IoT e LED per la nuova illuminazione della Cappella degli Scrovegni

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La Cappella degli Scrovegni, il luogo di culto che ospita un celeberrimo ciclo di affreschi di Giotto dei primi anni del XIV secolo, inizia una nuova vita grazie all’innovazione.

Il sistema di illuminazione infatti ha subito un restauro di tipo percettivo con largo impiego di luci a LED e tecnologia IoT.

L’iniziativa è il frutto di una collaborazione fra il Comune di Padova e iGuzzini con la supervisione della Commissione scientifica interdisciplinare per la conservazione e gestione della Cappella degli Scrovegni e in stretta collaborazione con la Sezione di fotometria dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.

Il progetto ha previsto l’impiego di una tecnologia di luci brevettata da iGuzzini affiancata dal ricorso all’IoT per ridare luminosità e tono agli affreschi trecenteschi.

Il binomio tecnologico infatti permette di semplificare la gestione dell’illuminazione, riducendo i consumi ed eliminando infrarossi, ultravioletti e le emissione spurie delle tecnologie di illuminazione tradizionale: il tutto attraverso un monitoraggio effettuato da sensoristica, per la maggior parte wireless, comandabile via internet.

Grazie a sensori che monitorano costantemente e algoritmi che aggiustano in modo continuo la quantità e la qualità della luce lo spettatore può percepire meglio i colori nelle aree calde con conseguente valorizzazione della saturazione omogenea delle tonalità.

La iGuzzini, che ha già realizzato un’illuminazione su misura per il Cenacolo di Leonardo a Milano e svariate altri sistemi di illuminazione per i più grandi musei del mondo, si contraddistingue per un’elevata attenzione all’innovazione: circa il 7% del suo fatturato è investito in ricerca e sviluppo.

Non solo una migliore illuminazione ma anche un forte risparmio

L’innovazione impiegata presso la Cappella degli Scrovegni non ha solo dei risvolti sotto il profilo artistico e culturale ma porta anche un grande risparmio per le casse comunali.
Il Comune di Padova, e quindi i cittadini, infatti risparmierà il 60% della spesa elettrica.

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Open Meter, nuovi dettagli sulle funzionalità

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I nuovi contatori elettronici di seconda generazione Open Meter permettono al sistema elettrico italiano di effettuare un’evoluzione epocale in virtù della loro capacità di realizzare nuovi servizi e importanti efficientamenti della filiera elettrica nazionale.

L’aggiornamento di tutta la rete è ormai iniziato e si svilupperà nell’arco dei prossimi 15 anni interessando un totale di circa 41 milioni di apparati di misura.

La gran parte dei contatori, circa l’80%, comunque sarà installata entro i prossimi 6 anni: va detto che a livello internazionale non esiste un parco di misuratori intelligenti in esercizio di tale dimensione gestito da un unico operatore.

Le funzionalità dei contatori Open Meter

I nuovi contatori Open Meter permettono interessanti vantaggi, primo fra tutti la possibilità di fruire dei dati di rilevamento quasi in real time.
Questo tipo di risorsa avvantaggia l’utente che può così maturare una maggiore consapevolezza circa la propria energy footprint, ossia il proprio comportamento energetico, e quindi orientare meglio il consumo.

Dal punto di vista della fatturazione, il processo risulterà molto più efficiente: il ricorso ai conguagli sarà di fatto abbattuto perché si potranno monitorare i consumi in tempo reale e non ricorrendo a profilazioni convenzionali.

Anche i tempi per la regolazione e la liquidazione delle diverse partite economiche di sistema e di mercato saranno pesantemente abbattuti.

Il sistema Open Meter garantisce inoltre un’accelerazione degli attuali processi commerciali (fatturazione del trasporto, fatturazione ai clienti finali, regolazione delle partite del dispacciamento, …) riducendo l’incertezza, diminuendo i contenziosi e fornendo nuovi strumenti di contrasto alle morosità.

Ci sono però notevoli risvolti anche di natura commerciale, perché i contatori Open Meter consentono ai venditori di elaborare nuove tipologie di offerta a vantaggio del consumatore finale.

