Online il nuovo portale Acquisti in Rete

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Con la pubblicazione del nuovo portale Acquisti in Rete da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze e di Consip si compie un ulteriore passo verso la semplificazione e la normalizzazione delle procedure di acquisto della PA.

La nuova versione di Acquisti in Rete velocizza e semplifica l’utilizzo degli strumenti digitali di acquisto, da parte di amministrazioni e imprese, all’interno del Programma di razionalizzazione degli acquisti della PA; di più, persegue la massima trasparenza, caratteristica chiave dell’evoluzione digitale della PA.

Grazie al rinnovamento dei contenuti, della grafica e dell’esperienza utente, è possibile per i navigatori consultare ed utilizzare più agevolmente gli strumenti messi a disposizione.
Le informazioni sono state collocate adeguatamente in rilievo in funzione della loro importanza anche grazie a percorsi ben definiti e un centro di controllo utente personalizzabile arricchito da un funzionale motore di ricerca restringibile attraverso appositi filtri.

Rinnovate anche le vetrine delle iniziative e le schede riassuntive, la visualizzazione del catalogo, il carrello, il già citato centro di controllo dell’utente e il motore di ricerca dei prodotti.

Tanti strumenti per razionalizzare la spesa pubblica

Gli strumenti disponibili nel portale Acquisti in Rete sono molti: dal sistema di convenzioni e di accordi quadro al mercato elettronico della PA (Mepa) passando per il sistema dinamico di acquisizione (Sdapa) e le gare su delega e in ASP (Application Service Provider).

Nello scorso anno, oltre 80mila punti ordinanti e 90mila fornitori hanno concluso quasi 700.000 transazioni per un valore di circa 9 miliardi di euro: è evidente quindi che qualsiasi razionalizzazione potrebbe migliorare sensibilmente i processi di governo della spesa pubblica determinandone una marcata riduzione.

Nei prossimi mesi verranno rinnovate anche le procedure negoziali, le fasi di abilitazione e gli strumenti di gestione del catalogo per le imprese: lo scopo è quello di rendere più efficiente ed efficace l’utilizzo delle iniziative di e-Procurement da parte di amministrazioni e imprese.

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PA digitale, con l’accordo Stato-Regioni si definisce una governance chiara

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C’è l’accordo Stato-Regioni per la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione: per la prima volta l’Italia ha un chiaro programma attuativo circa le attività da effettuare nelle strutture amministrative pubbliche prossime al cittadino.

Si tratta di un passaggio fondamentale per la spesa digitale pubblica indirizzata dal piano triennale approvato negli scorsi mesi che prevede circa 6 miliardi di euro di investimenti.
Il programma di digitalizzazione dell’Italia è ambizioso ma è anche molto indietro rispetto alle aspettative: dal miglioramento della sanità attraverso l’uso del digitale alla possibilità di interagire completamente con la PA via internet senza bisogno di fare file o prendere appuntamenti.

Le difficoltà maggiori, come rilevato anche dalle stime Eurostat 2017 sui ritardi digitali dell’Italia, sono concentrati soprattutto nella mancanza di governance ossia l’assenza di un ruolo chiaro di comando e di assunzione di responsabilità.

Le Regioni, sulla carta informalmente incaricate di guidare i Comuni ad adottare i servizi digitali, non sono state mai effettivamente incaricate nel governare il percorso; questo fino ad oggi, con l’accordo Stato-Regioni per la prima volta viene ufficializzato il ruolo delle Regioni , stabilendo un’indicazione esatta di quello che si andrà a realizzare sui diversi territori per attuare il piano triennale.

Un modello di condotta già utilizzato

Il modello di accordo ricalca quello fra Stato-Regioni per il piano BUL (Banda Ultra Larga) che ha visto investimenti pubblici da 3 miliardi di euro nelle zone a fallimento di mercato.
L’accordo permette di creare un perimetro chiaro sulla strategia di crescita digitale Governo-Regioni, un indirizzo comune delle Regioni che troverà una sua declinazione e definizione di dettaglio negli accordi che le stesse effettueranno con le PA locali.

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A Bari la Polizia Locale innova i propri sistemi

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Il nuovo sistema informatizzato della Polizia Locale di Bari è pronto a partire e introduce moltissime novità tanto per gli agenti quanto per i cittadini.

