I cantieri Riva presentano il primo motoscafo a emissioni zero

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A Laglio, sul lago di Como, gli storici cantieri Riva guidati da Daniele Riva, ottava generazione della celebre dinastia di costruttori di barche, hanno presentato un nuovo tipo di imbarcazione che porta il concetto di sostenibilità ambientale alla sua massima espressione.

L’E-commuter, questo il nome dell’innovativo prodotto nautico, è un prototipo di barca a propulsione elettrica e legno riciclabile che potrebbe gettare le basi per il futuro nell’ambito della mobilità nautica da diporto.

Le nuove tecnologie infatti consentono di sfruttare l’ecosostenibilità dell’elettrico con la silenziosità del legno.

L’ambizioso progetto è stato realizzato con il contributo della Regione e in collaborazione con Cna Lombardia, Milano, Lario e Brianza e con l’appoggio del Comune di Laglio, del Fai e della Fondazione Alessandro Volta.

Per sviluppare il nuovo E-commuter, i cantieri Riva sono partite dalle Lucie, le imbarcazioni tradizionali del lago di Como, che gli artigiani hanno trasformato con un piccolo miracolo tecnico-scientifico nel rispetto della tradizione culturale e creativa.

L’E-commuter è frutto di ricerca e tradizione

Insieme all’E-commuter sono state presentate anche altre due attività degne di nota: è stata restaurata la bottega originaria Sciostra, dove il primo dei Riva diede il via all’attività nel 1771.

L’intervento di restauro però non si è limitato al recupero ma anche alla trasformazione del luogo che è stato ripensato nella forma e nella funzione per dare origine ad un moderno Centro Ricerche per la Nautica denominato E_R_Concept.

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L’innovazione migliora la raccolta differenziata

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Riciclare correttamente i rifiuti è una pratica che impatta positivamente l’ambiente che viviamo.
Farlo in modo corretto tuttavia non è un’operazione così intuitiva dato che, spesso, la raccolta differenziata non risulta affatto tale a causa di pigrizia degli utenti o dell’indisponibilità dei corretti sistemi di raccolta e smaltimento.

L’innovazione migliora la raccolta differenziata

La tecnologia però viene in aiuto degli utenti finali e offre interessanti soluzioni a livello domestico o cittadino: si tratta di cassonetti o cestini intelligenti, solitamente automatizzati e dotati di sensori, che possono informare l’utente sul livello di riempimento o aiutarlo nella raccolta differenziata.

Big Belly Solar, per esempio, è uno speciale cassonetto cinque volte più capiente rispetto ad un cassonetto tradizionale: la sua capienza è dipesa da uno speciale sistema di compattamento dei rifiuti alimentato ad energia solare.

Uzar invece è una pattumiera in grado di riconoscere i rifiuti tramite uno speciale lettore di codice a barre che consente di distinguere una bottiglia di plastica, suggerendo di diversificare involucro e tappo in contenitori diversi.

Abbiamo già parlato dell’impegno di Milano per i nuovi cestini di rifiuti intelligenti.
A livello comunitario esistono però altre interessanti soluzioni smart.

Riciclia è una di queste: si tratta di un raccoglitore di rifiuti come tappi, bottiglie o lattine che ricompensa l’utente con speciali punti ambiente grazie a cui si possono acquistare dei prodotti di McDonald’s con cui è in essere un accordo commerciale.

Basta consegnare il ticket emesso dalla macchina dopo aver svolto il proprio compito di netturbino intelligente.

SOELIA e JCO Plastic invece propongono JCO Tracer che, similarmente a Pandaa traccia il contenuto dei rifiuti introdotti e riesce a riconoscere l’utente che li inserisce attraverso un badge elettronico personalizzato, utilizzante tecnologia RFID, che serve a sbloccare l’apertura del coperchio.

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Rifiuti, a Milano arrivano i cestini intelligenti

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Entro qualche mese Milano diventerà una città ancora più impegnata nella corretta gestione dei rifiuti.

Sono infatti in arrivo, come confermato dal Sindaco di Milano, gli smart bins ossia i cestini della spazzatura intelligenti.

La tecnologia aiuta l’ambiente

Si tratta di normali cestini integrati con un’apposita tecnologia che permette di segnalare autonomamente agli addetti quando sono pieni: un sensore volumetrico infatti misura il grado di riempimento del cestino mentre la tecnologia ad infrarossi invia l’informazione alla sala operativa.

