La laguna di Venezia si popola di robot sottomarini

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Uno sciame di robot sottomarini autonomi è pronto a popolare le acque della laguna veneziana per studiare l’ecosistema sottomarino.

Non si tratta di fantascienza ma di un progetto europeo finanziato con i fondi Horizon 2020 che raccoglie importanti realtà accademiche italiane tra cui l’Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, il Corila (consorzio composto dalle Università Ca’ Foscari e Iuav), l’Università di Padova, il Consiglio Nazionale delle Ricerche d’Italia (Cnr) e l’Istituto nazionale di oceanografia.

subCULTron, questo il nome dell’iniziativa, ha come obiettivo la raccolta di dati ambientali e informazioni sulla complessa interazione tra flora, fauna e l’impatto delle attività umane nelle acque della laguna.

Diversi robot sottomarini per Venezia

I robot impiegati sono di tre tipologie differenti ispirate a diversi organismi naturali di cui riflettono le caratteristiche: grazie alla loro autonomia e alla capacità di adattare le proprie attività agli ambienti esaminati, i robot sottomarini sono in grado di monitorare la laguna veneziana per analizzare il processo di deterioramento dell’ecosistema, suggerendo le misure necessarie per salvaguardare l’integrità del sito.

Quello di subCULTron non è l’unico progetto di tutela sottomarina che interessa Venezia: lo scorso anno i Venus Swarm, i droni sviluppati dall’Enea a dall’Università di Roma Tor Vergata, sono stati dislocati per proteggere Venezia dall’acqua alta.

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IoT e LED per la nuova illuminazione della Cappella degli Scrovegni

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La Cappella degli Scrovegni, il luogo di culto che ospita un celeberrimo ciclo di affreschi di Giotto dei primi anni del XIV secolo, inizia una nuova vita grazie all’innovazione.

Il sistema di illuminazione infatti ha subito un restauro di tipo percettivo con largo impiego di luci a LED e tecnologia IoT.

L’iniziativa è il frutto di una collaborazione fra il Comune di Padova e iGuzzini con la supervisione della Commissione scientifica interdisciplinare per la conservazione e gestione della Cappella degli Scrovegni e in stretta collaborazione con la Sezione di fotometria dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.

Il progetto ha previsto l’impiego di una tecnologia di luci brevettata da iGuzzini affiancata dal ricorso all’IoT per ridare luminosità e tono agli affreschi trecenteschi.

Il binomio tecnologico infatti permette di semplificare la gestione dell’illuminazione, riducendo i consumi ed eliminando infrarossi, ultravioletti e le emissione spurie delle tecnologie di illuminazione tradizionale: il tutto attraverso un monitoraggio effettuato da sensoristica, per la maggior parte wireless, comandabile via internet.

Grazie a sensori che monitorano costantemente e algoritmi che aggiustano in modo continuo la quantità e la qualità della luce lo spettatore può percepire meglio i colori nelle aree calde con conseguente valorizzazione della saturazione omogenea delle tonalità.

La iGuzzini, che ha già realizzato un’illuminazione su misura per il Cenacolo di Leonardo a Milano e svariate altri sistemi di illuminazione per i più grandi musei del mondo, si contraddistingue per un’elevata attenzione all’innovazione: circa il 7% del suo fatturato è investito in ricerca e sviluppo.

Non solo una migliore illuminazione ma anche un forte risparmio

L’innovazione impiegata presso la Cappella degli Scrovegni non ha solo dei risvolti sotto il profilo artistico e culturale ma porta anche un grande risparmio per le casse comunali.
Il Comune di Padova, e quindi i cittadini, infatti risparmierà il 60% della spesa elettrica.

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Safe Art rivoluziona la tutela delle opere d’arte grazie all’IoT

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Il trasporto delle opere d’arte rappresenta uno dei fattori di rischio più importanti tanto per la loro corretta conservazione quanto per la loro protezione da possibili furti.

Durante trasporti di lungo raggio o anche all’interno di piccoli tragitti, un’opera d’arte, specie se molto antica, risente delle piccole variazioni microclimatiche che possono ledere la composizione della materia con cui è realizzata e quindi il suo aspetto.

Il problema è ancora più acutizzato con il rischio di un furto, nonostante tutte le procedure di sicurezza che accompagnano i trasporti del patrimonio artistico.

Una possibile soluzione che prenda in carico entrambe le esigenze di tutela viene dalla collaborazione fra MiBACT, l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR), l’Università Sapienza di Roma e Wsense, spin-off dell’ateneo.

Si tratta del progetto Safe Art, un’evoluzione del progetto europeo Genesi applicato al monitoraggio strutturale delle grandi opere come autostrade o ponti.

