Online il portale open data della Regione Siciliana

No comments

La Regione Siciliana ha pubblicato il proprio portale ufficiale dedicato agli open data con l’intenzione di creare le fondamenta per un modello di open government data dell’intero territorio regionale.

Il portale, raggiungibile al sito dati.regione.sicilia.it è uno strumento di primaria importanza per la corretta valorizzazione del patrimonio informativo pubblico.

Esso infatti consente di poter consultare dati pubblici in formato aperto e incentivarne il riuso per favorire trasparenza e facilità di accesso alle informazioni prodotte ed elaborate dalla PA regionale.

La piattaforma tecnologica si basa sulla soluzione open source CKAN (Comprehensive Knowledge Archive Network) sviluppata dalla organizzazione no profit Open Knowledge Foundation ed adottata anche da varie altre regioni italiane tra le quali Emilia Romagna, Toscana, Sardegna, Marche, Basilicata, Lazio, Puglia, Umbria e Veneto.

Open data per tutto il territorio

Si tratta dell’avvio di un progetto ad ampio respiro che vuole portare gradualmente ad arricchire la capacità del territorio siciliano di catalizzare dataset

L’obiettivo progettuale è la pubblicazione, attraverso un processo graduale, di dataset di titolarità della Regione Siciliana e di altre pubbliche amministrazioni del territorio regionale che consentano la realizzazione di sinergie con tutti i soggetti, anche privati, coinvolti nell’erogazione dei servizi pubblici.

Il portale open data della Regione Siciliana si inquadra nelle iniziative concernenti l’Agenda Digitale regionale all’interno delle misure previste dal Piano triennale per l’informatica nella PA 2017 – 2019 (Allegato 5 – Paniere dataset open data, componente regionale) ed è curato dall’Assessorato dell’economia con il supporto dell’Ufficio per l’attività di coordinamento dei sistemi informativi regionali e l’attività informatica della Regione e delle pubbliche amministrazioni regionali.

Smart NationOnline il portale open data della Regione Siciliana
Vai all'articolo

Informazioni aggiornate e affidabili sugli incendi grazie agli open data

No comments

Il progetto EFFIS, acronimo per European Forest Fire Information System, è un’iniziativa che si basa sulla possibilità di mappare gli incendi che scaturiscono in tutta l’Europa fornendo supporto ai servizi incaricati della protezione e, al contempo, informazioni aggiornate e affidabili su questi fenomeni.

Il tema è estremamente attuale, specie in considerazione del problema che affligge in questi giorni il Sud Italia.

Nel recente report di Legambiente che si basa sui dati raccolti dal progetto EFFIS, a metà giugno ad oggi, sono andati persi a causa di incendi oltre 26.000 ettari di superfici boschive, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata per dolo o colpa in tutto il 2016.

Considerando un valore di circa 10.000€ per ettaro di superficie boschiva bruciata, il territorio italiano ha patito un danno di 260 milioni di euro.

Il monitoraggio della situazione attuale è disponibile qui mentre è anche disponibile lo storico degli incendi.

Il progetto EFFIS si arricchisce anche di API

Ma la vera novità è che il progetto EFFIS si arricchisce di un set di API accessibile attravers l’url http://effis.jrc.ec.europa.eu/api-test.

I responsabili della piattaforma EFFIS sono al lavoro sulle API per creare una documentazione affinché sia più semplice produrre degli output facilmente comprensibili ai cittadini come mappe, feed RSS dedicati, motori di notifiche personalizzati, bot, … .

Per approfondire suggeriamo la lettura di questo post su Medium.

Smart NationInformazioni aggiornate e affidabili sugli incendi grazie agli open data
Vai all'articolo

Dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un dataset relativo alle patenti di guida

No comments

Continua la pubblicazione di dati aperti da parte della Pubblica Amministrazione: questa volta tocca al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, sul portale dedicato ai dati aperti, ha pubblicato un nuovo dataset relativo alle patenti di guida.

