Bitcoin, continuano le forti oscillazioni

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La criptovaluta più famosa degli ultimi mesi, forte di un passaparola inarrestabile dovuto alle sue frequenti oscillazioni, non ferma l’altalena a cui ha abituato i suoi possessori negli ultimi giorni.

Finito sotto quota 11 mila dollari con una perdita di circa il 40% del proprio valore pari a 121 miliardi di dollari di valore di mercato, la valuta elettronica è risalita nuovamente attestandosi sopra quota 14 mila dollari.

Le pressioni ribassiste delle ultime ore sembrano esser state favorite da un attacco hacker a una piattaforma che tratta la criptovaluta in Corea del Sud nei giorni scorsi in associazione ad un’indagine interna da parte dell’americana Coindesk.

Bitcoin: una bolla annunciata?

In questo scenario di grande incertezza Morgan Stanley ha espresso la sua posizione sul valore della criptovaluta che sarebbe addirittura zero a causa della sua natura: una moneta che non esiste, volatile, intangibile, invisibile, indefinibile e in grado di essere prodotta con i computer, creata da un programmatore senza nome e senza identità.

Proprio l’incertezza su questi aspetti dimostrerebbe che in realtà il vero valore della moneta risieda semplicemente nella febbre dei risparmiatori che vogliono speculare per ottenere un facile guadagno anche se, come accade spesso in questi frangenti, le pessime sorprese sono dietro l’angolo.

Per comprendere di più sui Bitcoin, Wikipedia è un buon punto di partenza.

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Bitcoin, continua la volatilità della criptovaluta

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Continua senza sosta la volatilità dei Bitcoin.

La criptovaluta, che aveva toccato nuovi record a un passo da quota 7.900 dollari, in pochi giorni è crollata di oltre 2.000 dollari attestandosi attorno a quota 5.700: si tratta di un’oscillazione di oltre il 25% nell’arco del week end.

Le cause di una caduta così verticale sono da rinvenire nella cancellazione dell’atteso aggiornamento di un software che avrebbe portato a una divisione della criptovaluta e che ha fatto emergere preoccupazioni sulla sua tenuta.

Noto come Segwit2x, l’upgrade cancellato avrebbe aumentato la capacità dei singoli blocchi della blockchain consentendo alla criptovaluta di diventare un sistema di transazione più rapido ed efficiente dando origine ad una criptovaluta alternativa.

Se si fosse arrivati alla scissione i possessori di Bitcoin si sarebbero trovati una corrispondente quantità della nuova valuta in portafoglio e questo aveva contribuito ad incrementare le quotazioni dell’ultimo periodo.
Il mancato aggiornamento ha portato delusione negli investitori che hanno liquidato le posizioni per correre verso la piattaforma alternativa di Bitcoin cash: da qui la caduta di Bitcoin di queste ore.

Un sistema che cresce, nonostante la volatilità

Nonostante il ribasso, Bitcoin continua a crescere con un tasso di oltre il 500% rispetto ad inizio 2017 e una capitalizzazione di mercato di circa 100 miliardi di dollari.
L’Esma, ossia l’Autorità europea per la supervisione degli strumenti finanziari e dei mercati, tuttavia continua a mettere in guardia i risparmiatori sui rischi bolla legati al fenomeno.

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Bitcoin, in Italia possibile l’uso per compravendite immobiliari

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L’Italia innova nel settore delle compravendite immobiliari e apre alla rete Bitcoin.

Si tratta sicuramente di una grossa novità per il mercato immobiliare e, in generale, per la penetrazione delle criptovalute nelle transazioni quotidiane: stupisce che sia l’Italia il primo Paese al mondo a dispetto di Stati Uniti, Israele, Gran Bretagna o Emirati Arabi Uniti dove l’attenzione per la tecnologia ha sicuramente una storia più importante.

Bitcoin usabili in compravendite immobiliari grazie all’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate italiana è una delle poche in Europa a riconoscere la criptovaluta grazie ad una risoluzione del settembre scorso, che ha sostanzialmente riconosciuto i bitcoin come una valuta straniera, rendendo quindi possibile utilizzarla in un atto notarile.

La prima società del settore immobiliare a impiegare i Bitcoin nelle transazioni immobiliari è il Gruppo Barletta per degli appartamenti di un edificio riqualificato nel quartiere San Lorenzo a Roma.

Non solo, affinché l’uso dei Bitcoin sia incentivato, l’immobiliare ha deciso di accollarsi le spese d’agenzia e notarili inerenti alla compravendita da parte dell’acquirente che utilizzerà la criptovaluta come metodo di pagamento.

Chiunque sia quindi interessato potrà utilizzare il proprio portafoglio in Bitcoin, se in suo possesso, altrimenti provvedere alla conversione degli Euro prima di effettuare la compravendita immobiliare e beneficiare di una riduzione compresa fra i 15mila e i 45mila euro per appartamento a seconda della metratura dell’immobile preferito.

Per l’acquisto di appartamenti la società si appoggerà a Coinbase, una piattaforma dedicata alla compravendita di Bitcoin, che consente di collegare la valuta al soggetto che la possiede.

L’iniziativa è sicuramente di primario interesse perché si aggiunge alle numerose attività per sdoganare l’uso delle criptomonete in diversi ambiti che non siano quelli delle speculazioni valutarie: anche Legambiente del resto ha deciso di raccogliere donazioni tramite bitcoin.

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Le grandi banche unite per una nuova criptovaluta

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Una nuova criptovaluta che utilizzi la tecnologia blockchain come base su cui effettuare transazioni finanziarie: è questa l’idea attorno a cui Ubs, Deutsche Bank, Santander, Bny Mellon e il broker britannico Icap hanno iniziato a lavorare per lanciarla sul mercato entro il 2018.

Utility Settlement Coin: la nuova criptovaluta

Il nome della nuova criptovaluta dovrebbe essere Utility Settlement Coin (USC) e sfrutterà l’architettura di blockchain, la tecnologia su cui si basa la circolazione della moneta virtuale Bitcoin.

Blockchain: un protocollo sicuro e inespugnabile

La tecnologia di blockchain permette alle criptovalute di esser scambiate e ogni transazione viene validata da una rete di nodi che ne garantiscono la correttezza e ne possono mantenere l’anonimato senza che esista un sistema centrale a comandare la struttura.

Il vantaggio significativo di questa tipologia di moneta risiede nell’abbattimento del costo della gestione delle transazioni tra banche che, attualmente, è stimato fino a 80 miliardi di dollari l’anno.
Inoltre, sarebbero automaticamente ridotti i tempi necessari a chiudere gli scambi di titoli, evitando l’attesa per il passaggio di denaro, e i costi dei servizi di compensazione e di post-trading sarebbero eliminati.

La nuova moneta, contrariamente all’emissione pubblica che caratterizza il Bitcoin, sarà collegata direttamente alle riserve delle banche centrali e alle valute mondiali.

Con l’avvento delle nuove tecnologie nel settore finanziario è quanto mai necessario per gli attori tradizionali adeguarsi all’innovazione anche consolidando partnership trasversali.
Il fintech, contrazione di finance e technology, consiste infatti nella fornitura di servizi e prodotti finanziari attraverso le nuove tecnologie per rendere i sistemi finanziari più efficienti: si tratta di un fenomeno esploso nell’ultimo biennio e richiede un veloce adeguamento da parte dei gruppi bancari presenti sul mercato perché comporta l’introduzione di innovazioni che forniscono agli utenti una più ampia facoltà di scelta in fatto di servizi bancari come testimoniato dal caso di Number26, l’innovativa banca tedesca.

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