La Commissione Internet arriva nelle scuole

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La Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet nasce come Commissione di studio focalizzata su Internet ed il suo ruolo non solo come media ma come dimensione essenziale per il presente e il futuro della società contemporanea in virtù delle sue caratteristiche che proiettano la rete ad essere un immenso spazio di libertà, di crescita, di scambio e di conoscenza.

Istituita il 28 luglio 2014, la Commissione è stata impegnata, con il coordinamento del Professor Stefano Rodotà, sui temi dell’’innovazione tecnologica e del suo impatto sulla società moderna.

Ha prodotto documenti importanti come la Carta dei diritti e dei doveri in Internet presentata nel luglio del 2015 e oggetto di una mozione approvata in Aula a novembre del medesimo anno.

La Commissione Internet arriva nelle scuole con un progetto di ascolto itinerante

Dal 23 marzo la Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet inizierà un progetto di ascolto bottom-top: punterà cioé ad ascoltare gli studenti delle scuole per meglio comprendere le esigenze delle nuove generazioni in relazione a Internet.

La Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet incontra i nativi digitali

L’attenzione al fenomeno della interazione fra i giovani e la rete è significativo anche in virtù di come comportamenti errati possano sfociare in problematiche serie quali quelle del cyberbullismo.

Il primo appuntamento è all’I.I.S. Amedeo Avogadro dalle ore 10 alle ore 13 con un intervento e successivo dibattito in cui gli studenti e i docenti dell’Istituto si confronteranno con l’Onorevole Antonio Palmieri, il Professor Juan Carlos de Martin, Codirettore del Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino e la giornalista Anna Masera.

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Cyberbullismo, nasce il Centro Nazionale Anti-Cyberbullismo

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Il fenomeno del cyberbullismo accompagna inevitabilmente la diffusione di internet.
In particolare modo per i giovani che stanno crescendo a contatto con le nuove tecnologie, il cyberbullismo è un pericolo reale nel quale possono cadere come vittime o, al contrario, senza un’adeguata educazione all’uso della rete ne possono essere gli artefici.

In questi ultimi mesi si stanno susseguendo le attività indicate come la campagna di sensibilizzazione indirizzata ai giovani Una vita da social, promossa dalla Polizia di Stato.

Sul tema c’è massima attenzione anche da parte della politica: il Senato ha approvato il disegno di legge contro il cyberbullismo.

Ma il fenomeno è osservato speciale anche da parte dell’Istituto Italiano per la Privacy che ha deciso di scendere in campo creando il CNAC, ossia il Centro Nazionale Anti-Cyberbullismo, grazie anche al supporto di Facebook.

Il Centro Nazionale Anti-Cyberbullismo è un’iniziativa soprattutto legale

Si tratta di un’iniziativa permanente per aiutare, principalmente dal punto di vista legale, le vittime di questo grave fenomeno e i loro parenti ma anche per fare prevenzione con guide legali e tramite la formazione degli operatori.

In attesa della nuova legge di contrasto al cyberbullismo ormai prossima all’approvazione, i progetto è stato presentato al Centro alla Camera dei Deputati durante una tavola rotonda tra istituzioni e stakeholder per la tutela dei dati personali dei minori alla luce del Regolamento Privacy Europeo.

Il CNAC dispone di il numero verde dedicato 800642377 e sta sondando eventuali collaborazioni con diversi progetti di taglio psico-sociale promossi da organizzazioni di tutela dei diritti dei bambini in Italia e in Europa.

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Parole Ostili, a Trieste nasce il decalogo contro l’hate speech

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Si è appena concluso a Trieste Parole O_stili, un appuntamento dedicato alla lotta dell’hate speech e all’uso consapevole della Rete.

L’hate speech, letteralmente incitamento all’odio è una categoria della giurisprudenza che indica un genere di parole e discorsi che hanno lo scopo di esprimere odio e intolleranza verso una persona o un gruppo (razziale, etnico, religioso, di genere o orientamento sessuale).

In tempi moderni, internet ha amplificato notevolmente il fenomento grazie alla notevole facilità nel condividere parole e pensieri fra persone che quotidianamente si confrontano attraverso forum e social network.

L’iniziativa, che ha coinvolto oltre 500 volti noti della rete nelle giornate del 17 e del 18 febbraio, ha l’obiettivo di far dialogare e confrontare professionisti e personalità di diversi settori a cui le modalità espressive su internet stanno particolarmente a cuore.

