E015, si diffonde l’ecosistema digitale di Regione Lombardia

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E015 è l’ecosistema digitale creato nel 2010 su diretto interesse di Confindustria, Assolombarda, Confcommercio, Unione del commercio Milano e di Camera di commercio di Milano: si tratta di una soluzione tecnologica in grado di processare un’elevata mole di informazioni e condividerle nell’ottica di poter creare nuovi servizi e applicazioni di utilità.

Fra questi basti ricordare il totem in piazzale Cadorna per informare i viaggiatori sullo stato dei voli a Malpensa o il sito muoversi.milano.it che offre aggiornamenti su metropolitane, treni e parcheggi di interscambio.

Lanciato ufficialmente nel 2013 all’interno delle iniziative per Expo 2015, E015 è sopravvissuto alla manifestazione ed è stato ereditato da Regione Lombardia che ha deciso di utilizzare l’ecosistema digitale e farlo crescere nell’ottica di fornire nuove utilità alla cittadinanza.

E015, un ecosistema che sfrutta l’annessione continua

Per consentire lo sviluppo di E015, ogni 15 giorni viene organizzato un welcome meeting in cui le realtà interessate a condividere o fruire dei dati trattati dall’ecosistema possono fare richiesta di adesione e stabilire le condizioni di utilizzo.

Il prossimo meeting è previsto a Palazzo Lombardia il giorno 5 luglio alle ore 10: per informazioni e iscrizioni è sufficiente scrivere una mail a e015-tmb(at)regione.lombardia.it.

E015 attualmente viene impiegato come base della nuova app Atm o della soluzione informatica che consente il monitoraggio di tutti i pronto soccorso lombardi fornendo le statistiche in tempo reale delle persone in attesa e delle emergenze, ossia i codici colorati, servite in ciascun pronto soccorso.

Ad oggi si contano 153 flussi informativi pronti per essere condivisi con 77 app create e 365 relazioni già avviate tra diverse realtà.

Questi numeri sono destinati a crescere dato che altri territori, come per esempio Rimini e Firenze, hanno deciso di implementare le logiche di E015 in interessanti soluzioni: in queste città infatti i registratori di cassa Epson stampano sugli scontrini fiscali gli eventi vicini al negozio in cui si effettua l’acquisto.

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Smart City, ENEA avvia un percorso nazionale per lo sviluppo

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Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico e sostenibile ha lanciato un progetto volto a sviluppare soluzioni su misura da presentare ai Comuni per abbattere i costi e semplificare l’iter per la realizzazione del modello di smart city.

Convergenza Smart City and Community, questo il nome dell’iniziativa, raccoglie Palazzo Chigi, Consip, Confindustria e AgID: essa punta alla completa riorganizzazione dei processi urbani attraverso modelli gestionali, standard e indicatori di prestazione per rigenerare letteralmente i Comuni e permettere loro di avvicinarsi al concetto di smart city.

Una roadmap per stimolare l’uso intelligente dei dati

L’impegno profuso dai promotori del progetto ha già permesso la stesura del documento programmatico SmartItaly Goal, una sorta di sommario di azioni per lo sviluppo urbano dei territori grazie alle nuove tecnologie.

Basti pensare che i vari Comuni, al momento, gestiscono i propri servizi strategici come illuminazione, acqua, elettricità, gas, rifiuti e mobilità in totale assenza di condivisione e senza un’opportuna logica di insieme.

Il programma punta invece a dotare i territori della giusta visione e della strumentazione che consenta un ampio ricorso ai big data e all’analisi delle informazioni ai fini di stimolare una più efficiente allocazione delle risorse.

Maggiori dettagli sul sito di ENEA.

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Il Comune di Bari punta su big data e digitale per migliorare la gestione della città

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Bari è sempre più una smart city grazie ad un nuovo sistema informatico in grado di monitorare ambiente, energia, sicurezza e welfare.

Il Comune infatti in collaborazione con un raggruppamento temporaneo d’impresa formato da Exprivia, Links e Ibm e con il supporto di Tera ha creato un sistema informatizzato capace di fornire un’immagine completa della città con l’obiettivo di facilitare le decisioni strategiche e operative dell’Ente.

