La transizione al digitale del sistema universitario italiano parte dal basso

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La transizione al digitale del sistema universitario italiano è lenta: a livello normativo il MIUR si occupa marginalmente delle attività necessarie per consentire questo cambiamento.

Già nel 2013, da fonte OCSE (Review of the italian strategy for digital school), il ritardo metodologico didattico e infrastrutturale del sistema formativo italiano rispetto all’innovazione digitale era fissato in 15 anni indietro rispetto alla Gran Bretagna.

Questo è dovuto ad un concorso di fattori.
In primo luogo un fattore di tipo culturale: la diffusione dell’e-learning e dei Mooc, acronimo per Massive On-line Open Courses, è stata osteggiata negli Atenei pubblici italiani perché alienanti rispetto alle procedure verticali di trasmissione del sapere.

In secondo luogo perché i sistemi digitali ricordano le modalità di insegnamento utilizzate dalle cosiddette università telematiche private e scuole di specializzazione che agiscono spesso vicino o oltre il limite della legalità nell’erogazione di esami e titoli.
La scarsa serietà percepita di questi atenei virtuali ha gettato discredito, in Italia, su tutta la formazione abilitata dalla tecnologia ostacolando l’innovazione in questo settore e generando tuttora pregiudizi.

All’estero però le cose vanno molto diversamente; a partire dal 2008 l’innovazione digitale si è diffusa in maniera virale in tutte le più prestigiose istituzioni mondiali con il fenomeno dei Mooc che offrono corsi o percorsi di formazione aperti e disponibili in rete nonché strumenti formativi disponibili per tutti gli interessati a prescindere dalla loro carriera accademica o professionale.

Basti pensare ai 5,6 milioni di utenti che si sono formati attraverso Coursera, emanazione dell’Università di Stanford in California o di Udacity con i suoi 1.6 milioni di utenti.
Ma anche il consorzio EDX, fondato dall’Università di Harward e dal Mit di Boston, ha 1 milione di utenti.

La transizione al digitale del sistema universitario italiano parte dal basso

La risposta italiana, come detto, non è centralizzata: non è cioé organizzata dall’alto tramite una presa di posizione netta da parte del MIUR e dell’Anvur.

L’innovazione dei processi avviene per singolo ateneo grazie alle singole iniziative dei docenti che, tramite le piattaforme di e-learning e quelle per l’apprendimento come Moodle o Blackboard, interagiscono con gli studenti inviando documenti e paper digitali e richiedendo lo svolgimento e la produzione di documenti digitali o elaborati multimediali come parte integrante della valutazione degli esami di profitto.

Questo avviene principalmente nell’ambito di discipline tecniche, economiche e scientifiche.

Insomma, l’innovazione viene dal basso tramite un processo di disseminazione di buone pratiche per lo più non istituzionalizzate.

La scarsa attenzione dal Ministero ha però indotto gli Atenei italiani ad organizzarsi per creare un’offerta italiana nel settore dei Mooc dando vita al consorzio Eduopen.
Si tratta di una piattaforma di progettazione ed erogazione creata da quindici Università pubbliche italiane per offrire a studenti, lavoratori e interessati, in forma gratuita, l’opportunità di seguire percorsi formativi digitali di alta qualità.

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