Sul sito di E-distribuzione è disponibile una guida completa a Open Meter.

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Enel porta la ricarica delle auto elettriche in autostrada

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Enel sbarca sulla rete autostradale con la propria tecnologia per la ricarica delle auto elettriche e lo fa in grande stile.

Entro il 2018 sono previste ben 180 colonnine per la ricarica elettrica fast lungo le tratte della rete autostradale italiana: si parte con 30 colonnine a ridosso delle uscite che sono in fase di collocazione e saranno operative entro poche settimane.

Per chiunque voglia ricaricare l’automobile non ci sarà più quindi solo l’opzione a ridosso di centri commerciali e motel fuori dai caselli ma anche presso le varie stazioni di servizio.

I lavori di impianto delle colonnine interesseranno inizialmente in prevalenza la tratta lungo la A1 Milano-Roma e la A4 Torino-Venezia: alcune installazioni saranno situate anche lungo il GRA (ne sono previste tre) e un paio anche sulla Salerno-Reggio Calabria e in Sicilia.

Parte il Piano nazionale dell’infrastruttura per il sistema di ricarica della mobilità elettrica

Durante la presentazione del progetto di innovazione della Città di Firenze che contempla, fra le altre cose, una progressiva trasformazione del trasporto pubblico fiorentino verso uno scenario a zero emissioni, è stata confermata la partenza a settembre del Piano nazionale dell’infrastruttura per il sistema di ricarica della mobilità elettrica.

Il Piano prevede 10-12mila colonnine di ricarica entro il 2020 per coprire l’intero territorio nazionale.

Su eneldrive.it è disponibile la mappa completa di tutte le stazioni di ricarica presenti nel nostro Paese.

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Enel e Cisco insieme per l’innovazione digitale nel settore energetico

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Enel sigla con Cisco un protocollo di intesa per lo sviluppo di soluzioni digitali nel settore energetico.

L’obiettivo è lo sfruttamento del potenziale delle tecnologie di telecomunicazione, ma soprattutto quello relativo alla sicurezza informatica e tutto ciò che ruota intorno all’IoT, per la creazione di nuovi servizi.

L’alleanza sarà inoltre anche relativa alla realizzazione di programmi di formazione per tentare di colmare il digital divide italiano.

L’accordo infatti prevede la creazione di uno specifico programma di formazione suddiviso per livello didattico e rivolto non solo ai dipendenti Enel ma anche a numerosi studenti e professionisti al fine di maturare o approfondire le conoscenze necessarie per gestire, controllare e mantenere protetta le smartgrid, ossia le reti in cui tecnologie digitali e tecnologie elettriche tradizionali sono interconnesse.

La prima parte del programma, di livello introduttivo, affronterà i temi delle tecnologie smart grid, attraverso il relativo corso.

La seconda parte invece, di livello specialistico, sarà espressamente rivolta alle persone che operano sulla rete di distribuzione elettrica e verrà focalizzata sulle tecnologie di rete, sulla gestione digitale della rete elettrica e sulla cybersecurity.

L’accordo fra Enel e Cisco rientra nel programma Digitaliani

L’iniziativa congiunta fa parte del programma Digitaliani, il piano di investimenti di Cisco in Italia con stanziamenti pari a 100 milioni di dollari in tre anni per accelerare la digitalizzazione del Paese.

Il comunicato stampa è raggiungibile qui.

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City touch, il sistema di illuminazione pubblica intelligente

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La luce può essere uno strumento estremamente utile e versatile per una città, piccola o grande che sia.
Un sistema di illuminazione intelligente non si presta esclusivamente a risolvere problematiche di decoro e di visibilità ma garantisce anche maggiore sicurezza consentendo di evitare zone buie dove potrebbero più facilmente avvenire attività illecite.

Ne è convinta Philips che ha progettato il sistema City touch.

Si tratta di una soluzione intelligente di illuminazione urbana che permette l’autoregolazione dei lampioni della città in termini di accensione e spegnimento ma anche di potenza illuminante.

Il sistema si compone inoltre di una raccolta dati in cloud che consente di analizzare in tempo reale i consumi energetici dell’illuminazione stradale, indicando allo stesso tempo quali lampioni richiedono un intervento di manutenzione.

