Amazon entra nel food delivery con Amazon Restaurants

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Negli Stati Uniti è già una scommessa vinta che troverà altrettante conferme anche nel resto del mondo: stiamo parlando del servizio di food delivery offerto da Amazon, un colosso che non ha bisogno certo di presentazioni.

Si chiama Amazon Restaurant e, dopo il successo di questo primo anno di attività in quattordici macro città americane, sbarca anche nel Regno Unito come Paese test per una successiva espansione nel resto dell’Europa.

Si tratta di un servizio di food delivery, ossia di consegna dei pranzi e delle cena a domicilio, che in Italia sta spopolando grazie ai vari Just Eat, Foodora o Deliveroo per citarne alcuni.

Londra è la città scelta come apri pista per l’Inghilterra: il servizio sarà, per il momento, riservato solo ad alcune zone della città e solo per i clienti Amazon Prime Now.

Si potrà scegliere tra menù più classici e gusti invece un po’ più etnici con oltre 180 ristoranti stellati pronti alla consegna dei propri piatti a domicilio in un tempo di attesa mai superiore ai 60 minuti; un servizio rapido, con ampia scelta, varietà e soprattutto affidabile.

Il food delivery è un mercato caldo

Il mercato delle consegne a domicilio è, in Europa occidentale, un campo in evidente crescita, dal 2,2% di cinque anni fa al 7,6% odierno.
Sicuramente la crescita è il motivo che ha spinto negli anni famosissime multinazionali ad entrare nel settore, fra cui anche Uber attraverso il servizio Uber Eats: tuttavia si tratta anche di un modello che permette di innovare la ristorazione tradizionale.

L’Italia non da per il momento notizie circa l’introduzione del servizio Amazon nei propri confini anche se il mercato italiano è fra i più promettenti di Europa.
Nel 2015, ad esempio, l’Italia ha mosso un giro d’affari di oltre 400 milioni di euro, sia a livello nazionale che locale, con idee di catene poi acquistate da società estere (famoso il caso di Pizzabo, ideata da un ragazzo di Matera, acquisita poi dal colosso estero Just Eat).

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Uber Eats in arrivo anche in Italia

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Il mercato del food delivery, ossia della consegna di cibo a domicilio, è in una fase molto calda anche grazie all’interesse da parte dei consumatori verso questa recente modalità di consumo alternativa alla tradizionale ristorazione.

Nonostante il mercato si stia consolidando attorno ad alcuni player che si stanno diffondendo su tutto il territorio nazionale, il settore offre ancora opportunità per nuovi ingressi.

Per questo motivo Uber, la multinazionale dedicata al trasporto, ha lanciato il servizio Uber Eats: sfruttando l’infrastruttura di Uber infatti, il sistema è in grado di reclutare e utilizzare una serie di pony express per la consegna a domicilio di cibo ordinato presso i ristoranti della propria zona.

Il food delivery innova la ristorazione

Il food delivery è una delle possibili vie di ottimizzazione dell’economica della ristorazione locale fornendo una possibile innovazione che i ristoratori dovrebbero appoggiare.

Uber sta innovando pesantemente la propria offerta, dopo l’imminente introduzione delle automobili senza pilota segue la notizia dell’estensione del servizio Uber Eats che, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, sta già spopolando.

Dopo circa due mesi di sperimentazione nel Regno Unito infatti Uber è pronta ad allargarsi agli altri Paesi europei fra cui Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera.

La decisione di puntare aggressivamente su un servizio di trasporto merci deriva anche dalle resistenze al trasporto di persone riscontrato in alcuni Paesi complice anche le normative particolarmente restrittive e antiquate che hanno limitato la diffusione di servizi come UberPop.

Uber è una società attiva nella sharing economy (o economia collaborativa) e il suo volume di affari si unisce alle svariate altre società che, nel solo 2015, hanno generato un reddito lordo complessivo di 28 miliardi: un fenomeno quindi che non può essere fermato ma che va normato, come sta tentando di fare la Commissione europea attraverso la comunicazione sull’economia collaborativa emanata a giugno.

