Italmaker Show, tecnologia e robotica per le nuove generazioni

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Tecnologia e robotica per diffondere la cultura digitale e avvicinare le giovani generazioni al mondo dell’innovazione per capire il presente e poter scegliere meglio il proprio futuro.

Questa è la ricetta di Italmaker show, un evento rivolto agli studenti delle scuole primarie e secondarie che è unico nel suo genere offrendo spazio a robot, droni, realtà virtuale, stampanti 3D e, per la prima volta in Italia, un’aula didattica innovativa che riproduce l’interno di un’astronave.

L’evento, della durata di tre giorni, si tiene a Roma dal 4 al 6 maggio ed è completamente gratuito: pur essendo espressamente dedicato alle nuove generazioni potrà essere visitato anche da famiglie e appassionati.

L’appuntamento è presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università Tor Vergata, dove verrà avviata la manifestazione che si trasferirà successivamente, nelle giornate del 5 e 6 maggio, presso gli spazi del Teatro di Tor Bella Monaca e del Centro “Le Torri”.

Italmaker Show: tecnologia, robotica e innovazione per rilanciare le aree svantaggiate di Roma

Si tratta di un’iniziativa nel cuore della periferia di Roma Capitale, di cui ha il patrocinio insieme a quello della Regione Lazio, con l’obiettivo di riqualificare le aree più svantaggiate della città attraverso la realizzazione di progetti innovativi che possono agevolare la creazione di nuove opportunità lavorative e orientare meglio i giovani per il loro cammino di conoscenza.

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Maker Faire Rome, al via la fiera dell’innovazione

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Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso: stampa 3d, IoT, big data, robotica e molto altro tornano ad arricchire Roma nell’evento più sentito per i makers di tutta Italia.

Inizia infatti oggi la Maker Faire Rome 2016, la grande fiera dedicata all’innovazione dove gli artigiani digitali mostreranno le ultime novità a partire dai 700 progetti esposti

Maker Faire Rome: un evento che cresce

Se prima l’evento attraeva innovatori e studenti, adesso coinvolge famiglie e anche imprenditori che vedono nelle possibilità offerte dai makers uno strumento per innovare le proprie realtà.

Del resto la fiera, oggi alla sua quarta edizione, è passata dai 35 mila visitatori del primo anno, ai 90 mila del secondo, fino al record di 100 mila della scorsa edizione.

L’interesse verso la Maker Faire coinvolge anche le istituzioni basti pensare che anche la Polizia di Stato e la Marina militare partecipano con i loro progetti all’avanguardia.
La Marina militare italiana presenta il simulatore di plancia per rendere l’esperienza di conduzione della fregata Carlo Bergamini nel porto di Taranto.

La Polizia di Stato invece, tramite il Pullman Azzurro, offre un’aula multimediale itinerante a bordo della quale, con strumenti innovativi e interattivi, sarà possibile intraprendere delle lezioni sulla sicurezza stradale.

Non solo, nei 100 mila metri quadrati totali di cui 55 mila di superficie espositiva coperta per l’edizione 2016, vi sono 8000 mq dedicati a bambini e ragazzi dai 4 ai 15 anni, con i laboratori dedicati per l’avviamento ad attività creative digitali.

Compaiono inoltre i droni di ultima generazione e progetti tecnologici dedicati allo sport come Cella Basket che propone sfide con il pubblico su un campo di pallacanestro ed esibizioni per Racer 7, un robot in grado di mettere a segno centinaia di canestri senza sbagliare un colpo.

Di più, nella manifestazione ci sarà anche una parte formativa per la manifattura italiana in modo da permettere a fabbri, artigiani e orefici di avvicinarsi al mondo del digital manufacturing per innovare la propria produzione.

Se amate quindi i droni e la robotica, la stampa 3D, l’industria 4.0, l’IoT (internet delle cose) dovete necessariamente fare un salto a Roma.

In alternativa sono visibili in streaming alcuni appuntamenti direttamente nella sezione dedicata.

Il programma completo è disponibile qui.

