World Backup Day, l’importanza di proteggere i propri dati

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Nel mondo, ogni minuto vengono persi 113 telefoni: un dato importante ma non altrettanto significativo se non si considera che all’interno dei moderni smartphone c’è ormai l’omologo digitale della nostra vita fatta di ricordi e informazioni spesso importantissime di natura finanziaria, sanitaria o comunque personale.

La cosa assume contorni ancora più rilevanti se si pensa che il 30% degli utilizzatori di dispositivi elettronici non hanno mai fatto un backup, ossia una copia di sicurezza: la perdita di questi smartphone quindi comporta una perdita irreversibile della memoria digitale del proprio vissuto e del patrimonio informativo.

Quale sarebbe infatti la nostra reazione se perdessimo improvvisamente le foto di famiglia o importanti ricordi che siamo solito affidare alla tecnologia per la loro conservazione?

Eppure, realizzare una copia di sicurezza è ormai un’attività piuttosto veloce e poco dispendiosa: per quale motivo quindi ancora così tanti utilizzatori non ha l’abitudine di effettuarla?

Per ricordare l’importanza di questa attività, ogni anno il 31 marzo, si celebra il World Backup Day: si tratta della giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione dell’importanza di effettuare con regolarità questa operazione che va eseguita su un disco esterno o su una piattaforma virtuale come uno dei numerosi servizi in cloud esistenti.

L’importanza di avere a disposizione una copia di sicurezza dei propri dati infatti mette al sicuro da tutti gli eventi critici che possono compromettere i nostri dati come per esempio gli attacchi informatici come quelli realizzati tramite ransomware, un virus che sequestra i dati e chiede un riscatto.

Per maggiori informazioni è disponibile una FAQ sul sito ufficiale.

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Dati e cloud: cambia la regolamentazione in Europa

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La crescita dell’uso di soluzioni cloud per conservare i dati aumenta a ritmi vertiginosi: le connessioni sempre più veloci infatti permettono di salvare i propri contenuti online con una facilità paragonabile al salvataggio su dispositivi casalinghi come hard disk e unità esterne di salvataggio dati.
La diretta conseguenza di questa evoluzione è quindi stata il progressivo aumento di attenzione per le metodologie di conservazione e, più specificatamente, per le garanzie sui dati conservati digitalmente.

Il codice di condotta del cloud e la privacy

A tale riguardo, per tutti i server basati all’interno della Ue, è stato quindi proposto il primo codice di condotta del cloud per la protezione dei dati.
Rispetto alle politiche relative alla protezione dei dati su server basati per esempio in Asia o negli Usa, la tutela della privacy è molto maggiore.

L’iniziativa è stata fortemente voluta da un consistente gruppo di fornitori di servizi per i dati che operano in Europa riuniti nel Cispe (Cloud Infrastructure Services Providers in Europe), di cui ne fa parte l’italiano Aruba.

I provider confluiti nel Cispe infatti, adeguandosi in anticipo alle regole Ue, nel rispetto del codice di condotta del cloud non potranno utilizzare i dati conservati sui loro server europei per altri fini, da studi di mercato a marketing: niente più rischi di data mining e di profiling o rivendita a terzi.

In verità, poiché le normative italiane sono già stringenti in materia di privacy, si può dire che con questa iniziativa i fornitori europei si armonizzano fra loro adeguandosi ad un profilo nettamente più vantaggioso per il consumatore che ne vedrà rafforzate le tutele.

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