SPID, l’infrastruttura in difficoltà a causa del buono mobilità

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La scelta di rilasciare il buono mobilità, da parte del Ministero dell’Ambiente, attraverso una procedura in cui le risorse vengono assegnate secondo l’ordine di arrivo non è stata decisamente una buona idea.

Infatti il temuto click day ha maturato le conseguenze più pesanti che si potessero immaginare: alle intuibili code virtuali derivanti da un anacronistico sistema di gestione della fila che ricorda quella normalmente effettuata negli uffici della Pubblica Amministrazione si è infatti aggiunta una criticità che ha interessato tutta l’infrastruttura di SPID.

L’identità digitale infatti si appoggia a diversi identity provider che, in concomitanza con l’elevato numero di accessi dovuti al fatto che SPID è il requisito per accedere alla procedura di erogazione del buono mobilità, non hanno retto: milioni di italiani hanno cercato di ottenere simultaneamente il buono pari al 60% del prezzo d’acquisto di un monopattino, una bici o una e-bike.

Tale concomitanza di accessi ha generato un vero e proprio DDoS che ha causato problemi anche a coloro i quali avessero la necessità di usare SPID per autenticarsi su altri servizi.

Il fatto è molto grave in quanto non è stata presa in considerazione la possibilità di mettere in atto contromisure al problema, pur essendo ampiamente prevedibile.

E’ davvero questa l’Italia digitale a cui ci stiamo preparando?

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