La biblioteca di Varese aderisce a MLOL

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Da oggi tutti gli utenti abilitati al Sistema Bibliotecario Urbano di Varese possono finalmente prendere in prestito, oltre alla normale offerta formata da libri, periodici e dvd, anche gli eBook.

La biblioteca di Varese infatti entra ufficialmente in MLOL, acronimo per MediaLibrary On Line, che rappresenta la piattaforma digitale interbibliotecaria che permette agli utenti delle biblioteche aderenti di poter fruire di servizi di prestito evoluto.

L’operazione è stata resa possibile grazie ad un confinanziamento del MIBACT che è stato ottenuto dal Comune di Varese e che ha reso possibile, al momento per un anno, che gli utenti del sistema bibliotecario cittadino potessero fruire di questa nuova opportunità.

Ben diecimila utenti, quelli che hanno interagito con il sistema bibliotecario del Comune di Varese, sono stati automaticamente abilitati al nuovo circuito accessibile tramite il link varese.medialibrary.it.

Una volta effettuato l’accesso, nelle modalità previste, è possibile scegliere tra circa 4.000 titoli fra cui anche ultimissime novità.

La biblioteca mette a disposizione 5 copie per ogni titolo, è necessario pertanto attendere la restituzione di un altro utente per poterne fare uso, esattamente come avviene per i libri cartacei: ogni utente può scaricare due titoli al mese con una durata massima di prestito pari a due settimane.Per coloro che non sono ancora registrati occorre recarsi di persona presso la Biblioteca Civica in via Sacco 9 e richiedere l’iscrizione che risulta essere immediata.

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World Backup Day, due terzi delle persone perdono i propri dati

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Oggi ricorre il World Backup Day, la giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione sui problemi relativi al periodico salvataggio dei dati e, di riflesso, ai pericoli connessi alla loro perdita.

In una società sempre più improntata a relegare le informazioni che contano all’interno delle memorie di dischi fissi, chiavette usb, smartphone e tablet, la preoccupazione di poter ripristinare le proprie informazioni in caso di perdita o danno grave dovrebbe essere al centro dell’interesse delle persone ma purtroppo non è così.

Si stima infatti che tra perdite accidentali, attacchi informatici o eventi naturali come sovraccarichi o sbalzi di corrente, i dispositivi che contengono i nostri dati subiscono delle perdite parziali o totali che non possono essere risolte perché non c’è ancora l’abitudine ad effettuare periodicamente copie di backup.

Ad oggi circa due terzi delle persone perdono i propri dati irreversibilmente: spesso si tratta di foto e immagini collegate a ricordi che non potranno più essere recuperate.

In particolare dalle statistiche tracciate, come ogni 31 marzo, in relazione alle abitudini degli utenti nei confronti delle attività di backup risulta che il 65,1% del campione composto dagli intervistati e dai loro familiari ha perso informazioni in seguito ad un’eliminazione involontaria, con un aumento del problemi quasi del 30% rispetto all’anno precedente.
Quasi tutti gli utenti hanno eseguito il backup dei propri dispositivi ma l’abitudine di effettuare questa operazione con continuità è ancora lontana dall’affermazione.

Va considerato che la criticità di un comportamento poco attento nei confronti della salvaguardia dei dati è esasperata dal fatto che le persone, nel corso del tempo, sono abituate a generare moli sempre più significative di informazioni.

Si pensi infatti che oltre il 68,9% degli utenti individuali riferisce di possedere tre o più dispositivi, in aumento di oltre il 7,6% rispetto allo scorso anno.

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Open Fiber porta nel futuro il Comune di Gemona del Friuli

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Il Comune di Gemona del Friuli si apre ad una vera e propria rivoluzione infrastrutturale digitale: grazie all’accordo con Open Fiber infatti, il Comune si avvia ad essere la prima città d’Italia avere tutto il territorio comunale interamente cablato con rete in fibra ottica FTTH.

Da cittadina simbolo della rinascita della Regione in relazione ai danni del terremoto del 1976, il Comune di Gemona del Friuli punta a diventare una città totalmente digitale con la possibilità di sfruttare l’efficienza della banda ultra larga per sviluppare servizi innovativi che possano migliorare la qualità della vita dei cittadini e potenziare l’efficacia dei servizi.

