I siti sono responsabili per i commenti dei lettori

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Chiunque gestisca un sito online sarà chiamato a porre la massima attenzione alle interazioni che possono verificarsi su di esso.

Questo è in sintesi l’esito della sentenza 54946/2016 della quinta sezione della Corte di Cassazione secondo cui il gestore di un sito, anche non professionale (come ad esempio una testata editoriale), è responsabile dei commenti dei lettori, anche di quelli non anonimi, e quindi passibile di una condanna per diffamazione.

Un caso che apre alla censura dei commenti online?

Il caso di specie riguarda la condanna di del gestore del sito agenziacalcio.it per il commento diffamatorio di un lettore ai danni di Carlo Tavecchio, presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio.

L’autore del commento anonimo definiva Tavecchio “emerito farabutto” e “pregiudicato doc”, allegando il certificato penale.

E a questo riguardo la Corte di Cassazione si è espressa condannando il gestore del sito per concorso in diffamazione.
Il concorso in diffamazione è stato ravvisato perché il gestore doveva necessariamente sapere dell’esistenza di quel commento e quindi avrebbe dovuto porre in essere valide misure atte a non garantire la visibilità dello stesso.

Il fatto, che costituisce il primo provvedimento nel merito da parte della Corte di Cassazione, è in aperto contrasto con una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che invece ritiene non responsabili i gestori anche per commenti anonimi.

In questo modo infatti, evidentemente, rischia di essere molto difficile gestire un sito web che abbia commenti o che preveda l’interazione con altri utenti: non solo quindi siti divulgativi che abbiano la possibilità di inserire riflessioni ma anche forum e bacheche online.

Il timore di una condanna potrebbe quindi indurre i gestori a censurare preventivamente commenti o togliere questa possibilità agli utenti, con grave danno alla libertà di espressione.

Inutile dire che la questione riguarderà da vicino anche le pagine dei profili di Facebook, siano essere pubbliche o di profili privati: bisognerà capire in che modo la sentenza influenzerà queste.

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