Il Comune di Bari punta su big data e digitale per migliorare la gestione della città

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Bari è sempre più una smart city grazie ad un nuovo sistema informatico in grado di monitorare ambiente, energia, sicurezza e welfare.

Il Comune infatti in collaborazione con un raggruppamento temporaneo d’impresa formato da Exprivia, Links e Ibm e con il supporto di Tera ha creato un sistema informatizzato capace di fornire un’immagine completa della città con l’obiettivo di facilitare le decisioni strategiche e operative dell’Ente.

I dati raccolti dal sistema provengono da fonti interne al Comune, come la polizia municipale e l’anagrafe, ma anche esterne, tra cui l’Istat, Arpa, Amiu, Amtab, oltre alle infrastrutture connesse come le videocamere di sicurezza o sensoristica dedicata e i profili social gestiti dal Comune.

Una volta raccolti, i dati vengono aggregati e, una volta elaborati, restituiscono importanti indicazioni per coloro che devono prendere decisioni.

Per esempio, è possibile gestire il traffico in maniera più intelligente incrociando i dati sull’inquinamento e quelli metereologici come anche migliorare la raccolta rifiuti e il sistema di illuminazione grazie alla raccolta dati sull’ambiente e sull’efficienza energetica.

Il sistema si inserisce all’interno del progetto M.U.S.I.C.A. (Monitoraggio Urbano attraverso Soluzioni Innovative per Città Agili), finanziato dai fondi PO FESR 2007/2013, che ha l’obiettivo di rendere l’amministrazione sempre più trasparente migliorando la qualità della vita dei cittadini.

Un aiuto dai cittadini grazie a BaRisolve

Il nuovo sistema informatico del Comune di Bari inoltre è interfacciato con un’app a disposizione dei cittadini per interagire con la Pubblica Amministrazione.

Attraverso BaRisolve infatti, i cittadini baresi possono segnalare buche stradali, rifiuti abbandonati e manutenzione del verde pubblico.

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Nintendo Labo disponibile in Italia

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Nintendo, la celebre azienda nipponica attiva nel settore videoludico, non è nuova a progetti di grandissimo successo e particolarmente innovativi.

E sono proprio l’innovazione e l’alto contenuto tecnologico ad essere le caratteristiche fondamentali di Nintendo Labo, il nuovo progetto del colosso giapponese.

Disponibile oggi in Italia, Nintendo Labo è un kit di cartone che può essere trasformato in qualsiasi oggetto in grado di prendere vita una volta collegato ad una console Nintendo Switch.

Un’anima di cartone che prende vita grazie alla tecnologia

Nintendo Labo consiste in una serie di fogli di cartone pre-sagomati che possono essere montati per creare degli oggetti da far interagire con la console Nintendo Switch e i suoi controller Joy-Con rendendo reale un ambiente virtuale: un pianoforte di cartone può quindi emettere suoni oppure una macchinina di cartone può essere pilotata usando la console come telecomando.

Nintendo Labo arriva in Italia con due kit: Assortito e Robot.
Con il primo è possibile costruire diversi oggetti come una semplice macchina radiocomandata, una canna da pesca o un mini-pianoforte: ciascun oggetto richiede un periodo di montaggio differente.

Il secondo kit, chiamato Robot, contiene delle lastre sagomate che vanno a costituire un’armatura da robot indossabile in grado di trasferire i propri movimenti ad un robot virtuale visualizzato sullo schermo della televisione a cui è collegata la console Nintendo Switch.
Il robot virtuale si muoverà quindi attraverso diversi scenari potendosi trasformare in automobile o ancora estendendo le braccia per volare.

Il comune denominatore delle creazioni di Nintendo Labo è la fantasia che unisce il piano virtuale e quello reale.

Inoltre, grazie al Garage Toy-Con è prevista la possibilità di configurare gli ingranaggi virtuali di Labo per programmare combinazioni innumerevoli di gesti e relative azioni al di fuori delle specifiche predeterminate da parte di Nintendo.

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Torino avvia la sperimentazione della guida autonoma in ambito urbano

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Torino è una fra le città più sensibili ai temi della tecnologia e dell’innovazione in tutta Italia.

