NOI Techpark, a Bolzano nasce un innovativo polo tecnologico

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A Bolzano nasce un parco tecnologico che punta a rendere la città uno fra i luoghi più attrezzati d’Italia in fatto di tecnologia.

Si chiama Noi Techpark e presenta, nell’area ex-Montecatini, oltre 190 mila metri cubi di edifici su un terreno di 13 ettari.

Lo spazio permette di ospitare 40 startup italiane, 6 istituti di ricerca, 20 laboratori e altrettante aziende innovative candidando Noi Techparck, il cui acronimo sta per Nature of Innovation, ad essere una piattaforma di interscambio e di conoscenza tra l’Italia e il Nord Europa.

Dopo un lavoro di 3 anni e un investimento complessivo di 124 milioni, il progetto prende il via oggi 20 ottobre con l’insediamento delle prime aziende come Huawei, Meccaferri e Leitner.

In particolare Huawei svilupperà nel polo tecnologico le proprie infrastrutture ICT nel campo della safe and smart city e dell’Internet of Things.

Sono attese anche nuove aziende ma il processo di selezione è molto rigoroso e basato sull’aderenza a cinque criteri di selezione: grado di contenuto tecnologico e innovativo del progetto, compatibilità con la strategia di sviluppo del Techpark, sostenibilità del business, reputazione e ricadute economiche sul territorio.

Noi Techpark, un’innovazione sostenibile

La struttura di Noi Techpark, costruita nel 1937 per volere di Mussolini, è stata completamente ristrutturata mantenendone i tratti storici ma implementando l’attenzione all’aspetto green: è infatti il primo edificio in Europa e secondo al mondo ad aver ottenuto la certificazione Leed ND v4.

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EIT Digital Challenge, al via la quarta edizione

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Le competizioni e i programmi di selezione dedicati alle migliori iniziative tecnologiche crescono in tutto il mondo: l’obiettivo è quello di vedere nascere nuove aziende innovative di successo e creare nuove opportunità lavorative.

Ad arricchire l’insieme di iniziative si aggiunge oggi la nuova edizione del programma EIT Digital Challenge.

L’EIT Digital Challenge è una competizione organizzata da EIT Digital, l’organizzazione che intende favorire l’innovazione tecnologica digitale e il talento imprenditoriale per garantire la crescita economica e il miglioramento della qualità della vita in Europa.

Per farlo, EIT Digital propone, dopo il superamento della competizione, l’incubazione all’interno del proprio acceleratore al fine di agevolare con il proprio network l’internazionalizzazione delle realtà vincitrici.

Il programma, che ha permesso nelle edizioni passate di trasformare startup in aziende di successo internazionali come la tedesca Konux, è altamente appetibile in virtù della posizione di leadership di EIT Digital nell’ambito dell’innovazione digitale e della formazione imprenditoriale.

Tra i casi di successo passati attraverso EIT Digital vi sono Chino, un’azienda che offre ai servizi di digital health una API sicura e un database in cui immagazzinare senza rischi i dati sensibili e Horus, un’azienda che sfrutta robotica, realtà aumentata e soluzioni digitali per aiutare le persone ipovedenti o non vedenti.

EIT Digital e deep tech

La nuova edizione, la quarta in assoluto, è dedicata al deep tech, ossia all’innovazione digitale basata su soluzioni disruptive che risentono di un elaborato lavoro di ricerca con, eventualmente, anche brevetti a tutela.

Rispetto all’approccio degli Stati Uniti, particolarmente focalizzati sull’innovazione applicata al business model, l’Europa può diventare un luogo ideale specie per le innovazioni in ambito industriale cavalcando la crescita di tutto ciò che è legato all’industria 4.0.

Per partecipare alla competizione le startup richiedenti, fondate da non più di 10 anni, devono avere sede in uno degli stati membri dell’Unione Europea, il loro ultimo fatturato deve essere stato di almeno 300 mila euro e devono aver effettuato raccolta dagli investitori per almeno 2 milioni di euro in equity.