Questa innovazione inoltre comporta un deciso abbattimento dei costi: si calcola una riduzione del consumo di energia fino al 80% in meno rispetto ai sistemi di illuminazione pubblica tradizionale.

Ovviamente ne deriva un beneficio anche per l’ambiente.

Una soluzone di successo che arriva anche in Italia

Attualmente adottato in grandi metropoli mondiali come Londra, Los Angeles, Jakarta e Buenos Aires, il sistema City touch arriva nei piccoli comuni italiani e nei borghi storici con 18 cittadine servite per un totale di 33mila punti luce.

Nelle città di Sant’Angelo, in provincia di Pescara, il sistema City touch è stato adattato per i lampioni preesistenti lungo le vie pedonali e il centro della città per un totale di 3.600 punti luce: l’esito dell’implementazione ha rappresentato una riduzione del consumo energetico pari al 76%.

Non è un caso isolato: a Cison di Valmarino, nel Trevigiano, si sono registrate riduzioni prossime al 80% mentre a Varmo, in provincia di Udine, la decurtazione del consumo energetico ha toccato il 60%.

Altri 25mila punti luce verranno installati nel corso del 2017.

Su ciascun punto luce sono posizionati dei dispositivi interfacciati tramite banda larga o rete gprs che permettono la comunicazione con un software centralizzato.

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Energia dalle finestre, la via italiana per un nuovo modello fotovoltaico

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Ogni edificio ha un numero significativo di finestre, in un appartamento mediamente se ne possono contare almeno un paio: che cosa succederebbe se esistesse il modo di sfruttarle per ottenere energia come se fossero dei pannelli solari?

L’intuizione non è nuova, avevamo già parlato di speciali pannelli semitrasparenti al grafene per la produzione di energia solare realizzati dall’Istituto Italiano di Tecnologia con la ricerca dell’Università di Roma Tor Vergata.

La sfida è del resto individuare una metodologia che consenta di produrre energia innovativa e sostenibile.

In tal senso i ricercatori di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano Bicocca hanno pensato cambiare prospettiva e di sfruttare la luce trasformandola in energia attraverso un’altra metodologia.

In collaborazione con il Los Alamos Nation Laboratory e l’azienda statunitense UbiQd, i docenti italiani Francesco Meinardi e Sergio Brovelli hanno ipotizzato di ricoprire una lastra trasparente con speciali nanoparticelle fluorescenti in grado di assorbire la luce e riemetterla verso una cella fotovoltaica posizionata ai bordi.

Gli LSC, acronimo per Luminescent Solar Concentrators ossia concentratori solari luminescenti, si presentano come dei film adesivi trasparenti o delle lastre di plastica addizionabili alle finestre e sono in grado di trasformare una comune finestra in un pannello solare in grado di alimentare, ad esempio, l’illuminazione interna di un’abitazione.

Il fotovoltaico innovativo e ad alto potenziale

L’invenzione non è tossica, ad alta efficienza ed è a zero impatto ambientale: la tecnologia rappresenta un enorme potenziale per l’integrazione di un nuovo modello fotovoltaico nel contesto urbano minimizzando le problematiche di adozione da parte dei cittadini in termini di spesa e di lavorazioni.

Il progetto è valso all’Università di Milano-Bicocca la selezione tra i finalisti dell’edizione 2016 degli R&D 100 Awards, considerati dalla comunità scientifica veri e propri Oscar delle invenzioni in campo tecnologico.

La preindustrializzazione del prototipo è attesa nelle prossime settimane tramite una società spin-off denominata Glass to Power.

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Fotovoltaico al grafene, il materiale innovativo rivoluziona la produzione di energia solare

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Resistente come il diamante e flessibile come la plastica oltre ad essere un eccellente conduttore: il grafene sta conquistando sempre più popolarità per la sua versatilità d’impiego.

