Innovazioni sostenibili per la pulizia dei mari

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L’inquinamento idrico è un grave problema causato da molteplici e specifici fattori fra cui gli scarichi delle attività produttive ed il comportamento umano che disperde nei fiumi, nei laghi e nei mari rifiuti di ogni genere.
La tecnologia giunge a supporto della valutazione dello stato degli specchi d’acqua dolce e salata grazie a diversi progetti che fanno ampio impiego di sensori montati su droni in grado di analizzare i bacini idrici o apposite boe in grado di scandagliare la qualità dei mari.

Tuttavia esistono progetti innovativi in grado di contribuire attivamente al recupero degli ambienti marini: è il caso di Seabin un innovativo sistema di filtrazione dell’acqua che può essere installato nei pressi dei moli ed è disegnato per risucchiare ogni rifiuto o perdita d’olio che solitamente si riscontrano nei porti marittimi.

Si tratta di un sistema economico e a bassa manutenzione che si propone come alternativa alle ben più onerose imbarcazioni per la raccolta dei rifiuti.

Il meccanismo è semplice: un cesto è connesso ad una pompa per l’acqua che risucchia ogni rifiuto dentro ad un speciale sacchetti rimovibile.

Il sistema inoltre prevede un filtro in grado di separare l’olio dall’acqua che può rimuovere olii e detergenti dall’acqua del mare prima di reimmetterla nell’oceano, una volta completamente depurata.

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Il Seabin, che funziona similarmente ai sistemi di filtri che si possono trovare nelle moderne piscine, può funzionare 24/7 ma soprattutto non intrappola la fauna marina: in quattro anni di test non è stato mai riscontrato un pesce catturato dal dispositivo.

Un altro progetto interessante è The Ocean Cleanup, una barriera sottomarina che comincia il test in questi giorni nel mare del Nord.
Ideata da un diciannovenne, Boyan Slat, la soluzione permette di sfruttare le correnti e le onde del mare per raccogliere i rifiuti di plastica grazie a un’enorme barriera galleggiante a forma di V in grado di spingere la spazzatura in una area delimitata, dalla quale sarà poi semplice prenderla e riciclarla.

Nel contempo dalla Sardegna è stata presentata Geolana SeaCleanup, una tecnologia mangia-petrolio basata sulla lana di pecora tramite cui vengono realizzate delle barriere oleoassorbenti ed idrorepellenti galleggianti a forma di salsicciotto, cuscino, manicotto o boa con la funzione di contenere, assorbire e bonificare il tratto di mare in cui sono stati sversati idrocarburi petroliferi.

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La tecnologia che rileva la presenza di sorgenti inquinanti domestiche

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L’esposizione agli inquinanti dell’aria rappresenta un rischio per il benessere e la salute dell’uomo e degli ecosistemi.
A livello internazionale si è sviluppata una forte attenzione per l’inquinamento atmosferico dell’aria ambiente con il conseguente interesse a monitorare le emissioni degli inquinanti atmosferici: la tecnologia ha permesso l’adozione di differenti soluzioni per il monitoraggio che hanno iniziato ad interessare anche altri ecosistemi come quelli dei bacini idrici o del mare.

Tuttavia la considerazione che la popolazione, soprattutto nelle aree urbane, trascorre la maggior parte del tempo in ambienti chiusi ha indotto la comunità scientifica
internazionale ad occuparsi della contaminazione dell’aria negli ambienti di vita.

Gli inquinanti indoor sono numerosi e possono essere originati da diverse sorgenti: il fumo di tabacco, i processi di combustione, i prodotti per la pulizia e la manutenzione della casa, gli antiparassitari, l’uso di colle, adesivi, solventi, l’utilizzo di strumenti di lavoro quali stampanti, plotter e fotocopiatrici e prodotti per l’hobbistica tanto per citarne alcune.

Proprio la presenza di questi inquinanti ha incoraggiato l’adozione di soluzioni innovative per la loro riduzione, come ad esempio il tessuto nanotech cattura inquinamento.

Esiste però un’altra tipologia di inquinante molto pericoloso, ossia l’inquinamento elettromagnetico: esso è legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, prodotti, ad esempio, da impianti radio-TV e per telefonia mobile nonché da tutti quei dispositivi il cui funzionamento è subordinato ad un’alimentazione di rete elettrica come gli elettrodomestici.