In questo modo il personale dell’azienda incaricata della nettezza urbana potrà stabilire in modo più efficiente il ritiro del contenuto dei cestini.

Gli stadi di misurazione del livello di riempimento del cestino sono tre: completamente vuoto, metà-due terzi pieno, oppure cestino ostruito ossia quando il cestino è vuoto ma c’è qualcosa che ostacola in superficie.

La soluzione è già stata sperimentata durante i sei mesi di Expo grazie al lavoro congiunto di A2a e Amsa, partner dell’iniziativa ed è risultato un successo.

Il cestino intelligente è un brevetto di A2a messo a punto con gli esperti del Politecnico di Milano e rientra nei piani di lavoro di A2a Smart City, la nuova società nata proprio per offrire servizi tecnologici.

L’obiettivo è quello di rimpiazzare i circa 36mila cestini e cestoni presenti in città, di cui 23mila per le strade e 13mila nelle aree verdi.

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Car Sharing Club, Legambiente propone un nuovo modello di car sharing

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Un nuovo modo di interpretare il car sharing a servizio delle piccole comunità periferiche, delle aziende e dei condomini: questo in sintesi il progetto Car Sharing Club lanciato da Legambiente e Share’NGo.

Si tratta di una nuova idea che sfrutta un servizio esistente, quello di Share’NGo appunto: la flotta delle piccole auto elettriche della società italo cinese idonee all’uso urbano (omologate per 2 persone e ad emissioni locali e rumore del motore pari a quasi zero) verranno messe a disposizione di piccole comunità locali, come ad esempio quelle formate dai condomini.

Il car sharing tra colleghi o condomini partirà da Roma dove chiunque potrà rendersi promotore dei nuovi stalli Share’ngo.

Un car sharing sociale

Far nascere il proprio club, la proprio piccola realtà munita di vetture elettroniche condivise è facile. Ci si registra su www.viviconstile.org, si ricevono così documenti, informazioni, supporto e un’offerta con i vari costi per ogni partecipante al club.

La quota di partecipazione sarà intorno ai sette euro al mese quindi più o meno l’equivalente di 180 minuti di noleggio mensile, e sarà pagabile individualmente con carta di credito.

Ogni partecipante sarà dotato di un’App (sia per Ios che per Android) che permetterà di prenotare la vettura e di scalare così i minuti che verranno utilizzati da quali comprati con l’abbonamento. Le vetture saranno a pagamento solo nelle ore di punta e risulteranno invece gratuite nelle ore centrali della giornata.

L’app permetterà poi, se i minuti acquistati non saranno consumati tutti, di poter vendere o scambiare con gli altri partecipanti al club i minuti non sfruttati. Ogni club gestirà autonomamente l’area di parcheggio dove ricaricare, prelevare e riconsegnare le vetture e la gestione delle pulizie e della manutenzione di ogni macchina.

La risposta di Roma allo sharing è stata più che positiva, tanto che le auto a disposizione verranno aumentate ad oltre 600 unità entro l’anno.

Il car sharing di condominio o tra colleghi è un’idea intelligente per ridurre traffico ed inquinamento oltre che i costi della benzina.

Un modo nuovo per ridurre tutto lo stress derivante dagli spostamenti in città. Tutto quello che bisogna fare è avere voglia di condividere e collaborare per incrementare e sostenere quello sembra a tutti gli effetti uno sguardo su un modo nuovo di vivere gli spazi comuni e le proprie città.

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Smog, Torino punta sulla tecnologia per purificare l’aria

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I problemi legati all’inquinamento atmosferico sono molteplici specie nelle aree metropolitane che devono far convivere le esigenze legate, ad esempio, alla circolazione delle macchine con l’aspettativa dei cittadini di poter respirare aria pulita.
Una possibile soluzione è in fase di sperimentazione a Torino in questi giorni: si tratta del progetto Pure Air Zone promosso dal Torino Living Lab e consiste nella realizzazione di una zona d’aria pulita nel centro urbano in una zona verde.
L’area prescelta si trova a Torino, tra Corso Svizzera e Via De Medici, e verrà purificata completamente dallo smog e da altri agenti inquinanti grazie alla tecnologia sviluppata dall’azienda biotech U-earth.
Il risultato è un particolare tipo di depuratore, chiamato AIRcel, che attrae i contaminanti tramite una carica elettrica molecolare e quindi li distrugge attraverso microrganismi innocui che si nutrono di inquinamento senza produrre rifiuti nocivi.