Ed è proprio questa flessibilità di utilizzo a renderlo il candidato ideale per innovare il settore dei materiali come ha fatto, nel secolo scorso, la plastica.
Il successo del grafene è dovuto anche all’impegno del Graphene Flagship Project, un consorzio paneuropeo impegnato nel suo studio e sviluppo: il consorzio raccoglie diverse eccellenze europee di cui 16 realtà scientifico-tecnologiche italiane che portano il nostro Paese a ricoprire un ruolo di primo piano con un totale di 23 partner attivi, rappresentati in Europa dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

Le sue potenzialità sono enormi come anche l’ambito di applicazione: dalle nuove tecnologie mediche, come le retine artificiali, a mezzi di trasporto più sostenibili muniti di batterie leggere e ultraefficienti.

In Italia, in particolare modo, uno degli impieghi più accreditati è nello sviluppo delle tecnologie per il fotovoltaico: l’interesse per le energie rinnovabili è rinato negli ultimi anni in seguito alla necessità di identificare per il futuro un’energia innovativa e sostenibile.

In tal senso l’Università di Tor Vergata ha infatti sviluppato il sistema fotovoltaico al grafene che consiste in pannelli fotovoltaici semitrasparenti ed a basso costo, creati grazie al grafene, che possono ricoprire le finestre o altre superfici esposte alla luce del sole mantenendo inalterata la trasparenza della superficie.

Contrariamente al fotovoltaico tradizionale, che blocca il percorso dei fotoni, i pannelli al grafene consentono la loro libera penetrazione permettendo la produzione di energia pulita dalla radiazione luminosa che li colpisce.

L’interesse per il grafene e altri materiali bidimensionali per applicazioni nel campo dell’elettronica e dell’energia fotovoltaica ha indotto inoltre anche l’Università di Pisa a entrare nel consorzio Graphene Flagship Project.

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Renault scommette sulla condivisione per ricaricare i veicoli elettrici

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Nell’ambito della sharing economy si sviluppano progressivamente servizi che coinvolgono settori inediti, per questo modello economico, come il mercato dell’energia in relazione alla ricarica di veicoli elettrici.
In Svezia infatti Renault ha avviato Elbnb, una piattaforma digitale di condivisione che mette in contatto i proprietari di automobili elettriche alla ricerca di punti di ricarica per il proprio veicolo con privati disponibili a condividere la propria postazione domestica.

L’idea è piuttosto semplice, aderendo al circuito infatti chiunque può condividere la propria elettricità installando specifiche postazioni oppure semplicemente mettendo a disposizione una presa e divenendo così parte di una rete di rifornimento on-demand: si contano già più di 1200 postazioni domestiche aperte a tutti.

Una volta registrati al sistema, gli iscritti possono stabilire orari e tempi di utilizzo del distributore personale di energia, così come i costi: sulla mappa quindi comparirà la propria postazione con tutte le caratteristiche per orientare la scelta di coloro che sono in cerca di energia per la propria autovettura.

Elbnb è una soluzione neutra, cioé si rivolge a tutte le autovetture a prescindere dal marchio di appartenenza: l’obiettivo è quello di agevolare la diffusione dei veicoli elettrici sulla base di una più capillare presenza di punti di rifornimento che sono il vero cruccio di questa tecnologia dato che l’assenza di una rete capillare di colonnine di rifornimento sul territorio resta per i consumatori uno dei fattori frenanti l’acquisto di veicoli elettrici.

La soluzione scandinava, dopo un primo periodo di gestazione, potrebbe essere espansa oltre confine e raggiungere anche l’Italia: il nostro Paese infatti lamenta una sostanziale scarsa diffusione delle colonnine di rifornimento elettrico benché Enel abbia avviato dal 2010 una serie di partnership strategiche con le case automobilistiche, operatori del settore e istituzioni nonché abbia realizzato una rete di ricarica su tutto il territorio nazionale che attualmente conta circa 2mila colonnine installate.
A queste si aggiungono i punti di riferimenti di Tesla Motors, tramite le colonnine proprietarie supercharger che stanno lentamente diffondendosi sul nostro territorio insieme a forme di stoccaggio alternative per un uso differito di corrente elettrica come nel caso delle batterie Tesla Powerwall.

Lo sviluppo di queste tecnologie dimostrano che l’energia del futuro è innovativa e sostenibile.

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