Signal, l’app di messaggistica istantanea che tutela la privacy

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Signal è un’app di messaggistica istantanea che si inserisce di diritto nella lista delle prime cinque applicazioni che dovreste considerare per scambiare messaggi con i contatti della vostra rubrica telefonica.

Creata dal crittografo anarchico Moxie Marlinspik, Signal si scarica gratuitamente da Google Play o dall’App Store: consente di telefonare e chattare in maniera sicura, facile e affidabile.

L’aspetto forse più interessante è proprio la sua intrinseca sicurezza, tanto da essere la preferita di Edward Snowden.

L’app infatti funziona grazie alla crittografia end to end, che rende virtualmente impossibile la decifrazione di una conversazione in voce o in testo anche qualora venisse intercettata.

A dispetto di Messenger, Whatsapp, Allo e perfino Telegram, Signal si caratterizza da alcune peculiarità che dovrebbero renderla la vostra scelta.

In primo luogo Signal è letteralmente trasparente nel suo funzionamento, si basa infatti su un software open source: chiunque ne abbia le capacità può ispezionarlo e stabilire eventuali problemi di funzionamento, bug o la presenza di backdoor private e governative.

In secondo luogo Signal non conserva i metadati delle comunicazioni, ossia dove come quando e con chi l’utente abbia interagito, bensì solo le informazioni sull’ultima volta che l’utente si è connesso al server.
Inoltre non invia la lista dei propri contatti al server centrale e rende illeggibili i numeri telefonici inviati al server tramite la funzione cryptographic hash function.
Tantomeno duplica i messaggi inviati nel backup effettuabile dal telefono e non esiste il pericolo di fornire i propri messaggi privati a terze parti come invece avviene con Whatsapp.

Ad ulteriore garanzia di sicurezza è il business model dell’applicazione: la Open Whisper Systems, ossia la società che ne segue lo sviluppo, è interamente finanziata da donazioni private e organizzazioni dedite alla tutela della privacy.
Questa autosufficienza non rende necessaria la profilazione effettuata, ad esempio, da colossi Google e Facebook.

Non va inoltre sottovalutato quanto accaduto recentemente: pochi giorni fa infatti l’FBI ha richiesto a Open Whisper Systems il nome utente, il sistema di pagamento usato per acquistare l’app, l’indirizzo ip associato, l’indirizzo email, la cronologia di utilizzo, i cookie e altre informazioni generate da due utenti sospettati di un reato.
La risposta ricevuta dall’azienda però è stata significativa: Open Whisper Systems infatti non poteva fornire le informazioni richieste perché non ne era in possesso.

Ancora convinti di stare utilizzando l’applicazione di messaggistica corretta?

Smart NationSignal, l’app di messaggistica istantanea che tutela la privacy

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