La deadline per la candidatura è il giorno 8 ottobre 2017.

Le startup potranno concorrere in cinque categorie: Digital Cities, Digital Industry, Digital Wellbeing, Digital Finance e Digital Infrastructure.

Le migliori cinque verranno invitate a presentare il proprio prodotto davanti ad una giuria in cinque eventi finali che si terranno in varie città: Trento è stata selezionata per ospitare la finale in ambito Digital Cities il 28 novembre.

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Industria 4.0, in Emilia-Romagna si sviluppa una filiera manifatturiera

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Il tema dell’industria 4.0 è molto caro ai distretti produttivi industriali italiani perché rappresenta una forte innovazione che può migliorare l’efficienza e la competitività del nostro Paese.

Ai vari casi di eccellenza fra cui Progetto Manifattura di Rovereto e la sua recentissima evoluzione con ProM facility o la Lean Experience di San Vito al Tagliamento, si aggiunge ora anche l’Emilia-Romagna con un modello Industria 4.0 che lega diversi attori dell’intera filiera produttiva, dall’azienda capofila ai fornitori strategici al sistema creditizio.

L’iniziativa infatti coinvolge Bonfiglioli, azienda impegnata nel settore della meccatronica, come capofila in sinergia con Bnl-Bnp Paribas e Porsche consulting.

Industria 4.0: una filiera manifatturiera in Emilia

Il risultato è sostanzialmente un’unica azienda virtuale end-to-end in grado di seguire tutti i processi manifatturieri come una filiera indipendente idealmente priva di barriere di transazione che punta alla massima solidità ed efficienza.

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Robotica, la Toscana rappresenta un modello a livello europeo

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La Toscana è a tutti gli effetti un modello di innovazione a livello europeo nel settore della robotica.
La regione infatti è stata inserita all’interno di una conferenza organizzata dal Comitato europeo delle regioni e dalla Commissione Ue nell’ottica di dare vita al processo di creazione dei Digital innovation hubs.

I Digital innovation hubs sono dei centri di innovazione e competenza nel campo della robotica, un settore di primario interesse per le opportunità che è in grado di originare.

Basti pensare che la robotica potrebbe, nei prossimi anni, determinare un cambiamento epocale e conquistare fette di mercato paragonabili a quelle occupate dell’automotive.

Smart specialization: la Toscana punta su industria, educazione e innovazione

La Toscana vuole cavalcare il settore e per questo punta sulla strategia di smart specialization, ossia sta investendo risorse verso il sistema industriale, educativo e nell’innovazione dove la robotica è considerata una delle priorità tecnologiche.

La regione inoltre co-presiede due partenariati europei nel quadro delle piattaforme sulla smart specialization, su industria 4.0 e agricoltura di precisione.

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Maker Faire Rome, al via la fiera dell’innovazione

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Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso: stampa 3d, IoT, big data, robotica e molto altro tornano ad arricchire Roma nell’evento più sentito per i makers di tutta Italia.

Inizia infatti oggi la Maker Faire Rome 2016, la grande fiera dedicata all’innovazione dove gli artigiani digitali mostreranno le ultime novità a partire dai 700 progetti esposti

Maker Faire Rome: un evento che cresce

Se prima l’evento attraeva innovatori e studenti, adesso coinvolge famiglie e anche imprenditori che vedono nelle possibilità offerte dai makers uno strumento per innovare le proprie realtà.

Del resto la fiera, oggi alla sua quarta edizione, è passata dai 35 mila visitatori del primo anno, ai 90 mila del secondo, fino al record di 100 mila della scorsa edizione.

L’interesse verso la Maker Faire coinvolge anche le istituzioni basti pensare che anche la Polizia di Stato e la Marina militare partecipano con i loro progetti all’avanguardia.
La Marina militare italiana presenta il simulatore di plancia per rendere l’esperienza di conduzione della fregata Carlo Bergamini nel porto di Taranto.

