Uber, sospesa l’ordinanza per lo stop in Italia

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Sembra una barzelletta ma purtroppo è tutto tristimente vero: lo stop ad Uber decretato dal Tribunale di Roma non ha fatto a tempo neppure a divenire efficace che una nuova pronuncia ha modificato ulteriormente lo scenario.

La tragicomica situazione sottolinea uno delle problematiche più incidenti per il nostro Paese: un impianto normativo e giurisdizionale vetusto che non permette di innovare senza creare forti tensioni o generare contraddizioni.

Dopo che il Tribunale di Roma aveva ordinato a Uber di cessare le attività in Italia, a distanza di neanche una settimana viene accolto il ricorso dei legali della multinazionale che sospende la precedente ordinanza.

Infatti, il provvedimento che richiedeva l’interruzione dei servizi a partire dal 17 Aprile è stato sospeso e si potrà utilizzare l’app fino alla pronuncia definitiva del Tribunale.

La prima udienza è prevista per il 5 maggio e la decisione finale è attesa per le settimane successive: la situazione riguarda solo UberBlack, il servizio disponibile a Milano e Roma che coinvolge gli Ncc, e in ogni caso non è in discussione la permanenza in Italia del servizio UberEats che permette di effettuare consegne di cibo similarmente ad altre realtà come Just Eat, Deliveroo o Foodora per citarne alcune.

Quella di Uber è una questione di vuoto legislativo in relazione a processi innovativi

Lo scontro vede una polarizzazione fra chi, come i tassisti, in forze della legge in vigore (la 21 del 1992 poi modificata nel 2008) pretendono una chiara distinzione fra il servizio degli Ncc e quello delle auto bianche e chi elogia l’innovazione portata dalla multinazionale americana che è riuscita a rompere degli equilibri figli di una rendita di posizione che si pensava intoccabile e che basa le sue ragioni sul decreto Milleproroghe di febbraio e sulle linee guida europee in materia di apertura al mercato dei trasporti

Il vero problema non è però quale delle parti abbia ragione, questione che verrà risolta dal tribunale in osservanza delle normative vigenti, ma come si possa pensare che uno Stato migliori se stesso se non è in grado di aggiornare le regole obsolete esistenti che non sono al passo con i tempi e non tengono conto dell’avvento di smartphone e applicazioni.

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