A Treviso arriva la CIE

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Anche i cittadini trevigiani entrano a far parte della cittadinanza che può fruire della CIE, ossia la carta d’identità elettronica.

Ufficialmente a partire dal 3 maggio anche il Comune di Treviso sarà parte della lista di città aderenti alle specifiche del Ministero dell’Interno in materia di erogazione dei documenti d’identità elettronici.

Realizzata in materiale plastico, ha le dimensioni di una carta di credito ed è dotata di avanzati sistemi di sicurezza che ne rendono difficile la contraffazione.

Oltre ad essere una versione più sicura e in grado di garantire maggiore tutela dei dati sensibili, il valore aggiunto del documento elettronico rispetto alla controparte cartacea è nella possibilità di agevolare alcune pratiche digitali e l’accesso a determinati servizi sul suolo nazionale e su quello europeo.

La CIE come documento polifunzionale

Inoltre nella CIE, che richiede l’acquisizione delle impronte digitali per i maggiori di 12 anni, è possibile dichiarare il proprio consenso alla donazione degli organi e dei tessuti nonché effettuare il riconoscimento per accedere ad alcuni servizi erogati dal Comune di Treviso.

La CIE non viene consegnata subito ma recapitata al domicilio indicato dal cittadino entro 6 giorni lavorativi.

Maggior informazioni nella sezione dedicata sul sito del Comune.

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In Calabria la gestione degli atti amministrativi diventa digitale

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La Regione Calabria ha presentato la piattaforma digitale per la gestione totalmente informatica degli atti amministrativi.

Una rivoluzione che parte oggi 2 gennaio e che coinvolge l’organizzazione dell’amministrazione regionale in relazione al suo rapporto con i cittadini e le imprese.

Poter proporre dei procedimenti amministrativi interamente digitali contribuisce a rendere più trasparente e tracciabile l’andamento di ogni atto amministrativo, permettendo al tempo stesso di poter esercitare un controllo diretto da parte della comunità e, al contempo, accelerare le pratiche che non potranno più essere misteriosamente fermate dalla burocrazia dal momento che ogni punto della filiera sarà monitorabile.

Il digitale come strumento per rivoluzionare la PA

Il digitale richiama il rispetto della legalità, della trasparenza e dei diritti dei cittadini in una Regione che purtroppo ha avuto casi di cattiva gestione ma che vuole ora rivedere completamente.

Il passaggio dal vecchio al nuovo sistema è stato effettuato oggi informando tutti i dipendenti dell’Ente coinvolti che però erano già stati preparati e formati all’uso dei nuovi sistemi in armonia con le logiche di dematerializzazione e semplificazione amministrativa degli uffici della Regione che comporteranno, a regime, a velocizzare le relazioni interne agli uffici, a ridurre i tempi e i costi di gestione delle pratiche nel pieno rispetto della privacy.

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Online la piattaforma Investor Visa for Italy

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Il Ministero dello Sviluppo Economico ha lanciato ufficialmente la piattaforma elettronica Investor Visa for Italy.

Si tratta di una profonda innovazione per permettere ai cittadini di Paesi non europei di effettuare investimenti o donazioni di grandi dimensioni in settori strategici per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia.

Investor Visa for Italy è un sistema bilingue (italiano e inglese) e con pochi clic permette di richiedere il nulla osta al visto d’ingresso per l’Italia della durata di due anni tramite una procedura interamente digitale e di semplice e facile utilizzo.

Investor Visa for Italy, una piattaforma innovativa

Il visto per investitori rappresenta un passaggio importantissimo nella strategia di incremento della competitività del Paese al fine di diventare un luogo veramente attrattivo per capitali, idee e talenti internazionali.

Rispetto alla via tradizionale, la piattaforma online presenta molti vantaggi: è interamente dematerializzata dato che si svolge totalmente online ed è prioritaria poiché impiega al massimo 30 giorni per l’approvazione del visto.

Inoltre, il processo è centralizzato dato che il Comitato Investor Visa for Italy è l’interlocutore unico per il candidato al visto.

Maggiori informazioni nel comunicato stampa.

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SUAP, crescono le pratiche online e i servizi digitali

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Le imprese in Italia stanno progressivamente dimostrando di avere recepito l’importanza del digitale.