La Polizia di Stato invece, tramite il Pullman Azzurro, offre un’aula multimediale itinerante a bordo della quale, con strumenti innovativi e interattivi, sarà possibile intraprendere delle lezioni sulla sicurezza stradale.

Non solo, nei 100 mila metri quadrati totali di cui 55 mila di superficie espositiva coperta per l’edizione 2016, vi sono 8000 mq dedicati a bambini e ragazzi dai 4 ai 15 anni, con i laboratori dedicati per l’avviamento ad attività creative digitali.

Compaiono inoltre i droni di ultima generazione e progetti tecnologici dedicati allo sport come Cella Basket che propone sfide con il pubblico su un campo di pallacanestro ed esibizioni per Racer 7, un robot in grado di mettere a segno centinaia di canestri senza sbagliare un colpo.

Di più, nella manifestazione ci sarà anche una parte formativa per la manifattura italiana in modo da permettere a fabbri, artigiani e orefici di avvicinarsi al mondo del digital manufacturing per innovare la propria produzione.

Se amate quindi i droni e la robotica, la stampa 3D, l’industria 4.0, l’IoT (internet delle cose) dovete necessariamente fare un salto a Roma.

In alternativa sono visibili in streaming alcuni appuntamenti direttamente nella sezione dedicata.

Il programma completo è disponibile qui.

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Industria 4.0, McKinsey lancia un progetto pilota di fabbrica digitale

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Il rilancio dell’industria italiana passa attraverso il digitale: con la completa digitalizzazione della catena di montaggio infatti è possibile efficientare la produzione calcolando in ogni passaggio il tasso di produttività delle macchine, degli adetti nonché l’impiego della materia di prima necessaria alla produzione.

I sensori digitali monitorano ogni processo produttivo e raccolgono dati che vengono poi analizzati per incentivare miglioramenti nel processo produttivo.
Il risultato è un prodotto più sostenibile, meno costoso e soprattutto tarato sui bisogni contingenti senza sprechi, praticamente on demand.

Questo è lo scenario a cui si assiste a Pordenone dove è nata la fabbrica pilota 4.0 grazie ad una sinergia fra McKinsey e Unindustria Pordenone.

Digital Fabrication: il nuovo modo di fare industria

L’industria 4.0 si basa su una successione di livelli di azione.
L’inizio è costituito dall’utilizzo dei dati come strumento per creare valore: l’adozione di big data e open data permette di prelevare una quantità considerevole di informazioni dalle macchine.
Il passaggio successivo è rappresentato dall’analisi di questi dati affinché si possano identificare eventuali punti di inefficienza.
Il terzo passaggio riguarda l’interazione uomo-macchina: ovvero come istruire le macchine tramite interfacce e linguaggi al fine di migliorare lo scenario che è stato costruito nei precedenti livelli.
Infine l’ultimo passaggio riguarda la digital fabrication (o fabbricazione digitale), ovvero l’identificazione dei metodi e degli strumenti migliori per produrre i beni come ad esempio il ricorso alla stampa 3D o ai robot.

Produrre quello che serve quando serve appunto, potendo modulare la produzione in relazione alle richieste del mercato ed abbattendo i costi di stoccaggio e logistica rappresenta una chiara innovazione che viene recepita in un distretto industriale, quello di Pordenone, dove si concentrano la filiera del mobile e del bianco ossia degli elettrodomestici.

Non a caso l’innovazione di McKinsey si propone ad aziende come Electrolux di Porcia e alla stessa Ikea come laboratorio per innovare i processi in modo da recuperare produttività.

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Forum dell’Economia Digitale, alla scoperta del presente e del futuro dell’economia digitale italiana

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Promuovere la cultura digitale tra le imprese italiane sembra essere la strategia migliore per il rilancio economico del nostro Paese.
Le opportunità offerte da tecnologie ormai prossime, come l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale, possono permettere al tessuto imprenditoriale italiano di competere nuovamente su scala globale purché vengano comprese e sfruttate in modo adeguato.
In una situazione in cui il ritardo digitale delle nostre imprese è quantificabile in 2 punti di PIL e 700mila posti di lavoro non creati, dall’unione dei Giovani Imprenditori di Confindustria e Facebook è nato il progetto FED (Forum dell’Economia Digitale).