Si tratta di un archivio contenente l’elenco delle patenti di guida attive, ossia le autorizzazioni amministrative alla guida di autoveicoli e motoveicoli, prelevato dal database nazionale gestito dalla Motorizzazione Civile per gli individui abilitati alla guida su strada.

Le patenti di guida in formato aperto e suddivise per regione

I dati contenuti nell’archivio pubblicato, aggiornati al 26 maggio scorso, sono divisi per Regioni e permettono moltissime elaborazioni in virtù della grande mole di informazioni contenute: sono infatti presenti le date di rilascio, i punti complessivi, l’età dei conducenti e così via.

Delle 38.731.069 patenti attive in Italia, la Lombardia detiene il primato con 6,4 milioni di patenti pari al 16,64% del totale, seguita dal Lazio con 3,7 milioni, pari al 9,67%.

Seguono Campania, Veneto e Sicilia tutte con poco più di 3 milioni di patenti di guida attive.

Dalle informazioni ricavate, dal nuovo dataset si scopre che il 58,23% delle patenti (oltre 22,5 milioni) appartiene a conducenti tra i 45 anni fino a oltre 65 anni mentre il 19% dei conducenti è tra i 35 e i 44 anni, il 14% tra i 25 e i 34 anni e infine circa un 8% per le persone al di sotto dei 25 anni.

Gli italiani sono piuttosto virtuosi alla guida, con circa il 54,49% degli aventi diritto con il massimo di 30 punti, mentre il 43% hanno tra i 29 e i 20 punti patente.

Risulta prossimo allo 0 il dato dei guidatori con un numero esiguo di punti compreso tra 9 e zero.

Smart NationDal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un dataset relativo alle patenti di guida
Vai all'articolo

FatturaPA, cresce l’utilizzo della fattura elettronica

No comments

La fatturazione elettronica è un processo che riscuote un discreto successo: dal giugno 2014 si calcolano oltre 55 milioni di fattura elettroniche gestite dalle amministrazioni, di cui 30 milioni soltanto nel 2016.

Oltre 1 miliardo di risparmi annui per le PA italiana, ma anche un tasso di adozione in crescita fra le aziende con quasi il 30% di queste che impiegano i sistemi elettronici: una percentuale significativa più elevata della media UE che si attesta sul 18%.

I maggiori benefici sono a carico degli enti locali dal momento che quasi la metà degli uffici destinati alla fatturazione elettronica appartiene alla macchina della Pubblica Amministrazione comunale o a consorzi ad essa collegati.

Dal 2014 al 2016 il tasso di adozione presso gli uffici è quasi raddoppiato: da quota 30.000 a quota 56.800.

FatturaPA: non solo per la PA ma anche per le imprese

Il successo di FatturaPA si misura però non solo nella Pubblica Amministrazione: FatturaPA risulta oggi molto diffusa anche tra le imprese italiane di diversa dimensione tenendo conto che solo dalle PMI sono state emesse quasi 2 milioni di fatture nello scorso biennio.

Stando all’ultimo report del DESI, l’Italia raggiunge quindi il quarto posto tra i Paesi UE per l’uso della fatturazione elettronica che, da gennaio 2017, è stato adeguata nelle procedure per permettere che venga usata anche tra privati attraverso il Sistema di interscambio.

Smart NationFatturaPA, cresce l’utilizzo della fattura elettronica
Vai all'articolo

Open Data Barometer, l’Italia avanza nell’uso degli open data

No comments

L’importanza dei dati aperti per un Paese è elevatissima perché sono lo strumento tecnologico di eccellenza per la partecipazione alla vita pubblica.

Essi infatti permettono, in assoluta trasparenza, di rendere pubbliche le azioni degli amministratori affinché i cittadini possano tenere sotto controllo quanto accade alla propria città, regione o Paese non solo a livello di Pubblica Amministrazione ma anche in altri ambiti, dai trasporti ai cantieri.

Ma il vero valore degli open data è nel riuso che ne viene fatto, dai cittadini, dalle imprese e soprattutto da analisti e giornalisti.