I dati raccolti dal sistema provengono da fonti interne al Comune, come la polizia municipale e l’anagrafe, ma anche esterne, tra cui l’Istat, Arpa, Amiu, Amtab, oltre alle infrastrutture connesse come le videocamere di sicurezza o sensoristica dedicata e i profili social gestiti dal Comune.

Una volta raccolti, i dati vengono aggregati e, una volta elaborati, restituiscono importanti indicazioni per coloro che devono prendere decisioni.

Per esempio, è possibile gestire il traffico in maniera più intelligente incrociando i dati sull’inquinamento e quelli metereologici come anche migliorare la raccolta rifiuti e il sistema di illuminazione grazie alla raccolta dati sull’ambiente e sull’efficienza energetica.

Il sistema si inserisce all’interno del progetto M.U.S.I.C.A. (Monitoraggio Urbano attraverso Soluzioni Innovative per Città Agili), finanziato dai fondi PO FESR 2007/2013, che ha l’obiettivo di rendere l’amministrazione sempre più trasparente migliorando la qualità della vita dei cittadini.

Un aiuto dai cittadini grazie a BaRisolve

Il nuovo sistema informatico del Comune di Bari inoltre è interfacciato con un’app a disposizione dei cittadini per interagire con la Pubblica Amministrazione.

Attraverso BaRisolve infatti, i cittadini baresi possono segnalare buche stradali, rifiuti abbandonati e manutenzione del verde pubblico.

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Al via anche in Italia la sperimentazione dell’auto senza pilota

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Con la firma del decreto ministeriale previsto dalla legge di bilancio che autorizza l’avvio della sperimentazione delle soluzioni tecnologiche per adeguare la rete infrastrutturale italiana ai nuovi servizi smart e ai veicoli automatici può partire, anche in Italia, la sperimentazione dei primi test delle auto senza pilota.

Con il decreto Smart Road si assiste alla nascita di un progetto per la digitalizzazione della rete stradale nazionale affinché sia in grado di dialogare con i veicoli connessi di nuova generazione.

In questo modo si prevede non solo la possibilità di rendere possibile l’utilizzo delle automobili senza pilota ma anche migliorare e snellire il traffico riducendo, nel contempo, la quantità del tasso di incidenti stradali.

Le prime infrastrutture coinvolte dal processo di riammodernamento saranno quelle appartenenti alla rete TEN-T per poi passare a tutta la rete autostradale.
Le caratteristiche infrastrutturali delle smart road prevedono la realizzazione di interventi necessari per la comunicazione dei dati ad elevato bit-rate (fibra) e la piena copertura delle strade con un sistema di hot-spot Wifi per la connettività dei dispositivi degli utenti nonché un sistema per rilevare traffico e condizioni meteo con capacità previsionali grazie all’uso di algoritmi e big data.

Per effettuare i test dell’auto senza pilota è necessaria un’autorizzazione

I soggetti che potranno iniziare i test per la guida autonoma dovranno appartenere ad una specifica categoria (costruttore del veicolo equipaggiato con le tecnologie di guida automatica, nonché istituti universitari e enti pubblici e privati di ricerca) e poi chiedere un’autorizzazione che verrà concessa al termine di un’istruttoria atta ad assicurare che la sperimentazione venga realizzata in condizioni di assoluta sicurezza.

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BeCamGreen, big data e intelligenza artificiale per ridurre il traffico

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I percorsi di trasformazione digitale coinvolgono diversi settori: fra questi, tra i più attivi durante l’ultimo periodo, c’è sicuramente il mondo della mobilità.

L’interesse verso un radicale miglioramento della mobilità attraverso l’innovazione portata dalla disponibilità di nuove tecnologie è sicuramente collegato ad una maggiore attenzione verso l’ambiente e verso la destinazione delle risorse energetiche di origine fossile che richiedono un forte ridimensionamento.

Per questo motivo Indra e Politecnico di Milano hanno avviato una collaborazione attorno al progetto BeCamGreen, un sistema in grado di permettere ai gestori delle infrastrutture di trasporto di definire strategie in grado di migliorare la circolazione veicolare.