Il laboratorio ha l’obiettivo di portare nelle aree urbane aria pulita il cui grado di purezza verrà rilevato grazie ad appositi sistemi di monitoraggio, gli U-monitor, installati nell’unità di purificazione stessa.
Ogni cinque minuti vengono rilevati diversi parametri di qualità dell’aria (COV, Odorous gas, CO, NO2, PM1, PM2.5, T, H,) che poi vengono trasferiti tramite la tecnologia Microsoft Azure in rete per essere analizzati ed elaborati nel tempo.

I depuratori AIRcel sono alimentati tramite energia solare che ne consente il funzionamento senza incidere minimamente sull’inquinamento.

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RAEE, nuova possibilità di smaltimento per i rifiuti elettronici

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Quante volte vi è capitato di essere in possesso di un vecchio dispositivo elettronico da smaltire e non sapere come comportarvi?
I RAEE, acronimo per rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, sono rifiuti di tipo particolare che consistono in qualunque apparecchiatura elettrica o elettronica di cui il possessore intenda disfarsi in quanto guasta, inutilizzata, o obsoleta e dunque destinata all’abbandono.

Appartengono a tale classificazione ad esempio i vecchi lettori mp3, ma anche smartphone, tablet e altri gadget che ormai hanno fatto il loro tempo e non sono più di alcuna utilità.
Per evitare il rischio di aumentare l’inquinamento dell’ambiente a causa di procedure di smaltimento inadeguate, il Governo ha varato un’interessante iniziativa: dal 12 luglio i negozi di elettrodomestici di grandi dimensioni saranno obbligati a ritirare gratuitamente i piccoli e vecchi dispositivi elettrici ed elettronici per procedere al corretto smaltimento.
La disposizione è contenuta nel decreto del ministero dell’Ambiente n. 121 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale) del 7 luglio.

La procedura di smaltimento è chiamata uno contro zero perché non è previsto l’obbligo di acquistare qualcosa: da notare però che il ritiro sarà tuttavia obbligatorio solo da parte negozi con superficie di vendita al dettaglio di almeno 400 metri quadrati, e facoltativo per i negozi più piccoli e gli specialisti online.

I dispositivi elettronici che potranno essere consegnati dovranno rispettare alcuni requisiti: dovranno essere alimentati da correnti elettriche con una tensione non superiore a 1000 volt se alternata e a 1500 volt se continua e soprattutto la loro lunghezza massima non dovrà essere superiore ai 25 cm.
I negozianti potranno rifiutarsi di ritirare i rifiuti elettronici di piccolissime dimensioni esclusivamente nel caso in cui questo rappresenti un rischio per la salute e la sicurezza del personale per motivi di contaminazione o qualora il rifiuto in questione risulti in maniera evidente privo dei suoi componenti essenziali e se contenga rifiuti diversi dai Raee

Prima di procedere comunque consigliamo di provare a venderli su eBay.

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Luiss Green Mobility, il servizio universitario di mobilità elettrica intelligente

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I servizi di mobilità ecosostenibile sono in grande diffusione, anche grazie al successo che hanno avuto i primi servizi di car sharing presenti nelle grandi città.

Nell’ottica di garantire soluzioni sempre più rispettose per l’ambiente con minime emissioni di sostanze inquinanti ma nel contempo efficienti per il trasporto delle persone, si fanno strada nuovi progetti altamente tecnologici che consentono contemporaneamente un’ecologia più sociale e una maggiore tutela per la natura.

In partnership con Electric Drive Italia, Mercedes-Benz Italia e in collaborazione con Intesa SanPaolo, la LUISS ha attrezzato una piattaforma integrata che, tramite un’applicazione mobile, consente di prenotare una stazione di ricarica o un veicolo elettrico, sia esso auto, bicicletta o scooter.
LUISS Green Mobility, questo il nome del progetto, è una soluzione neutrale, cioé senza alcun tipo di vincolo contrattuale con un qualsiasi rivenditore energetico, e pertanto consente di usufruire delle varie colonnine di ricarica potendo pagare il consumato direttamente tramite smartphone.
Le colonnine presenti sono connesse via server alla piattaforma B.O.M.T.S. (Banking, Operation, Maintenance, Telematics, Security), in grado di fornire l’insieme delle funzionalità propedeutiche all’utilizzo del sistema integrato di mobilità elettrica insieme ad altri servizi complementari.

