In Friuli Venezia Giulia nasce un innovativo programma industriale

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Il Friuli Venezia Giulia si candida ad essere il laboratorio di eccellenza per l’innovazione in ambito industriale a livello nazionale.

Grazie ad un’intesa fra il polo tecnologico Area Science Park, la Regione Friuli Venezia Giulia, il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) e il Ministero dello Sviluppo economico (MiSE) infatti ha preso il via il progetto Argo.

Argo è sostanzialmente un innovativo programma industriale basato sull’innovazione di processi e prodotti in grado di aumentare la produttività economica e generare nuovi posti di lavoro, attraverso l’interazione tra ricerca e industria.

Supportato da circa 9 milion di euro di risorse finanziarie per il triennio 2018-2021, Argo rappresenta un progetto pilota che verrà scalato a livello multi-regionale, nazionale e internazionale.

Argo, una struttura hub&spoke

La struttura di Argo è basata sul modello hub&spoke e interessa quattro grandi asset: in primo luogo la creazione del Porto dell’Innovazione industriale presso il Porto di Trieste, una vera e propria zona industriale sperimentale atta ad attrarre investimenti ad alta tecnologia grazie alla logistica portuale, alla ricerca avanzata e ai punti franchi.

In secondo luogo l’attivazione di un polo di attrazione di startup innovative con specifico riferimento alla trasformazione digitale nell’ambito del piano Industria 4.0.

Segue la volontà di creare una piattaforma digitale nazionale per le imprese con un’offerta variegata di servizi e infrastrutture riguardanti Big data Integration&Analysis, Internet of Things, Advanced Manufacturing Solutions e Data Optimization & Simulation.

Infine la realizzazione di appositi canali di convergenza fra centri produttivi e ricerca con l’applicazione del modello degli Open Lab.

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MEET, il primo centro internazionale per la cultura digitale

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Si chiama MEET e già il nome porta in dote la radice dell’incontro: si tratta del primo centro internazionale per la cultura digitale presentato oggi a Milano grazie ad una sinergia fra Meet The Media Guru, Comune di Milano e Fondazione Cariplo.

Meet è uno spazio, presso la sede dell’ex Spazio Oberdan, dedicato al digitale e all’innovazione con un approccio molto particolare: si approfondiranno gli aspetti della human digital transformation, ovvero della trasformazione digitale in cui, però, l’uomo sia sempre al centro del cambiamento della società.

Il luogo che ospita MEET è considerevole con i suoi 1.200 metri quadrati dedicati, oltre che al digitale, anche alla cultura, all’arte, al pensiero creativo: lo spazio continuerà a ospitare la Fondazione Cineteca Italiana con cui MEET svilupperà un piano di iniziative coordinate.

Per raggiungere l’obiettivo di ridurre il digital divide sono state strette numerose collaborazioni in diversi Paesi e con differenti attori in modo da assicurare l’opportuna contaminazione che possa dare luogo ad interessanti ricadute per la società e il territorio: MEET si candida ad essere un laboratorio creativo aperto ai milanesi e a tutti coloro che, in Italia e nel mondo, condividono l’idea che il digital divide si frutto di un problema culturale e non squisitamente tecnologico.

Non solo uno spazio fisico per MEET

MEET avrà anche una presenza virtuale, in rete, grazie al contenitore rinnovato di meetthemediaguru.org creato secondo logiche immersive di data visualization che consentono di navigare nel vasto patrimonio artistico e culturale dei materiali prodotti dal 2005 ad oggi.

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Palermo aderisce a SPID

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Palermo è l’ennesima città di grandi dimensioni che abbraccia SPID: il Sistema Pubblico di Identità Digitale è stato presentato alla città in seguito al lavoro di implementazione svolto dal Servizio Innovazione, dall’Area Servizi alla Città e dalla Società Partecipata Sispi S.p.A..

Il servizio permette a tutti i cittadini in possesso delle credenziali SPID di poter effettuare l’accesso sul sito del Comune di Palermo potendo così utilizzare i servizi digitali erogati dalla PA.

L’attivazione effettiva della piattaforma segue l’adesione effettuata il 26 luglio 2017 tramite la convenzione con AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale.