Big data e intelligenza artificiale per ridurre il traffico

Con il ricorso ai big data, alla visione artificiale, al deep learning e alle analisi multispettrale, il progetto BeCamGreen sfrutta tecnologie precedenti per identificare in tempo reale e con alta precisione il tipo di veicoli presenti sulla strada e il numero di persone a bordo dei mezzi in circolazione.

La sensoristica multispettrale e le videocamere avanzate infatti, combinate con algoritmi volti all’elaborazione di immagini in tempo reale, permettono di rilevare la presenza umana evitando errori e quindi fornendo una stima precisa di cosa stia succedendo sulla strada.

La mappatura permette di comunicare ai responsabili della filiera del trasporto, compresi i parcheggi, di impostare le scelte migliori per ridurre il numero di mezzi circolanti incentivando il trasporto pubblico, i veicoli ad alta occupazione e a bassa emissione.

Per esempio, il sistema potrebbe comunicare la presenza ricorrente di picchi di traffico per cui il gestore pubblico della circolazione degli autobus potrebbe decidere di incrementare il numero di corse in una specifica fascia oraria.

O ancora potrebbero essere applicati sconti o sanzioni, tariffe variabili per parcheggi o pedaggi, l’apertura o la chiusura di alcune aree al traffico in base ai viaggiatori, al tipo di veicolo utilizzato o il riposizionamento delle flotte di car sharing.

Il risultato atteso è un miglioramento del traffico con una riduzione del rumore generato e un aumento della qualità dell’aria.

Insomma, BeCamGreen vuole automatizzare un processo che attualmente viene effettuato manualmente e con risultati non particolarmente confortanti data l’impossibilità di porre in essere azioni di veloce implementazione data la rapidità con cui si sviluppano e risolvono le situazioni di congestione sulla strada.

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Industria 4.0, a Udine un nuovo corso di laurea dedicato a IoT e big data

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L’innovazione modifica profondamente anche la formazione universitaria che recepisce sempre più con maggiore velocità le evoluzioni del mondo tecnologico.

A Udine infatti è stato avviato il corso di laurea Internet of Things, Big Data & Web, un progetto formativo pilota che ha come obiettivo la formazione di esperti nei settori dell’internet delle cose, dei big data, del machine learning ma anche del web e dei social.

Il nuovo corso di laurea è strutturato per fornire allo studente le tecnologie e i mezzi necessari per comprendere e mettere a frutto le competenze digitali specialmente nei settori della scienza dei dati (big e open data) e dell’IoT (Internet of Things) offrendo anche una solida base teorica di tipo matematico, statistico e informatico affinché sia possibile una prosecuzione degli studi verso una laurea magistrale o un master.

Una laurea pratica rivolta all’Industria 4.0

Il corso di laurea però prevede anche moltissima pratica e la possibilità di svolgere un tirocinio aziendale affinché lo studente possa trovare velocemente una collocazione nel crescente mondo che orbita attorno all’industria 4.0.

Del resto, è facile comprendere come si possano strutturare interessanti sinergie fra la formazione erogata dall’Università di Udine e, per esempio, la fabbrica digitale di McKinsey che sorge a pochi chilometri di distanza.

La decisione di lanciare questa iniziativa risponde alla rapida evoluzione e differenziazione delle discipline informatiche ed è una sorta di evoluzione del precedente corso in “Tecnologie web e multimediali”.

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I miei dati contano, il manifesto che pone le persone al centro dell’economia digitale

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Le organizzazioni di consumatori di Brasile, Belgio, Italia, Portogallo e Spagna si sono trovate a Bruxelles per condividere insieme un manifesto che pone le persone al centro dei big data.

#MyDataisMine, questo il nome dell’iniziativa raggiungibile sul sito www.mydataismine.com e sull’omologo italiano i miei dati contano, ha l’obiettivo di mettere la persona al centro dell’economia dei dati che è in fortissima crescita con un valore a livello Ue stimato a più di 700 miliardi di euro, il 4% del Pil, entro il 2020.