Safe Art ricorre all’IoT per la tutela del patrimonio artistico

Safe Art si basa su degli appositi data logger, ossia dei sensori in grado di prelevare e condividere informazioni accurate a basso costo di esercizio, che accompagnano le opere d’arte.

Questi sensori registrano diversi parametri tra cui l’umidità relativa, la temperatura, gli shock e le vibrazioni: nel caso in cui le informazioni siano fuori dai valori normali, viene inviata una notifica agli operatori responsabili della conservazioni delle opere.

Inoltre, grazie alla sensoristica, ogni opera d’arte viene localizzata sul territorio in tempo reale e la sua posizione resa nota tramite app o web.

I sensori sono contenuti in appositi gusci di resina la cui applicazione non lascia alcuna traccia su qualunque supporto venga applicata: dalle sculture in marmo ai profili in legno o metallo.

Il sistema Safe Art è utilizzato attualmente su 40 opere d’arte di grande valore fra cui il Cratere di Eufronio, il Narciso di Caravaggio, la pietà Rondanini, il Cristo Borgognone, il Marcello e il Doriforo.

Il progetto, lanciato qualche anno fa in sperimentazione, si prepara ora ad essere lanciato sul mercato.

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BeCamGreen, big data e intelligenza artificiale per ridurre il traffico

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I percorsi di trasformazione digitale coinvolgono diversi settori: fra questi, tra i più attivi durante l’ultimo periodo, c’è sicuramente il mondo della mobilità.

L’interesse verso un radicale miglioramento della mobilità attraverso l’innovazione portata dalla disponibilità di nuove tecnologie è sicuramente collegato ad una maggiore attenzione verso l’ambiente e verso la destinazione delle risorse energetiche di origine fossile che richiedono un forte ridimensionamento.

Per questo motivo Indra e Politecnico di Milano hanno avviato una collaborazione attorno al progetto BeCamGreen, un sistema in grado di permettere ai gestori delle infrastrutture di trasporto di definire strategie in grado di migliorare la circolazione veicolare.

Big data e intelligenza artificiale per ridurre il traffico

Con il ricorso ai big data, alla visione artificiale, al deep learning e alle analisi multispettrale, il progetto BeCamGreen sfrutta tecnologie precedenti per identificare in tempo reale e con alta precisione il tipo di veicoli presenti sulla strada e il numero di persone a bordo dei mezzi in circolazione.

La sensoristica multispettrale e le videocamere avanzate infatti, combinate con algoritmi volti all’elaborazione di immagini in tempo reale, permettono di rilevare la presenza umana evitando errori e quindi fornendo una stima precisa di cosa stia succedendo sulla strada.

La mappatura permette di comunicare ai responsabili della filiera del trasporto, compresi i parcheggi, di impostare le scelte migliori per ridurre il numero di mezzi circolanti incentivando il trasporto pubblico, i veicoli ad alta occupazione e a bassa emissione.

Per esempio, il sistema potrebbe comunicare la presenza ricorrente di picchi di traffico per cui il gestore pubblico della circolazione degli autobus potrebbe decidere di incrementare il numero di corse in una specifica fascia oraria.

O ancora potrebbero essere applicati sconti o sanzioni, tariffe variabili per parcheggi o pedaggi, l’apertura o la chiusura di alcune aree al traffico in base ai viaggiatori, al tipo di veicolo utilizzato o il riposizionamento delle flotte di car sharing.

Il risultato atteso è un miglioramento del traffico con una riduzione del rumore generato e un aumento della qualità dell’aria.

Insomma, BeCamGreen vuole automatizzare un processo che attualmente viene effettuato manualmente e con risultati non particolarmente confortanti data l’impossibilità di porre in essere azioni di veloce implementazione data la rapidità con cui si sviluppano e risolvono le situazioni di congestione sulla strada.

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In Piemonte si diffonde un innovativo kit di monitoraggio per i vigneti

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In Piemonte, tra i filari di alcune cantine delle Langhe, si sta diffondendo un’interessante innovazione tecnologica che impatta significativamente il mondo della viticultura.

Grazie alla tecnologia infatti gli agronomi piemontesi infatti possono monitorare lo stato di salute delle viti attraverso dei piccoli palloni aerostatici riempiti di elio e contenenti un ricevitore radio.

L’innovazione, progettata dai ricercatori del Politecnico di Torino, permette di tenere sotto controllo porzioni di territorio molto estese: con dieci palloni aerostatici speciali infatti è possibile coprire le esigenze di tutte le vigne del Piemonte

L’iXem Labs, ossia il laboratorio del Politecnico di Torino che è specializzato in sistemi di telecomunicazione sostenibili, è la casa della progettazione di questo innovativo kit di monitoraggio: il primo kit è stato assemblato e messo in produzione nelle vigne delle cantine Gaja.

