Nexi e SIA insieme per i pagamenti digitali

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Nexi e SIA hanno firmato un memorandum di accordo per la fusione dando i natali ad un gruppo di dimensione europea leader nel mercato dei pagamenti digitali.

Si tratta di un’operazione importantissima per il mondo fintech e anche per l’Italia dal momento che la regia dell’intesa è stata in capo a Cassa Depositi e Prestiti, l’ente finanziario controllato per circa l’80 per cento dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che, tramite le controllate CDP Equity e FSIA Investimenti, è socio di maggioranza di SIA.

La fusione rientra nella strategia di Governo per incentivare l’uso dei pagamenti elettronici e ridurre l’evasione fiscale ma punta anche a creare un player che possa dare un importante impulso all’economia contribuendo alla riduzione delle commissioni per gli esercenti e una compartecipazione al cashback, cioè alla progetto di restituzione ai clienti di una quota della spesa effettuata in modo digitale.

Maggiori dettagli nel comunicato stampa congiunto.

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Amazon testa in Italia le vendite con pagamento rateale

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Amazon ha iniziato a sperimentare in Italia le vendite soggette a pagamento rateale: con una strategia progressiva tipica dei test effettuati per il rilascio di nuove funzionalità relative a software, il gigante americano dell’e-commerce abbraccia questa nuova possibilità che avvicina l’azienda ad un’attività creditizia.

Non sono stati fatti annunci promozionali perché presumibilmente Amazon vuole valutare come il servizio verrà recepito dalla propria base di clienti ma di fatto alcuni account possono comprare prodotti a rate a interessi zero.

L’opportunità si estende solo ad alcuni account selezionati il cui titolare deve essere residente in Italia e avere un account su Amazon attivo da almeno un anno con una carta di credito o di debito (non prepagata) associata che scada almeno 20 giorni dopo la data prevista per il pagamento dell’ultima rata: l’utente dovrà essere anche classificato come buon pagatore, ovvero avere una buona cronologia di pagamenti.

Possono essere poi comprati solo determinati prodotti nuovi, pertanto l’usato e il ricondizionato non sono contemplati: i prodotti devono necessariamente essere venduti e spediti da Amazon: vengono quindi escluse le aziende esterne che si appoggiano alla piattaforma e-commerce.

Dal punto di vista operativo, la dilazione si compone al massimo di cinque rate mensili prestabilite e non modificabili mentre è garantita la possibilità di saldare in anticipo una o tutte le rate rimanenti. Superata la fase di sperimentazione si attende che la rateizzazione venga estesa a tutti gli utenti italiani.

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Google Pay è disponibile in Italia

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Il servizio di pagamento evoluto Google Pay sbarca in Italia.

L’annuncio è stato dato da Google attraverso una conferenza stampa a Milano che ha ufficializzato l’aggiornamento dell’omonima applicazione disponibile su Play Store: si espande così il servizio di cui avevamo già parlato.

Le transazioni in Italia tramite Google Pay sono quindi possibili verso app, siti web e anche nei negozi che supportano i pagamenti contactless ed espongono il relativo simbolo.
Presso i punti vendita fisici Google Pay necessita che il dispositivo effettuante il pagamento abbia il sistema operativo Android aggiornato alla versione Lollipop o successiva e che sia dotato di chip nfc, oppure che sia uno smartwatch Wear OS.

Inoltre la carta di credito, debito o prepagata associata all’account Google dovrà essere fra quelle compatibili (come per esempio quelle emesse da Banca Mediolanum, Boon, Hype, Nexi, N26, Revolut e Widiba).

Google Pay in Italia, una procedura semplice

L’uso di Google Pay è estremamente semplice e automatico, una volta impostata la carta da utilizzare per i pagamenti e verificata, basta avvicinare il dispositivo su cui è installata l’app al terminale di pagamento anche senza che l’app sia aperta e in automatico la transazione verrà effettuata.

I dati della carta non vengono memorizzati sui dispositivi e le transazioni avvengono utilizzando un numero di carta virtuale valido per il singolo scambio per elevare la sicurezza.

Google Pay è compatibile anche con i veicoli di trasporto pubblici, come i mezzi ATM di Milano, e funziona come un centro di controllo di pagamenti con la possibilità di salvare anche le informazioni delle carte fedeltà che si desidera associare al proprio account oltre a biglietti di ogni tipo.

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Bitcoin, superato il valore dell’oro

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Il valore dei Bitcoin ha superato il valore dell’oro.
Si tratta di un record storico: un Bitcoin è risultato scambiabile per un valore di 1239 dollari quando un’oncia d’oro ne valeva 1238.70.

Il sorpasso è avvenuto il 2 marzo durante una contemporanea recessione del prezzo dell’oro e un contestuale incremento della valuta virtuale.

Bitcoin e oro: un rapporto significativo

Il sorpasso del valore dell’oro, per quanto non stabile e destinato ad oscillazioni, segna un importante linea di confine per le criptomonete.

Non si può definire che le monete virtuali, e in particolare i Bitcoin, siano divenuti a pieno titolo il bene rifugio per eccellenza anche in virtù dell’estrema volatilità delle criptomonete altamente influenzabili non solo dal rapporto domanda e offerta ma anche dall’alea implicita derivante dall’assenza di un controllo centrale.

Tuttavia il recente apprezzamento sull’oro determina un ulteriore accrescimento di interesse da parte degli investitori, piccoli o grandi che siano: qui l’attuale valore di mercato in dollari.

