In calo il numero di persone che leggono notizie online

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Informarsi online non è una delle attività preminenti per gli italiani: rispetto agli abitanti degli altri Paesei in area Ue infatti, la lettura delle notizie su internet rappresenta un’attività del tutto marginale per i nostri concittadini tanto da essere al 28esimo posto nella classifica globale europea che ordina gli Stati membri in base all’utilizzo di internet allo scopo di informazione.

Non solo, rispetto all’anno scorso si è registrata una flessione del 4%: si tratta di un dato preoccupante che emerge dai dati ricavati dal rapporto annuale della Commissione europea che misura l’indice di sviluppo digitale, ossia il DESI, di cui abbiamo parlato ieri.

Paywall come inibitori dell’informazione online

Secondo lo studio della Commissione europea, il fenomeno della flessione nell’uso di sorgenti informative online da parte degli italiani è strettamente correlata alla crescita del tasso di adozione dei paywall da parte degli editori online.

I quotidiani online infatti, per fronteggiare la crisi con cui si sono dovuti confrontare, hanno scelto in diversi casi di rendere una parte anche significativa di contenuti accessibili ai solo utenti paganti.

Questa scelta potrebbe aver fatto crescere il tasso di disaffezione dei lettori e quindi impattato nelle statistiche europee.

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DESI 2018, l’Italia è ancora indietro nel digitale

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Il digitale in Italia versa in una sostanziale stagnazione, questo lo scenario descritto dai nuovi dati del DESI 2018, l’indice digitale europeo che classifica l’Italia al 25esimo posto su 28 nella classifica degli Stati membri dell’Unione.

Per il quarto anno consecutivo l’Italia non si muove e resta fanalino di coda in Europa, nonostante il grande impegno per migliorare la situazione in cui versa il digitale nel nostro Paese.

A parte un segnale positivo relativo alla copertura della banda larga veloce che passa dal 23esimo posto del 2016 al 13esimo posto del 2017 grazie soprattutto al BUL, il piano strategico per la banda ultra larga, e ai progressi dovuti alla progressiva digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, rimane ancora complessivamente fermo lo stato di avanzamento nella classifica globale che rimane di fatto invariata rispetto al 2015, anno in cui è stato creato il DESI.

DESI 2018, il vero problema sono le competenze digitali

Come negli altri anni e coerentemente con l’aumento dell’età media della popolazione, la vera problematica della digitalizzazione in Italia è collegata all’assenza di competenze digitali nella maggior parte della popolazione.

Nonostante le attività di facilitazione digitale messe in campo dal Governo, senza un supporto che prenda per mano i senior e la parte di popolazione resistente alla tecnologia, diventa difficile migliorare il grado di penetrazione delle competenze digitali che si riflette, inevitabilmente, su tutti gli altri settori, ovvero banda larga mobile, utenti Internet, servizi online, e-commerce ed e-government.

Stando alla classifica del DESI 2018, il grado di e-skill peggiora globalmente retrocedendo dal 24esimo dello scorso anno al 25esimo posto con un tasso di utenti internet inferiore alla media europea (69% contro l’81%): in calo i lettori di giornali online e fanalino di coda su shopping online, servizi bancari, videochiamate e social network.

Anche a livello di connettività, nonostante i miglioramenti nella diffusione della banda ultra larga, l’Italia si posiziona al 26esimo posto in Ue, in retrocessione di una posizione rispetto all’anno scorso: ci si auspica che con l’arrivo di Open Fiber qualcosa possa cambiare ma le tempistiche richieste per cablare il Paese sono ancora troppo elevate.

Qui il report completo in italiano.

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