La riprova di questo è la massima attenzione alle opportunità connesse alla sperimentazione di nuove tecnologie come quelle legate alle automobili senza pilota.
Coerentemente con i dettami del decreto Smart Road, emanato dal MIT, Torino infatti ha deciso di avviare la procedura che consente alla città di sperimentare, nel tessuto urbano, la guida autonoma.

Il settore della guida autonoma ha un valore di mercato superiore ai 7 trilioni di dollari con trend di crescita davvero esplosivi.

La scelta di Torino è influenzata dalla disponibilità, all’interno del contesto urbano, di 12 parametri in grado di influenzare positivamente il successo della sperimentazione.

Tra questi spicca l’infrastruttura di primario livello in termini di connettività grazie alla rete in fibra ottica tramite l’accordo con Open Fiber.

Inoltre la sperimentazione in corso del protocollo 5G rende il territorio ideale per la presenza di sensoristica avanzata e il monitoraggio del traffico tramite semafori intelligenti, telecamere smart e rilevatori ottici.

Torino è pronta a sperimentare la guida autonoma

Torino è pronta a sperimentare la guida autonoma in ambito urbano: ne parliamo con l’Assessora alla viabilità Maria Lapietra e l’Assessora all’innovazione Paola Pisano

Pubblicato da Chiara Appendino su venerdì 30 marzo 2018

Torino come città laboratorio dell’innovazione

Insomma, Torino ha tutte le caratteristiche per divenire una città-laboratorio in grado di fornire all’innovazione un ecosistema favorevole per attecchire.

Nel caso della guida autonoma questa iniziativa permetterà una maggiore accessibilità degli spazi urbani da parte delle persone affette da disabilità e una migliore tutela ambientale in virtù di un più preciso controllo del traffico veicolare e delle immissioni, il tutto mantenendo gli elevati standard di sicurezza V2V e V2I che determinano la comunicazione in tempo reale rispettivamente tra veicoli e tra veicoli e infrastrutture.

La sperimentazione della guida autonoma a Torino è stata resa possibile da una collaborazione fra Comune di Torino, FCA Group, GM Global Propulsion System Srl, Anfia, 5T Srl, Politecnico di Torino, Università di Torino, Telecom Italia, SpA, Fondazione Torino Wireless, Open Fiber SpA, Italdesign Giugiaro SpA, Unione Industriale di Torino, FEV Italia e Unipol.

Maggiori informazioni e un video esplicativo qui.

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Genova avvia la sperimentazione del 5G

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Genova è l’ottava città italiana ad avviare un programma di sperimentazione per il 5G e relative applicazioni.

Il 5G è il nuovo standard delle telecomunicazioni basate su reti mobili che promette miglioramenti sostanziali nella connettività oltre alla possibilità di elaborare interessanti sviluppi tecnologici tramite le applicazioni del mondo IoT o le soluzioni avanzate di telemedicina, di sicurezza per la città o ancora per la guida autonoma.

Verrà avviato quindi un laboratorio chiamato Digital Lab 5G, presso il parco tecnologico degli Erzelli, e gestito da Telecom, Ericsson, Comune di Genova, Regione Liguria e Liguria digitale che è la partecipata digitale regionale per la tecnologia.

In particolare all’interno del laboratorio entro il 2018 verranno sperimentate le innovazioni tecnologiche collegate al 5G abilitando un ecosistema di sviluppatori e di società che potranno mettere a punto servizi verticali per risolvere bisogni specifici in ambito pubblico e privato.

Il 5G per l’evoluzione tecnologica della Liguria

Tim ed Ericsson valuteranno la copertura di rete per gli anni 2019-2020, in vista del lancio sul mercato del 5G ma i benefici dell’iniziativa verranno prodotti immediatamente anche sul profilo occupazionale creando nuove opportunità per professionisti e imprese che possano beneficiare la filiera delle telecomunicazioni avanzate.

La tecnologia quindi diventa a pieno titolo uno dei filoni strategici per la crescita di Genova insieme al potenziamento del porto e allo sviluppo del turismo.