Diverse le personalità di primissimo piano che hanno partecipato, dal direttore del Tg di La7 Enrico Mentana alla presidente della Camera Laura Boldrini.

Parole Ostili: un manifesto per un uso consapevole della Rete

L’obiettivo è quello di creare un manifesto, firmabile da qualsiasi persona, che sensibilizzi i navigatori sulle problematiche dei comportamenti eticamente scorretti su internet per arginare e combattere le pratiche e i linguaggi negativi della Rete.

Le tematiche affrontante riguardano diversi ambiti di competenza: dai social media e le azioni disruptive di marketing che devono saper mantenere una linea coerente di rispetto delle idee e delle persone, al corretto modo di fare informazione online o ai dibattiti politici che dovrebbero essere scevri da insulti e turpiloquio.

E ancora bufale, disinformazione, bolle personalizzate e distorsioni prodotte da algoritmi e meccanismi di social network, motori di ricerca e dalla rete in genere.

Massima attenzione anche al cyberbullismo e ai giovani che, in qualità dei comunicatori di domani, stanno crescendo in una giungla digitale sempre più estrema.

L’evento è culminato nella stesura del manifesto, formato da 10 comandamenti selezionati da Parole O_stili dopo una lunga discussione online:

  1. Virtuale è reale. Dico o scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona.
  2. Si è ciò che si comunica. Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano.
  3. Le parole danno forma al pensiero. Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.
  4. Prima di parlare bisogna ascoltare. Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.
  5. Le parole sono un ponte. Scelgo le parole per comprendere farmi capire avvicinarmi agli altri.
  6. Le parole hanno conseguenze. So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi.
  7. Condividere è una responsabilità. Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi.
  8. Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare. Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare.
  9. Gli insulti non sono argomenti. Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi.
  10. Anche il silenzio comunica. Quando la scelta migliore è tacere, taccio.
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Safer Internet Day, la giornata dedicata all’uso consapevole di internet

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Oggi si celebra il Safer Internet Day, la giornata della sicurezza in Rete.

Si tratta di un progetto lanciato nel 2004 dall’Unione Europea e recepito dai Paesi membri: in oltre 100 città del mondo, comprese quelle italiane, si accendono i riflettori sulle vecchie e nuove insidie che i più giovani possono incontrare online.

Safer Internet Day: un aiuto per i giovani ma anche per i più grandi

Abbiamo già parlato ieri del tour promosso dalla Polizia di Stato nell’ambito della campagna Una vita da social.

Il Safer Internet Day polarizza l’attenzione sulle problematiche del cyberbullismo ma anche circa le buone pratiche da seguire per la gestione delle password online, del corretto uso dei social network o dei prinicipi per una navigazione sicura.

Dietro il progetto, coordinato dai Safer Internet Centre (SIC) dei singoli Paesi, ci sono INSAFE e INHOPE ossia due network internazionali supportati dalla Commissione Europea e attivi nel campo della sicurezza online.

In Italia il coordinamento del SIC è stato affidato a Generazioni Connesse, un consorzio per la tutela dell’avvenire di bambini, adolescenti e ragazzi che raccoglie il Ministero dell’Istruzione, quelli dell’Interno e delle Comunicazioni, la Polizia Postale, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Skuola.net, Save the Children Italia, Telefono Azzurro, Università degli Studi di Firenze, Università degli studi di Roma “La Sapienza”, la Cooperativa E.D.I., il Movimento Difesa del Cittadino e l’agenzia di stampa Dire.

Sul sito di Generazioni Connesse c’è anche un vademecum per i principi operativi del buon uso di internet da parte dei più giovani.

Sempre oggi inoltre, il Miur celebrerà la “Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo”, la prima giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola.

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Una vita da social, contro il cyberbullismo si parte dai giovani

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Presso Ufficio relazioni Esterne del dipartimento di Pubblica sicurezza, Via Agostino De Pretis 95 a Roma, è in corso la presentazione del progetto Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro.

Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro

Il programma si inserisce nella campagna itinerante Una Vita da Social lanciata da Polizia di Stato quattro anni fa e riproposta annualmente in virtù del suo successo.

