Sharing economy, nuove regole in arrivo

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Il fenomeno della sharing economy è sicuramente una delle forme di innovazione più disruptive a cui stiamo assistendo.
Da Uber ad AirBnb passando per decine di altri servizi omologhi in altrettanti settori del mercato, ormai la tecnologia sta entrando prepotentemente in mercati precedentemente considerati asfittici o lenti rivoluzionandoli.

Tuttavia quasi tutto ciò che punta a fare disruption si muove sul confine dell’assenza di una regolamentazione puntuale per cercare di muovere masse critiche di utenti fino ad indirizzare cambiamenti sistemici ed epocali: si pensi all’evoluzione della distribuzione della musica in formato digitale che ha avuto i natali da Napster, il programma di file sharing illegale che però, di fatto, ha cambiato radicalmente il modo di fruire la musica.

Queste zone grigie di scarsa regolamentazione interessano inevitabilmente altri servizi considerati caldi in relazione al comportamento degli utenti: le piattaforme del tutto legali, come ad esempio quelle di Uber o AirBnB che si occupano formalmente di intermediazione, si trovano ad affrontare dei problemi perché coloro che sfruttano le rispettive applicazioni per promuovere i propri servizi possono farlo impropriamente o apertamente in contrasto con la normativa vigente.

La prospettiva di poter generare nuovo reddito, specie in periodi di crisi economica, tramite i nuovi modelli economici basati sulla tecnologia determina spesso il soprassedere su adempimenti normativi (necessità di patentini, licenze, certificazioni, …) e fiscali (dichiarazione degli introiti) danneggiando chi professionalmente eroga servizi equiparabili e che è ovviamente soggetto a determinati requisiti pena onerose sanzioni.
Conseguentemente, è evidente che ci sia un vuoto normativo da colmare tramite un iter legislativo più snello e in grado di tenere conto dell’evoluzione tecnologica che inevitabilmente sta cambiando il nostro mondo.

L’Unione Europea, dopo che società come Uber e Airbnb sono finite sotto la scure regolatoria da parte di alcune authority nazionali, emanerà nei prossimi giorni delle line guida per fissare un quadro armonico di regole per evitare trattamenti troppo differenziati nei confronti dei soggetti attivi nella sharing economy, come Uber e AirBnB.

In Italia intanto il 24 maggio è stato presentato in Commissione Industria del Senato un emendamento al ddl Concorrenza per la “revisione della disciplina in materia di servizi pubblici non di linea”.
Tale azione attiene alla regolamentazione dei servizi di noleggio con conducente (NCC) (e di conseguenza Uber) nonché le applicazioni già usate dai tassisti in particolare cercando di stabilire:

  • la previsione di una disciplina che assicuri a questi servizi una funzione complementare e integrativa rispetto ai trasporti pubblici;
  • l’adeguamento dei servizi offerti ai più moderni standard tecnologici;
  • il regolamento della concorrenza;
  • la tutela dei consumatori;
  • l’adeguamento del sistema sanzionatorio e l’individuazione di strumenti efficaci anche contro l’abusivismo.

La sharing economy è un modello utile a rendere il mercato più aperto e concorrenziale, mettendo al centro gli interessi dei consumatori e contrastando le difese corporative dello status quo, però deve essere regolato per tutelare il fisco e i diritti dei lavoratori.

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