Come rimanere aggiornati sullo stato dei lavori per la diffusione della banda larga in Italia

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Il cammino dell’Italia per divenire una nazione digitale è sicuramente complesso a causa di anni in cui le politiche di sviluppo tecnologico sono state frammentarie e poco incisive.
Negli ultimi anni l’attenzione al tema sembra essere tornata elevata anche in virtù del fatto che l’innovazione potrebbe essere una delle leve per incentivare la ripresa economica del Paese al punto da realizzare un piano strategico per la crescita digitale fino al 2020.
Fra le varie iniziative strategiche c’è sicuramente l’ambizioso progetto di diffusione della banda larga, di cui abbiamo già trattato, che mira a coprire, entro il 2020, l’85% della popolazione con infrastrutture in grado di veicolare servizi a velocità pari e superiori a 100Mbps.

Attualmente il piano nazionale procede regolarmente ma, per poter rendere il cittadino edotto circa lo stato dei lavori, è stato presentato al ministero per lo Sviluppo economico il portale dedicato al Piano strategico banda ultralarga che renderà possibile ottenere facilmente il livello di copertura della banda larga nel nostro Paese oltre che gli sviluppi in termini di attuazione infrastrutturale entro il 2020.

Il sito è rinvenibile all’indirizzo: www.bandaultralarga.italia.it.

Grazie ai dati in esso contenuti, è possibile sapere a che livello di copertura è la propria regione, per unità immobiliari e popolazione coinvolta, ma anche i singoli comuni o le strade, in tutte le aree del paese, da quelle bianche a quelle nere.
Inoltre sarà possibile verificare non solo la condizione attuale, a 30 Mbps e 100 Mbps, ma in proiezione anche quella futura, fino al 2020 nonché i bandi e le gare, che rimandano al sito di Infratel Italia, per monitorare gli investimenti destinati a far decollare la rete veloce.

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L’impatto ambientale ed economico di una Pubblica Amministrazione non digitale

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Niente più fax o fotocopie, procedure più leggere e a portata di clic per ogni cittadino: è questo l’ambizioso risultato che si avrebbe con la completa digitalizzazione della Pubblica Amministrazione che, senza carta, risulterebbe di certo più rapida e più efficiente.
Il cambiamento è in atto e sta procedendo progressivamente anche se in realtà più lentamente di quello che i cittadini dovrebbero esigere: questo soprattutto alla luce dell’impatto ambientale ed economico di una PA non digitale.

FPA, la società che da 26 anni organizza Forum Pa, l’evento che si occupa di analizzare lo stato della Pubblica Amministrazione e che ha focalizzato il suo ultimo evento sulla trasformazione della PA per lo sviluppo del Paese, ha analizzato i risparmi sia economici che in termini di inquinamento che la dematerializzazione, così si chiama la rivoluzione dei computer all’interno degli uffici, porterà. I risparmi reali e potenziali analizzati da Fpa riguardano cinque settori dove si sta cercando di eliminare quasi del tutto l’impiego di carta: fatturazione elettronica, certificati medici online, ricette mediche elettroniche, fascicolo sanitario elettronico e processo telematico.

Eliminando tutti i fogli che ogni giorno si utilizzano in questi settori (1 miliardo 935 milioni di fogli) e impilandoli idealmente, si otterrebbe una colonna alta poco più di 800 chilometri.
In termini di peso, invece, la carta risparmiata, dice la ricerca Fpa, peserebbe qualcosa come 8700 tonnellate.

Evitare l’utilizzo di tutta questa carta porterebbe oltretutto ad un risparmio in termini di spazi, pensate ad esempio alla vastità degli archivi di questi settori.
La Pubblica Amministrazione affitta da sempre enormi hangar in tutto il paese per conservare e catalogare i milioni di documenti e atti prodotti ogni secondo.

Eliminare la carta poi, oltre che recuperare spazio e salvare intere foreste, significherebbe anche minor quantità di documenti in circolazione e dunque minor produzione di CO2, anidride carbonica.

L’intero sistema sarebbe più efficiente, veloce, di facile utilizzo e si risparmierebbero oltre 3 miliardi di euro.
Una Pubblica Amministrazione dematerializzata, dove sarà dunque più facile reperire informazioni altrimenti perse negli archivi, è possibile: è onere di tutti promuoverla magari adottando le soluzioni tecnologiche esistenti, come lo SPID e i servizi con esso accessibili.

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L’Italia arranca sul fronte del digitale

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L’Italia è indietro nel digitale: è questa la fotografia, scattata dall’ultimo report della Commissione Europea, che solleva preoccupanti interrogativi circa la capacità del nostro Paese di sviluppare politiche innovative concrete.

Da poco pubblicato, l’European Digital Progress Reports (EDPR), ossia il report che fotografa lo stato di salute dei Paesi europei in materia di digitale, vede l’Italia al quartultimo posto davanti solo a Grecia, Bulgaria e Romania.

Il nostro Paese è dunque una fra le economie meno avanzate in materia digitale, al contrario di Danimarca, Norvega e Paesi Bassi che guidano la classifica.

Gli indici che sono stati presi a riferimento per classificare i vari Paesi fanno parte del DESI (Digital Economy and Society Index) che misura le performance degli Stati membri sulla base dei seguenti indicatori:

  • la connettività
  • il capitale umano
  • l’uso di internet
  • l’integrazione delle tecnologie
  • i servizi pubblici digitali

Questo si traduce nel valutare una serie di requisiti su campo, fra cui la presenza di banda larga e connessioni veloci che, come ben sappiamo, è quel treno da non perdere per cui il Governo ha formalmente incaricato Enel.

Il dato più allarmante è però legato all’uso di internet: addirittura un italiano su tre non utilizza la rete.
Lo scarso utilizzo di internet si riflette direttamente sull’acquisizione delle competenze digitali che formano il capitale umano, altro indice della rassegna.

Al contrario, in tema di digitalizzazione dei servizi pubblici la situazione è più rosea: quanto a open data ed eGovernment stiamo migliorando.

Questo è il grafico che riassume la situazione italiana:

DESI 2016

C’è quindi molto da fare, ma dietro ad ogni situazione di crisi si cela sempre un’opportunità: nella fattispecie è l’occasione per la nostra Associazione di poter promuovere le nostre attività a sostegno del Paese, concetrandoci specialmente sull’alfabetizzazione digitale.

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