Google per le aziende, online il portale dedicato alle PMI italiane

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Al via oggi il nuovo portale dedicato da Google alle PMI italiane: si chiama Google per le aziende ed è un sito offerto alle imprese nazionali per raccogliere strumenti e opportunità al fine di guidarle passo dopo passo nel portare su Internet la propria attività.

Le possibilità garantite dal nuovo portale di Google permettono di valorizzare ciascuna PMI grazie agli strumenti offerti dal digitale per contrastare gli effetti della crisi economica e sanitaria che richiede un rinnovamento del modo di fare business.

Del resto le ricerche degli utenti per negozi, strutture o aziende di prossimità è in costante aumento con un trend superiore al 300% nell’ultimo periodo.

Proprio per questo, il portale Google per le aziende mette a disposizione una guida personalizzata che in pochi e semplici passi permette ad un’impresa che non ha ancora una presenza online di poter diventare protagonista oltre ad opportunità più approfondite per chi è già presente sulla rete.

La nuova iniziativa si inserisce nel perimetro del piano Italia in Digitale annunciato alcuni mesi fa che prevede un investimento da 900 milioni di euro.

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Google incrementa le informazioni utili a pianificare i viaggi

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Google potenzia i servizi utili per i propri utenti in riferimento alla pandemia da COVID-19 e incrementa le informazioni all’interno della sezione del proprio motore di ricerca dedicata a voli, hotel, itinerari e alloggi vacanze: Google Viaggi infatti restituisce, a partire da questi giorni, progressivamente una serie di indicazioni importanti fra cui il numero di casi di persone contagiate nella località di destinazione.

Se già da tempo erano presenti una serie di avvertenze circa eventuali restrizioni in vigore nei vari paesi e città legate alla pandemia e nonostante vi fossero una serie di avvisi su eventuali limitazioni anche tramite Google Maps, la multinazionale americana ha deciso di fornire maggiori informazioni sulla percentuale degli alberghi aperti e relative disponibilità, nonché sulla percentuale di voli operativi verso la destinazione prescelta.

A questi dati si aggiunge il già citato numero di casi riscontrati che accompagnano una serie di guide informative relazionate a risorse locali per consentire una più sicura permanenza ai visitatori.

 Maggiori informazioni sul blog ufficiale di Google.

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Google mette a disposizione un fondo di emergenza dedicato all’informazione locale

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Google interviene a supporto dell’informazione digitale territoriale mettendo a disposizione delle testate locali con una presenza online uno speciale fondo di emergenza destinato a supportare coloro i quali si impegnano nell’offrire notizie, tramite l’uso del digitale, per le piccole comunità locali.

L’iniziativa nasce nel perimetro del pogetto Google News Initiative (GNI) ed è uno strumento speciale avviato in occorrenza dell’emergenza sanitaria COVID-19: il fondo creato è accessibile a organizzazioni giornalistiche locali che hanno una redazione composta fra i 2 e i 100 giornalisti e che hanno interesse locale.

Da oggi 15 aprile e fino al prossimo 29 aprile è possibile presentare le domande, direttamente online, tramite un’apposita procedura.

Si tratta di un importante riconoscimento da parte di Google circa il lavoro informativo svolto dalle piccole testate locali che quotidianamente si impegnano ad offrire un giornalismo puntuale e qualitativo.

Produrre notizie originali per comunità locali specifiche è infatti in grado di fare la differenza quando si tratta di informare i cittadini e, al contempo, permette di contrastare la nascita di fake news che spesso si nascondono in eventi del tutto inventati a dimensione territoriale.

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Heritage on the Edge, Google preserva i monumenti a rischio per i cambiamenti climatici

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Si chiama Heritage on the Edge ed è il nuovo progetto tecnologico di Google, inserito nella piattaforma Google Arts & Culture, per preservare le testimonianze del passato di monumenti e siti archeologici affetti dall’impatto dei cambiamenti climatici.

Il team di Google Arts & Culture insieme a CyArk, una organizzazione non profit attiva nell’archiviazione digitale in 3D delle meraviglie del mondo in pericolo, ha infatti realizzato una serie di spedizioni in cinque località attorno al globo, fra cui l’isola di Pasqua e la Città Vecchia di Edimburgo.

Durante queste missioni sono state realizzate, utilizzando droni e 3D scanning, delle mappe tridimensionali rese molto precise anche grazie alla consulenza di archeologi ed esperti locali: queste ricostruzioni, accompagnate da apposite interviste con le comunità locali, vengono messe a disposizione sulla piattaforma dedicata al progetto.

Gli utenti possono quindi accedervi gratuitamente per scoprire la situazione attuale del sito archeologico e soprattutto cosa sta accadendo in funzione del cambiamento climatico: l’accesso alla piattaforma è possibile anche tramite un’app dedicata.