Il portale impresainungiorno, ossia la versione digitale dello Sportello unico per le attività produttive, registra infatti un nuovo record di pratiche processate interamente online.

La piattaforma, gestita dai Comuni in collaborazione con le Camere di commercio, si era recentemente rafforzata grazie all’accordo fra ANCI e Unioncamere.

Secondo gli ultimi dati, tra febbraio e giugno 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016 sono aumentati del 38% gli adempimenti online svolti dagli imprenditori per l’avvio e l’esercizio d’impresa con una media di 34.737 pratiche.

In relazione al successo della piattaforma, InfoCamere, la società che si occupa per conto di Unioncamere dello sviluppo delle soluzioni digitali per il sistema camerale, ha progettato un’app dedicata ai Sindaci grazie alla quale monitorare in tempo reale le dinamiche imprenditoriali nel proprio Comune.

L’app, sviluppata per smartphone e tablet, riepiloga i dati statistici, aggiornati su base mensile, sulle imprese attive e quelle cessate nel Comune di pertinenza ma anche le varie caratteristiche con la possibilità di filtrarle per natura giuridica e settore di appartenenza oltre a poterle confrontare, in termini evolutivi, con altre imprese analoghe presenti in altre regioni o con il contesto nazionale.

Uno strumento digitale indispensabile per gli imprenditori

Gli imprenditori, dalla loro parte, possono già ora interpellare il Smart NationSUAP, crescono le pratiche online e i servizi digitali

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L’Estonia si prepara ad avere una propria moneta digitale

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L’Estonia si prepara ad essere la prima nazione al mondo ad avere una propria moneta digitale in grado di essere utilizzata per scambi globali.

Il Paese, nel corso dell’ultimo ventennio, è diventato il più tecnologico d’Europa grazie ad una serie di misure ma soprattutto una visione lungimirante del proprio Governo: si contraddistingue infatti per una presenza massiccia e diffusa della banda larga, una grande concentrazione di popolazione e talenti (soprattutto nella città di Tallin), molte agevolazioni per chi è interessato ad avviare una nuova attività in particolare modo se tecnologica e infine un programma di cittadinanza digitale fra i più innovativi e avanzati al mondo.

Vale la pena infatti ricordare che nel 2015 l’Estonia ha lanciato la propria eResidency, ossia una residenza elettronica per cui chiunque può diventare cittadino estone e aprire un’impresa in poco tempo senza dover effettuare fisicamente alcun ingresso nel Paese.

Non solo, nel giugno 2017 ha annunciato di essere in procinto di aprire un primo data center in Lussemburgo, per garantire la ridondanza di dati in caso di attacco o disastro, che avrà le medesime regole di protezione e autonomia che si applicano ad ambasciate estere.

Est Coin, la prima valuta digitale creata da uno Stato

Ora, in affiancamento alla residenza elettronica, è la volta della moneta elettronica.

Si chiama Est Coin ed è, a tutti gli effetti, la prima moneta virtuale creata da uno Stato: l’infrastruttura digitale sarà finanziata, sviluppata e regolata dal governo estone.

L’Est Coin sarà una valuta utilizzabile a livello globale, come confermato dal blog di Kaspar Korjus, il direttore del programma di eResidency del Governo estone, e il progetto è supportato anche dal fondatore del sistema per le transazioni monetarie Ethereum.

La sicurezza sarebbe garantita, oltre che dai soliti protocolli di sicurezza in materia di valute digitali, anche dal fatto che gli unici a poter gestire la moneta virtuale estone potrebbero essere coloro i quali siano in possesso di un’identità digitale estone affinché, appunto, il sistema di transazioni sia del tutto trasparente e affidabile.

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Casa del cittadino, a Bari una piattaforma digitale per governare meglio il Comune

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Il Comune di Bari, all’interno del programma di digitalizzazione dei processi amministrativi, sta progettando una serie di iniziative grazie alle risorse del Programma Operativo Nazionale per Città Metropolitane 2014-2020.

Fra queste spicca il progetto che l’Amministrazione locale ha battezzato come Casa del cittadino che rappresenta il cuore dell’Agenda Digitale del Comune di Bari 2016-2018.

Si tratta di un’iniziativa che punta a rivoluzionare il rapporto tra amministrazione e cittadini incentivando la piena partecipazione digitale sulle priorità della città grazie a strumenti tecnologici in grado di favorire il dibattito pubblico.