Del resto, analizzando l’andamento della moneta virtuale nello scorso anno, si può osservare un 200% di crescita: si tratta di un valore impressionante come peraltro lo è stato il tracollo del 53% del valore avvenuto nel corso del 2013 dopo aver stabilito il record di valutazione per quell’anno.

In attesa di conoscere quali saranno le scelte politiche di nazioni come gli USA o la Cina in materia di criptomonete, spesso soluzione idonea per favorire fughe di capitali, è consigliabile documentarsi su un fenomento che sarà destinato a diventare estremamente popolare nel corso dei prossimi mesi.

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Sbarca in Italia N26, la banca interamente digitale

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L’unione di finanza e digitale è un binomio vincente: negli ultimi anni il mondo del fintech è esploso catturando l’interesse degli investitori ma soprattutto dei consumatori finali.

Le banche sono state quindi progressivamente costrette a migliorare la propria offerta commerciale in relazione alle nuove tecnologie ma ci sono anche nuove banche che sono nate proprio partendo dal digitale.

N26, la banca interamente digitale

Questo è il caso di N26, precedentemente lanciata come Number 26, che sbarca anche in Italia con la sua offerta di servizi bancari davvero rivoluzionaria.

N26 è una startup di Berlino che offre servizi bancari gestibili tramite app per iPhone e Android: con uno smartphone è possibile accedere a tutte le operazioni possibili e gestire in tempo reale le proprie finanze.

Anche l’apertura del conto corrente è facilissima: in pochi minuti, 8 per la precisione, è possibile diventare clienti e ricevere un IBAN con cui iniziare immediatamente ad operare mentre in un paio di giorni arriverà a casa la carta MasterCard associata.

L’apertura del conto è subordinata ad una videochiamata che permetterà di verificare l’identità del richiedente e il suo documento identificativo.

Oltre alla tenuta del conto, che è gratuita, N26 offre alcuni servizi digitali evoluti fra cui Transferwise per bonifici internazionali in 19 valute a costo zero, Moneybeam per inviare e richiedere denaro tramite SMS ai contatti della rubrica.

Il conto non prevede possibilità di scoperto e include una MasterCard da usare come carta di debito.

Per gli utenti più esigenti è previsto un conto premium chiamato N26 Black al costo di 5,90€ al mese che include una polizza assicurativa, offerta da Allianz, che copre le problematiche occorse duranti i viaggi, anche di natura santitaria, il furto dello smartphone, un’estensione di garanzia su prodotti assicurabili acquistati con la MasterCard nera associata al conto ed infine il rimborso del contante rubato fino a 4 ore dal prelievo.

I clienti di N26 in Europa sono già più di 200.000 con un trend in crescita ma senza filiali sul territorio.

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Fintech, la rivoluzione tecnologica della finanza

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Le tecnologie dell’informazione hanno rivoluzionato il mondo del commercio, quello dei media, dell’intrattenimento e più recentemente quello del trasporto e delle soluzioni di pernottamento. Accadrà lo stesso con la finanza? Sembrerebbe di si.
Si sente sempre più spesso parlare del termine Fintech: contrazione di finance e technology, esso consiste nella fornitura di servizi e prodotti finanziari attraverso le nuove tecnologie per rendere i sistemi finanziari più efficienti.
Si pensi ad esempio al settore dei servizi di consulenza finanziaria. La nuova tecnologia può monitorare le abitudini di spesa dei clienti, consentendo loro di gestire meglio i loro risparmi; piattaforme guidate da algoritmi possono fornire raccomandazioni di investimento basate su obiettivi di investimento dichiarati.
Le possibilità sono veramente tante, anche perché i campi di applicazione sono:

  • crowdfunding (raccolta di piccoli capitali dal pubblico dei risparmiatori);
  • peer-to-peer lending (finanziamenti concessi da privati a privati o a imprese);
  • asset management gestito con algoritmi (i cosiddetti robo-advisor);
  • gestione dei pagamenti;
  • credit-scoring (sistemi di valutazione del rischio di credito);
  • la raccolta dei dati;
  • i cambi;
  • le valute digitali o cripto-valute (come ad esempio il BitCoin).

Il fenomeno, inizialmente partito in sordina, ha progressivamente catturato l’interesse dalle banche e dagli istituti finanziari di tutto il mondo anche grazie ai massicci investimenti da parte dei fondi di Venture Capital che, stando alle statistiche di CB Insight (un database che consente di tener traccia delle aziende più promettenti del mondo e dei loro investitori), nel 2015 hanno toccato 19 miliardi di dollari.
In Italia si è passati dai 7,5 milioni del 2014 ai 33,6 milioni di euro nel 2015 e un trend già positivo per il 2016, con una presenza stimata di oltre 115 startup fintech attive sul suolo nazionale.

I vantaggi di questa rivoluzione annunciata non sono ovviamente solo a carico del sistema finanziario ma interessano ovviamente anche i consumatori finali.
Un esempio?
Che ne direste di aprire un conto corrente in solo 8 minuti, senza spese, in modo semplice e veloce?
Ebbene Number26 è una startup fintech già attiva in Germania, Austria, Francia, Italia (anche se non ha ancora l’autorizzazione di Bankitalia), Slovacchia, Grecia, Spagna e Irlanda e ha già quasi centomila utenti.
L’utente che vuole aprirsi un conto corrente senza spese deve solo scaricare l’applicazione(disponibile per Android o IoS), inserire una mail, il numero di telefono, mostrare durante una video call la propria carta di identità o il passaporto e rispondere ad alcune domande dell’operatore. Terminate le operazioni e quindi effettuata l’iscrizione si riceve a casa la carta di credito MasterCard, che si può usare ovunque senza pagare alcuna commissione.

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