In tal senso a Trento, in Italia, è nato il progetto UpSens Wave che è il primo dispositivo concepito per monitorare la qualità della vita, migliorare la salubrità degli spazi che abitiamo, dell’aria che respiriamo, dei cibi che mangiamo.
Si tratta di un dispositivo stand alone cioè, appartenente alla famiglia di quei piccoli oggetti smart di design, portatili, in grado di fornire la misura direttamente sul display: non ci si dovrà più come accade oggi con i dispositivi già sul mercato, collegare a uno smartphone o a un computer per visualizzare i dati che ci serve conoscere.

UpSens Wave è composto da un corpo centrale e da un modulo intercambiabile (tre quelli pensati per ora: Wave, Air e Air plus): Wave misura i campi elettromagnetici presenti nelle nostre case o nei luoghi di lavoro, negli alberghi.

Il secondo modulo aggiuntivo, il modulo Air sarà lanciato in pre-ordine a fine anno, a lui il compito di misurare la qualità dell’aria indoor.
Specializzato soprattutto nella rilevazione dei COV (i composti organici volatili, particelle inquinanti emesse ad da composti chimici come le vernici e le colle).

Air Plus sarà anche in grado di rilevare temperatura, umidità e anche il pericoloso monossido di carbonio finora di difficile rilevazione per tutti i dispositivi già esistenti.
I piani prevedono poi il successivo rilascio di altri dispositivi: Dust (per rilevare le polveri sottili), Rad (in grado di tracciare i livelli di radazioni), Fruit, Skin, Wine e Water.

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Droni acquatici per il monitoraggio e la tutela dei bacini idrici

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La sostenibilità ambientale è un concetto estremamente attuale e coinvolge le modalità di gestione delle risorse naturali rinnovabili affinché non siano irrimediabilmente deteriorate.
Per evitare che ciò accada occorre analizzare lo stato dell’ambiente raccogliendo più dati possibili per poi provvedere a porre in essere i giusti comportamenti in termini di conservazione o bonifica: a tale proposito grazie a biosensori sempre più evoluti è possibile effettuare in modo rapido ed efficace la parte di analisi preventiva.
Ed è proprio questo che sta succedendo presso il Largo di Garda e in altri importanti fiumi e laghi d’Europa, fra cui anche il Tamigi, dove alcuni ricercatori stanno utilizzando dei droni acquatici a basso costo per analizzare i cambiamenti alla biologia delle acque e condizionare le azioni umane su fiumi e laghi.

IntCatch, questo il nome del progetto, prevede l’impiego di una flotta di droni acquatici collegati a strumenti analitici e biosensori per monitorare, attraverso un laboratorio mobile, lo stato delle acque dei bacini idrografici.
L’acqua inquinata, può rappresentare un serio pericolo, perché può diventare veicolo di diffusione di malattie anche gravi e arrecare danni irreversibili all’ambiente: del resto, anche per gli ambienti marini sorgono progetti di monitoraggio assimilabili, seppure utilizzando altre tipologie di sistemi di rilevamento.
Tra i vari obiettivi di IntCatch c’è la misurazione in modo geolocalizzato di parametri utili a valutare lo stato di salute del bacino (ossigeno disciolto, pH, conducibilità, metalli e idrocarburi) e l’analisi genomica in-situ delle popolazioni batteriche il cui patrimonio genetico e le eventuali mutazioni possono essere indicatori dello stato di inquinamento secondo il modernissimo approccio dell’eco-tossicogenomica.
Il progetto, finanziato con 8 milioni e 770 mila euro nell’ambito di Horizon2020 per il programma “Water Research and Innovation“, prevede la collaborazione di sei Università europee e di quattordici enti (tra aziende europee pubbliche e private) ed inizierà a giugno 2016 per concludersi a gennaio 2020.

Di seguito l’intervista per la presentazione del progetto.

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L’energia del futuro è innovativa e sostenibile