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In Friuli Venezia Giulia nasce un innovativo programma industriale

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Il Friuli Venezia Giulia si candida ad essere il laboratorio di eccellenza per l’innovazione in ambito industriale a livello nazionale.

Grazie ad un’intesa fra il polo tecnologico Area Science Park, la Regione Friuli Venezia Giulia, il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) e il Ministero dello Sviluppo economico (MiSE) infatti ha preso il via il progetto Argo.

Argo è sostanzialmente un innovativo programma industriale basato sull’innovazione di processi e prodotti in grado di aumentare la produttività economica e generare nuovi posti di lavoro, attraverso l’interazione tra ricerca e industria.

Supportato da circa 9 milion di euro di risorse finanziarie per il triennio 2018-2021, Argo rappresenta un progetto pilota che verrà scalato a livello multi-regionale, nazionale e internazionale.

Argo, una struttura hub&spoke

La struttura di Argo è basata sul modello hub&spoke e interessa quattro grandi asset: in primo luogo la creazione del Porto dell’Innovazione industriale presso il Porto di Trieste, una vera e propria zona industriale sperimentale atta ad attrarre investimenti ad alta tecnologia grazie alla logistica portuale, alla ricerca avanzata e ai punti franchi.

In secondo luogo l’attivazione di un polo di attrazione di startup innovative con specifico riferimento alla trasformazione digitale nell’ambito del piano Industria 4.0.

Segue la volontà di creare una piattaforma digitale nazionale per le imprese con un’offerta variegata di servizi e infrastrutture riguardanti Big data Integration&Analysis, Internet of Things, Advanced Manufacturing Solutions e Data Optimization & Simulation.

Infine la realizzazione di appositi canali di convergenza fra centri produttivi e ricerca con l’applicazione del modello degli Open Lab.

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SMAU, la nuova edizione è all’insegna della condivisione

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L’innovazione senza la condivisione perde molto del proprio potenziale.
Sulla base di questo assunto parte la nuova edizione di SMAU che da una fiera tecnologica si è evoluta nel corso del tempo in un appuntamento in cui la centralità è appunto la condivisione della conoscenza con l’incontro e il confronto di diverse esperienze in ambito innovativo italiane ed estere.

Nato nel 1964 come Salone Macchine e Attrezzature per l’Ufficio, lo SMAU ha cambiato più volte pelle nel corso degli anni fino a diventare, con l’edizione attuale, un luogo in cui le grandi, medie e piccole imprese di qualsiasi settore produttivo, come per esempio l’agrifood e il manifatturiero, possono trovare nuove opportunità e strumenti di lavoro per aumentare l’efficienza e la competitività in chiave digitale.

In tal senso è utile conoscere le strategie e le iniziative che grandi aziende hi tech come Cisco, Enel, Intel, QVC, Zambon stanno sviluppando in Italia e che verranno illustrate in un evento di Open Innovation.

Durante SMAU Sono previsti 250 workshop brevi, di meno di un’ora l’uno, dedicati alla formazione con professionisti indipendenti, docenti, formatori specializzati ed esperti di grandi aziende.
Gli argomenti sono svariati: Datacenter, Infrastrutture, soluzioni di Backup, Networking, Cloud Computing, Information Security, IoT, Big Data, Cybercrime, Business Continuity.

Spazio anche al RGPD

Durante la tre giorni di SMAU sarà prevista anche un’occasione per riflettere e discutere anche sul Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (RGPD), con il quale la Commissione europea intende supportare attivamente la protezione dei dati personali dei cittadini dell’Unione all’interno e all’esterno dei propri confini.

Il RGPD è già in vigore ma attualmente il 70% delle imprese italiane non risultano essersi adeguate: c’è tempo fino a maggio 2018 da quando scatterà il profilo sanzionatorio e, per questo, è bene che gli imprenditori ne siano debitamente informati.

Nei tre giorni di SMAU saranno presenti a Fieramilanocity 400 aziende, tra cui 250 startup.

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La laguna di Venezia si popola di robot sottomarini

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Uno sciame di robot sottomarini autonomi è pronto a popolare le acque della laguna veneziana per studiare l’ecosistema sottomarino.