L’obiettivo è uno snellimento, nella massima trasparenza, del dialogo tra istituzioni e portatori di interesse locali.

Casa del cittadino: un luogo virtuale per esaltare la partecipazione alla vita della città

La Casa del cittadino del Comune di Bari punta ad attivare ambienti di discussione virtuali sui principali temi dell’agenda urbana dotando i cittadini di strumenti come le petizioni online, laboratori di co-progettazione, le consultazioni certificate o il crowdfunding civico.

In questo modo i cittadini potranno esprimere le proprie opinioni orientando le scelte dell’Amministrazione nel pieno rispetto dell’autonomia del Comune e del bisogno evidente di valorizzazione della partecipazione civica ai processi decisionali.

Si può parlare quindi di una vera e propria piattaforma abilitante dedicata alla eDemocracy che il Comune di Bari sta integrando in modo nativo nel portale comunale al fine di garantire il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza digitale a quanti vorranno fornire pareri sull’operato dell’Amministrazione o elaborare proposte in forma singola o collaborativa che partano dal basso.

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Online il portale open data della Regione Siciliana

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La Regione Siciliana ha pubblicato il proprio portale ufficiale dedicato agli open data con l’intenzione di creare le fondamenta per un modello di open government data dell’intero territorio regionale.

Il portale, raggiungibile al sito dati.regione.sicilia.it è uno strumento di primaria importanza per la corretta valorizzazione del patrimonio informativo pubblico.

Esso infatti consente di poter consultare dati pubblici in formato aperto e incentivarne il riuso per favorire trasparenza e facilità di accesso alle informazioni prodotte ed elaborate dalla PA regionale.

La piattaforma tecnologica si basa sulla soluzione open source CKAN (Comprehensive Knowledge Archive Network) sviluppata dalla organizzazione no profit Open Knowledge Foundation ed adottata anche da varie altre regioni italiane tra le quali Emilia Romagna, Toscana, Sardegna, Marche, Basilicata, Lazio, Puglia, Umbria e Veneto.

Open data per tutto il territorio

Si tratta dell’avvio di un progetto ad ampio respiro che vuole portare gradualmente ad arricchire la capacità del territorio siciliano di catalizzare dataset

L’obiettivo progettuale è la pubblicazione, attraverso un processo graduale, di dataset di titolarità della Regione Siciliana e di altre pubbliche amministrazioni del territorio regionale che consentano la realizzazione di sinergie con tutti i soggetti, anche privati, coinvolti nell’erogazione dei servizi pubblici.

Il portale open data della Regione Siciliana si inquadra nelle iniziative concernenti l’Agenda Digitale regionale all’interno delle misure previste dal Piano triennale per l’informatica nella PA 2017 – 2019 (Allegato 5 – Paniere dataset open data, componente regionale) ed è curato dall’Assessorato dell’economia con il supporto dell’Ufficio per l’attività di coordinamento dei sistemi informativi regionali e l’attività informatica della Regione e delle pubbliche amministrazioni regionali.

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SPC, al via la federazione delle infrastrutture digitali della PA

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La Pubblica Amministrazione italiana si dota di un nuovo strumento a vantaggio dei cittadini per snellire l’erogazione dei servizi digitali e attuare la propria trasformazione digitale.

Grazie all’accordo relativo al Lotto 4 del contratto quadro del Sistema Pubblico di Connettività tra il raggruppamento temporaneo d’imprese (Almaviva, Almawave, Indra e PwC) e Consip, si completa l’iter che prevede la possibilità, da parte della PA, di richiedere l’attivazione di portali e servizi digitali.

Il vantaggio è che ogni PA, dal Ministero fino al piccolissimo Comune, può effettuare la richiesta di attivazione di uno specifico servizio on line che verrà abilitato nel giro di un paio di mesi dalla richiesta senza dover passare attraverso l’iter burocratico di gare e aggiudicazioni, spesso fonte di ricorsi e lungaggini amministrative. e abbattendo i costi.

La piattaforma permetterà ai cittadini e alle imprese di accedere a ciascun servizio abilitato anche con un’applicazione attraverso il proprio smartphone o tablet.

I servizi digitali attivabili riguardano settori nevralgici come l’anagrafe (fra cui la richiesta dei certificati, residenza, stato civile, …), il controllo dei tributi, il pagamento delle multe ma anche l’accesso al fascicolo digitale del cittadino, quello sanitario elettronico, l’interazione con i Centri Unici per la Prenotazione (CUP) e l’accesso ai musei.