La quarta edizione del rapporto realizzato da Open Data Barometer, l’organizzazione internazionale che monitora l’adozione e l’utilizzo degli open data da parte dei vari Paesi, vede l’Italia risalire di una posizione, passando dal 21° al 20° posto su 115 Stati, davanti la Finlandia e subito dopo la Svizzera.

Un risultato incoraggiante alla luce delle politiche portate avanti sino ad ora nel nostro Paese.

La classifica vede in testa il Regno Unito, seguito da Canada e Francia: gli Stati Uniti quarti.

Open Data: criteri standard per tutti

Open Data Barometer ha stabilito dei criteri di giudizio riportati nella Carta degli open data che i Paesi monitorati hanno sottoscritto, che spiega e propone la cultura e la pratica degli open data affinché persista, ad esempio, al cambiamento politico.

La classifica si basa su sei criteri principali:l’offerta dei data set chiave come quelli relativi ai bilanci governativi, la loro completezza e frequenza di aggiornamento, l’uso di una licenza aperta, la pubblicazione in un formato leggibile e riutilizzabile, l’incidenza sul miglioramento dell’efficienza del governo e infine quello sull’innovazione e lo sviluppo derivato dal riutilizzo dei dati aperti.

Smart NationOpen Data Barometer, l’Italia avanza nell’uso degli open data
Vai all'articolo

Approvato il Piano Triennale per l’Informatica nella PA

No comments

La trasformazione digitale è una priorità di governo perché permette alle pubbliche amministrazioni di diventare più efficienti e mettere il cittadino al centro delle loro azioni.

Per poter avviare questo percorso però, è necessario avere un programma che prima non c’era ma che oggi, finalmente e per la prima volta nella storia italiana, esiste.

Si chiama Piano Triennale per l’Informatica nella PA ed è stato presentato anche attraverso un report su Medium.

Approvato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, il Piano Triennale per l’Informatica nella PA è stato realizzato dall’Agenzia per l’Italia Digitale e dal Team per la Trasformazione Digitale.

Lo scopo del documento è la definizione di un modello di riferimento per lo sviluppo dell’informatica pubblica italiana con il fine ultimo di semplificare la vita di amministrazioni e cittadini realizzando la visione tecnologica del sistema operativo del Paese.

Le linee guida per l’infrastruttura informatica del Paese

Il Piano Triennale per l’Informatica nella PA indica alle amministrazioni pubbliche le linee guida da seguire, fra cui l’utilizzo di metodologie agili, un approccio mobile first, architetture sicure, interoperabili, scalabili, altamente affidabili, e basate su interfacce applicative (Api) chiaramente definite.

Inoltre sono illustrate le infrastrutture considerate critiche da implementare correttamente come la Cie (Carta di identità elettronica), lo Spid (Sistema elettronico identità digitale), PagoPa (piattaforma pagamenti elettronici Pa) ma anche Fatturazione elettronica e Anpr (Anagrafe nazionale della popolazione residente).

AgID è incaricata di guidare il coordinamento, l’attuazione e il monitoraggio delle Pubbliche Amministrazioni nel percorso di adattamento alle linee guida indicate dal Piano Triennale per l’Informatica nella PA che illustra le attività per il 2018.

Il Piano triennale prevede anche un cronoprogramma delle attività da mettere in cantiere: entro il settembre di ogni anno inoltre verrà pubblicata la versione aggiornata del Piano al fine di indirizzare le azioni per l’anno successivo.

Per approfondire è disponibile il sito dedicato dove è possibile consultare le FAQ.

Il comunicato stampa di AgID è reperibile qui.

Smart NationApprovato il Piano Triennale per l’Informatica nella PA
Vai all'articolo

Fastweb e Ancitel insieme per l’innovazione dei Comuni

No comments

Grandi novità relative al processo di digital transformation che sta interessando tutta la Pubblica Amministrazione.

Fastweb, uno dei più importanti operatori di telecomunicazioni in Italia, ha infatti siglato un accordo per una partnership strategica relativa alla vendita congiunta di servizi e soluzioni Ict ai Comuni italiani con Ancitel.