I mesi trascorsi sono serviti ai responsabili dei sistemi informativi del Comune per applicare le regole tecniche imposte da AgID al fine di consentire il pieno utilizzo, da parte dei cittadini, di tutti i servizi digitali erogati dal Comune che già presenta la possibilità di pagare elettronicamente la TARI e le sanzioni per le violazioni al Codice della Strada.

Tali opportunità sono garantite dal pieno funzionamento del circuito PagoPA.

SPID e PagoPA in vista dell’ANPR

I lavori in corso per dotare il Comune di Palermo di un’infrastruttura digitale non si concludono con la piena operatività di SPID e PagoPA.
Entro il 2018 il Comune si è prefissato la migrazione dei servizi anagrafici alla nuova ANPR, l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, in modo che il processo di implementazione dell’Agenda Digitale del Comune di Palermo sia allineato e ottemperante il Piano Triennale dell’Informatica per la Pubblica Amministrazione a cui tutte le PA nazionali sono tenute ad adeguarsi.

Maggiori informazioni qui.

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PA digitale, con l’accordo Stato-Regioni si definisce una governance chiara

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C’è l’accordo Stato-Regioni per la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione: per la prima volta l’Italia ha un chiaro programma attuativo circa le attività da effettuare nelle strutture amministrative pubbliche prossime al cittadino.

Si tratta di un passaggio fondamentale per la spesa digitale pubblica indirizzata dal piano triennale approvato negli scorsi mesi che prevede circa 6 miliardi di euro di investimenti.
Il programma di digitalizzazione dell’Italia è ambizioso ma è anche molto indietro rispetto alle aspettative: dal miglioramento della sanità attraverso l’uso del digitale alla possibilità di interagire completamente con la PA via internet senza bisogno di fare file o prendere appuntamenti.

Le difficoltà maggiori, come rilevato anche dalle stime Eurostat 2017 sui ritardi digitali dell’Italia, sono concentrati soprattutto nella mancanza di governance ossia l’assenza di un ruolo chiaro di comando e di assunzione di responsabilità.

Le Regioni, sulla carta informalmente incaricate di guidare i Comuni ad adottare i servizi digitali, non sono state mai effettivamente incaricate nel governare il percorso; questo fino ad oggi, con l’accordo Stato-Regioni per la prima volta viene ufficializzato il ruolo delle Regioni , stabilendo un’indicazione esatta di quello che si andrà a realizzare sui diversi territori per attuare il piano triennale.

Un modello di condotta già utilizzato

Il modello di accordo ricalca quello fra Stato-Regioni per il piano BUL (Banda Ultra Larga) che ha visto investimenti pubblici da 3 miliardi di euro nelle zone a fallimento di mercato.
L’accordo permette di creare un perimetro chiaro sulla strategia di crescita digitale Governo-Regioni, un indirizzo comune delle Regioni che troverà una sua declinazione e definizione di dettaglio negli accordi che le stesse effettueranno con le PA locali.

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In Calabria la gestione degli atti amministrativi diventa digitale

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La Regione Calabria ha presentato la piattaforma digitale per la gestione totalmente informatica degli atti amministrativi.

Una rivoluzione che parte oggi 2 gennaio e che coinvolge l’organizzazione dell’amministrazione regionale in relazione al suo rapporto con i cittadini e le imprese.

Poter proporre dei procedimenti amministrativi interamente digitali contribuisce a rendere più trasparente e tracciabile l’andamento di ogni atto amministrativo, permettendo al tempo stesso di poter esercitare un controllo diretto da parte della comunità e, al contempo, accelerare le pratiche che non potranno più essere misteriosamente fermate dalla burocrazia dal momento che ogni punto della filiera sarà monitorabile.

Il digitale come strumento per rivoluzionare la PA

Il digitale richiama il rispetto della legalità, della trasparenza e dei diritti dei cittadini in una Regione che purtroppo ha avuto casi di cattiva gestione ma che vuole ora rivedere completamente.

Il passaggio dal vecchio al nuovo sistema è stato effettuato oggi informando tutti i dipendenti dell’Ente coinvolti che però erano già stati preparati e formati all’uso dei nuovi sistemi in armonia con le logiche di dematerializzazione e semplificazione amministrativa degli uffici della Regione che comporteranno, a regime, a velocizzare le relazioni interne agli uffici, a ridurre i tempi e i costi di gestione delle pratiche nel pieno rispetto della privacy.

