Il Comune di Rovigo è capofila per la creazione di laboratori di innovazione

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Il Comune di Rovigo, insieme ai Comuni di Adria e Villadose, ha aderito al bando pubblico regionale per la costituzione di laboratori di innovazione volti allo sviluppo del network Centri P3@-palestre digitali e alla diffusione della cultura degli Open Data.

In particolare il Comune di Rovigo diventa capofila dell’aggregazione di Comuni fungendo da referente ed interfaccia con l’Amministrazione Regionale che a marzo ha approvato il bando per la costituzione di una rete di luoghi e infrastrutture per l’alfabetizzazione e l’inclusione digitale, per l’acquisizione di competenze avanzate da parte delle imprese e lo sviluppo delle nuove competenze ICT.

L’intervento è coerente con l’adozione dell’Agenda Digitale del Veneto 2020 (ADVeneto2020) ed è rivolto al potenziamento delle infrastrutture e delle piattaforme digitali ma anche le competenze digitali degli operatori, necessarie per realizzare un’efficiente open digital transformation.

I laboratori di innovazione sono luoghi fisici di incontro e di partecipazione attiva per favorire un approccio partecipato alla creazione, ammodernamento e diffusione di servizi pubblici digitali e l’adozione e utilizzo dei dataset pubblici, ossia gli Open Data.

Dovranno interfacciarsi con i centri P3@ attuali e di futura costituzione per la candidatura a divenire vere e proprie “Palestre Digitali”.

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Ufficializzato il Manifesto per la Repubblica Digitale

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L’Italia ha il proprio Manifesto per la Repubblica Digitale, un documento ufficiale rivolto a istituzioni e privati che fissa alcuni principi cardine per diffondere consapevolezza e competenze digitali finalizzate alla piena inclusione digitale.

Il testo è stato presentato durante ForumPA, la manifestazione nazionale dedicata al mondo della Pubblica Amministrazione, e ha l’obiettivo di promuovere azioni concrete a favore dell’educazione digitale, della cittadinanza digitale e dell’etica digitale.

Tali azioni possono essere liberamente progettate anche se il perimetro più congeniale è sicuramente quello all’interno di scuole e programmi formativi da allargare a tutti coloro che possano trarre giovamento dalla diffusione di competenze digitali.

In Italia tra i 9 e gli 11 milioni di persone infatti non sono in condizione di fruire dei servizi digitali perché sono sprovviste delle conoscenze basilari per potervi accedere: manca cioè quella sufficiente alfabetizzazione digitale e consapevolezza per orientarsi e interagire con la tecnologia.

Il Team per la Trasformazione Digitale nasce per dare una risposta tecnica al problema della digitalizzazione italiana, manca però la componente culturale.

Il capitolo dell’inclusione digitale non può essere ignorato ed è parte integrante del processo di trasformazione che deve essere gestito grazie ad azioni mirate che possono e devono sorgere dai cittadini: esattamente come Casa Digitale intende effettuare.

In tal senso il Manifesto per la Repubblica Digitale intende raccogliere come firmatari privati e realtà che ne condividano le finalità.

Tra questi attualmente risultano: AIV – Accademia Italiana Videogiochi, Aci Informatica, Altroconsumo, Anitec-Assinform, Camera di Commercio di Roma / Maker Faire Rome The European Edition, Facebook Italia, Ibm Italia, Forum PA, Google Italia, Grey Panthers, Microsoft Italia, PayPal Italia, Telefono Azzurro, Time4Child / Fondazione Scholas Occurrentes, Unione Nazionale Consumatori.

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OCSE, inadeguato il livello italiano di alfabetizzazione digitale

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L’OCSE lancia un allarme sullo stato della diffusione di competenze digitali in Italia e in particolare sull’alfabetizzazione digitale di base.

Nell’ultimo report Skills Outlook 2019, l’OCSE fotografa uno scenario preoccupante: la popolazione italiana non possiede, di fatto, le competenze di base necessarie per prosperare in un mondo digitale.

Solo il 21% della popolazione tra i 16 e i 65 anni possiede un livello di alfabetizzazione digitale soddisfacente raggiungendo il livello 3 dell’apposito test PIAAC: il 36% è in grado di utilizzare internet in modo complesso e diversificato.

Tali risultati proiettano l’Italia al livello più basso in assoluto di tutti i Paesi dell’OCSE anche se va osservato che solo Belgio, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia stanno crescendo in termini di competenze digitali: tutti gli altri Paesi hanno generalmente problemi.

