La stampa 3D in aiuto dei bambini con disabilità

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Si chiama l’Oggetto che non c’è, ma l’oggetto in realtà esiste ed è il frutto dell’utilizzo della stampa 3D: stiamo parlando di un innovativo tutore in grado di aiutare i bambini affetti da disabilità.

L’Oggetto che non c’è infatti è un progetto di Fondazione Together To Go (Tog) di Milano in aiuto dei bambini affetti da gravi patologie neurologiche che, sfruttando la stampa 3D, consente di produrre tutori in grado di agevolare i minori con patologie cerebrali a muoversi meglio.

Premiato da Fondazione Vodafone Italia, l’Oggetto che non c’è è stato creato grazie alla collaborazione con il Fablab Opendot: il risultato è un software per la stampa in 3D di tutori e accessori su misura e a costi ridotti per la riabilitazione e la cura di bambini e ragazzi da 0 a 18 anni.

Solitamente infatti i tutori per queste problematiche sono spesso oggetti costosi, esteticamente poco attraenti ma soprattutto non personalizzati sulle specifiche esigenze di ogni bambino provocando ulteriore motivo di disagio rispetto ai coetanei completamente abili.

Speciali tutori realizzati con l’impiego della stampa 3D

La soluzione di Fondazione Tog permette di creare sistemi di ausilio leggeri, colorati ed esteticamente belli preservando l’indirizzo alle singole specificità di ciascun bambino.

Il progetto l’Oggetto che non c’è offre inoltre consulenza per i fisioterapisti e le famiglie che collaborano alla riprogettazione e prototipazione di questi ausili.

L’impegno di Fondazione Tog è in essere già da qualche anno con terapie gratuite a un centinaio di bambini e adolescenti con deficit motori, cognitivi, comportamentali e di comunicazione.

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