Food delivery, in crescita l’uso di servizi online per la consegna di cibo a domicilio

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Nel 2018 più di un italiano su tre ha deciso di rivolgersi a soluzioni online che consentissero di ordinare comodamente da casa il cibo e attenderne la consegna a domicilio.

Il 37% del campione considerato infatti è risultato conquistato dalla food economy nelle sue svariate manifestazioni: un dato importante, in crescita del 47% rispetto al 2017.

Le statistiche, frutto del primo studio Coldiretti in collaborazione con Censis, sono state presentate a Cernobbio in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione.

Food delivery, uno strumento sempre più utilizzato

Il settore del food delivery si è ormai espanso a tutti i segmenti della filiera della ristorazione, dalla pizza ai cibi gourmet grazie alla massiccia diffusione di piattaforme di intermediazione per la consegna quali Just Eat, Deliveroo o Uber Eats.

Il successo di queste piattaforme si deve in primo luogo alla scarsa voglia di cucinare da parte degli italiani intervistati: il 57,3% di coloro che ricorrono al mondo del food delivery si è dimostrato restio a preparare autonomamente i cibi.

C’è però anche una consistente fetta di popolazione che sceglie il cibo a domicilio per stupire amici e parenti o come diversivo rispetto alla routine.

Tra gli aspetti critici da risolvere secondo il campione intervistato ci sono sicuramente le condizioni lavorative dei fattorini ma anche l’esigenza di una maggiore sicurezza nel preservare i cibi durante il trasporto.

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Uber Eats arriva a Napoli con McDelivery di McDonald’s

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Uber Eats arriva a Napoli attraverso McDelivery, il servizio di McDonald’s che utilizza la piattaforma di Uber per effettuare le consegne, gratuite, degli ordini ricevuti dai clienti tramite internet (app o web).

Dopo un primo test compiuto sulla direttrice di Milano e Monza, il debutto di Napoli rappresenta un ulteriore tassello per la copertura di tutte le principali città italiane entro fine anno.

Uber Eats è un servizio che raggiunge oltre 220 città in 32 paesi nel mondo mentre il servizio McDelivery è già presente in 16 città italiane con un notevole successo in termini di gradimento da parte della clientela di McDonald’s.

I corrieri di Uber Eats consegneranno quindi gli alimenti del menù di McDonald’s ma non solo.

Oltre a McDonald’s, su Napoli Uber Eats renderà disponibili circa cinquanta ristoranti partner, tra cui la Pasticceria Poppella, la bakery Frutilla, Capatoast, Casa Infante, Giri di Pasta e 50 Panino.

McDelivery a Napoli, la partenza fra poche ore

Il servizio McDelivery verrà avviato ufficialmente a Napoli a partire da mercoledì 30 maggio in due fasce orarie, quella di pranzo e di cena, entro un raggio di 2,5 km da ciascuno dei 5 ristoranti McDonald’s in cui sarà attivo il servizio ossia quelli di Galleria Umberto, Municipio, Piazza Garibaldi, Stadio Fuorigrotta e Vomero.

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JustEat e Caritas lanciano Ristorante Solidale

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Ridurre gli sprechi ridistribuendo il cibo e mettendo in contatto chi lo prepara con chi ne ha bisogno: questa in sintesi l’iniziativa che vede collaborare JustEat, il colosso della food delivery, e Caritas Ambrosiana.

Il progetto, chiamato non a caso Ristorante Solidale, sarà attivo formalmente da gennaio e prevede una rete di ristoranti che potranno aderire all’iniziativa come fornitori del cibo in eccedenza che altrimenti finirebbe buttato.

Ristorante Solidale: lo spreco alimentare si combatte con l’innovazione

L’iniziativa si inserisce nell’ambito della nuova legge contro lo spreco alimentare in vigore dal 14 settembre scorso per favorire, a fini di solidarietà sociale, il recupero e la donazione di beni alimentari, farmaceutici ed altri prodotti in favore di soggetti che operano senza scopo di lucro.

Sfruttando la tecnologia di JustEat e il servizio di trasporto merci di PonyZero, il cibo eccedente dei ristoranti aderenti verrà infatti raccolto dai fattorini e ridistribuito a domicilio in alcuni punti caldi identificati insieme a Caritas sulla città di Milano.

L’onere dei ristoranti è quello di preparare, in corrispondenza di un calendario di appuntamenti prefissati, eccedenze alimentari di materie non lavorate, prodotti freschi, pane, prodotti integri non utilizzati, pronti per essere ritirati dal servizio.

