Copyright, approvata la riforma

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La riforma del Copyright è stata approvata dal Parlamento Europeo; con il voto favorevole di oggi, la direttiva che rivoluziona il mercato unico digitale mette fine a tre anni di lunghi e complessi negoziati fra le parti.

A nulla è servito il solidale movimento di protesta culminato con il blackout di una giornata deciso da Wikipedia contro l’approvazione del testo: il dettato normativo non ha subito neppure emendamenti ed è passato con 348 voti favorevoli e 274 contrari.

La direttiva sul Copyright, nelle intenzioni dei suoi sostenitori, è stata concepita per tutelare autori, editori e creatori di contenuti consentendo di avere più potere per negoziare con le piattaforme web affinché paghino per il lavoro che viene da essere condiviso.

Il principio, di per se stesso ragionevole, appare però di difficile tutela in considerazione della natura stessa della Rete: luogo virtuale che si basa sul libero scambio delle informazioni.

Infatti il problema principale del testo approvato oggi ruota attorno a due specifici articoli, l’articolo 11 e l’articolo 13, che sono nel contempo considerati lesivi della libertà di creazione e circolazione di materiali e idee.

L’articolo 11 consente infatti facoltativamente agli editori di stampa di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare l’utilizzo dei loro contenuti: si garantisce quindi legittimamente un riconoscimento a come le informazioni vengono realizzate da chi le genera ma questo richiede un controllo che, dall’altra parte, inevitabilmente frena la libera circolazione delle informazioni.

Gli snippet brevi, ossia le parole che appaiono in relazione all’anteprima di un articolo condiviso e i link non sono protetti e rimangono liberi e gratuiti.

L’articolo 13 invece tutela gli autori e detentori di diritti di copyright trasferendo l’obbligo di verificare la legittimità del materiale condiviso direttamente in capo alle piattaforme e quindi penalizzando le piattaforme che non possono agevolmente porre a verifica i contenuti che condividono.

Il timore diffuso è che si stia creando una sovrastruttura giuridicamente invasiva che, tramite il meccanismo sanzionatorio, rende colpibili coloro che diffondono notizie, immagini e video a prescindere dalla tipologia della piattaforma che condivide tali contenuti.

Non sono interessati da queste azioni le piattaforme che non hanno fini commerciali come Wikipedia o le piattaforme per la condivisione di software open source come GitHub.

Per essere adottato definitivamente, il testo della direttiva ora dovrà subire un ultimo passaggio ed essere approvato a maggioranza qualificata dai governi dell’UE.

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Copyright, Wikipedia attacca la riforma

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Come molti utenti avranno avuto modo di osservare, le pagine di Wikipedia in Italia sono oscurate e così rimarranno per circa 24 ore.

Si tratta di un’azione di protesta che la celebre enciclopedia online ha attuato per contrastare la nuova direttiva sul Copyright che è calendarizzata in votazione presso il Parlamento Europeo per domani 26 marzo.

La direttiva sul Copyright infatti, in forza degli artt. 11 e 13, imporrà ulteriori oneri ai siti web che raccolgono e organizzano le notizie aggravando le attività di controllo preventive sui contenuti.

La conseguenza più diretta dell’applicazione della nuova norma comporterebbe una marcata riduzione della libertà di espressione e della partecipazione online.

Wikipedia non è direttamente coinvolta dall’applicazione della nuova direttiva che però indebolirebbe il modo in cui siamo stati abituati, fino ad oggi, a vivere il web: da qui la necessità, da parte della celebre enciclopedia online, di prendere posizione a difesa delle regole che domani rischierebbero di essere innovate sensibilizzando tutti i propri utenti affinché, tramite i loro rappresentanti nel Parlamento UE, possano disinnescare la riforma.

Le posizioni in merito all’opportunità, o meno, della riforma sono ovviamente molto arroccate: se Wikipedia è contraria alla nuova direttiva, gli editori sono generalmente favorevoli per la tutela che ne deriverebbe ai loro contenuti.

In particolare la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) e l’Associazione Italiana Editori (AIE) sostengono che si tratti di una riforma equilibrata che porta una maggiore tutela della cultura della libera informazioni.

Noi avevamo già affrontato la materia qui.

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Copyright, il Parlamento europeo approva la nuova direttiva

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Il Parlamento europeo ha approvato la nuova direttiva sul copyright apportando alcune sostanziali modifiche agli articoli 11 e 13 della precedente proposta: questi articoli erano stati duramente contestati al punto da portare al respingimento della riforma lo scorso 5 giugno.