Non si tratta di fantascienza ma di un progetto europeo finanziato con i fondi Horizon 2020 che raccoglie importanti realtà accademiche italiane tra cui l’Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, il Corila (consorzio composto dalle Università Ca’ Foscari e Iuav), l’Università di Padova, il Consiglio Nazionale delle Ricerche d’Italia (Cnr) e l’Istituto nazionale di oceanografia.

subCULTron, questo il nome dell’iniziativa, ha come obiettivo la raccolta di dati ambientali e informazioni sulla complessa interazione tra flora, fauna e l’impatto delle attività umane nelle acque della laguna.

Diversi robot sottomarini per Venezia

I robot impiegati sono di tre tipologie differenti ispirate a diversi organismi naturali di cui riflettono le caratteristiche: grazie alla loro autonomia e alla capacità di adattare le proprie attività agli ambienti esaminati, i robot sottomarini sono in grado di monitorare la laguna veneziana per analizzare il processo di deterioramento dell’ecosistema, suggerendo le misure necessarie per salvaguardare l’integrità del sito.

Quello di subCULTron non è l’unico progetto di tutela sottomarina che interessa Venezia: lo scorso anno i Venus Swarm, i droni sviluppati dall’Enea a dall’Università di Roma Tor Vergata, sono stati dislocati per proteggere Venezia dall’acqua alta.

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IoT e LED per la nuova illuminazione della Cappella degli Scrovegni

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La Cappella degli Scrovegni, il luogo di culto che ospita un celeberrimo ciclo di affreschi di Giotto dei primi anni del XIV secolo, inizia una nuova vita grazie all’innovazione.

Il sistema di illuminazione infatti ha subito un restauro di tipo percettivo con largo impiego di luci a LED e tecnologia IoT.

L’iniziativa è il frutto di una collaborazione fra il Comune di Padova e iGuzzini con la supervisione della Commissione scientifica interdisciplinare per la conservazione e gestione della Cappella degli Scrovegni e in stretta collaborazione con la Sezione di fotometria dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.

Il progetto ha previsto l’impiego di una tecnologia di luci brevettata da iGuzzini affiancata dal ricorso all’IoT per ridare luminosità e tono agli affreschi trecenteschi.

Il binomio tecnologico infatti permette di semplificare la gestione dell’illuminazione, riducendo i consumi ed eliminando infrarossi, ultravioletti e le emissione spurie delle tecnologie di illuminazione tradizionale: il tutto attraverso un monitoraggio effettuato da sensoristica, per la maggior parte wireless, comandabile via internet.

Grazie a sensori che monitorano costantemente e algoritmi che aggiustano in modo continuo la quantità e la qualità della luce lo spettatore può percepire meglio i colori nelle aree calde con conseguente valorizzazione della saturazione omogenea delle tonalità.

La iGuzzini, che ha già realizzato un’illuminazione su misura per il Cenacolo di Leonardo a Milano e svariate altri sistemi di illuminazione per i più grandi musei del mondo, si contraddistingue per un’elevata attenzione all’innovazione: circa il 7% del suo fatturato è investito in ricerca e sviluppo.

Non solo una migliore illuminazione ma anche un forte risparmio

L’innovazione impiegata presso la Cappella degli Scrovegni non ha solo dei risvolti sotto il profilo artistico e culturale ma porta anche un grande risparmio per le casse comunali.
Il Comune di Padova, e quindi i cittadini, infatti risparmierà il 60% della spesa elettrica.

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Safe Art rivoluziona la tutela delle opere d’arte grazie all’IoT

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Il trasporto delle opere d’arte rappresenta uno dei fattori di rischio più importanti tanto per la loro corretta conservazione quanto per la loro protezione da possibili furti.

Durante trasporti di lungo raggio o anche all’interno di piccoli tragitti, un’opera d’arte, specie se molto antica, risente delle piccole variazioni microclimatiche che possono ledere la composizione della materia con cui è realizzata e quindi il suo aspetto.

Il problema è ancora più acutizzato con il rischio di un furto, nonostante tutte le procedure di sicurezza che accompagnano i trasporti del patrimonio artistico.

