naturali o danneggiamenti dovuti ad incuria o all’azione dell’uomo possono far scomparire importanti realizzazioni di civiltà ormai passate e cancellare così la loro memoria storica.

Nel 2016, per esempio, uno dei più importanti templi dell’antica capitale birmana di Bagan è stato danneggiato da un terremoto e non sarebbe stato possibile porvi rimedio se CyArk, una NPO che dal 2003 si occupa della conservazione digitale dei più importanti monumenti e siti archeologici del mondo, non avesse provveduto a mappare in 3D l’intero sito tramite tecnologie come la scansione laser in 3D, i video a 360° e le foto aeree scattate utilizzando i droni.

Tutto il materiale è stato quindi trasferito nel progetto Open Heritage, nato dalla collaborazione fra CyArk e Google, che permette di visitare online il tempio di Bagan e i suoi interni come se si fosse all’interno di un videogioco.

Open Heritage, valorizzazione e conservazione culturale

Il tempio di Bagan non è l’unico sito archeologico contenuto nel progetto Open Heritage: sono infatti 25 i luoghi storici, provenienti da 18 nazioni diverse, attualmente visitabili virtualmente.

Tra questi il palazzo Al Azem di Damasco (Siria) o il complesso archeologico Maya di Chichén Itzà (Messico) o ancora, in Italia, Pompei, la piazza del Duomo di Pisa e l’antica città di Stabia

La scelta non è casuale, i luoghi inseriti in Open Heritage sono stati selezionati nel corso di 15 anni in base alla qualità dei dati che si potevano ottenere e ponendo attenzione ai luoghi maggiormente a rischio a causa di guerre, sovrappopolazione, disastri naturali .

Tutte le informazioni digitali raccolte per Open Heritage sono rese disponibili in modalità open source e quindi a disposizione per ideare nuovi progetti.

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