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L’agricoltura del futuro è senza terra

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L’idea di poter coltivare autonomamente frutta e verdura ha sempre sollevato un grande interesse, soprattutto da parte di coloro i quali vogliono avere la certezza della qualità degli alimenti che consumano.
Non tutti però dispongono di un orto o un terreno adatto allo scopo: proprio la mancanza di terra ha spinto, grazie al progresso tecnologico, la progettazione di soluzioni che potessero garantire la produzione di prodotti freschi senza necessariamente passare attraverso la disponibilità di suolo ove coltivarli.
Così negli ultimi anni sono letteralmente esplose le metodologie di coltura senza terra che consistono nel coltivare le piante non nel terreno agrario ma attraverso un mezzo artificiale (solitamente aria o acqua).
Grazie a questa innovazione, è quindi possibile iniziare a coltivare frutta e verdura all’interno dell’ambiente domestico attraverso apposite strutture.

Le metodologie di coltivazione sono diverse, le più diffuse sono la coltivazione idroponica e la coltivazione aeroponica.

Per coltivazione idroponica si intende un metodo di coltivazione che rimpiazza la terra con un substrato inerte (argilla espansa, perlite, vermiculite, fibra di cocco, lana di roccia, zeolite, ecc.) mentre la pianta viene irrigata con una soluzione nutritiva composta dall’acqua e dai composti necessari ad apportare tutti gli elementi indispensabili alla normale nutrizione minerale.

Per coltivazione aeroponica invece si intende un metodo di coltivazione che non prevede terra o immersione in acqua e in cui le piante sono sostenute artificialmente tramite sistemi di nebulizzazione di acqua, arricchita da fertilizzanti minerali, che investe direttamente l’apparato radicale della pianta la quale risulta come “sospesa”.

I vantaggi di queste modalità di coltivazione sono diversi, la produzione infatti non risente del clima e delle stagioni ed è controllata dal punto di vista qualitativo sia igienico-sanitario.

Grazie alla tecnologia è poi possibile, collegando appositi sensori, tenere traccia di tutti i parametri di crescita e consultarli agevolmente tramite il proprio smartphone, anche quando non si è nelle vicinanze della propria serra smart, assistendo così al processo di crescita.

Ci sono già molti produttori che stanno proponendo soluzioni basate su queste tecnologie.

Il colosso dell’arredamento svedese IKEA punta sull’idroponica e mette in vendita la serra KRYDDA / VÄXER che consente ai semi di poter germogliare mediante tappi di schiuma assorbenti che li mantengono umidi, senza eccessiva richiesta di acqua.
Una volta germogliati, le piantine possono trasferire in un vaso riempito con pietre pomici per assorbire l’acqua.

Anche a Robonica piace l’idroponica: esposta in anteprima a Milano durante il summit su cibo e tecnologia Seeds&Chips, è una cella di design in grado di produrre autonomamente una pianta d’insalata pronta da mangiare in soli 5 giorni.

Veve invece sceglie l’aeroponica: tramite una struttura allungata con numerosi fori dove collocare i semi preferiti, un contenitore alla base pieno di acqua e una soluzione nutriente e un collegamento alla rete elettrica il sistema nebulizza tutto ciò che serve ai vegetali per crescere.
L’impianto consuma poco e l’acqua necessaria è inferiore a quella impiegata nei tradizionali sistemi di irrigazione: il tutto racchiuso in un solo metro quadrato e con una versatilità di coltivazione fino a 200 tipi di piante differenti.

BioPic è un orto biologico modulare che sfrutta la luce di led ricaricabili per rimpiazzare la luce solare.
In questo caso i semi della pianta da coltivare sono innestati in un rotolo di terra che contiene i microrganismi necessari al suo sviluppo.

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Cresce il settore della spesa online grazie alle nuove opportunità offerte dalla tecnologia

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Fare la spesa è un’occupazione che richiede tempo: lo sanno molto bene tutti coloro che sono assorbiti dai ritmi frenetici della società moderna e per i quali recarsi al supermercato è un’attività preclusa o molto difficile da organizzare.

Non è però esclusivamente una questione di tempo, in molti casi ci sono altre barriere che rendono problematico fare la spesa: si pensi infatti alle persone di una certa età o che soffrono di mobilità ridotta.

E comunque ammettiamolo, perdere ore tra le corsie e in fila alle casse per poi dover portare decine di sacchetti e bottiglie non piace a nessuno.

Nel corso degli ultimi anni, sulla base di queste motivazioni e di un netto miglioramento dei servizi logistici, si sta affermando sempre di più il fenomeno della spesa online, un servizio offerto sia da portali indipendenti sia dai siti dei principali supermercati.