Il progetto è iniziato un anno fa proprio dall’isola di Pasqua le cui celebri statue sono a rischio per l’innalzamento dei mari in quanto dislocate lungo la costa: inoltre l’erosione minaccia di farle cadere.

Come per l’isola di Pasqua è possibile osservare da vicino la città di Edimburgo, costruita su un vulcano estinto e soggetta all’erosione delle fondamenta a causa delle piogge o ancora Kilwa Kisiwani sulla Swahili Coast in Tanzania, o la città-moschea di Bagerhat in Bangladesh o infine la città antica di Chan Chan in Peru.

Attraverso Heritage on the Edge si può accedere a oltre 50 mostre online che illustrano l’impatto del clima sui monumenti, due modelli di realtà aumentata e appositi tour a 360 gradi con Street view, dove le immagini sono arricchite da testi esplicativi.

Maggiori informazioni nel blog ufficiale di Google o sulla pagina dedicata al progetto.

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Chrome semplifica la gestione dei controlli audio e video

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L’uso dei browser è spesso collegato all’interesse degli utenti di riprodurre contenuti audio e video: basti pensare all’impiego di YouTube nella riproduzione di musica ad accompagnare la navigazione online.

Proprio questo utilizzo spesso fa si che la finestra atta a riprodurre un contenuto multimediale si perda letteralmente fra i vari pannelli del browser (anche chiamati tab): per ovviare a questo problema Chrome ha rilasciato nel suo ultimo aggiornamento, una funzione molto interessante.

Si tratta di un hub che permette di gestire i contenuti audio e video in riproduzione senza dover cercare il pannello in cui vengono eseguiti.

In questo modo è possibile interrompere il contenuto, modificarne l’esecuzione o passare al successivo: basta cliccare sull’icona dislocata nell’angolo in alto a destra del browser Chrome, aprire il media hub e gestire da qui tutta la riproduzione.

Il nuovo pannello di controllo è disegnato specificatamente per minimizzare ogni problematica che distolga l’utente dal continuare le sue attività: lo scopo è l’incremento di produttività portando tutte le notifiche media ad essere dislocate in un unico posto senza essere disperse in uno o più pannelli e forzando quindi l’utente ad un’insensata caccia al tesoro.

Il media hub integrato nel browser era già disponibile sui Chromebook ed è ora stato esteso alla versione di Chrome per Windows, Mac e Linux.

Maggiori dettagli nel post del blog ufficiale di Google.

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My Storytime, la piattaforma di Google che avvicina i genitori lontani ai figli

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Google viene incontro alle difficoltà dei genitori che vorrebbero essere più vicini ai propri figli piccoli anche quando sono chiamati ad essere lontani, ad esempio, per esigenze lavorative: uno dei riti che spesso la lontananza rende impossibile è quello della buonanotte.

Proprio in tal senso si sono mossi gli sforzi di Big G che ha creato la piattaforma tecnologica My Storytime che consente di registrare un racconto per permettere la sua riproduzione successiva ai bambini direttamente utilizzando uno smart speaker.

Progettata insieme alla società americana Instrument, My Storytime è integrata nella piattaforma Google Nest Home: il genitore lontano da casa può semplicemente registrare il racconto della buonanotte che poi può essere riprodotto a piacere tramite un apposito comando vocale.

L’inspirazione al progetto è stata data da un militare in servizio in Afghanistan che, per stare più vicino alle proprie figlie, ha registrato la propria voce mentre leggeva dei racconti: dal 2001 più di 2 milioni di bambini americani hanno avuto un genitore militare in missione all’estero ed è chiaro quale opportunità abbiano perso.

Ovviamente il progetto è accessibile a chiunque si trovi nella condizione di essere lontano da casa: i racconti conservabili nella piattaforma sono multipli e ordinabili anche tramite una capitolazione.

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Experiments, la soluzione di Google all’uso compulsivo dello smartphone

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Per perseguire il Benessere Digitale, inteso come rapporto sano tra uomo e tecnologia, Google ha rilasciato l’anno scorso l’omonima suite di soluzioni e strumenti per distaccarsi dall’uso eccessivo dello smartphone.

A questo potente insieme di strumenti, già integrati nei dispositivi Android, si affianca da oggi Experiments che consiste in una collezione di sei nuovi strumenti scaricabili da Play Store per vincere il comportamento compulsivo nell’utilizzo dello smartphone e l’ansia legata alle notifiche.

Rilasciati in modalità aperta (open source) per consentire anche ad altri sviluppatori e designer di contribuire all’estensione delle possibili implementazioni di soluzioni finalizzate al benessere digitale, gli strumenti della serie Extensions si caratterizzano per operatività differente.