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Maker Faire, a Roma l’innovazione per tutti

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Presentata oggi la nuova edizione della Maker Faire, la grande festa dell’innovazione portata in Europa sulla base del celebre format statunitense, che si trasferisce alla Fiera di Roma e per l’occasione sarà maxi.
Non è solo un auspicio ma la naturale evoluzione di un fenomeno cresciuto negli anni e che, per l’edizione che si terrà dal 14 al 16 ottobre, occuperà sei padiglioni per un totale di oltre 100mila metri quadrati dei quali 55mila al coperto per una fiera in cui non solo si guarda ma si diventa anche veri e propri protagonisti.
Una festa per tutte le età con 8mila metri quadrati dedicati solo ai ragazzi dai 5 ai 15 anni.

I protagonisti di queste evento, i veri maker, sono proprio le persone comuni, siamo tutti noi quando dobbiamo affrontare la quotidianità e mettiamo in atto creatività e spirito di adattamento.
Saranno infatti oltre 700 i progetti esposti selezionati tra i 1.500 visionati in vari bandi, si vedranno tra i tanti il laboratorio d’analisi portatile We-Lab e un orto domestico a misura di bambini, Ortuino.

Saranno centinaia gli incontri e le conferenze, i workshop e i temi del nostro vivere contemporaneo.
Si parlerà di droni, di robotica, di stampa 3D, di ogni angolo delle nostre quotidianità, dai trasporti all’ambiente, dalla cucina alla musica. Non sarà tralasciato niente.
La Maker Faire proporrà anche una serie di demo-workshop, cioè corsi dimostrativi per illustrare e comprendere come la fabbricazione digitale potrà essere un motore in più per le attività artigianali.

I progetti selezionati arrivano da oltre 65 Paese tra cui Germania, Spagna, Turchia, Emirati Arabi, Cina, Regno Unito.
La fiera avrà dimensioni e spazi mai sperati prima con anche 10 metri di parete interattiva che reagisce ai vari tocchi, 200mq di pista per go-kart con integrata la realtà virtuale, un vero e proprio intrattenimento per tutte le età.

Intrattenimento e divertimento sì ma con un occhio sempre rivolto anche al risvolto educativo e dell’apprendimento.
L’alfabetizzazione digitale sarà infatti una delle bandiere di questo progetto giunto ormai alla quarta edizione.
L’appuntamento è presso la fiera di Roma dal 14 al 16 ottobre e l’hashtag sarà #MFR2016.

Di seguito l’estratto della conferenza stampa tenutasi il 18 marzo 2016.

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La stampa 3D e il riciclo dei rifiuti plastici

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La plastica è economica, durevole nel tempo e soprattutto prodotta in grandissimi quantitativi per i più svariati usi: queste caratteristiche comportano elevate difficoltà in fase di smaltimento e la conseguente dispersione di prodotti plastici nell’ambiente che tendono così ad accumularsi.
Ne deriva che l’inquinamento causato dalla plastica sia un problema attuale e molto serio: anche qui però la tecnologia può aiutare restituire valore ai rifiuti plastici e migliorare l’impatto ambientale.

La Better Future Factory, grazie a un gruppo di neolaureati della Delft University of Technology, sta promuovendo il ricorso alla stampa 3D come soluzione: tramite il Perpetual Plastic Project infatti propone che i filamenti utilizzati nel processo di stampaggio siano ricavati da bottiglie riciclate, tazze e altri oggetti in plastica solitamente cestinati.

Per ottenere il risultato, ordinari rifiuti plastici vengono lavati, asciugati e immessi in un trituratore che li frammenta: questi frammenti passano poi in un estrusore, dove vengono riscaldati e fusi in filamenti impiegabili nella stampante 3D.
Il prodotto finale è puramente didattico: si tratta di anelli di plastica con un cuore disegnato che però hanno il merito di far comprendere le potenzialità del progetto.
Ma sebbene l’esperimento di Better Future Factory sembra essere meramente illustrativo, altri attori stanno affrontando questo scenario in modo più industriale.

Adidas si sta muovendo in modo deciso: nel 2015 ha introdotto l’iniziativa Futurecraft che punta a incorporare le tecniche di fabbricazione digitale all’interno della propria produzione.

Ma è sul riciclo della plastica degli oceani, un problema che abbiamo già avuto modo di affrontare ultimamente, che la multinazionale tedesca sta investendo molto al punto da essere riuscita a realizzare un prototipo di scarpa interamente realizzata partendo da fibre plastiche ottenute dai rifiuti plastici dell’oceano.
Il nuovo e versatile materiale, chiamato Parley Ocean Plastic, è ottenuto da rifiuti plastici recuperati dalle Maldive e opportunamente filati in modo da poter essere impiegati in prodotti ad alte performance.

