Educare Digitale, Agcom pubblica il rapporto sullo stato della digitalizzazione nelle scuole italiane

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Il processo di digitalizzazione delle scuole italiane è ben lontano da essere completato e il livello di infrastrutture non è affatto uniforme: questo è in sintesi il risultato di Educare Digitale, il rapporto redatto da Agcom per investigare sullo stato della digitalizzazione nelle scuole italiane.

La trasformazione digitale della scuola è sicuramente un processo estremamente complesso per difformità di infrastrutture ma anche di competenze da parte di chi dovrebbe averne, in primo luogo da parte del corpo docente.

Dal rapporto emerge che per lo sviluppo di una scuola digitale vanno considerate almeno tre aspetti cardinali:

  • l’esistenza di una connessione ad internet a banda ultra-larga;
  • la creazione di una rete telematica efficiente;
  • un’attività di manutenzione e di aggiornamento necessaria per gestire l’obsolescenza tecnica a cui l’infrastruttura è soggetta.

Un altro aspetto critico per poter parlare di scuola digitale è inerente alla disponibilità della banda larga: purtroppo però stando al rapporto Educare Digitale la situazione non è rosea e ancora oggi il 3% degli edifici scolastici risultano totalmente disconnessi.

Agcom rileva inoltre che è necessario intensificare le iniziative a sostegno dello sviluppo di competenze e di cultura digitale sia verso gli studenti sia verso i docenti: infatti la percentuale dei docenti che quotidianamente si avvale di strumenti digitali è di circa il 47% , un valore troppo basso se raffrontato alle prospettive di digitalizzazione che si vogliono percorrere.

Dal punto di vista territoriale, la situazione migliore in Italia si osserva nelle scuole con alti livelli di connettività e innovazione didattica come per esempio nelle regioni dell’Emilia-Romagna, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia.

L’analisi completa è disponibile sul sito dell’Agcom.

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Il TAR respinge la richiesta di sospensiva sul provvedimento per la libera scelta dei dispositivi per l’accesso ad internet

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L’Agcom vince la prima battaglia relativamente alla propria disposizione riguardante la possibilità che gli utenti scelgano liberamente i dispositivi per effettuare l’accesso ad internet.

Il regolamento approvato ad agosto prevede infatti che tutti coloro che acquistano servizi di connettività internet dagli operatori non possono essere obbligati ad utilizzare l’hardware imposto dal fornitore internet.

Uno scontro tra Agcom e TLC per il libero accesso ad internet

Tale disposizione è stata più volte osteggiata da parte degli operatori che hanno provato a ricorrere anche alla giustizia amministrativa: così è stato per TIM che ha depositato un ricorso contro il disposto dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom).

Ad oggi però gli utenti trovano un altro alleato nella garanzia di poter effettuare liberamente scelte consapevoli e informate nell’accesso alla rete senza che vi siano imposizioni ingiustificate: il TAR infatti ha rigettato il ricorso dell’operatore di TLC respingendo la richiesta di sospensione cautelare del provvedimento dell’Agcom ed ha fissato al prossimo ottobre 2019 l’udienza di discussione del ricorso nel merito.

Nella delibera agostana dell’Agcom oltre al diritto degli utenti di scegliere liberamente i terminali di accesso ad Internet da postazione fissa erano stati anche fissati specifici obblighi sugli operatori per permettere ai consumatori finali di effettuare scelte consapevoli.

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Agcom approva il regolamento sulla libera scelta dei dispositivi per l’accesso ad internet

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L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deliberato la ratifica dell’orientamento che intendeva consentire agli utenti di scegliere liberamente i terminali di accesso ad Internet da postazione fissa.

L’Agcom, negli scorsi mesi, aveva avviato una consultazione sul tema per affrontare la questione.

Dopo un’attenta valutazione l’Autorità ha quindi ratificato l’indirizzo, armonizzando il dettato del rispettivo regolamento europeo, per cui i consumatori non devono essere obbligati all’acquisto di un modem o un dispositivo insieme alla connettività internet.