Il Forum dell’Economia Digitale è un format ideato come momento di discussione e testimonianze dove imprese e istituzioni si confrontano sulle opportunità offerte dalla rivoluzione digitale e dove si presentano i trend promettenti per il futuro dell’economia digitale del nostro Paese.
L’evento si tiene a Milano il 14 luglio, presso il Mico ed è gratuito previa registrazione.

Il panel di speaker è prestigioso e include, oltre Luca Colombo, country manager di Facebook, e a Nicola Mendelsohn, vicepresidente Facebook EMEA, anche Sir Martin Sorrel, ceo di Wpp, Maximo Ibassa di Wind e Agostino Santoni di Cisco Italia.
Attesi anche diversi imprenditori di successo fra cui Oscar Farinetti (Eataly), Guido Martinetti (Grom) e Davide Oldani (Chef D’O) che racconteranno le opportunità della digitalizzazione per il comparto food.
Enrico Mentana (La7) racconterà come la tecnologia ha cambiato il modo di fare informazione.
Per le istituzioni il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia accompagnata da Paolo Barberis, Consigliere per l’innovazione del presidente del Consiglio dei ministri e il neo-sindaco di Milano Giuseppe Sala.

Il calendario completo è disponibile qui.

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La stampa 3D e il riciclo dei rifiuti plastici

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La plastica è economica, durevole nel tempo e soprattutto prodotta in grandissimi quantitativi per i più svariati usi: queste caratteristiche comportano elevate difficoltà in fase di smaltimento e la conseguente dispersione di prodotti plastici nell’ambiente che tendono così ad accumularsi.
Ne deriva che l’inquinamento causato dalla plastica sia un problema attuale e molto serio: anche qui però la tecnologia può aiutare restituire valore ai rifiuti plastici e migliorare l’impatto ambientale.

La Better Future Factory, grazie a un gruppo di neolaureati della Delft University of Technology, sta promuovendo il ricorso alla stampa 3D come soluzione: tramite il Perpetual Plastic Project infatti propone che i filamenti utilizzati nel processo di stampaggio siano ricavati da bottiglie riciclate, tazze e altri oggetti in plastica solitamente cestinati.

Per ottenere il risultato, ordinari rifiuti plastici vengono lavati, asciugati e immessi in un trituratore che li frammenta: questi frammenti passano poi in un estrusore, dove vengono riscaldati e fusi in filamenti impiegabili nella stampante 3D.
Il prodotto finale è puramente didattico: si tratta di anelli di plastica con un cuore disegnato che però hanno il merito di far comprendere le potenzialità del progetto.
Ma sebbene l’esperimento di Better Future Factory sembra essere meramente illustrativo, altri attori stanno affrontando questo scenario in modo più industriale.

Adidas si sta muovendo in modo deciso: nel 2015 ha introdotto l’iniziativa Futurecraft che punta a incorporare le tecniche di fabbricazione digitale all’interno della propria produzione.

Ma è sul riciclo della plastica degli oceani, un problema che abbiamo già avuto modo di affrontare ultimamente, che la multinazionale tedesca sta investendo molto al punto da essere riuscita a realizzare un prototipo di scarpa interamente realizzata partendo da fibre plastiche ottenute dai rifiuti plastici dell’oceano.
Il nuovo e versatile materiale, chiamato Parley Ocean Plastic, è ottenuto da rifiuti plastici recuperati dalle Maldive e opportunamente filati in modo da poter essere impiegati in prodotti ad alte performance.

Questa iniziativa rientra nel programma Adidas x Parley shoe; è di questi giorni la notizia che sarà possibile per alcuni fortunati mettere le mani su uno delle prime 50 paia di scarpe prendendo parte ad un contest su Instagram, in scadenza a fine luglio, i cui dettagli saranno annunciati sul canale twitter di Adidas.