Questa iniziativa rientra nel programma Adidas x Parley shoe; è di questi giorni la notizia che sarà possibile per alcuni fortunati mettere le mani su uno delle prime 50 paia di scarpe prendendo parte ad un contest su Instagram, in scadenza a fine luglio, i cui dettagli saranno annunciati sul canale twitter di Adidas.

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Il futuro della medicina passa attraverso la stampa 3D

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Sono sempre più incoraggianti i segnali relativi all’impiego di applicazioni in ambito medicale derivanti dalla stampa 3D.
Secondo i dati dell’International Data Corporation (IDC), in Europa Occidentale, il mercato della stampa 3D è destinato a crescere fino ai 7,2 miliardi nel 2019 con ben il 33% della spesa dedicato alle applicazioni in ambito medicale.
Del resto, nonostante sia un campo ancora pioneristico, la stampa 3D è in netta diffusione in campo ortopedico: grazie alla precisione della modellazione tridimensionale, non è più il paziente che si deve adattare alla protesi e ai tempi della chirurgia, ma viceversa.

Le conseguenze sono evidenti: da un miglior trattamento e una migliore qualità della vita dei pazienti fino alla riduzione dei costi assistenziali.

Le applicazioni non si limitano però alla sola ortopedia: già nel 2014 i ricercatori dell’Università di Sydney sono riusciti a replicare in 3D un network di capillari aprendo la strada alla replicazione di tessuti biologici complessi come potrebbero essere interi organi.

La nuova frontiera quindi riguarda la messa a punto di biomateriali per metà artificiali per metà biologici.

A tale riguardo, l’Università di Milano Bicocca, in collaborazione con i ricercatori dell’Imperial College di Londra., ha brevettato un materiale innovativo, mix di silicio e plastica, con cui realizzare, tramite una stampante 3d, ossa artificiali che si comportino come i tessuti umani.
Tale materiale renderà molto più efficace e rapida la riparazione di una frattura, la ricostruzione di un menisco o il ripristino della cartilagine nei dischi vertebrali.

Lo studio è stato sviluppato nell’ambito del finanziamento del Ministero dell’Università e della Ricerca, “Metodologie chimiche innovative per biomateriali intelligenti” (MIUR PRIN 2010L9SH3K[LC1]).
Potete trovare i video illustrativi su Google Drive dell’account dell’Università di Milano Bicocca, oppure nella media library dell’Imperial College di Londra.

Una breve animazione del processo biorigenerativo è anche allegata di seguito.

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Nasce a Torino la scuola di tecnologie civiche

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La scuola per scoprire il miglior linguaggio con cui programmare la città del futuro: questa è la descrizione dell’ambizioso progetto ideato a Torino nell’ambito delle civic tech, ossia le tecnologie che portano soluzioni che hanno impatto sociale sulla vita e il governo della città, la sostenibilità dei territori e che innescano modalità efficaci di partecipazione collettiva.

Comprendere e conoscere come le tecnologie vengano progettate e create è di vitale importanza per poterne sfruttare al meglio le potenzialità, in particolare modo quando queste tecnologie incidono in profondità sulla vita delle comunità, rinnovandone e trasformandone il patto sociale.

Con questo obiettivo nasce a Torino, dalla collaborazione tra Consiglio regionale, Consorzio TOP-IX, Fondazione Torino Smart City, in partnership con SocialFare® e col supporto di healthy Reply, la scuola di tecnologie civiche che vuole essere un luogo di formazione rivolto a startupper, imprenditori sociali, amministratori, policy maker e attivisti nelle Ong su temi quali l’open government, i big data, i makers, le smart city, la sharing economy e l’innovazione sociale.

L’iniziativa si terrà dal 19 al 22 maggio negli spazi di Rinascimenti Sociali, in via Maria Vittoria 38, a Torino e coinvolgerà più di 20 docenti e 7 tutor (tra i massimi esperti italiani ed internazionali in questo ambito) che seguiranno i lavori e supporteranno i progetti dei partecipanti.
Sarà un percorso fatto di teoria ma anche di tanta pratica diretta sul campo che, stando alle intenzioni degli organizzatori, sfocierà nella realizzazione di un Civic Tech Exchange, cioè un piattaforma in grado di diffondere competenze e di supportare startup.

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