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SPID cresce fra i cittadini ma frena fra le Pubbliche Amministrazioni

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A quasi un anno e mezzo dal lancio di SPID, l’identità digitale sta convincendo i cittadini ma trova forti resistenze nelle Pubbliche Amministrazioni.

SPID è senza dubbio un’innovazione strategica per il rilancio del Paese: è infatti la chiave di accesso per interagire con la regione, il comune, l’azienda sanitaria, il fisco, la scuola, la previdenza e svariati altri servizi necessari ai cittadini.

Poco più di due milioni di italiani ne sono in possesso anche in virtù del fatto che procurarsi le credenziali SPID è abbastanza veloce e, per ora, gratuito.

La PA fa difficoltà ad adeguarsi a SPID

Il problema però sembra essere concentrato sulla Pubblica Amministrazione che non è veloce quanto dovrebbe nell’adottare SPID e renderlo funzionante sui propri sistemi.

Alcuni esempi: SPID non può essere attualmente utilizzato sul sito del Ministero dell’Interno per prenotare un appuntamento presso il comune di residenza e ottenere la Carta di Identità Elettronica (CIE).

Il sito dell’Agenzia delle Entrate ha avuto recentemente non poche difficoltà con l’autenticazione tramite SPID.

Il Comune di Roma, per permettere ai cittadini di ottenere la CIE, non considera l’uso di SPID e adotta un’applicazione fornita da privati.

In attesa del nuovo anno, ci si auspica che il percorso di diffusione di SPID sia progressivamente più veloce.

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Il Comune di Catania e TIM insieme per il futuro tecnologico della città

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Il Comune di Catania ha siglato un accordo con TIM per dare nuovo impulso allo sviluppo digitale del territorio con particolare riferimento alla possibilità di rendere Catania una smart city all’avanguardia e diventare così un riferimento per l’economia digitale regionale.

Si tratta di un’intesa che consolida ulteriormente il già prospero rapporto di TIM con la città che ospita anche il Joint Open Lab nato in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania e che si occupa di sperimentazioni relative all’Internet of Things (IoT), Smart AgriFood e Industria 4.0.

Sensoristica e applicazioni avanzate per Catania

Il ruolo di TIM sarà quello di partner per la realizzazione di sistemi evoluti come il monitoraggio e l’efficientamento dello spostamento dei cittadini e turisti grazie all’ottimizzazione della mobilità urbana.

Tra i principali servizi verrà implementato il sistema BaaS (Bus as a Sensor), un innovativo sensing node applicato ai mezzi di trasporto affinché sia possibile utilizzarli per raccogliere diverse tipologie di dati, come la qualità dell’aria, la posizione o l’affollamento del bus ma anche il grado di congestione del traffico o la situazione del manto stradale.

I bus diventeranno quindi delle macchine intelligenti al servizio della comunità
Oltre al sistema BaaS è prevista la realizzazione di una soluzione Smart Urban Garden che consente di dotare gli orti urbani e le aree verdi di un’intelligenza artificiale che permetta ai fruitori di interagire fra loro e con il territorio nell’ottica di creare un proprio orto 2.0 attraverso un assistente digitale.

Maggiori informazioni qui.

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Il Parco Archeologico di Pompei accelera sull’innovazione

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Il Parco Archeologico di Pompei è forse uno dei tesori culturali più importanti e celebri in Italia e, come tale, è il destinatario di molte attività per la sua corretta conservazione.

Fra queste c’è anche il ricorso alla tecnologia con il progetto pilota Smart@Pompei.

Si tratta di una serie di attività raccolte in un unico programma che ha come obiettivi il miglioramento della sicurezza generale, la possibilità di rendere più facile l’esperienza di visita da parte dei disabili ma soprattutto l’aumento della partecipazione da parte della comunità locale affinché migliori la percezione dell’importanza di essere i custodi di uno dei patrimoni dell’umanità.

Tutto questo grazie ovviamente al massiccio ricorso all’innovazione.

L’impiego della tecnologia nel progetto Smart@Pompei è significativo: una speciale piattaforma intelligente basata sull’integrazione di sensoristica evoluta permetterà infatti di gestire la videosorveglianza, il controllo degli accessi, le soluzioni antintrusione ma anche il monitoraggio degli eventi idrogeologici e sismici che potrebbero mettere a rischio il sito archeologico.