Una possibile soluzione che prenda in carico entrambe le esigenze di tutela viene dalla collaborazione fra MiBACT, l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR), l’Università Sapienza di Roma e Wsense, spin-off dell’ateneo.

Si tratta del progetto Safe Art, un’evoluzione del progetto europeo Genesi applicato al monitoraggio strutturale delle grandi opere come autostrade o ponti.

Safe Art ricorre all’IoT per la tutela del patrimonio artistico

Safe Art si basa su degli appositi data logger, ossia dei sensori in grado di prelevare e condividere informazioni accurate a basso costo di esercizio, che accompagnano le opere d’arte.

Questi sensori registrano diversi parametri tra cui l’umidità relativa, la temperatura, gli shock e le vibrazioni: nel caso in cui le informazioni siano fuori dai valori normali, viene inviata una notifica agli operatori responsabili della conservazioni delle opere.

Inoltre, grazie alla sensoristica, ogni opera d’arte viene localizzata sul territorio in tempo reale e la sua posizione resa nota tramite app o web.

I sensori sono contenuti in appositi gusci di resina la cui applicazione non lascia alcuna traccia su qualunque supporto venga applicata: dalle sculture in marmo ai profili in legno o metallo.

Il sistema Safe Art è utilizzato attualmente su 40 opere d’arte di grande valore fra cui il Cratere di Eufronio, il Narciso di Caravaggio, la pietà Rondanini, il Cristo Borgognone, il Marcello e il Doriforo.

Il progetto, lanciato qualche anno fa in sperimentazione, si prepara ora ad essere lanciato sul mercato.

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BeCamGreen, big data e intelligenza artificiale per ridurre il traffico

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I percorsi di trasformazione digitale coinvolgono diversi settori: fra questi, tra i più attivi durante l’ultimo periodo, c’è sicuramente il mondo della mobilità.

L’interesse verso un radicale miglioramento della mobilità attraverso l’innovazione portata dalla disponibilità di nuove tecnologie è sicuramente collegato ad una maggiore attenzione verso l’ambiente e verso la destinazione delle risorse energetiche di origine fossile che richiedono un forte ridimensionamento.

Per questo motivo Indra e Politecnico di Milano hanno avviato una collaborazione attorno al progetto BeCamGreen, un sistema in grado di permettere ai gestori delle infrastrutture di trasporto di definire strategie in grado di migliorare la circolazione veicolare.

Big data e intelligenza artificiale per ridurre il traffico

Con il ricorso ai big data, alla visione artificiale, al deep learning e alle analisi multispettrale, il progetto BeCamGreen sfrutta tecnologie precedenti per identificare in tempo reale e con alta precisione il tipo di veicoli presenti sulla strada e il numero di persone a bordo dei mezzi in circolazione.

La sensoristica multispettrale e le videocamere avanzate infatti, combinate con algoritmi volti all’elaborazione di immagini in tempo reale, permettono di rilevare la presenza umana evitando errori e quindi fornendo una stima precisa di cosa stia succedendo sulla strada.

La mappatura permette di comunicare ai responsabili della filiera del trasporto, compresi i parcheggi, di impostare le scelte migliori per ridurre il numero di mezzi circolanti incentivando il trasporto pubblico, i veicoli ad alta occupazione e a bassa emissione.

Per esempio, il sistema potrebbe comunicare la presenza ricorrente di picchi di traffico per cui il gestore pubblico della circolazione degli autobus potrebbe decidere di incrementare il numero di corse in una specifica fascia oraria.

O ancora potrebbero essere applicati sconti o sanzioni, tariffe variabili per parcheggi o pedaggi, l’apertura o la chiusura di alcune aree al traffico in base ai viaggiatori, al tipo di veicolo utilizzato o il riposizionamento delle flotte di car sharing.

Il risultato atteso è un miglioramento del traffico con una riduzione del rumore generato e un aumento della qualità dell’aria.

Insomma, BeCamGreen vuole automatizzare un processo che attualmente viene effettuato manualmente e con risultati non particolarmente confortanti data l’impossibilità di porre in essere azioni di veloce implementazione data la rapidità con cui si sviluppano e risolvono le situazioni di congestione sulla strada.

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