SPC: un sistema per l’abbattimento dei costi della PA relativi al digitale

Grazie a questa nuova opportunità, la PA si appresta ad eliminare le soluzioni in-house di ogni singolo ente e garantire l’interoperabilità dei sistemi che saranno perfettamente integrati con SPID e la piattaforma PagoPA.

Qualunque Comune, sia esso una grande città come Milano o un piccolo Comune della provincia, potrà avere i medesimi servizi.

Le Pubbliche Amministrazioni interessate potranno aderire al contratto quadro tramite l’apposito sito www.spclotto4.it presentando un piano dei fabbisogni.

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La Sicilia accelera la digitalizzazione attraverso i piccoli Comuni

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Nelle ultime settimane la Sicilia è risultata estremamente attiva sul fronte del digitale grazie ad una serie di accordi e programmazioni che hanno l’obiettivo di accelerare la diffusione della digitalizzazione nell’isola.

In particolare c’è stata una notevole accelerazione relativamente agli obiettivi dell’Agenda Digitale siciliana.

L’Agenda Digitale è una delle iniziative a livello europeo e recepita dagli Stati membri che ha come obiettivo lo sfruttamento del potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e la competitività.

In Sicilia il programma dell’Agenda Digitale ruota attorno alla possibilità di abilitare digitalmente i piccoli Comuni con il fine ultimo di ottenere la piena digitalizzazione della PA raggiungendo l’Obiettivo Tematico 2 del Programma Operativo Fesr 2014-2020.

ANCI Sicilia e Regione Siciliana insieme per la digitalizzazione

Per farlo, ANCI Sicilia e la Regione Siciliana hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per incentivare l’aggregazione e la condivisione delle piattaforme.

Tramite l’adozione di piattaforme comuni e la razionalizzazione delle banche dati pubbliche infatti, è possibile creare un’efficiente rete tecnologica che agisca di concerto con la disponibilità di strutture fisiche di collegamento come la nuova rete WiFi°Italia°it che ha visto recentemente l’adesione della Sicilia.

Il protocollo prevede anche azioni di supporto per i Comuni nella gestione dei tributi locali e la revisione dell’attuale PGT attraverso lo studio di norme che favoriscano le aggregazioni volontarie tra comuni.

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eGovernment, i Comuni italiani ancora indietro

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Non cambia la situazione dei Comuni italiani per quanto riguarda le politiche di eGovernment adottate, nonostante il forte impulso a livello centrale per cercare di innovare la Pubblica Amministrazione e, di conseguenza, portare il digitale anche alle amministrazioni locali.

L’eGovernment, o anche amministrazione digitale, in Italia sta crescendo lentamente e in modo frammentato a causa di una mancanza di coordinamento e della carenza di competenze specifiche ma anche per una diffusa abitudine da parte degli enti locali di non riuscire a fare rete.

Questa è in sintesi lo scenario emerso dall’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano secondo cui gli investimenti in innovazione digitale rimarranno invariati nel 2017 per oltre il 60% delle amministrazioni locali.

Soltanto nel 44% dei Comuni è attivo un processo di innovazione mentre esclusivamente nel 22% esiste un delegato tecnico all’eGovernment.

La scarsa diffusione dell’eGovernment è un problema culturale

Di più, il 69% degli enti non ha mai effettuato sviluppo di soluzioni informatiche e ben il 38% ammette che le soluzioni informatiche precedentemente realizzate non sono più impiegate in parte per scarsità di risorse economiche ma soprattutto per le resistenze culturali interne.

Va considerato inoltre che nello scenario sistemico, solo il 4% dei Comuni, la maggior parte di grandi dimensioni, è avanzato in materia di servizi digitali: ben il 35% risulta totalmente non digitalizzato e, di conseguenza, il 30% della popolazione italiana non può fisicamente, a prescindere dalle competenze dei singoli cittadini, interagire digitalmente con la PA locale.

Al contrario si osserva una diffusione dell’ePayment: il 59% delle amministrazioni locali ha avviato pratiche di adesione al circuito PagoPa mentre non è ancora omogenea la digitalizzazione degli Sportelli Unici delle Attività Produttive (SUAP).

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