Una rete di sensori interconnessa via Wi-Fi ad un pallone aerostatico

Il funzionamento è semplice: una rete di sensori posizionati tra i filari è interconnessa ad una centrale aerea agganciata ad un pallone volante, a circa cento metri da terra, ma vincolato al terreno.

In questo modo la centrale comunica con la sensoristica via Wi-Fi e riesce a captare i segnali radio su una superficie molto vasta, ossia fino ad un raggio compreso fra i 20 e i 50 chilometri.

Una volta ricevuta i dati, ciascuna stazione di controllo aerea li può inoltrare all’agronomo o all’agricoltore che potrà essere informato in tempo reale su parametri come la temperatura o il tasso d’umidità che determinano la necessità di eventuali interventi.

Si pensi, per esempio, al ristagno di un residuo eccessivo di pioggia sulle foglie che espone le viti al rischio di muffe.

Dalla prossima stagione viticola il servizio dovrebbe essere esteso a tutto il Monferrato: non appena le adesioni al servizio saranno significative e la rete dei sensori sarà molto elevata, il passaggio conseguente sarà la produzione in scala di big data e modelli predittivi di analisi.

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FCA sigla una nuova alleanza per la guida autonoma

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La leadership mondiale nel settore della guida autonoma potrebbe spostarsi velocemente in capo ad un nuovo gruppo di industrie che riunisce produttori di tecnologie e case automobilistiche.

FCA si è infatti unita a BMW, Intel Corporation e Mobileye siglando un’alleanza per sviluppare una piattaforma all’avanguardia nella tecnologia della guida autonoma e puntare così alla leadership mondiale del settore.

La nuova piattaforma utilizzabile per la guida automatizzata dal livello 3 fino al livello 4/5 permetterà di mantenere l’identità specifica dei marchi delle case automobilistiche che si sono unite per la sua produzione con il vantaggio di poter insistere sui rispettivi punti di forza, capacità e risorse per migliorare il progetto comune, aumentarne l’efficienza dello sviluppo e ridurne l’arrivo sul mercato.

Entro la fine del 2017 da FCA e BMW 40 veicoli a guida autonoma

Il primo obiettivo della collaborazione prevede l’immissione su strada di 40 veicoli autonomi sperimentali entro la fine del 2017.

Sono attesi inoltre i dati sperimentali della flotta pilota di 100 veicoli di prova di livello 4 di Mobileye (una società Intel) per valutare su scala l’approccio collaborativo.

Questa di FCA è la seconda alleanza strategica che si affianca a quella che è già in atto in Usa con Alphabet (Google) per la quale fornisce alcune centinaia di van Pacifica per studi sulla guida autonoma e innovare il modello di mobilità su scala mondiale.

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Milano sostiene lo sviluppo delle forme innovative di lavoro

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Il Comune di Milano sta investendo molto in innovazione e, in particolare, in tutto ciò che ruota attorno alla produzione artigianale tramite l’uso di nuove tecnologie come quelle addittive.

Qualche mese fa la città si si era già proposta di sviluppare il settore manufatturiero digitale sostenendo il progetto Manifattura Milano, un intervento volto a creare sul territorio un ecosistema favorevole all’insediamento, alla crescita e allo sviluppo di imprese attive nel campo della manifattura digitale e del nuovo artigianato.

Ora il Comune ha approvato le nuove linee di indirizzo e relativi stanziamenti per la nascita o l’ammodernamento di strutture di coworking, maker space e fablab.

Fablab e maker space per riqualificare le periferie di Milano

L’iniziativa si inserisce nel quadro degli interventi per il recupero delle zone periferiche cittadine, con risorse pari ad un totale di circa 370 mila euro.

I nuovi luoghi della produzione manufatturiera digitale aiutano a rivitalizzare i quartieri cittadini e contribuiscono a creare opportunità di lavoro per giovani e professionisti interessati a lavorare in rete.

Sul territorio milanese ci sono attualmente 63 soggetti fornitori di servizi di coworking e 10 tra makerspace e fablab, tutti iscritti all’Albo cittadino delle strutture qualificate: si tratta cioé di luoghi in grado di offrire almeno dieci postazioni di lavoro, tecnologie condivise, spazi comuni e di socializzazione in linea con l’economia della condivisione.

Da settembre sul sito del Comune nella sezione bandi e gare saranno disponibili tutte le info e la documentazione per l’accesso ai bandi rivolti ai coworking, makerspace e fablab.

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Industria 4.0, a Udine un nuovo corso di laurea dedicato a IoT e big data

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L’innovazione modifica profondamente anche la formazione universitaria che recepisce sempre più con maggiore velocità le evoluzioni del mondo tecnologico.

A Udine infatti è stato avviato il corso di laurea Internet of Things, Big Data & Web, un progetto formativo pilota che ha come obiettivo la formazione di esperti nei settori dell’internet delle cose, dei big data, del machine learning ma anche del web e dei social.