La piattaforma LUISS Green Mobility è destinata agli studenti, al corpo docente e al personale amministrativo dell’ateneo ma il servizio potrà essere adottato da tutte le realtà interessate ad implementare progetti di mobilità sostenibile: l’obiettivo è quello di stimolare le nuove generazioni all’idea che sia possibile garantire una circolazione ad emissioni zero, eliminando così nel tempo la mobilità urbana dalla lista delle cause principali dell’inquinamento dell’aria e soprattutto del cambiamento climatico globale.

La flotta a disposizione conta attualmente un totale di 18 auto elettriche, 24 e-bike e 12 ciclomotori dislocati nelle tre sedi dell’università, dotate di infrastrutture di ricarica intelligenti: esistono però già ora piani di sviluppo dell’attuale offerta.

Qui è disponibile la presentazione completa.

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La stampa 3D e il riciclo dei rifiuti plastici

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La plastica è economica, durevole nel tempo e soprattutto prodotta in grandissimi quantitativi per i più svariati usi: queste caratteristiche comportano elevate difficoltà in fase di smaltimento e la conseguente dispersione di prodotti plastici nell’ambiente che tendono così ad accumularsi.
Ne deriva che l’inquinamento causato dalla plastica sia un problema attuale e molto serio: anche qui però la tecnologia può aiutare restituire valore ai rifiuti plastici e migliorare l’impatto ambientale.

La Better Future Factory, grazie a un gruppo di neolaureati della Delft University of Technology, sta promuovendo il ricorso alla stampa 3D come soluzione: tramite il Perpetual Plastic Project infatti propone che i filamenti utilizzati nel processo di stampaggio siano ricavati da bottiglie riciclate, tazze e altri oggetti in plastica solitamente cestinati.

Per ottenere il risultato, ordinari rifiuti plastici vengono lavati, asciugati e immessi in un trituratore che li frammenta: questi frammenti passano poi in un estrusore, dove vengono riscaldati e fusi in filamenti impiegabili nella stampante 3D.
Il prodotto finale è puramente didattico: si tratta di anelli di plastica con un cuore disegnato che però hanno il merito di far comprendere le potenzialità del progetto.
Ma sebbene l’esperimento di Better Future Factory sembra essere meramente illustrativo, altri attori stanno affrontando questo scenario in modo più industriale.

Adidas si sta muovendo in modo deciso: nel 2015 ha introdotto l’iniziativa Futurecraft che punta a incorporare le tecniche di fabbricazione digitale all’interno della propria produzione.

Ma è sul riciclo della plastica degli oceani, un problema che abbiamo già avuto modo di affrontare ultimamente, che la multinazionale tedesca sta investendo molto al punto da essere riuscita a realizzare un prototipo di scarpa interamente realizzata partendo da fibre plastiche ottenute dai rifiuti plastici dell’oceano.
Il nuovo e versatile materiale, chiamato Parley Ocean Plastic, è ottenuto da rifiuti plastici recuperati dalle Maldive e opportunamente filati in modo da poter essere impiegati in prodotti ad alte performance.

Questa iniziativa rientra nel programma Adidas x Parley shoe; è di questi giorni la notizia che sarà possibile per alcuni fortunati mettere le mani su uno delle prime 50 paia di scarpe prendendo parte ad un contest su Instagram, in scadenza a fine luglio, i cui dettagli saranno annunciati sul canale twitter di Adidas.

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La tecnologia aiuta a ridurre lo spreco alimentare

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Lo spreco alimentare non è esclusivamente un problema etico ma sistemico e ambientale.
Nel mondo quasi 800 milioni di persone non hanno abbastanza da mangiare e, stando alle ultime ricerce, viene sprecato quasi 1/3 del cibo prodotto: sprecare inoltre significa inquinare e contribuire alle emissioni di anidride carbonica nell’ambiente con una stima di oltre 500 milioni di tonnellate di CO2 riversate per lo smaltimento degli alimenti non utilizzati.