I miei dati contano: le persone al centro dell’economia digitale derivante da Big Data e IoT

Lo scopo ultimo è quello di rendere i Big Data e l’IoT strumenti di libertà anziché di condizionamento dell’autonomia di scelta.

Infatti, i player sul mercato utilizzano i dati generati dagli utenti per supportare l’innovazione creando nuove economie di scala e adeguando le offerte ai bisogni individuali.

Ma se il valore prodotto dalla presenza dei dati e della loro analisi è significativo, è giusto che parte del valore generato ritorni agli utenti stessi affinché non siano un ulteriore strumento di profilazione spinta.

Il manifesto si pone tre macro obiettivi:

  1. assicurarsi che i dati personali e la privacy dei consumatori siano rispettati;
  2. sia prevista l’opportunità per le persone di giocare un ruolo chiave nella nuova economia;
  3. siano stabilite le condizioni di un’economia digitale che garantisca ai consumatori la giusta parte dei profitti in un ambiente economico stabile e sicuro.
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Citizen science, Safecast e bGeigie in Italia per sensibilizzare i cittadini al monitoraggio ambientale

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Safecast, il progetto nato subito dopo il maremoto giapponese del 2011 che causò gli incidenti alla centrale nucleare di Fukushima, sbarca in Italia insieme al kit fai-da-te bGeigie nell’ambito di un piano di sensibilizzazione civica al monitoraggio ambientale condotto tramite la citizen science.

Dal 6 al 24 marzo, presso l’Ictp di Trieste, si terrà infatti un workshop incentrato sul coinvolgimento e la sensibilizzazione dei cittadini nei confronti del monitoraggio ambientale condotto tramite una rete di soggetti privati coinvolti nelle attività di analisi.

Tre settimane di corso per 30 partecipanti provenienti da Paesi in via di sviluppo serviranno a trasmettere come raccogliere in maniera autonoma i dati sulla radioattività e condividerli liberamente.

Durante il corso sarà prestata grande attenzione all’analisi e alla visualizzazione di grandi quantità di dati, all’impiego di strumenti software open source e infine allo sviluppo di sistemi in grado di organizzare e rappresentare informazioni geografiche creando mappe digitali.

L’iniziativa nasce sulla base dell’esperienza del progetto di citizen science Safecast che, in Giappone, è servito a rispondere all’esigenza di porre rimedio alla scarsità di informazioni affidabili e accurate sul livello delle radiazioni disponibili pubblicamente.

All’indomani del disastro di Fukushima infatti, un gruppo di ricercatori, osservando la scarsa quantità di dati in loro possesso, decise di studiare un approccio alternativo.

Safecast: citizen science al servizio dell’ambiente

Non più pochi dati di altissima qualità frutto di un numero esiguo di misurazioni compiute con strumenti di altissimo livello di precisione ma molti dati prelevati con strumenti che offrono un livello precisione inferiore per poi normalizzarli, migliorandone la qualità, tramite appositi algoritmi di lavorazione per i big data.

Nell’immediatezza di doversi dotare di appositi strumenti facilmente reperibili e impiegabili sul campo, nacque di conseguenza anche bGeigie, un kit fai-da-te costituito da un contatore Geiger e una memoria per immagazzinare i dati.

Grazie all’impiego di bGeigie e alle intuizioni dei ricercatori del progetto Safecast si è riusciti a creare un modello replicabile a livello internazionale basato sugli open data, su un network di volontari sparsi in tutto il mondo e animato dai valori di apertura e condivisione tipici dei movimenti open access che sostengono il libero accesso e la circolazione senza restrizioni di informazioni, codici sorgente e risultati scientifici.

Il progetto Safecast, divenuto ad oggi una vera e propria rete, sta sviluppando sistemi di tracciamento e analisi applicati anche ad altri ambiti come la qualità dell’aria sempre sfruttando l’approccio citizen science: i cittadini si recheranno nei luoghi su cui spesso l’autorità pubblica non ha un interesse diretto.

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Big data e privacy, le profilazioni massive minano la libertà individuale

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Acquistare un libro da leggere o prenotare il luogo delle vacanze possono essere decisioni molto banali ma insieme alle preferenze per la gestione dei risparmi, la modalità di assunzione di forza lavoro online o la ricerca di informazioni sulla propria salute esse prendono un significato molto diverso e rischiano di condizionare la propria libertà futura.