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Il futuro dell’industria è profondamente legato alla produzione su misura

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Il settore delle produzioni su misura cresce a ritmi vertiginosi e, nonostante ad oggi sia incentrato su realizzazioni piuttosto di nicchia, questo mercato presenta già un giro d’affari miliardario.

Produrre su misura significa avere i mezzi per poter soddisfare un bisogno in modo contestuale alla sua manifestazione attraverso metodologie in grado di rendere la realizzazione perfettamente sostenibile tanto economicamente quanto in termini di impatto ambientale.

Si tratta del modello di produzione su committenza per cui Toyota è stata una delle case avanguardiste nel ‘900.

Grazie alle nuove tecnologie produrre su misura è divenuto sinonimo di manifattura 3d e quindi stampa 3d: non a caso, stando alle ultime ricerche, la digitalizzazione manifatturiera sta crescendo di circa il 25% all’anno specialmente nelle economie laddove gli investimenti nel digitale siano molto sostenuti.

Questi ritmi di diffusione fanno a ragione presumere che il prossimo futuro comporti un netto accorciamento della filiera produttiva laddove l’utente potrà, autonomamente o tramite terzi anche in apposite strutture di fabbricazione (FabLab), provvedere al design del prodotto di proprio interesse tramite i più comuni software di modellazione per poi generarlo grazie alle stampanti 3d che saranno, gradualmente, sempre più a buon mercato.
Del resto l’artigianato digitale è fra i settori che sta offrendo sempre più opportunità di lavoro.

Tuttavia, anche le multinazionali beneficieranno di questo nuovo modello produttivo: non a caso Airbus, Boeing, Avio e General Electric sono fra i maggiori player che stanno investendo sulla manifattura digitale.

Si pensi ad esempio al nuovo modo di produrre i pezzi di ricambio dell’industria aeronautica con conseguente eliminazione dello stoccaggio di ingenti quantità di lavorati e relativo miglioramento generale della logistica.

Per non parlare delle produzioni di largo consumo: Barilla ha recentemente presentato una stampante 3D in grado di realizzare, tramite appositi ingredienti e in pochi minuti, il proprio formato di pasta preferito senza dover recarsi al supermercato.

New Balance dal canto suo ha già realizzato il prototipo di una scarpa stampata in 3D tramite una miscela di polvere di elastomeri poliuretanici che garantiscono flessibilità e aderenza.

Dello stesso avviso Under Armour che si è cimentata nella produzione in 3D di una scarpa leggera, a elevata stabilità e altamente ammortizzante in grado di supportare gli atleti anche durante gli allenamenti più impegnativi.

Ma esistono molte altre applicazioni di successo, specialmente in ambito biomedicale tanto è vero che il il futuro della medicina verrà fortemente influenzato dalla stampa 3D.

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Disruptive Week, Milano capitale degli eventi sulle tecnologie emergenti

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Interi settori economici sono spariti o sono stati profondamente modificati dall’innovazione in ambito digitale: si tratta di una vera e propria rivoluzione che travolge chiunque non sia preparato ad affrontarla.
Disruptive Week è un format che prevede una settimana interamente dedicata alla rivoluzione digitale in atto tramite un ricco programma di eventi, nazionali e internazionali, che coinvolgerà l’area metropolitana e l’hinterland di Milano.
Conferenze, aree espositive, talk show, visite d’impresa e matchmaking metteranno in luce tutti i nuovi paradigmi che stanno nascendo in questo momento di totale rivoluzione tecnologica così da utilizzarli per orientare il nostro futuro.
Gli argomenti principali di questa nuova edizione saranno quindi: Internet of Things (IoT), Smart Energy, Wearable, Smart Health, Smart Home e Industry 4.0.
Maggiori informazioni sulla pagina del programma della manifestazione.

L’hashtag ufficiale è #DMW2016.

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