La difficoltà è dovuta sicuramente al sistema educativo tradizionale che non è strutturato per sviluppare modalità di apprendimento evoluto e quindi trasmettere contenuti formativi legati al mondo del digitale.

Il medesimo scenario si affronta anche nel settore lavorativo: le risorse ICT nostrane infatti risultano utilizzate con un’intensità inferiore rispetto alle altre nazioni dell’OCSE.

Di più, ben il 13,8% dei lavoratori italiani occupa posizioni ad alto rischio di automazione contro statistiche inferiori nella media europea: questo implica che le persone occupate in questi ambiti sono destinate ad essere rimpiazzate da software e macchine nel loro lavoro.

La riconversione ad occupazioni soggette ad un minore rischio e quindi una maggiore longevità richiederebbe un lungo periodo di formazione che è difficilmente accessibile.

Il report completo è rinvenibile qui.

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Agi e Censis inquadrano il livello di interazione digitale tra cittadini e PA

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In Italia la Pubblica Amministrazione non è in grado di raggiungere in maniera soddisfacente i cittadini a causa di una sostanziale arretratezza nello sviluppo dei sistemi che consentano di dialogare digitalmente con la popolazione.

L’ultimo rapporto Agi-Censis delinea un quadro allarmante circa il livello di interazione digitale tra cittadini e PA: nel 2018 solo il 24% degli italiani ha dichiarato di essere riuscito ad interagire con la PA attraverso strumenti telematici.

Il dato è indicativo dello stato di digitalizzazione del Paese e di diffusione di competenze digitali fra la popolazione che tende a snobbare i canali internet: basti pensare che in Danimarca il 92% della popolazione è abituata a interfacciarsi con la PA digitalmente, seguono nella graduatoria i francesi (71%) e gli spagnoli (57%) con un valore medio nell’Unione Europea del 52%.

L’Italia fa quindi parte del fanalino di coda, davanti esclusivamente a Bulgaria e Romani, in modo non dissimile a quanto è accaduto per la valutazione effettuata dal DESI 2018.

Il motivo del ritardo, secondo l’analisi Agi-Censis realizzata nell’ambito del programma pluriennale Diario dell’Innovazione, è da rintracciare in parte sulla scarsa conoscenza dei processi in atto ma soprattutto della sostanziale assenza di competenze digitali diffuse nella popolazione.

Gli italiani infatti vivono in un mondo analogico, la trasformazione digitale della PA è certamente iniziata a riprova dei grandi cambiamenti in positivo effettuati negli ultimi cinque anni ma storicamente i cittadini portano in dote una diffidenza e una scarsa dimestichezza con le nuove tecnologie.

Per vincere questo ostacolo si può lavorare sull’alfabetizzazione digitale, come il progetto di Casa Digitale tenta di fare, ma soprattutto si dovrebbe lavorare sul design dei servizi: l’esperienza di interazione con la PA dovrebbe essere semplice quanto effettuare un acquisto su Amazon.

In un Paese che invecchia infatti il ritardo d’innovazione si può vincere esclusivamente ripensando le modalità organizzative dei processi senza disperdersi in azioni che catalizzino esclusivamente il consenso politico locale, cosa che invece è prassi diffusa e che va contro l’idea di armonizzazione e omologazione di processi su scala nazionale.

Il simbolo di questa resistenza è, per esempio, nella difficoltà di armonizzare un’anagrafe centralizzata (ANPR) o nelle resistenze delle PA locali a non dialogare fra loro.

Siamo quindi ancora all’inizio di un percorso lungo e tortuoso.

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Smart Nation compie il terzo anno

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Oggi è il terzo anno di Smart Nation, 1.095 giorni in cui la nostra associazione ha continuato a diffondere la cultura dell’innovazione e soprattutto competenze digitali a chi, essendone sprovvisto, ne facesse richiesta.

Sicuramente è stato un anno molto impegnativo in cui Smart Nation è stata assai meno esposta ai riflettori: le attività istituzionali come anche gli eventi organizzati in collaborazione con Enti e scuole sono state sensibilmente ridotti a causa della scarsità delle risorse a disposizione che sono state dirottate interamente per avviare il nostro progetto più rappresentativo e fortemente voluto ossia Casa Digitale.

Casa Digitale è un’iniziativa che ha radici lontane, anzi si può dire che l’intenzione di creare questo servizio sia stata alla base della scelta di costituire l’associazione Smart Nation onde poter creare le precondizioni necessarie alla sua realizzazione.

Dopo oltre 2 anni di gestazione, il 5 febbraio Casa Digitale ha iniziato le operazioni e si è rivelata subito un’iniziativa di grandissimo successo: ad oggi le prenotazioni superano la disponibilità di appuntamenti al punto che si è generata una coda significativa che stiamo cercando di risolvere ampliando le ore di attività di servizio.