Open Fiber è infatti pronta a collegare un’infrastruttura di quasi 130 km di fibra ottica creando un grandissimo anello che porterà la connettività ad 1 Gbps a case e uffici oltre a 50 edifici di proprietà comunale potendo migliorando così l’operatività delle attività istituzionali ed amministrative del Comune di Gemona.

Open Fiber utilizzerà ove possibile cavidotti e infrastrutture di rete sotterranee già esistenti per limitare l’impatto ambientale e urbano degli scavi sul territorio con un riutilizzo delle reti esistenti superiore al 60% del progetto complessivo; la stessa azienda curerà il ripristino delle strade che verranno interessate dalle procedure di scavo tradizionale.

A beneficiare della nuova connettività saranno in primo luogo i cittadini, attraverso servizi evoluti come i sistemi di sensoristica per il telerilevamento ambientale, la videosorveglianza digitale del tessuto urbano, ma anche grazie ad opportunità legate al telelavoro che beneficerà di condizioni ideali per il suo sviluppo.

Open Fiber è un operatore wholesale only, non si rivolge cioè a privati ma offre agli operatori le infrastrutture per fornire la connettività ai consumatori finali, ed sta intervenendo in Friuli Venezia Giulia nelle città di Udine, Trieste e Gemona.

Per vedere lo stato di avanzamento del cablaggio in fibra ottica della Penisola è disponibile un sito apposito.

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Progetto IO, la Regione Veneto aderisce alla sperimentazione

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Progetto IO è uno dei progetti di punta voluto dal Team per la Trasformazione Digitale: si tratta di un’applicazione, mobile by design (ossia concepita per l’utilizzo da dispositivi mobili come smartphone e tablet), che consente di rendere il cittadino al centro dei servizi della Pubblica Amministrazione.

La rivoluzione di Progetto IO è quella di permettere alla PA di essere non solo più facilmente raggiungibile al cittadino che può, a portata di tap, effettuare operazioni completamente dematerializzate ma anche essere proattiva avvertendolo, tramite notifiche, circa le prossime scadenze come per esempio i tributi o gli atti da effettuare.

Questo è possibile grazie all’integrazione con le varie risorse messe a disposizione dai principali Enti con cui i cittadini si trovano a dialogare durante la propria vita come per esempio i Comuni, l’ACI, l’INPS, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e molti altri.

Progetto IO è attualmente in closed beta, ossia in fase di sperimentazione su invito, in alcuni Comuni dell’Italia.

Oggi è stato annunciato che la Regione Veneto è ufficialmente entrata nel percorso di sperimentazione ed è la prima regione italiana a salire a bordo del progetto.

I cittadini del Veneto potranno così in anteprima provare le funzioni previste per la piattaforma: verranno rilasciate a breve le informazioni necessarie per richiedere l’accesso e scaricare l’app.

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La trasformazione digitale di Eni parte dalla Basilicata

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Eni, il colosso dell’energia, ha scelto il Cova, acronimo per Centro Olio Val d’Agri, di Viggiano in Basilicata per impiantare la sua prima lighthouse: un impianto integralmente digitalizzato sfruttando le tecnologie più innovative.

Il progetto prevede la trasformazione digitale del polo di Viggiano attraverso una sensoristica sofisticata e il ricorso a strumentazioni in grado di aumentare la capacità di elaborazione della grande mole di dati presenti attraverso il ricorso all’intelligenza artificiale.

L’obiettivo è la creazione di un acceleratore tecnologico in grado di esaltare il modello integrato di crescita sostenibile che al Centro di Viggiano è già sperimentato con successo essendo uno degli impianti più avanzati e completi di Eni.

Il progetto della lighthouse di Eni si basa sulla disponibilità di una serie di soluzioni digitali che mantengono il personale al centro del processo decisionale supportato però da un’ampissima base di informazioni fornita attraverso un unico sistema di controllo chiamato Integrated Operation Center (IOC) che cataloga e visualizza le informazioni dei processi più rilevanti del sito.

Maggiori dettagli sul sito Eni.

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Telegram estende la cancellazione dei messaggi

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Telegram estende la funzione di cancellazione dei messaggi a tutta la conversazione senza più limiti di tempo ma soprattutto su tutto quello che è stato scritto, anche dal proprio interlocutore.

