Citizen science, Safecast e bGeigie in Italia per sensibilizzare i cittadini al monitoraggio ambientale

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Safecast, il progetto nato subito dopo il maremoto giapponese del 2011 che causò gli incidenti alla centrale nucleare di Fukushima, sbarca in Italia insieme al kit fai-da-te bGeigie nell’ambito di un piano di sensibilizzazione civica al monitoraggio ambientale condotto tramite la citizen science.

Dal 6 al 24 marzo, presso l’Ictp di Trieste, si terrà infatti un workshop incentrato sul coinvolgimento e la sensibilizzazione dei cittadini nei confronti del monitoraggio ambientale condotto tramite una rete di soggetti privati coinvolti nelle attività di analisi.

Tre settimane di corso per 30 partecipanti provenienti da Paesi in via di sviluppo serviranno a trasmettere come raccogliere in maniera autonoma i dati sulla radioattività e condividerli liberamente.

Durante il corso sarà prestata grande attenzione all’analisi e alla visualizzazione di grandi quantità di dati, all’impiego di strumenti software open source e infine allo sviluppo di sistemi in grado di organizzare e rappresentare informazioni geografiche creando mappe digitali.

L’iniziativa nasce sulla base dell’esperienza del progetto di citizen science Safecast che, in Giappone, è servito a rispondere all’esigenza di porre rimedio alla scarsità di informazioni affidabili e accurate sul livello delle radiazioni disponibili pubblicamente.

All’indomani del disastro di Fukushima infatti, un gruppo di ricercatori, osservando la scarsa quantità di dati in loro possesso, decise di studiare un approccio alternativo.

Safecast: citizen science al servizio dell’ambiente

Non più pochi dati di altissima qualità frutto di un numero esiguo di misurazioni compiute con strumenti di altissimo livello di precisione ma molti dati prelevati con strumenti che offrono un livello precisione inferiore per poi normalizzarli, migliorandone la qualità, tramite appositi algoritmi di lavorazione per i big data.

Nell’immediatezza di doversi dotare di appositi strumenti facilmente reperibili e impiegabili sul campo, nacque di conseguenza anche bGeigie, un kit fai-da-te costituito da un contatore Geiger e una memoria per immagazzinare i dati.

Grazie all’impiego di bGeigie e alle intuizioni dei ricercatori del progetto Safecast si è riusciti a creare un modello replicabile a livello internazionale basato sugli open data, su un network di volontari sparsi in tutto il mondo e animato dai valori di apertura e condivisione tipici dei movimenti open access che sostengono il libero accesso e la circolazione senza restrizioni di informazioni, codici sorgente e risultati scientifici.

Il progetto Safecast, divenuto ad oggi una vera e propria rete, sta sviluppando sistemi di tracciamento e analisi applicati anche ad altri ambiti come la qualità dell’aria sempre sfruttando l’approccio citizen science: i cittadini si recheranno nei luoghi su cui spesso l’autorità pubblica non ha un interesse diretto.

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