La soddisfazione è ancora più grande se confrontata con l’impegno richiesto in termini organizzativi anche per compensare la scarsa sensibilità dei vari attori, soprattutto quelli locali, che sono stati coinvolti nel processo di fundraising: è infatti assai difficile fare innovazione senza risorse adeguate e lo è ancora di più se si stanno cercando di portare avanti progetti ambiziosi come quello di Casa Digitale.

Fortunatamente il lungo percorso, problematico anche dal punto di vista delle delibere comunali che hanno permesso di riunire alla partenza i Comuni di Monza, Brugherio e Vedano al Lambro, è stato costantemente assistito dal nostro principale sponsor ovvero Fondazione Micron.

Senza la fattiva collaborazione di questa Fondazione infatti non saremmo riusciti ad arrivare dove siamo arrivati ora.

Stiamo lavorando senza sosta per aumentare il numero di Comuni coinvolti e ampliare la rete di soggetti istituzionali in grado di velocizzare la nostra azione.

Nel contempo abbiamo in programma di riprendere più diffusamente la nostra attività divulgativa nei Comuni limitrofi come anche la collaborazione con le scuole, portando tecnologie abilitanti e opportunità di conoscenza laddove possano attecchire.

Il regalo più grande che potremmo ricevere?

Una mano a crescere, in termini di supporto mediatico, rete di contatti, donazioni e tutto quello che può permetterci di migliorare la nostra azione per un Paese sempre più moderno dove le competenze digitali possano effettivamente arrivare a tutti.

Tanto auguri a noi!

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Orvieto inaugura il proprio punto DigiPASS

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Il progetto DigiPASS sbarca a Orvieto che può offrire così ai cittadini un punto fisico dove scoprire nuove opportunità legate alla diffusione delle competenze digitali.

I DigiPASS sono dei luoghi, organizzati in una rete, pensati per facilitare e garantire l’accesso ai servizi digitali da parte della popolazione, delle scuole e delle associazioni: l’iniziativa è finanziata dalla Regione Umbria per coprire capillarmente il territorio.

In coerenza con questa missione, presso i locali della Nuova Biblioteca Pubblica “Luigi Fumi” a Orvieto è stata inaugurato oggi un nuovo punto DigiPASS.

All’interno del punto di Orvieto si trovano diverse postazioni di lavoro connesse alla rete, un’area coperta da una connettività Wi-Fi, una sala conferenze e ovviamente una serie di professionisti in grado di fornire assistenza e supporto a chiunque voglia usufruire degli spazi pur non avendo dimestichezza con i servizi digitali.

Fra i servizi offerti ci sono l’assistenza per la prenotazione di una visita medica online, la consultazione dei referti medici in formato digitale, l’iscrizione dei figli a scuola e il relativo pagamento delle imposte oltre alle ordinarie operazioni come la consultazione della propria casella di posta elettronica.

Maggiori informazioni sul sito ufficiale.

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E-book, in Italia non cresce la diffusione dei libri in formato digitale

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La produzione di contenuti digitali cresce ma non ha un pari riscontro da parte dei consumatori.

Secondo il 90% degli editori infatti, la quota di vendita rappresentata dai prodotti digitali e quindi anche dagli e-book, non supera il 10% del fatturato globale.

Nonostante nel 2017 quasi 27mila titoli (pari al 38,3% delle opere a stampa pubblicate in Italia) siano stati proposti anche in formato digitale e che il 70% dei testi scolastici sia stato rilasciato anche sottoforma di e-book, l’accoglienza da parte dei consumatori è inferiore alle aspettative.

Immaterialità del libro digitale e scarsa alfabetizzazione digitale come causa di mancata diffusione

I libri disponibili in formato digitale sono soprattutto quelli di avventura e gialli (83,2%) e il 15% degli e-book proposti nel 2017 ha presentato contenuti o funzionalità addizionali rispetto all’omologa versione cartacea: ciò non è bastato però a innescare una marcata preferenza da parte degli utenti che invece hanno apprezzato la sostanziale riduzione del prezzo, la facilità di trasporto e infine quella di archiviazione.

Le cifre presentate emergono dal rapporto Istat sull’editoria: secondo lo studio, il principale fattore che incide sulla scarsa diffusione degli e-book in Italia è l’immaterialità del libro digitale seguita a ruota dalla scarsa alfabetizzazione digitale dei lettori nell’uso delle nuove tecnologie.