Tramite l’ultimo aggiornamento dell’app, anche i messaggi inviati da un’altra persona diventano eliminabili scomparendo così completamente dalla conversazione senza lasciar traccia per nessuno dei partecipanti.

Si tratta di una funzione molto interessante soprattutto per chi vuole avere un pieno controllo dei contenuti delle conversazione, motivo per cui Telegram è forse fra i sistemi di messaggistica più popolari, insieme a Signal, per coloro che risultano molto sensibili alla privacy.

Insieme all’ultimo aggiornamento cade anche il precedente limite di 48 ore che era stato imposto per la cancellazione dei propri contenuti: ora è possibile eliminare qualsiasi messaggio senza restrizioni di tempo legato all’invio.

Telegram, disponibile su iOS e Android, sembra molto attento alle richieste dei propri utenti e anticipa WhatsApp che, al momento, permette la cancellazione esclusivamente dei messaggi scritti dal relativo autore.

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Copyright, approvata la riforma

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La riforma del Copyright è stata approvata dal Parlamento Europeo; con il voto favorevole di oggi, la direttiva che rivoluziona il mercato unico digitale mette fine a tre anni di lunghi e complessi negoziati fra le parti.

A nulla è servito il solidale movimento di protesta culminato con il blackout di una giornata deciso da Wikipedia contro l’approvazione del testo: il dettato normativo non ha subito neppure emendamenti ed è passato con 348 voti favorevoli e 274 contrari.

La direttiva sul Copyright, nelle intenzioni dei suoi sostenitori, è stata concepita per tutelare autori, editori e creatori di contenuti consentendo di avere più potere per negoziare con le piattaforme web affinché paghino per il lavoro che viene da essere condiviso.

Il principio, di per se stesso ragionevole, appare però di difficile tutela in considerazione della natura stessa della Rete: luogo virtuale che si basa sul libero scambio delle informazioni.

Infatti il problema principale del testo approvato oggi ruota attorno a due specifici articoli, l’articolo 11 e l’articolo 13, che sono nel contempo considerati lesivi della libertà di creazione e circolazione di materiali e idee.

L’articolo 11 consente infatti facoltativamente agli editori di stampa di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare l’utilizzo dei loro contenuti: si garantisce quindi legittimamente un riconoscimento a come le informazioni vengono realizzate da chi le genera ma questo richiede un controllo che, dall’altra parte, inevitabilmente frena la libera circolazione delle informazioni.

Gli snippet brevi, ossia le parole che appaiono in relazione all’anteprima di un articolo condiviso e i link non sono protetti e rimangono liberi e gratuiti.

L’articolo 13 invece tutela gli autori e detentori di diritti di copyright trasferendo l’obbligo di verificare la legittimità del materiale condiviso direttamente in capo alle piattaforme e quindi penalizzando le piattaforme che non possono agevolmente porre a verifica i contenuti che condividono.

Il timore diffuso è che si stia creando una sovrastruttura giuridicamente invasiva che, tramite il meccanismo sanzionatorio, rende colpibili coloro che diffondono notizie, immagini e video a prescindere dalla tipologia della piattaforma che condivide tali contenuti.

Non sono interessati da queste azioni le piattaforme che non hanno fini commerciali come Wikipedia o le piattaforme per la condivisione di software open source come GitHub.

Per essere adottato definitivamente, il testo della direttiva ora dovrà subire un ultimo passaggio ed essere approvato a maggioranza qualificata dai governi dell’UE.

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Copyright, Wikipedia attacca la riforma

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Come molti utenti avranno avuto modo di osservare, le pagine di Wikipedia in Italia sono oscurate e così rimarranno per circa 24 ore.

Si tratta di un’azione di protesta che la celebre enciclopedia online ha attuato per contrastare la nuova direttiva sul Copyright che è calendarizzata in votazione presso il Parlamento Europeo per domani 26 marzo.

La direttiva sul Copyright infatti, in forza degli artt. 11 e 13, imporrà ulteriori oneri ai siti web che raccolgono e organizzano le notizie aggravando le attività di controllo preventive sui contenuti.

La conseguenza più diretta dell’applicazione della nuova norma comporterebbe una marcata riduzione della libertà di espressione e della partecipazione online.