Eppure sarebbe possibile risolvere drasticamente il problema rendendo più efficiente la produzione, l’uso e la distribuzione del cibo.
Sul fronte della produzione si stanno facendo strada innovative metodologie di coltivazione on demand basate sull’effettivo bisogno individuale grazie all’uso di sistemi tecnologici che non richiedano l’impiego di terreno.

Ma è sul fronte della distribuzione che si sta giocando una partita estremamente interessante perché si tratta di un processo che può essere enormemente efficientato grazie ad applicazioni tecnologiche piuttosto semplici e incisive: già ora, grazie a queste app, esistono buoni esempi che dimostrano come sia possibile un’economia circolare in cui ciò che non viene utilizzato ad un punto della filiera alimentare possa diventare una risorsa per un altro settore o per una determinata categoria di persone.

Si pensi a chi ha comprato troppo cibo ed è interessato a rimetterlo sul mercato o a donarlo ai più bisognosi: esistono diverse applicazioni che fanno incontrare domanda e offerta, non solo tra supermercati e clienti, ma anche tra cittadini.

Queste piattaforme consentono un risparmio a chi compra, un vantaggio a chi vende o reimmette sul mercato l’alimento e ovviamente un beneficio per l’ambiente che evita di essere sommerso da rifiuti ed emissioni per lo smaltimeto del cibo non utilizzato.

Vanno segnalate:

Il funzionamento è sostanzialmente simile: le applicazioni mettono in contatto, impostando la distanza chilometrica entro cui ricevere le proposte di alimenti disponibili al ritiro diretto, i cittadini con gli esercenti (singoli negozianti e piccole catene di negozi) o altri cittadini aderenti che vogliono donare o vendere a prezzi ridotti (fino al 50%) cibi freschi o vicini alla scadenza.

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Innovazioni sostenibili per la pulizia dei mari

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L’inquinamento idrico è un grave problema causato da molteplici e specifici fattori fra cui gli scarichi delle attività produttive ed il comportamento umano che disperde nei fiumi, nei laghi e nei mari rifiuti di ogni genere.
La tecnologia giunge a supporto della valutazione dello stato degli specchi d’acqua dolce e salata grazie a diversi progetti che fanno ampio impiego di sensori montati su droni in grado di analizzare i bacini idrici o apposite boe in grado di scandagliare la qualità dei mari.

Tuttavia esistono progetti innovativi in grado di contribuire attivamente al recupero degli ambienti marini: è il caso di Seabin un innovativo sistema di filtrazione dell’acqua che può essere installato nei pressi dei moli ed è disegnato per risucchiare ogni rifiuto o perdita d’olio che solitamente si riscontrano nei porti marittimi.

Si tratta di un sistema economico e a bassa manutenzione che si propone come alternativa alle ben più onerose imbarcazioni per la raccolta dei rifiuti.

Il meccanismo è semplice: un cesto è connesso ad una pompa per l’acqua che risucchia ogni rifiuto dentro ad un speciale sacchetti rimovibile.

Il sistema inoltre prevede un filtro in grado di separare l’olio dall’acqua che può rimuovere olii e detergenti dall’acqua del mare prima di reimmetterla nell’oceano, una volta completamente depurata.

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Il Seabin, che funziona similarmente ai sistemi di filtri che si possono trovare nelle moderne piscine, può funzionare 24/7 ma soprattutto non intrappola la fauna marina: in quattro anni di test non è stato mai riscontrato un pesce catturato dal dispositivo.

Un altro progetto interessante è The Ocean Cleanup, una barriera sottomarina che comincia il test in questi giorni nel mare del Nord.
Ideata da un diciannovenne, Boyan Slat, la soluzione permette di sfruttare le correnti e le onde del mare per raccogliere i rifiuti di plastica grazie a un’enorme barriera galleggiante a forma di V in grado di spingere la spazzatura in una area delimitata, dalla quale sarà poi semplice prenderla e riciclarla.

Nel contempo dalla Sardegna è stata presentata Geolana SeaCleanup, una tecnologia mangia-petrolio basata sulla lana di pecora tramite cui vengono realizzate delle barriere oleoassorbenti ed idrorepellenti galleggianti a forma di salsicciotto, cuscino, manicotto o boa con la funzione di contenere, assorbire e bonificare il tratto di mare in cui sono stati sversati idrocarburi petroliferi.

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