‎Unlock Clock è progettato per stimolare una riflessione sul grado di compulsione con cui giornalmente viene consultato lo smartphone mostrando un contatore col numero di volte in cui viene sbloccato il telefono nell’arco di una giornata.

We Flip consente di staccare in gruppo dalla tecnologia condividendo del tempo di qualità insieme: una volta riuniti fra amici è sufficiente abbassare contemporaneamente l’interruttore digitale per dare il via ad una sessione di digital detox collegiale.

Post Box serve a ridurre le distrazioni, nascondendo tutte le notifiche fino a un determinato momento stabilito preventivamente.

Paper Phone trasforma le informazioni contenute nello smartphone in un opuscolo cartaceo consultabile che evita di ricorrere al telefono.

‎Desert Island aiuta a trovare la concentrazione invitando a scegliere solo le app ritenute essenziali ed escludendo tutte le altre per 24 ore.

Infine Morph permette di suddividere la giornata in spazi diversi (per esempio lavoro, tempo libero o sport) decidendo per ciascun contesto quali app utilizzare e limitando quindi le possibilità di dispersione.

Per maggiori informazioni è disponibile il sito ufficiale della piattaforma di digital detox.

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Google Travel, la piattaforma di Google per organizzare i propri viaggi

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Google ritiene strategico il mondo dell’organizzazione di viaggi, business o turistici che siano, e per tale motivo negli ultimi anni ha convogliato diverse energie nel settore.

Dopo il lancio di una serie di strumenti per facilitare la pianificazione di voli, trasferimenti e pernottamenti, è stata pubblicata una nuova piattaforma per tenere sotto controllo tutte queste attività affinché l’utente possa, in un unico centro di controllo, muoversi più agilmente tra le ricerche e avere una visione completa dello storico dei viaggi fatti precedentemente.

Google Travel, questo il nome del nuovo sito, non va confuso con l’app Google Trips lanciata ormai tre anni fa: è infatti un contenitore web che ha il compito di raccogliere e catalogare tutte le informazioni precedentemente disordinate e disseminate in diverse sezioni.

Recandosi alla pagina google.com/travel, l’utente trova tre sezioni (esplora, voli, hotel) all’interno delle quali trovare consigli e le migliori soluzioni per raggiungere la meta desiderata e organizzare il soggiorno con incluso il monitoraggio dei prezzi di volo.

La piattaforma inoltre è in grado, tramite intelligenza artificiale, di porre a disposizione dell’utente un sistema intelligente predittivo per costruire e suggerire viaggi potenziali basati sulla propria attività recente e sui relativi gusti.

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Google contro la pubblicità intrusiva

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Google è il motore di ricerca più utilizzato al mondo e, di conseguenza, le scelte che effettua per i propri algoritmi risultano estremamente incidenti sul modo di proporre i contenuti da parte di tutto il web.

A causa della volontà di monetizzare il più possibile i propri contenuti spesso blog, testate editoriali e in generale siti ad alto traffico utilizzano metodi discutibili per mostrare agli utenti più banner pubblicitari possibili.
Questo atteggiamento però mina la fruibilità dei contenuti e rende la navigazione difficoltosa.

Google migliora l’algoritmo contro la pubblicità intrusiva

Al fine di tutelare i consumatori finali e garantire agli utenti una navigazione facile e non ostacolata da banner pubblicitari intrusivi, Google ha annunciato sul suo blog una sostanziale modifica al proprio algoritmo.

Infatti il motore di ricerca, a partire dal 10 gennaio 2017, penalizzerà i siti che fanno un uso eccessivo di pop-up e pubblicità interstiziali abbassandone il posizionamento.

Le pubblicità interstiziali sono quelle pubblicità intrusive che prevedono schermate che appaiono mentre si legge un contenuto e che si possono chiudere solo dopo aver cliccato sulla X.

Trovare il tasto da cliccare per chiudere la pubblicità può essere un’impresa piuttosto difficile, specie da mobile, contribuendo fra l’altro al rallentamento del caricamento della pagina e causa un maggiore consumo di dati.

Dal punto di vista pratico un contenuto ricco di informazioni nel quale appaiono pubblicità intrusive continuerà a essere preferito ad un contenuto poco interessante o attinente ma risulterà penalizzato rispetto ad un contenuto realizzato bene e privo di pubblicità intrusive.

Si tratta di un processo, iniziato nel 2014, che riguarda la qualifica dei contenuti e quindi il posizionamento dei siti internet anche sulla base dell’accessibilità e della sicurezza (presenza del protocollo https).

Questo cambiamento interesserà tutti coloro che sono impegnati in attività seo, i blogger come anche i responsabili delle strategie pubblicitarie sui vari portali e testate giornalistiche online che frequentemente tentano di aumentare gli introiti moltiplicando i banner e costringendo gli utenti finali a dotarsi di soluzioni in grado di bloccare le pubblicità indesiderate.

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