Ancitel è la società di servizi per i Comuni dell’ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani: si occupa di progettare e fornire servizi e soluzioni agli enti locali per incrementare la loro efficienza operativa e per adeguare le procedure e gli strumenti alle norme che cambiano.

Sono state progettate diverse soluzioni congiunte per rispondere in modo semplice ed efficace ai bisogni dei Comuni di piccole e medie dimensioni impegnati nel percorso di trasformazione digitale.

Queste soluzioni sono racchiuse in una specifica Offerta Bundle disponibile sul portale Mepa (Mercato elettronico della PA) che offrirà servizi tra cui la piattaforma di Whistleblowing, l’accesso al Database per la visura dei veicoli rubati, il Social Monitoring, Ancitel E-PAy e Ancitel E-Gov.

Fastweb e Ancitel insieme per migliorare il processo di digital transformation della PA

L’obiettivo è semplificare le modalità di interazione online con le amministrazioni locali e fruire dei servizi resi dagli enti pubblici sul territorio: secondo le ultime analisi dell’Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano, il 35% dei Comuni, quasi tutti al di sotto dei 5.000 abitanti, non dispone di servizi interattivi di front office e il 50% dei Comuni ha meno del 3% dei propri servizi fruibili online.

Del resto anche i dati ricavati dal Digital Economy and Society Index ratificano una diminuzione nella percentuale di transazioni online tra cittadini e PA passando nel 2016 dal 18 al 16% e confermando quindi una sostanziale difficoltà nei processi di interfacciamento fra la popolazione e la Pubblica Amministrazione utilizzando il digitale come canale di comunicazione.

Smart NationFastweb e Ancitel insieme per l’innovazione dei Comuni
Vai all'articolo

Open Data 200, l’analisi sulle imprese italiane che utilizzano gli open data

No comments

Come comprendere l’impatto degli open data in Italia con particolare riferimento alle imprese italiane che li utilizzano?

La Fondazione Bruno Kessler ha provato a rispondere con un’iniziativa estremamente interessante che ha richiesto una gestazione di circa due anni.

Ha visto infatti la luce il progetto Open Data 200 Italia che ripropone, in ambito nazionale, il modello dell’omologo americano Open Data 500 sviluppato dal GovLab – New York University.

Non si tratta di un semplice rapporto frutto di un censimento ma un’iniziativa che stimola l’interazione sul tema degli open data fra istituzioni e imprese per facilitare l’incontro fra domanda e offerta, supportata dall’organizzazione e dalla sensibilità al tema tecnologico di Fondazione Bruno Kessler.

376 le aziende coinvolte attraverso la compilazione di un questionario online per raccogliere le prima macro-informazioni sulla propensione all’uso degli open data da parte delle imprese.

A queste informazioni si sono aggiunte le interviste per verificare l’effettivo uso degli open data e le loro modalità: le aziende più attive sono risultate essere quelle dei settori tecnologici, del software, del geospaziale & mapping ma anche lato educational le modalità impiego sono apparse soddisfacenti.

Molto indietro il settore finanziario.

ISTAT e OpenStreetMap sono le fonti più accreditate di open data

Le fonti più accreditate per l’utilizzo degli open data sono l’ISTAT, tramite il suo portale di dati aperti, e i repository di dati aperti geografici come gli Open Government Data o quelli raccolti da OpenStreetMap.

Generalmente il mercato italiano appare immaturo, soprattutto perché i modelli di business basati sugli open data stentano a essere sostenibili: in controtendenza però alcuni casi come quelli offerti da Planeteck Italia di Bari che impiega dati satellitari open, DEPP con il progetto OpenCoesione, ma anche OpenMove, azienda attiva nell’ambito dei trasporti, o MySnowMap che utilizza gli open data per mappare l’innevamento sull’arco alpino.