Inoltre sarà anche possibile effettuare donazioni direttamente dalla piattaforma di JustEat sottoforma di ordini speciali per chi sta peggio.

Milano sarà la prima città dove verrà testato il servizio con una rete di dodici ristoranti aderenti; si tratta del primo passo per estendere il servizio anche a Roma e in altre città d’Italia.

Per incentivare chi dona agli indigenti, i Comuni avranno inoltre la possibilità di partecipare all’iniziativa benefica applicando discrezionalmente una riduzione della TARI proporzionata alla quantità dei prodotti destinati alla donazione.

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Amazon entra nel food delivery con Amazon Restaurants

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Negli Stati Uniti è già una scommessa vinta che troverà altrettante conferme anche nel resto del mondo: stiamo parlando del servizio di food delivery offerto da Amazon, un colosso che non ha bisogno certo di presentazioni.

Si chiama Amazon Restaurant e, dopo il successo di questo primo anno di attività in quattordici macro città americane, sbarca anche nel Regno Unito come Paese test per una successiva espansione nel resto dell’Europa.

Si tratta di un servizio di food delivery, ossia di consegna dei pranzi e delle cena a domicilio, che in Italia sta spopolando grazie ai vari Just Eat, Foodora o Deliveroo per citarne alcuni.

Londra è la città scelta come apri pista per l’Inghilterra: il servizio sarà, per il momento, riservato solo ad alcune zone della città e solo per i clienti Amazon Prime Now.

Si potrà scegliere tra menù più classici e gusti invece un po’ più etnici con oltre 180 ristoranti stellati pronti alla consegna dei propri piatti a domicilio in un tempo di attesa mai superiore ai 60 minuti; un servizio rapido, con ampia scelta, varietà e soprattutto affidabile.

Il food delivery è un mercato caldo

Il mercato delle consegne a domicilio è, in Europa occidentale, un campo in evidente crescita, dal 2,2% di cinque anni fa al 7,6% odierno.
Sicuramente la crescita è il motivo che ha spinto negli anni famosissime multinazionali ad entrare nel settore, fra cui anche Uber attraverso il servizio Uber Eats: tuttavia si tratta anche di un modello che permette di innovare la ristorazione tradizionale.

L’Italia non da per il momento notizie circa l’introduzione del servizio Amazon nei propri confini anche se il mercato italiano è fra i più promettenti di Europa.
Nel 2015, ad esempio, l’Italia ha mosso un giro d’affari di oltre 400 milioni di euro, sia a livello nazionale che locale, con idee di catene poi acquistate da società estere (famoso il caso di Pizzabo, ideata da un ragazzo di Matera, acquisita poi dal colosso estero Just Eat).

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Uber Eats in arrivo anche in Italia

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Il mercato del food delivery, ossia della consegna di cibo a domicilio, è in una fase molto calda anche grazie all’interesse da parte dei consumatori verso questa recente modalità di consumo alternativa alla tradizionale ristorazione.

Nonostante il mercato si stia consolidando attorno ad alcuni player che si stanno diffondendo su tutto il territorio nazionale, il settore offre ancora opportunità per nuovi ingressi.

Per questo motivo Uber, la multinazionale dedicata al trasporto, ha lanciato il servizio Uber Eats: sfruttando l’infrastruttura di Uber infatti, il sistema è in grado di reclutare e utilizzare una serie di pony express per la consegna a domicilio di cibo ordinato presso i ristoranti della propria zona.

Il food delivery innova la ristorazione

Il food delivery è una delle possibili vie di ottimizzazione dell’economica della ristorazione locale fornendo una possibile innovazione che i ristoratori dovrebbero appoggiare.

Uber sta innovando pesantemente la propria offerta, dopo l’imminente introduzione delle automobili senza pilota segue la notizia dell’estensione del servizio Uber Eats che, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, sta già spopolando.

Dopo circa due mesi di sperimentazione nel Regno Unito infatti Uber è pronta ad allargarsi agli altri Paesi europei fra cui Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera.

La decisione di puntare aggressivamente su un servizio di trasporto merci deriva anche dalle resistenze al trasporto di persone riscontrato in alcuni Paesi complice anche le normative particolarmente restrittive e antiquate che hanno limitato la diffusione di servizi come UberPop.

Uber è una società attiva nella sharing economy (o economia collaborativa) e il suo volume di affari si unisce alle svariate altre società che, nel solo 2015, hanno generato un reddito lordo complessivo di 28 miliardi: un fenomeno quindi che non può essere fermato ma che va normato, come sta tentando di fare la Commissione europea attraverso la comunicazione sull’economia collaborativa emanata a giugno.

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