Cybersquatting, il fenomeno cresce e coinvolge anche i social network

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Il fenomeno del cybersquatting è antico e risale al periodo in cui si è diffusa la possibilità di registrare commercialmente i domini internet.

Il cybersquatting infatti è un comportamento lesivo di portatori di interessi verso determinati domini che si concretizza nella registrazione preventiva di domini internet che utilizzano illecitamente il marchio detenuto da un altro soggetto violandone i diritti sulla proprietà intellettuale.

Ad esempio registrare il dominio iphone.com prima che Apple potesse occuparlo.

Famoso è il caso di Rick Schwartz che ha registrato circa 3mila nomi di siti internet estremamente comuni per poi rivenderli a coloro che avrebbero potuto avere un interesse ad esserne assegnatari: fra questi il dominio porno.com, acquistato nel 1997 per 42mila dollari e venduto 8 anni dopo per 8 milioni di dollari.

Secondo l’ultimo report della WIPO, l’organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, i casi di cybersquatting sono in continuo aumento: nel 2016 si è registrato un incremento del 10% rispetto all’anno precedente con azioni che hanno riguardato aziende molto famose come Philip Morris, AB Electrolux, Hugo Boss, Lego, Michelin e Intesa Sanpaolo.

Cybersquatting: non solo domini ma anche social network

Ad oggi però, con la progressiva crescita dell’importanza strategica dei social network, il fenomeno del cybersquatting ha trovato la sua naturale evoluzione nell’occupazione abusiva dei nomi di pagine sociali e profili riconducibili a realtà molto affermate oppure alla creazione di pagine e profili fasulli la cui esistenza o il cui comportamento lede l’azienda a cui sono riconducibili e che in realtà non ha alcuna connessione.

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