Si tratta di un sostanziale cambio di direzione rispetto alla passata bocciatura che sancisce un processo di innovazione nella gestione dei contenuti online.

Copyright, una direttiva vetusta da riformare

La direttiva sul copyright intende aggiornare le regole sul diritto d’autore nella UE che ormai erano ferme al lontano 2001 quando internet aveva uno sviluppo e un impatto molto diverso da oggi.

Tuttavia se tutti comunque concordano circa l’opportunità di una riforma, il problema verte nelle modalità con cui questa debba essere condotta.

Uno dei punti controversi riguarda il rapporto tra le piattaforme di distribuzione di contenuti (es. Google, Facebook, …) e gli editori laddove questi ultimi ritengano di dover ottenere un maggiore riconoscimento economico in virtù dei propri contenuti usati da tali piattaforme.

Con le nuove modifiche ogni stato membro deve assicurare che gli editori ricevano compensi adeguati per l’utilizzo del loro materiale da parte delle piattaforme internet che possono distribuirlo ad esclusione degli utilizzi privati dei link e del loro impiego non commerciale in progetti di conoscenza condivisa (es. Wikipedia o GitHub).

Un altro punto critico riguarda il controllo preventico che le piattaforme online dovrebbero svolgere su ciò che viene caricato dagli utenti in modo da censurare la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d’autore (es. video, audio, testi, …).

Perché ciò sia possibile però le piattaforme di distribuzione dovrebbero dotarsi di tecnologie difficilmente implementabili, come sistemi similari al Content ID utilizzato da YouTube per evitare il caricamento di contenuti protetti da coypright, e che comunque non darebbero garanzie assolute di funzionamento generando anzi falsi positivi: si potrebbero infatti censurare erroneamente contenuti legittimi.

Di riflesso questa opzione potrebbe limitare la libertà di espressione degli utenti come per esempio nel caso in cui gli stessi carichino online parodie, citazioni, rielaborazioni, meme e prodotti artistici basati su opere tutelate dal diritto d’autore.

Con l’approvazione odierna il Parlamento europeo apre la strada ai negoziati tra istituzioni europee e stati membri in seguito ai quali, qualora uno o più stati si oppongano al recepimento, potrebbe comunque non essere adottata.

Maggiori informazioni qui.

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Rinviata la riforma del copyright

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L’attesa per la pronuncia da parte del Parlamento europeo a Strasburgo in relazione alla proposta di direttiva per la riforma del copyright è finita.
Nessuna presa di posizione definitiva ma un rinvio che porterà ad un nuovo riesame del testo e ad una conseguente votazione durante la prossima sessione plenaria dell’Europarlamento a settembre.

La riforma del copyright è un argomento particolarmente delicato tanto che gli eurodeputati si sono divisi in due al voto: a favore 278, contrari 318 e 31 gli astenuti.

La difficoltà intrinseca nell’arrivare a sanare tale spaccatura con un testo che trovi l’accordo fra le parti è dovuta al fatto che, se la direttiva passasse nei termini in cui è stata già approvata dalla commissione affari legali, la libertà di internet potrebbe risultare significativamente limitata: al riguardo Wikipedia aveva indetto una protesta che aveva portato ad oscurare provvisoriamente le pagine del proprio sito.

La libertà di internet passa attraverso due articoli

In particolare gli articoli della riforma maggiormente contestati sono l’undicesimo e il tredicesimo.

L’undicesimo articolo prevede l’introduzione della cosiddetta Linktax, ossia il sostanziale obbligo di munirsi di una licenza preventiva rilasciata dal detentore dei diritti ogniqualvolta si linka una notizia.

Il tredicesimo articolo invece prevede l’obbligo, per i siti che ospitano materiale prodotto dagli utenti, di dotarsi di un sistema di filtraggio preventivo e automatico dei contenuti per impedire che vengano perpetrate eventuali violazioni dei diritti d’autore.

In particolare ciò significherebbe l’inversione dell’onere della prova: non è più il titolare del copyright a dover dimostrare il plagio ma chi pubblica i contenuti a dover verificare preventivamente ogni singolo contributo.

Questo ribaltamento avrebbe quindi una ricaduta alquanto problematica perché, di fatto, comporterebbe un maggiore controllo della rete.

Ci si aspetta che a settembre venga formulata una proposta in linea con lo spirito della rete.

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