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Clickeasy, il Comune di Genova lancia il proprio progetto di alfabetizzazione digitale per gli over 65

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Rendere smartphone, tablet e soprattutto i servizi online effettivamente a portata di over 65: è questa la missione che il Comune di Genova intende perseguire grazie a Clickeasy.

Clickeasy ha infatti l’obiettivo di avviare i cittadini di età superiore ai 65 anni all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali grazie a percorsi formativi che coinvolgono giovani studenti o informatici come istruttori.

L’iniziativa, sostenuta da un partner importante come ENEL, è seguita operativamente dal Comune di Genova nell’ambito del progetto Genova People Friendly che punta a rendere la città più accogliente e a misura di persona.

In particolare Clickeasy rappresenta un importante passo nella diffusione della cultura della comunicazione digitale grazie alla promozione dell’intergenerazionalità.

Clickeasy: i corsi partono da febbraio

Clickeasy sarà disponibile a tutti gli effetti da febbraio 2019 ed erogherà dei corsi sulla base di iscrizioni volontarie: le lezioni sono organizzate dall’Informagiovani di Palazzo Ducale che si relazionerà con le associazioni giovanili per il reclutamento dei formatori.

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Vivi Internet, al meglio: la campagna per sensibilizzare ad un uso responsabile del web

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Parte la campagna di Google, in collaborazione con Altroconsumo e Telefono Azzurro, per sensibilizzare ad un uso responsabile del web.

Con Vivi internet, al meglio, iniziativa promossa nell’ambito del progetto Safer Internet Centre – Generazioni Connesse coordinato dal MIUR, l’obiettivo è quello di affrontare le tematiche relative alla sicurezza in Rete e rendere sano il rapporto tra giovani e nuovi media promuovendo un percorso formativo che si rivolge ai ragazzi, alle famiglie e agli educatori.

Il format riprende Vivi internet, al sicuro, già lanciata da Google nel 2016.

Vivi Internet, al meglio punta a diffondere il concetto di mettersi nei panni altrui come regola aurea per affrontare le interazioni online con altre persone: per farlo sfrutta una massiva campagna di comunicazione display online e microvideo su YouTube e i social network

Cinque aree di interesse per usare correttamente la rete

Sono cinque le tematiche attorno a cui ruota l’iniziativa: reputazione online, phishing e truffe, privacy e sicurezza, molestie e bullismo online, segnalazione di contenuti inappropriati.
Tali aree sono state rilevate come di primario interesse nel quotidiano da parte di giovani, genitori e docenti: per questo motivo sono state introdotte modalità efficienti per permette di acquisire competenze fondamentali nelle suddette aree anche attraverso la formazione all’interno di appositi moduli ad uso delle scuole.

Inoltre Google ha aggiornato le risorse disponibili nel nuovo Centro per la sicurezza offrendo maggiori informazioni sugli strumenti disponibili per tutelare la sicurezza dei dati, i controlli sulla privacy e la navigazione sicura.

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Born2Code, torna l’accademia gratuita dedicata al coding

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Grazie all’impegno di Groupama Assicurazioni e di una nutrita filiera di partner torna Born2Code, l’accademia gratuita dedicata al coding e rivolta ad aspiranti sviluppatori informatici che siano interessati ad apprendere i rudimenti della programmazione web & mobile.

La seconda edizione punta a bissare il successo della precedente che ha fatto registrare eccellenti risultati in termini di adesioni e di collocamento: più del 95% dei partecipanti ha infatti trovato impiego al termine del corso.

Sulla base del precedente risultato, la nuova edizione di Born2Code calendarizzata a partire da gennaio 2019, prevede che i ragazzi selezionati sulla base di un’autocandidatura e una successiva selezione in sede potranno acquisire competenze in ambito di programmazione (fra cui l’uso di ReactJS, HTML5, CSS, Responsive Design, UX/UI, Ajax JavaScript e i suoi Framework.) curato all’interno di un corso di 3 mesi full immersion che si svolgerà a Roma presso l’Hub di LVenture Group e Luiss EnLabs grazie al supporto di docenti e tutor di Codemotion.

Il corso, strutturato in 11 moduli contenenti lezioni teoriche e pratiche, è totalmente gratuito e patrocinato da Ania; al termine del programma i partecipanti potranno cimentarsi in un hackathon organizzato e ospitato dal Maxxi finalizzato all’ideazione di servizi e prodotti per migliorare l’esperienza museale attraverso l’innovazione.

Le iscrizioni sono effettuabili da oggi e fino al 30 novembre nella sezione prenotazione del sito di Born2Code.

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