Il nuovo corso di laurea è strutturato per fornire allo studente le tecnologie e i mezzi necessari per comprendere e mettere a frutto le competenze digitali specialmente nei settori della scienza dei dati (big e open data) e dell’IoT (Internet of Things) offrendo anche una solida base teorica di tipo matematico, statistico e informatico affinché sia possibile una prosecuzione degli studi verso una laurea magistrale o un master.

Una laurea pratica rivolta all’Industria 4.0

Il corso di laurea però prevede anche moltissima pratica e la possibilità di svolgere un tirocinio aziendale affinché lo studente possa trovare velocemente una collocazione nel crescente mondo che orbita attorno all’industria 4.0.

Del resto, è facile comprendere come si possano strutturare interessanti sinergie fra la formazione erogata dall’Università di Udine e, per esempio, la fabbrica digitale di McKinsey che sorge a pochi chilometri di distanza.

La decisione di lanciare questa iniziativa risponde alla rapida evoluzione e differenziazione delle discipline informatiche ed è una sorta di evoluzione del precedente corso in “Tecnologie web e multimediali”.

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Smart City, Enel scende in campo per innovare Firenze

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Il Comune di Firenze punta a diventare una smart city all’avanguardia in Italia e per farlo coinvolge Enel.

Fra la Pubblica Amministrazione fiorentina ed Enel infatti si è raggiunto un accordo che prevede un piano di investimenti sul fronte dell’innovazione di 10 milioni di euro in 5 anni.

L’obiettivo è quello di sviluppare nel contesto urbano fiorentino tecnologie quali IoT, mobilità elettrica ed efficienza energetica con uno speciale laboratorio nel quartiere di Novoli/Piagge/Cascine.

Il programma congiunto prevede un’azione complessa e integrata mirata a migliorare l’efficienza energetica tramite smartgrid, smartlighting, teleriscaldamento per oltre 700 utenti con seasonal storage solare e 600 dispositivi smart info.

Non solo smart grid ma anche mobilità elettrica

Enel inoltre, forte dell’esperienza a Genova in fatto di mobilità elettrica d’avanguardia e sostenibile, ha proposto la trasformazione di 100 taxi con motore termico a motore elettrico e l’ampliamento della rete di ricarica elettrica con servizio fast recharge plus che permette di ricaricare un’auto in circa 20 minuti.

Dopo le prime due stazioni di piazza Francia e via del Cavallaccio sono state infatti inaugurate altre due stazioni di ricarica in controviale Guidoni e piazzale Donatello oltre ad una prossima installazione di due ulteriori colonnine di cui una in via Venosta.

Non manca inoltre l’attenzione verso lo sviluppo dell’Ict e dell’IoT (Internet Of Things) con l’utilizzo di una piattaforma di controllo urbano per il monitoraggio delle luci e del ciclo dei rifiuti.

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Open Meter, al via i nuovi contatori digitali di Enel

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Si chiama Open Meter ed è il nuovo contatore di seconda generazione a firma Enel. L’ideatore del nuovo contatore è l’architetto Michele De Lucchi che insieme a E-distribuzione ha presentato il progetto all’auditorium Enel di Roma.

Alla presenza del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, Enel, da sempre protagonista a livello mondiale nella transazione energetica, ha annunciato un investimento per 4,3 milioni di contatori, il coinvolgimento di 250 imprese e 4000 persone in campo, per sostituire entro i prossimi 15 anni, oltre 41 milioni di contatori dei quali quasi 32 milioni già entro il 2021 (installandone ben 29 milioni nel residenziale e 3 milioni nell’industria).

Il piano di sostituzione Smart Meter punta ad un risparmio effettivo tra il 2 e il 6% dei consumi elettrici e, non da meno, creerà lavoro.
Sembra proprio che l’operazione di Enel porterà nuovo ossigeno all’economia italiana collocando la maggior parte del lavoro di sostituzione dei contatori nel biennio 2018/2019.

Open Meter, l’innovazione di Enel sta nella digitalizzazione

Ma qual è la vera innovazione di Open Meter? Il lavoro di digitalizzazione ad opera di Enel parte nell’ormai lontano 2001 con un progetto pionieristico che prevedeva la possibilità di lettura dei contatori da remoto.

Il contatore elettronico è stato solo la rampa di lancio per lo sviluppo di reti intelligenti.

Arrivando ad oggi, il contatore Enel di nuova generazione è in grado di rilevare ogni quindici minuti il consumo energetico e di stabilire un preciso profilo di consumo giornaliero. Quello che si paga, dunque, è solo l’effettivo consumo con la possibilità inoltre di effettuare diagnostica evoluta sfruttando il capillare e costante monitoraggio della rete grazie alle informazioni registrate in cloud.

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