Wikipedia non è direttamente coinvolta dall’applicazione della nuova direttiva che però indebolirebbe il modo in cui siamo stati abituati, fino ad oggi, a vivere il web: da qui la necessità, da parte della celebre enciclopedia online, di prendere posizione a difesa delle regole che domani rischierebbero di essere innovate sensibilizzando tutti i propri utenti affinché, tramite i loro rappresentanti nel Parlamento UE, possano disinnescare la riforma.

Le posizioni in merito all’opportunità, o meno, della riforma sono ovviamente molto arroccate: se Wikipedia è contraria alla nuova direttiva, gli editori sono generalmente favorevoli per la tutela che ne deriverebbe ai loro contenuti.

In particolare la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) e l’Associazione Italiana Editori (AIE) sostengono che si tratti di una riforma equilibrata che porta una maggiore tutela della cultura della libera informazioni.

Noi avevamo già affrontato la materia qui.

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Unioncamere pubblica gli ultimi dati sulle startup innovative

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A sei anni dal lancio della sezione speciale nel Registro Imprese adibita ad accogliere le startup innovative, Unioncamere celebra il superamento della soglia di resistenza di diecimila unità.

Ci sono poco più di 10.000 imprese innovative, società costituende o già costituite da non oltre 60 mesi che hanno come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Si tratta di un dato importante che testimonia il fermento, nel nostro Paese, relativamente alla nascita e allo sviluppo di imprese fortemente legate con il digitale e l’innovazione.

Il comparto produttivo con maggiore presenza di startup innovative è legato all’innovazione tecnologica di matrice software: non a caso il 34,3% è rappresentato da attività di produzione di software e il 13,5% alla ricerca e sviluppo.

Segue il comparto manifatturiero con il 18,5% delle startup innovative.

La localizzazione geografica delle startup innovative è piuttosto variegata anche se si registrano luoghi in cui c’è una maggiore concentrazione: a guidare la classifica delle regioni più dense per presenza di startup ci sono la Lombardia con 2.525 imprese innovative e poi il Lazio e l’Emilia-Romagna, rispettivamente con 1.116 e 888 imprese innovative.

Tra le città, Milano è la capolista con ben 1.769 startup pari al 17,6% del totale nazionale; segue Roma che ha da poco superato quota mille.

Maggiori dettagli sul report di Unioncamere dedicato alle startup innovative.

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Il Museo Capodimonte si apre alla digitalizzazione

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Il Museo Capodimonte di Napoli ha iniziato un significativo percorso dedicato all’innovazione che lo porterà, nei prossimi mesi, ad innescare profondi cambiamenti al suo interno e sul territorio limitrofo grazie al digitale.

La prima iniziativa riguarda la decisione di affiancare, alle attività culturali tradizionali, la formazione in ambito digitale trasformando il polo museale in un’accademia per insegnare lo sviluppo di applicazioni per smartphone e tablet.

L’iniziativa è frutto di una collaborazione fra il Museo Capodimonte, Apple e l’Università Federico II di Napoli e ha come obiettivo l’avvio di una vera e propria scuola di digitalizzazione anticipata da un percorso formativo sperimentale.

Presso le sale dei Manifesti Mele del Museo e Real bosco di Capodimonte, a partire dal giorno 8 aprile, verrà infatti avviata un’attività formativa indirizzata a due gruppi di studenti per un totale di 45 alunni: il primo gruppo è formato da 25 allievi dell’Accademia di Belle arti di Napoli e dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli.

Durante le cinque settimane di lezione previste, gli studenti verranno introdotti alla programmazione di app sia su smartphone che su smartwatch Apple.

Nel prossimo futuro il progetto sarà replicato ed esteso alle scuole della Campania, per reclutare futuri candidati da indirizzare all’Apple Developer Academy di San Giovanni.

A settembre sarà poi la di una completa riorganizzazione, affidata ad uno storico dell’arte, che permetterà di catalogare tramite il ricorso al digitale le opere contenute nel Museo: è già iniziata la lunga attività di scatto di fotografie ad altissima risoluzione di tutte le 47mila opere presenti a Capodimonte, che potranno così essere fruite online in tutto il mondo senza restrizioni di orario.

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