L’infrastruttura si basa su una rete in fibra ottica e wireless progettata per fornire specifici punti di accesso che fungano anche da erogatori di servizi specialmente per le persone affette da disabilità.

Civitates, un programma di innovazione sociale

In affiancamento alle soluzioni altamente tecnologiche, nel progetto Smart@Pompei si può annoverare anche Civitates, un programma di innovazione sociale della durata di 6 mesi nei quali i partecipanti potranno cooperare per promuovere iniziative di turismo culturale stimolando la nascita di nuovi modelli di impresa.

Il primo esperimento di Civitates coinvolgerà un gruppo di giovani under 35 che proveranno, in un semestre, a promuovere un evento riguardante le Residenze Creative di musicisti dopo aver assimilato opportune competenze gestionali.

Nella giornata del 19 ottobre è previsto un workshop Pompei Resiliente AD 2030, Insight Session, dove verrà effettuato il punto della situazione.

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SUAP, crescono le pratiche online e i servizi digitali

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Le imprese in Italia stanno progressivamente dimostrando di avere recepito l’importanza del digitale.

Il portale impresainungiorno, ossia la versione digitale dello Sportello unico per le attività produttive, registra infatti un nuovo record di pratiche processate interamente online.

La piattaforma, gestita dai Comuni in collaborazione con le Camere di commercio, si era recentemente rafforzata grazie all’accordo fra ANCI e Unioncamere.

Secondo gli ultimi dati, tra febbraio e giugno 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016 sono aumentati del 38% gli adempimenti online svolti dagli imprenditori per l’avvio e l’esercizio d’impresa con una media di 34.737 pratiche.

In relazione al successo della piattaforma, InfoCamere, la società che si occupa per conto di Unioncamere dello sviluppo delle soluzioni digitali per il sistema camerale, ha progettato un’app dedicata ai Sindaci grazie alla quale monitorare in tempo reale le dinamiche imprenditoriali nel proprio Comune.

L’app, sviluppata per smartphone e tablet, riepiloga i dati statistici, aggiornati su base mensile, sulle imprese attive e quelle cessate nel Comune di pertinenza ma anche le varie caratteristiche con la possibilità di filtrarle per natura giuridica e settore di appartenenza oltre a poterle confrontare, in termini evolutivi, con altre imprese analoghe presenti in altre regioni o con il contesto nazionale.

Uno strumento digitale indispensabile per gli imprenditori

Gli imprenditori, dalla loro parte, possono già ora interpellare il Smart NationSUAP, crescono le pratiche online e i servizi digitali

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A Borgomanero parte la sperimentazione di una classe interamente digitale

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Sta volgendo al termine il tempo di cartelle, zaini o il ricorso sistematico alla lavagna nella didattica: la scuola a Borgomanero cambia radicalmente e punta sull’innovazione.

Una sezione della scuola media inferiore del Collegio Don Bosco di Borgomanero infatti ha dato il via alla sperimentazione di una classe interamente digitale: gli studenti sono dotati di un pc portatile e le lezioni vengono condivise.

Proprio l’uso sistematico delle nuove tecnologie influenza l’adozione di una metodologia didattica che fa largo impiego di materie condivise in rete e soprattutto studiate in modo collaborativo.
Gli stessi insegnanti riescono ad utilizzare in modo più proficuo le mappe concettuali che gli alunni possono seguire sul video: proprio il largo ricorso alle mappe concettuali predomina sulle forme di apprendimento tradizionale.

La sperimentazione è il frutto di diversi micro esperimenti didattici, effettuati negli anni scorsi suddivisi su più classi, che hanno raccolto moltissimi consensi dagli alunni ma anche da parte dei genitori.

Il digitale come mezzo alternativo per la didattica

La didattica non rimpiazza però totalmente i sistemi tradizionali: si usano ancora libri e quaderni ma gli alunni devono essere necessariamente dotati di computer portatile in classe.

Grazie alla tecnologia infatti si può puntare sul cooperative learning, ossia l’apprendimento cooperativo, e sulle modalità della flipped classroom, ossia la classe capovolta.

Questa particolare opportunità didattica prevede, per esempio, che i compiti si facciano a scuola e non a casa mentre l’insegnante diventa il regista delle esperienze e dei laboratori che si effettuano in classe.

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