Un nuovo modello digitale di sicurezza del territorio grazie a banda larga e innovazione tecnologica

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Grazie alla banda larga e allo sviluppo di tecnologie digitali, gli strumenti a supporto delle forze dell’ordine per il mantenimento della sicurezza pubblica non sono più qualcosa di utopistico ma anzi sono sempre più concreti e utili.

È il Trentino la regione più all’avanguardia nel settore grazie ad un nuovo modello digitale di sicurezza del territorio.
Trentino Network, società della Provincia Autonoma di Trento, responsabile dello sviluppo della rete, si è posto l’obiettivo di migliore, prevenire e rispondere ai problemi di sicurezza che sono emersi sul territorio.
Sino ad oggi attività come questa erano svolte perlopiù a livello locale ed esclusivamente tramite sistemi di videosorveglianza che hanno però alcune problematiche tra cui la non totale accessibilità da remoto: perché la videosorveglianza sia efficace ci dev’essere un certo grado di impegno da parte delle forze dell’ordine e soprattutto deve esistere un unico punto di raccolta delle immagini, accessibile da remoto.
Questo è tanto più critico quanto multiple sono le sorgenti di monitoraggio: basti pensare alle oltre 600 telecamere presenti nel solo Comune di Trento coordinate dalla piattaforma TE.AM. (TElecamere Amiche) che prevede tre centrali video presso le sedi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia Municipale con l’accesso al sistema di videosorveglianza dell’Amministrazione Comunale, alle telecamere di video-controllo e a quelle di lettura targhe e controllo dei varchi.

Per migliorare dunque il circuito informativo su tutto il territorio a tutela e garanzia dei cittadini, è stato pensato un apposito tavolo sotto il coordinamento tecnico di Trentino Network.
Durante questo tavolo, alla presenza anche del Commissariato del Governo, la Provincia autonoma di Trento e il Consorzio dei Comuni Trentini, si è svolta la mappatura e la georeferenziazione dei sistemi di videosorveglianza installati sul territorio.
L’obiettivo è quello di connettere i sistemi di videosorveglianza con le diverse sale operative delle Forze dell’Ordine, di consentire il monitoraggio da remoto e la visione e il prelievo delle immagini in tempo reale sia a scopo preventivo che di repressione.
Dato l’alto numero di telecamere nelle varie amministrazioni e l’eterogeneità dei sistemi di sorveglianza installati sul territorio è necessario oltre che integrare i sistemi di videosorveglianza locali, anche mettere a punto un Cruscotto Territoriale Integrato di sicurezza e videosorveglianza.
Tutto ciò dovrà essere possibile tramite un unico punto di accesso che fornisca supporto agli organi di Pubblica sicurezza e fornisca meccanismi di allerta in caso di potenziale pericolo.
È un progetto complesso sia dal punto di vista tecnico che organizzativo e sarà infatti elaborato in tre fasi dal 2016 al 2018.

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