Nasce nell’ambito del convegno Big Data e Privacy, la nuova geografia dei poteri, organizzato a Roma in occasione della Giornata europea della protezione dei dati, la riflessione su quanto e come la democrazia per come la conosciamo, possa essere messa in discussione o addirittura in serio pericolo.

L’allarme è stato lanciato dal presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali.

Big Data e privacy: tante informazioni in mano alle multinazionali digitali

La riflessione alla base di tale pensiero nasce in un panorama nel quale esiste il rischio di consegnare a poche multinazionali digitali la supremazia economica o anche, addirittura, il potere di conoscere i fenomeni che possono influenzare e guidare il nostro sapere.

Il convegno si è aperto con diverse riflessioni su quanto ormai chiunque sia catalogato e quasi spersonalizzato all’interno di profilazioni sempre più puntuali e precise.

Si è affrontato il tema dell’innegabile utilità dei Big data e delle molteplici potenzialità che queste estese raccolte di dati possono avere.

Con un’eccessiva e sempre più accurata profilazione, si corre il rischio di spersonalizzare e condizionare un numero sempre maggiore di persone, potenzialmente l’umanità intera. La sfida è infatti quella di riuscire a mettere in atto maggiori regolamentazioni degli operatori tecnologici e riformare il quadro giuridico europeo.

Di vitale importanza sarà dunque anche una nuova e sempre maggiore consapevolezza da parte dell’opinione pubblica.

In Italia, ad esempio, pare che oltre il 30% della popolazione ignori l’importanza dei Big data, necessitando dunque un’alfabetizzazione in materia e un’educazione mirata per capirne rischi e potenzialità.

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Ericsson@School prepara gli studenti al mondo del lavoro attraverso il digitale

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Ericsson, la multinazionale svedese attiva nel settore tecnologico intraprende un percorso formativo per introdurre i giovani al mondo del lavoro tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie.

In occasione dell’evento Scuola, competenze, innovazione tenutosi presso l’Istituto Superiore Leopoldo Pirelli di Roma. Ericsson ha lanciato il programma Ericsson@School.

Nato dal protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso 6 luglio dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e da Ericsson Italia, il progetto punta a sostenere lo sviluppo del sistema educativo e formativo italiano attraverso il digitale con lo scopo di preparare i giovani a inserirsi nel mondo del lavoro.

Ericsson@School è strutturato in tre importanti fasi presso la Scuola Leopoldo Pirelli, completate da un’attività di volontariato da parte dei dipendenti di Ericsson in Italia.

Ericsson@School: un programma tripartito

La prima fase si basa sull’alternanza scuola-lavoro: gli studenti coinvolti acquisiranno competenze specializzate in ambito tecnologico e digitale, con dei focus specifici su cloud, IoT (Internet delle Cose), big data e reti 5G.

La seconda fase invece permette agli studenti di fruire di una versione dedicata della Ericsson Academy, la piattaforma cloud per e-learning normalmente destinata alla formazione di dipendenti, clienti e partner di Ericsson.

In questo modo gli studenti potranno ampliare il proprio sapere su tematiche di business e sulle recenti tecnologie per la gestione delle reti di telecomunicazione, senza limitazioni di tempo o di spazio e a ritmo personalizzato.

Infine sarà garantito l’accesso alla Digital School: un’iniziativa che prevede la digitalizzazione della scuola.
Infatti la Digital School di Ericsson prevede l’installazione nell’istituto Pirelli di un totem dotato di schermo touch, wi-fi e servizi IT integrati.
Il totem sarà fruibile da studenti, insegnanti, genitori e personale amministrativo: permetterà di richiedere certificati e permessi ma anche consultare l’orario delle lezioni o del ricevimento dei professori e poter leggere eventuali altre informazioni connesse.
Consentirà infine di potersi documentare autonomamente sulle attività extrascolastiche nonché effettuare pagamenti relativi ai contributi scolastici ed accedere ai corsi online della Ericsson Academy.

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