Smart working, l’Italia regolamenta il lavoro agile

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Lo smart working, o anche chiamato lavoro agile, è finalmente regolato anche in Italia.
Con l’approvazione al Senato a larghissima maggioranza, il ddl definisce il perimetro dello smart working e pone finalmente chiarezza su uno degli aspetti più interessanti e contemporaneamente delicati dei nostri anni: il lavoro trasformato grazie al digitale.

Avevamo già affrontato l’argomento inerente a quanto la digital transformation rivoluzioni il mondo del lavoro e, al tempo stesso, differenzi il lavoro agile dal telelavoro.

Il lavoro agile è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

L’obiettivo è l’incremento della competitività migliorando la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro; il lavoro agile può essere eseguito in parte all’interno di locali aziendali e, senza una postazione fissa, in parte all’esterno entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa e che gli incentivi fiscali e contributivi eventualmente riconosciuti in relazione agli incrementi di produttività ed efficienza del lavoro subordinato sono applicabili anche quando l’attività lavorativa sia prestata in modalità di lavoro agile.

Anche per quanto riguarda il trattamento economico non c’è alcuna discriminazione fra il lavoro agile e forme di lavoro tradizionali.

Lo smart working è applicabile anche alla PA

La novità interessante è che la regolamentazione dello smart working è applicabile anche alla PA.

Dopo grandi aziende private come Microsoft, Barilla, American Express, Vodafone e Ferrero hanno già avviato progetti di smart working, è la volta del pubblico.

L’ultima azienda a muoversi in tal senso in ordine cronologico è Ferrovie: è stata infatti avviata una sperimentazione di un anno che coinvolge 500 dipendenti i quali potranno ricorrere allo smart working da un minimo di 4 fino a un massimo di 8 giornate al mese non frazionabili.

Secondo le statistiche della School of Management del Politecnico di Milano oltre 250mila persone, nel solo lavoro subordinato, possono adottare massima discrezionalità nella definizione del proprio percorso lavorativo: si tratta di circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti con una crescita, dal 2013, di oltre il 40%.

Per approfondire si può leggere l’apposito dossier sul sito del Senato.

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