Proprio ieri da Piazza Montecitorio è stata avviata la 4^ edizione della campagna itinerante Una Vita da Social che punta all’educazione e prevenzione per un uso consapevole della Rete supportata da uno speciale camion della Polizia postale e delle comunicazioni che toccherà molte città italiane; sono 45 le tappe previste.

Attualmente è stato allestito in piazza Montecitorio un autobus brandizzato a bordo del quale sono presenti esperti della Polizia Postale pronti ad accogliere studenti e professori per discutere insieme sul tema del cyberbullismo.

Durante la conferenza stampa sono stati inoltre presentati i primi risultati dell’indagine sul cyberbullismo condotta dall’Università La Sapienza di Roma insieme a quelli della Polizia di Stato sulla repressione del fenomeno.

Il 40% dei ragazzi trascorre on line più di 5 ore al giorno: l’11% di ragazze e ragazzi dichiara di approvare insulti rivolti a personaggi famosi in virtù di una più generale libertà di esprimere ciò che si pensa mentre al 13% è capitato di insultare in prima persona via web i cosiddetti VIP.

Del campione analizzato, il 14% ha dichiarato di non controllare mai se una notizia sia vera o falsa: questo comportamento espone gli utenti ad essere facilmente preda di titoli sensazionalistici e bufale che possono fomentare reazioni istintive che scadono in comportamenti sbagliati.

Tutto questo succede perché lo schermo facilita alcuni comportamenti che nella vita reale non sarebbero così frequenti e che si caratterizzano spesso per insulti e maleducazione spesso giustificati dagli utenti come un modo, più o meno colorito, di esprimere la propria opinione.

Di fatto il mondo virtuale dona all’utente un senso di superiorità che sfocia in un vero e proprio hate speech.

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Cyberbullismo, il Senato approva il disegno di legge

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Il cyberbullismo, ossia un fenomeno online che riguarda modalità di attacco offensivo e sistematico ai danni delle persone, è in aumento.

In Italia, nel 2016 le segnalazioni sono cresciute dell’8 per cento, nonostante l’attenzione dei media al riguardo sia sempre più alta negli ultimi anni come anche siano cresciute le iniziative di sensibilizzazione.

Basti pensare che nella Casa Pediatrica Fatebenefratelli-Sacco sono stati curati quasi un migliaio di pazienti per il disagio adolescenziale collegato a Internet e, fra questi, il 35% è dovuto al cyberbullismo.

Questo fenomeno generalmente molto sottovalutato aveva indotto la Camera ad approvare, a fine 2016, una legge ad hoc sperando di ottenere qualche effetto senza però riuscirvi.

Tuttavia, anche in considerazione dei pressoché nulli progressi in materia, è degli scorsi giorni l’approvazione, da parte del Senato, del nuovo decreto di legge, basato sui principi di educazione e prevenzione che determina una normativa chiara sul tema.

Rispetto alla versione votata alla Camera, la Commissione Affari Costituzionali ha rivisto il testo normativo ridefinendo il cyberbullismo come:

“qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”

Inoltre la legge torna ad essere specificatamente tarata sui minorenni rivolgendosi infatti a:

“ciascun minore ultraquattordicenne, nonché ciascun genitore o soggetto esercente la responsabilità del minore […]”

In caso di riconosciuto reato il questore potrà comminare ammonimenti rivolti ai minori e ai genitori degli stessi, salvo per i casi in cui è stata depositata denuncia/querela ma cercando di salvaguardare i minorenni dall’ambito penale, puntando sulla rieducazione.

Il MIUR avrà un ruolo primario nella lotta al cyberbullismo

Il testo di legge è ora atteso alla Camera per l’approvazione definitiva ma dovrebbe trattarsi di una formalità: una volta avvenuto ciò, verrà istituito un tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri che vedrà impegnato come protagonista il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con il compito di definire un piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo coinvolgendo i servizi socio-educativi presenti sul territorio e le scuole.

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L’educazione digitale nasce dal buon senso

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Come Associazione per la promozione del digitale Smart Nation si batte, fra le altre cose, per promuovere un utilizzo corretto e consapevole di internet.
I recenti casi di cronaca legati a fenomeni di cyberbullismo, come ad esempio le tragiche vicende di Tiziana Cantone, costringe tutti all’ennesima profonda riflessione su come ormai il fenomeno internet non sia elitario ma in grado di condizionare pesantemente la vita dell’individuo tanto online quanto offline.

