Una vita da social, contro il cyberbullismo si parte dai giovani

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Presso Ufficio relazioni Esterne del dipartimento di Pubblica sicurezza, Via Agostino De Pretis 95 a Roma, è in corso la presentazione del progetto Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro.

Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro

Il programma si inserisce nella campagna itinerante Una Vita da Social lanciata da Polizia di Stato quattro anni fa e riproposta annualmente in virtù del suo successo.

Proprio ieri da Piazza Montecitorio è stata avviata la 4^ edizione della campagna itinerante Una Vita da Social che punta all’educazione e prevenzione per un uso consapevole della Rete supportata da uno speciale camion della Polizia postale e delle comunicazioni che toccherà molte città italiane; sono 45 le tappe previste.

Attualmente è stato allestito in piazza Montecitorio un autobus brandizzato a bordo del quale sono presenti esperti della Polizia Postale pronti ad accogliere studenti e professori per discutere insieme sul tema del cyberbullismo.

Durante la conferenza stampa sono stati inoltre presentati i primi risultati dell’indagine sul cyberbullismo condotta dall’Università La Sapienza di Roma insieme a quelli della Polizia di Stato sulla repressione del fenomeno.

Il 40% dei ragazzi trascorre on line più di 5 ore al giorno: l’11% di ragazze e ragazzi dichiara di approvare insulti rivolti a personaggi famosi in virtù di una più generale libertà di esprimere ciò che si pensa mentre al 13% è capitato di insultare in prima persona via web i cosiddetti VIP.

Del campione analizzato, il 14% ha dichiarato di non controllare mai se una notizia sia vera o falsa: questo comportamento espone gli utenti ad essere facilmente preda di titoli sensazionalistici e bufale che possono fomentare reazioni istintive che scadono in comportamenti sbagliati.

Tutto questo succede perché lo schermo facilita alcuni comportamenti che nella vita reale non sarebbero così frequenti e che si caratterizzano spesso per insulti e maleducazione spesso giustificati dagli utenti come un modo, più o meno colorito, di esprimere la propria opinione.

Di fatto il mondo virtuale dona all’utente un senso di superiorità che sfocia in un vero e proprio hate speech.

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