Scuola digitale, la realizzazione del PNSD è ancora lontana

No comments

Il Piano Nazionale Scuola Digitale è sicuramente un progetto robusto e ricco di opportunità per gli studenti, ma solo a livello teorico.

Varato in forma aggiornata nel 2015 in concomitanza con la legge 107/2015 denominata La buona scuola il PNSD ruotava attorno ad un elenco di 35 azioni concrete scandite da apposite tempistiche e con specifiche risorse destinate.

Da un’indagine realizzata da Formica Blu per conto di Agi sulla base dei dati forniti dal MIUR emergono molte azioni disattese, benché pianificate.

In primo luogo la situazione della connettività delle scuole italiane è imbarazzante: la promessa di cablare in fibra ottica tutte le scuole entro il 2018 è stata rinviata al 2020 e, ad oggi, è ferma a poco più di una scuola su dieci.

L’inclusione di ore dedicate alla programmazione (coding) nelle scuole primarie non è ancora stata effettuata: il pensiero computazionale doveva introdotto con corsi di 60 ore di programmazione in aula.

D’altra parte c’è stata una piena diffusione del programma di animatori digitali, ossia la trasformazione in ogni scuola di un docente particolarmente vocato all’innovazione in guida ai processi di trasformazione digitale della scuola secondo i dettami del PSND.

Tuttavia la dotazione economica garantita alle scuole, ossia il fondo di circa mille euro l’anno per scuola, non è ancora stato stanziato come anche il contributo previsto per le spese di connettività.

Dati mancanti ma scenario chiaro

L’indagine, svolta sulla base dell’analisi compiuta dall’Osservatorio scuola digitale tramite un questionario sottoposto a tutti i dirigenti scolastici, poggia su dati raccolti che non sono completi anche se possono dare un quadro della situazione.

Solo una parte delle scuole infatti ha risposto al questionario: di queste solo il 13% è raggiunta da una connettività in fibra ottica mentre sei scuole su 10 ha accesso a una banda sotto i 10 Mbps che è lo spartiacque per poter erogare una vera didattica digitale a tutte le classi in contemporanea

In relazione ad una connettività non particolarmente performante anche l’adozione del registro elettronico è stata penalizzata: solo poco più di 4.000 istituti italiani ha attivato il registro elettronico del docente.

Inoltre dall’indagine emerge che la didattica fatta con i dispositivi dei ragazzi, il BYOD (Bring Your Own Device), è molto radicata al Sud (nell’ordine Basilicata, Puglia, Calabria, Campania, Molise) dove circa un istituto su 3 fruirebbe di questa modalità che testimonia una scarsa disponibilità di risorse proprietarie degli istituti.

Per maggiori informazioni si rimanda all’indagine svolta da AGI.

Smart NationScuola digitale, la realizzazione del PNSD è ancora lontana

Related Posts