Purtroppo però questi eventi sembrano non essere mai sufficienti.
Basti ricordare il dramma di Carolina Picchio o le migliaia di situazioni in cui un’affermazione impropria sulla rete si è trasformata in un boomerang.
Il tweet di Justine Sacco ad esempio, la responsabile della comunicazione di una grossa azienda statunitense che subì il licenziamento per un’affermazione razzista che probabilmente, per quanto esecrabile, all’interno della propria casa non avrebbe cagionato una shitstorm (ossia un attacco di massa) di proporzioni planetarie.

Vi sono poi i casi in cui è la rete stessa a sollevarsi spontaneamente contro un’azione spregevole condotta nella vita reale: ne è un caso scuola il fotomontaggio realizzato dalle gemelle Cappa di Garlasco che ha originato Agorà vs Gemelle K una shitstorm da parte della rete (e in particolare di un celebre forum di netgaming).

O al contrario può essere un influencer, ossia una persona molto nota in virtù della propria attività su internet (solitamente collegata ad opinioni o contenuti audio/video particolarmente accattivanti), a sollevare la rete grazie ai relativi follower.
Ne è un esempio l’attività recente di Selvaggia Lucarelli che è scesa in guerra per cyberbullare il cyberbullo.

Comportamento ineccepibile secondo le logiche del Codice di Hammurabi e della Legge del taglione ma, per sua stessa natura, altrettanto incivile.

I rischi di sottostimare internet

Tutte queste situazioni hanno in comune il fatto che si sottostima pesantemente l’impatto di internet.
Non è infatti il salotto di casa vostra, ma una piazza molto affollata: una vita parallela a quella reale, con le proprie regole che occorre conoscere, ma soprattutto che può amplificare il potenziale delle persone, tanto quello positivo quanto quello negativo.

Inoltre questo ambiente virtuale in realtà non dimentica, mai.
Ciò che scrivete e i contenuti pubblicati online, siano essi immagini, audio o video, sono destinati a permanere e risultano praticamente incancellabili a prescindere dalle ordinanze dei tribunali.
Se infatti suscitano una forma di interesse possono essere conservati da qualcuno e tenderanno ad essere distribuiti, condivisi o provvisoriamente sepolti in una dark internet che comunque ai più smalizati è accessibile.

E nemmeno pubblicare un contenuto e cancellarlo subito dopo (ad esempio perché ritenete che sia inappropriato) vi salva dal rischio che qualcuno sia riuscito, nel frattempo, ad effettuare uno screenshot e quindi averlo salvato per un’eventuale successiva condivisione.

Piccole regole per un uso più corretto e consapevole della rete

Alla luce di queste considerazioni, per iniziare ad usare la rete in modo più corretto e consapevole, vi suggeriamo alcuni accorgimenti.

Pensare: prima di pubblicare qualsiasi cosa chiedersi se ne vale davvero la pena e quali potrebbero essere le conseguenze.

Buon senso: il lento adagio “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te” è uno dei migliori consigli per stabilire ciò che non è il caso di fare su un luogo partecipato da altre persone.

Identità: pubblicare contenuti facilmente riconducibili alla propria identità reale ne può rafforzare il messaggio ma può comportare dei rischi in relazione alle proprie azioni e dichiarazioni. Potete ricorrere ad un nickname che rappresenta un’identità fittizia per ridurre l’esposizione personale.

Privacy: in subordine al punto precedente, dovreste sempre prestare attenzione alle impostazioni di privacy dei contenitori che utilizzate per pubblicare le vostre affermazioni in modo da restringere la cerchia di pubblico a cui volete rivolgervi.

Educazione: il rispetto altrui è uno dei requisiti nella vita comunitaria.

Netiquette: esiste una netiquette ovvero una serie di regole circa il buon uso di internet che tutti dovrebbero rispettare.
Sono le stesse per cui, ad esempio, SCRIVERE IN MAIUSCOLO significa “urlare” e, quindi, va evitato: cosa aspettate a leggerla?

Insomma, prestate alle vostre azioni su internet la stessa attenzione che prestate alla vita non digitale.

Il presente post è stato scritto da Federico Fratta, Presidente dell’Associazione Smart Nation.

Aggiornamento

Il nostro articolo è stato ripreso anche dal quotidiano Il Giorno.

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