Smart NationOpen Data 200, l’analisi sulle imprese italiane che utilizzano gli open data
Vai all'articolo

Innovazione urbana, Milano è al vertice per sviluppo sostenbile

No comments

Una città che ambisca ad essere smart e innovativa deve necessariamente avere a cuore anche la sostenibilità, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’ONU al 2030.

Milano è una delle città italiane più attive nel processo evolutivo per diventare una smart city ad altissimo tasso di innovazione e con un’elevata sensibilità su tematiche come energia pulita, ambiente e incremento della qualità della vita dei cittadini.

Da un’anticipazione di Icity Rate, il rapporto annuale realizzato da Forum PA per valutare la situazione delle smart cities italiane in termini di inclusività e vivibilità, Milano totalizza le migliori performance a livello nazionale per produttività, numero di imprese green, offerta di trasposto pubblico locale.

In particolare in fatto di mobilità sostenibile l’offerta di posti-km TPL pro-capite vede Milano ai vertici della classifica nazionale: la città meneghina è inoltre leader per dotazione di veicoli in sharing, sia automobili che biciclette.

Non altrettanto rosea la situazione sui settori ambiente e legalità.

Sviluppo sostenbile: Milano punta sull’inclusione e sulla digital transformation

E’ la terza volta nelle ultime tre edizioni che Milano risulta in testa alla classifica delle smart city italiane: questo risultato si deve alla grande attenzione della Pubblica Amministrazione meneghina verso le tematiche dell’innovazione e dell’inclusione con un consistente sforzo nella digital transformation ai fini di rendere Milano una città sempre più intelligente e a misura dell’individuo.

Una città sostenibile insomma, che persegua lo sviluppo sociale ed economico con l’impiego delle nuove tecnologie e degli strumenti di partecipazione e collaborazione.

I risultati completi della ricerca, che offre anche un’interessante analisi sul posizionamento dei Comuni capoluogo rispetto ai grandi obiettivi della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, saranno diffusi durante la manifestazione “I City Lab” in programma a “BASE Milano” il 24 e 25 ottobre prossimi.

Smart NationInnovazione urbana, Milano è al vertice per sviluppo sostenbile
Vai all'articolo

Fascicolo del cittadino, Milano punta sul digitale

No comments

Milano intende essere il rompighiaccio dell’innovazione digitale nel Paese e parte sicuramente con il piede giusto.
Alla presenza del Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia, l’Assessore alla Trasformazione digitale e ai Servizi civici di Milano Roberta Cocco e al Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale Diego Piacentini, è stato presentato oggi a Milano il piano per la trasformazione digitale della città.

Durante l’evento Milano Digitale sono stati illustrati gli interventi e gli investimenti per favorire il processo di digital transformation del capoluogo lombardo oltre alla presentazione del Fascicolo del cittadino, il nuovo servizio online a disposizione di tutti i residenti che rappresenta il cruscotto digitale per chi vuole interfacciarsi con la PA cittadina.

Il Fascicolo del cittadino rappresenta il centro di controllo per le operazioni con la PA

Il Fascicolo del cittadino è l’omologo nei rapporti con la PA di Milano di quello che è il Fascicolo sanitario elettronico per la gestione dei dati e delle operazioni con l’ASL regionale.

L’autenticazione avviene per il tramite delle credenziali ottenibili sul portale del Comune di Milano oppure attraverso SPID, il Sistema pubblico di identità digitale.

Al suo interno vi sono numerosi servizi attivi come la possibilità di consultare le informazioni anagrafiche dell’intero nucleo famigliare, il servizio di iscrizione ai servizi scolastici, la gestione e inoltro dei pagamenti relativi ad imposte comunali e multe ma anche la possibilità di prendere appuntamento per accedere agli uffici comunali o richiedere e stampare certificati anagrafici digitali.

La gestione dei pagamenti sono garantite grazie all’integrazione con la struttura PagoPA che verrà abilitata entro l’estate del 2017.

Invece, entro dicembre 2017 il Fascicolo del cittadino sarà pienamente operativo con l’aggiunta degli altri servizi mancanti.

Smart NationFascicolo del cittadino, Milano punta sul digitale
Vai all'articolo