L’utente che vuole comprare online non deve fare altro che registrarsi alla piattaforma, selezionare i prodotti, opportunamente divisi per categoria merceologica, e le quantità desiderate e inserirli nel carrello virtuale.
Terminata la spesa può procedere con il pagamento tramite carta di credito, Paypal o in contanti alla consegna che avviene mediamente sul proprio pianerottolo nel giro di 24-48 ore.

Secondo Coldiretti quasi un italiano su quattro (19,3%) acquista prodotti alimentare online, un dato più che raddoppiato rispetto al 2014 (6,1%): oggi oltre 8 milioni di italiani scelgono la spesa online grazie alla sua comodità e perchè consente facilmente di fare il confronto dei prezzi garantendosi specialità esclusive in modo più conveniente.

Non è stato però sempre così, c’è voluto infatti tempo per superare i problemi dei costi alti di consegna del fresco e le difficoltà nel trovare economie di scala profittevoli tanto è vero che, in tempi passati, molti pionieristici tentativi di supermercati online si sono infranti, come è avvenuto per il colosso USA Webvan.

L’impennata odierna è dovuta in parte all’economia di scala che faticava a trovarsi dieci anni fa, anche per via della scarsa diffusione degli smartphone che ormai hanno moltiplicato i potenziali utenti, ma soprattutto per la scelta del modello distributivo efficiente nella tratta dell’ultimo miglio: è infatti vitale la capillarità dei nodi di distribuzione a causa dell’obsolescenza della merce e per la necessità del consumatore che chiede la consegna a domicilio in tempi sempre più brevi.

Grazie all’efficientamento distributivo oggi ci sono svariate realtà che offrono il servizio di spesa online, fra cui si possono ricordare:

Esselunga continua a scommettere sull’home delivery mentre altri, come Carrefour puntano sulla soluzione click & collect.

Esistono anche dei modelli logistici innovativi, come quello di Supermercato 24 che permette di scegliere liberamente il supermercato da cui acquistare offrendo un servizio di consegna a domicilio tramite degli incaricati che vi sostituiranno nelle operazioni di acquisto.

La vera rivoluzione però sembra essere imputabile ad Amazon con il suo servizio Amazon Prime Now.

Si tratta di un servizio riservato ai clienti iscritti ad Amazon Prime, il programma di iscrizione annuale di Amazon che garantisce, fra le altre cose, un numero illimitato di spedizioni senza costi aggiuntivi con consegna in 1 giorno lavorativo su oltre un milione di articoli, verso la maggior parte dei comuni italiani.

Nella fattispecie con Prime Now il cliente può effettuare ordini tramite l’app dedicata e riceverli in 1 ora al costo di 6,90€ per ordine o gratis in finestre di 2 ore a sua scelta, dalle 8 alle 24: l’importo minimo per gli ordini Prime Now è di 19€, il servizio evita code, traffico e stress.

Attivo in alcune aree d’Italia, si diffonderà a macchia d’olio nel corso del 2017.

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Food Innovation, Milano apre le porte a Seeds&Chips

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L’aumento della popolazione mondiale, i cambiamenti climatici, i mutamenti socio-demografici e l’evoluzione irreversibile e conclamata nei processi di scelte e acquisto impongono un cambiamento in cui il cibo è prodotto, trasformato, distribuito e consumato.
Tale cambiamento è sicuramente vincolato al progresso tecnologico tanto da aver coniato un termine decisamente rappresentativo, foodtech (contrazione delle parole food e technology).
Il Foodtech, oggi, permette di rivoluzionare profondamente interi processi e settori: dall’agricoltura di precisione, cioè la capacità di gestire i campi pianta per pianta attraverso l’utilizzo di sensori e modelli di calcolo per produrre di più con meno risorse, alle stampanti 3D, ovvero la possibilità di stampare il cibo. E ancora dalla tracciabilità, che permette al consumatore finale di sapere dove e come un alimento viene prodotto, ai nuovi cibi, fino alle smart kitchen e alla sharing economy per combattere lo spreco alimentare.
Dal 11 al 14 maggio al MiCo di Milano, è in programma Seeds&Chips, il Summit internazionale dedicato alla Food innovation dove cibo e tecnologie si incontrano.
Centinaia di startup, aziende del food e del tech, investitori, opinion leader e policy makers condivideranno contenuti e visioni, progetti ed esperienze, perché innovare il food system non è solo una opportunità, è una sfida che riguarda tutti.
Maggiori informazioni sul sito di Seeds & Chips.

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