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L’energia per costruire il futuro passa necessariamente dalla fusione di due elementi: l’innovazione e la sostenibilità.
La rivoluzione energetica in corso cambierà, nei prossimi anni, significativamente lo scenario mondiale della produzione energetica: da una parte gli obblighi che discendono dagli accordi internazionali per fronteggiare i cambiamenti climatici, dall’altra la riduzione crescente dei costi di conversione in elettricità dell’energia derivante da fonti rinnovabili stanno determinando un gigantesco shift da fossili a rinnovabili.
E le rinnovabili funzionano, permettendo l’abbattimento dell’inquinamento a monte senza necessariamente dover ricorrere a forme che ne contrastino gli effetti come ad esempio il tessuto nanotech che cattura l’inquinamento e purifica l’aria di cui abbiamo già parlato.
In Germania alle undici del mattino del 08 maggio, con un picco di 55 gigawatt sui 58 richiesti, l’elettricità prodotta da fonti verdi ha coperto, per un momento, il 90 per cento della domanda.
Del resto, la Germania è il primo paese al mondo per la produzione di fotovoltaico, secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia, davanti persino a un paese molo più popoloso come gli Stati Uniti, ma con la Cina che sta recuperando velocemente posizione.
Non è un caso isolato, l’Uruguay è riuscito a produrre il 100 per cento del suo fabbisogno energetico da fonti rinnovabili ed ecosostenibili, seppure per 24 ore.
In particolare, il 70,5% dell’energia è stato fornito da centrali idroelettriche, il 21,1% da impianti eolici, l’8% da generatori a biomassa e lo 0,4% dal fotovoltaico.
Il governo uruguayano conta di stabilizzare nel tempo tale risultato puntando in particolar modo sulle pale eoliche.
In Italia si parla da tempo di energia rinnovabile e, in tal senso, l’attenzione sta crescendo ma molto dipenderà dalle politiche governative per cui i cittadini dovrebbero battersi una volta informatisi adeguatamente.
Per farlo, a Milano il 12-13-14 Maggio 2016 si tiene la IX edizione del Fetival dell’Energia, dedicato al tema “Energy to come: il diritto al futuro” che darà ampio spazio agli eventi politico-economici che hanno caratterizzato quest’ultimo tratto storico e che stanno modificando le scelte e le modalità di produzione e distribuzione dell’energia su scala globale.
Tra gli eventi più attesi il Public Hearing del 13 maggio, format innovativo di ascolto pubblico che debutta al Festival e che, in un’ottica di politica partecipata, vedrà il comparto della produzione e del consumo energetico esporre le proprie istanze dirette in brevi speech di 5 minuti; i soggetti chiamati a intervenire sono stati selezionati tra studenti, docenti, imprenditori, rappresentanti di associazioni, startupper e liberi cittadini, che presenteranno la loro idea di energia ai massimi decisori istituzionali, per l’occasione presenti in veste di semplici “ascoltatori”.

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Tessuto nanotech cattura inquinamento e purifica aria

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L’inquinamento atmosferico è l’alterazione delle condizioni naturali dell’aria, dovuta principalmente alle emissioni dei gas di scarico di autoveicoli, caldaie, centrali elettriche, fabbriche e impianti di incenerimento.
Si tratta di un problema di primaria importanza perché rappresenta un fattore negativo per la vita degli esseri viventi e per gli equilibri degli ecosistemi: l’inquinamento atmosferico infatti nuoce alla salute dell’uomo e degli animali, danneggia il patrimonio artistico, modifica il livello di acidità del suolo e altera i materiali da costruzione.
Il problema ambientale è ormai estremamente sentito dalla nostra società, come del resto abbiamo visto in relazione all’innovazione applicata al monitoraggio del mare.
A tale riguardo è stato inventata una nuova risorsa nella guerra all’inquinamento: si chiama The Breath ed è un innovativo tessuto multistrato che sfrutta le nanotecnologie al fine di catturare gli inquinanti presenti in atmosfera.
Il progetto, realizzato da Anemotech, si compone di speciali teli costituiti da una fibra adsorbente a carboni attivi, protetta in entrambi i lati da un tessuto tridimensionale idrorepellente, in grado di separare le molecole inquinanti presenti nell’atmosfera: l’aria così continua il proprio naturale movimento tornando in circolo più pulita e più respirabile.
La tecnologia a basso impatto ambientale progettata per ambienti indoor (quadri) e outdoor (cartellonistiche stradali) promette performance sostenibili per un anno e una costante riduzione dell’inquinamento di circa il 20%.
Tale innovazione ha convinto Umberto Veronesi, che ha scelto di utilizzarla nella propria abitazione e di estenderne l’impiego all’Istituto Europeo di Oncologia.

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Monitorare la qualità del mare tramite la tecnologia

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La qualità delle acque dei nostri mari è uno degli indici più importanti tanto per comprendere lo stato di salute del nostro ecosistema marino quanto per la ricaduta sul settore ittico e su quello turistico.
Grazie all’innovazione nell’ambito dell’IoT, ossia all’insieme di tecnologie che rendono possibile l’interazione fra gli oggetti (le “cose”), si sta espandendo velocemente il settore delle applicazioni “verdi” e di conservazione dell’ambiente.

In tal senso si stanno disponendo gli sforzi di WaterLab Sat System, un sistema in grado di appurare se le acque dei nostri mari sono inquinati o presentano batteri pericolosi (ad esempio il Escherichia coli) tramite il monitoraggio di tratti di costa marina per mezzo di boe satellitari ospitanti un biosensore.

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