L’utente è libero di scegliere il modem che preferisce senza che il gestore possa opporsi

Per tale motivo il consumatore potrà acquistare la sola linea dati scegliendo liberamente il tipo di terminale da associare ad essa, senza che gli operatori di reti pubbliche di comunicazioni e i fornitori di servizi di comunicazione accessibili al pubblico possano rifiutare il collegamento o imporre oneri addizionali, purché l’apparecchiatura scelta dall’utente soddisfi i requisiti di base previsti dalla normativa europea e nazionale.

Inoltre, nella delibera, sono stati fissati specifici obblighi sugli operatori per garantire scelte consapevoli e informate da parte dei consumatori finali.

Maggiori informazioni sul relativo comunicato stampa.

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Agcom avvia la consultazione pubblica sulla libera scelta dei dispositivi per la connessione a internet

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Chiunque abbia richiesto l’attivazione di una nuova linea internet o effettuato il passaggio ad un altro operatore si sarà trovato con il problema di ricevere spesso un’imposizione, da parte del Provider, di un dispositivo per la connessione alla rete internet.

Il modem infatti viene frequentemente fornito dal Provider e sembra inscindibile dall’offerta della linea dati al punto che l’operatore impedisce la connessione con apparecchi di terze parti e non pubblica le specifiche per l’impostazione di un dispositivo differente da quello dato in comodato d’uso o venduto ratealmente.

Questa pratica lede la libertà dei consumatori e contrasta con le indicazioni del Regolamento UE Regolamento (UE) n. 2015/2120 del 25 novembre 2015 inerente all’ccesso ad una rete internet libera ed aperta.

Agcom interviene per risolvere il

Per risolvere il problema l’AGCOM è intervenuta con l’apertura di una consultazione pubblica sulle possibili misure per la libera scelta delle apparecchiature terminali: l’obiettivo è quello di porre fine alla condotta dei Provider garantendo agli utenti di poter scegliere liberamente e consapevolmente quale modem utilizzare per la connessione secondo i principi della neutralità della rete.

La consultazione pubblica, della durata di 30 giorni, verte su tre grandi aree: stabilire un perimetro di analisi relativo all’identificazione di quali siano le apparecchiature terminali oggetto della riforma, raccogliere informazioni su problematiche e possibili barriere all’utilizzo derivanti dalla complessità dei prodotti e infine valutare l’opportunità di un regolamento specifico a garanzia della libertà e della qualità dei servizi di accesso alla rete.

Maggiori informazioni qui.

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Agcom liberalizza la manutenzione della rete

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Per tutti gli operatori TLC che erogano i propri servizi affittando l’infrastruttura di rete da TIM, che ha in carico l’ex rete pubblica di comunicazione, è avvenuta una piccola e decisiva rivoluzione.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il cui profilo è accessibile qui, ha infatti deliberato l’istituzione di un modello di disaggregazione dei servizi accessori ai servizi wholesale di accesso, da postazione fissa, alla rete pubblica di comunicazione elettronica.

In forza della delibera Agcom 321/17/Cons gli operatori TLC potranno ora rivolgersi anche a terze parti per l’attivazione e la manutenzione delle linee senza passare dal locatore.

La disaggregazione dei servizi porta benefici agli utenti

Il vantaggio fondamentale di questa novità produce sensibili effetti in capo al consumatore finale perché si ridurrà il rischio di essere in ostaggio di lungaggini amministrative derivanti da un doppio interlocutore nell’attivazione di contratti o nella risoluzione dei guasti.

Precedentemente infatti, qualunque fosse l’esigenza, l’utente si doveva rivolgere al proprio operatore TLC che poi avrebbe dovuto attivare i propri canali con il gestore della rete (TIM appunto) per tutte le operazioni fisiche sull’infrastruttura.

In più occasioni i processi di interazione hanno causato notevoli ritardi e disguidi, spesso anche in relazione ad una volontà, da parte dell’ex monopolista, di non essere così celere nell’effettuare la propria parte.

Con la disaggregazione dei servizi invece l’operatore TLC potrà decidere autonomamente se far intervenire il gestore oppure un player di propria fiducia.

L’unico vincolo è che le aziende che interagiranno con l’infrastruttura di rete di TIM dovranno preventivamente aver ricevuto un’abilitazione e potranno essere al massimo quattro per ogni area di intervento.

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