La nuova struttura, che partirà ufficialmente da mercoledì 24 gennaio, permetterà di dotare gli agenti di 400 dispositivi mobili multifunzione fra cui smartphone e palmari con speciali stampanti termiche e strumenti di lettura digitale.

Tali dispositivi consentono di acquisire e accertare violazioni amministrative da cui deriva la redazione di verbali ma anche di incassare le sanzioni attraverso dei POS smart, verificare in tempo reale i permessi e i contrassegni delle vetture come quelli per i disabili o interrogare le banche dati interne all’Amministrazione.

Il vantaggio per il cittadino risiede in un servizio più efficiente, specie considerando le problematiche che spesso si verificano con l’uso abusivo di contrassegni per la sosta.

Una soluzione tecnologica anche per le attività interne

La piattaforma tecnologica della Polizia Locale permetterà anche di snellire e potenziare i servizi interni alla Polizia Locale grazie alla gestione integrata delle notifiche di messaggistica o alla geotimbratura per marcare temporalmente i turni di lavoro e attività.

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Il CAD diventa legge

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Termina il percorso e finalmente il CAD, ossia il Codice dell’Amministrazione Digitale, diventa legge.

Si tratta di un importante traguardo per ammodernare un sistema volto a regolamentare il rapporto fra cittadini e Pubblica Amministrazione che risaliva al lontano 2005, prima della rivoluzione mobile.

Ed è proprio in chiave mobile-centrica che il nuovo CAD interviene, tenendo in considerazione le mutuate esigenze del cittadini che si aspetta una PA semplice e accessibile attraverso app.

Le novità più importanti che il CAD porta in dote sono legate al domicilio digitale e alla cittadinanza digitale.

Il nuovo CAD: domicilio digitale, cittadinanza digitale

Il primo grande cambiamento è rappresentato dall’introduzione del domicilio digitale: atteso entro questa estate, il domicilio digitale prevede un indirizzo virtuale che permette al cittadino di imporre alla PA di ricevere le comunicazioni con valore legale non via posta cartacea ma a un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).

In questo modo la PA è costretta ad evolvere mentre per il cittadino si apre una nuova modalità di interazione con la Pubblica Amministrazione effettivamente a portata di clic.

Il domicilio digitale richiederà, oltre alla PEC, anche il possesso di un’identità digitale SPID, attualmente in disponibilità di circa due milioni di italiani.

Per il 2019 invece è attesa la cittadinanza digitale che si concretizzerà in un sistema web in grado di gestire interamente le scadenze del cittadino, dai tributi alle multe, ma anche tutto ciò che ha a che fare con la PA.
La piattaforma infatti notificherà, per esempio, gli esiti di eventuali concorsi pubblici a cui si è partecipato come anche altre incombenze affinché il cittadino abbia un cruscotto tramite cui tenere sotto osservazione la propria vita.

Un altro aspetto non di poco conto è al presenza del difensore civico digitale, un ufficio a cui potersi rivolgere per protestare contro qualsivoglia PA che non rispetti i diritti digitali del cittadino.

Questi traguardi sono però vincolati dall’arrivo di decreti attuativi e linee guida per entrare nella piena operatività.

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A Taranto la sanità utilizza il digitale per efficientare le comunicazioni

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Una piattaforma tecnologica in ambito sanitario può diventare il cuore della comunicazione con il cittadino?

Al Sud e più precisamente a Taranto la risposta è sicuramente affermativa.

Nell’ottica di una completa informatizzazione delle attività amministrative, sanitarie e clinico-assistenziali, l’Azienda Sanitaria tarantina attraverso il progetto Sm@rtHealth è riuscita a conquistarsi un posto di primo piano divenendo all’avanguardia nell’utilizzo del solo canale digitale per la comunicazione tra PA e cittadino.

Più specificatamente il progetto riguarda una soluzione in grado di fornire dati e informazioni legati a liste d’attesa, prenotazioni, pagamenti, campagne screening e vaccinali, recupero crediti e consenso informato nel pieno rispetto delle novità introdotte dal Codice dell’Amministrazione Digitale e dal Piano Triennale ICT di AgID.

Questo è stato reso possibile creando una piattaforma multicanale, sviluppata inizialmente per gestire le liste d’attesa attraverso un recall automatico che contattava a casa il paziente per ricordargli la visita prenotata e chiedergli di confermare o disdire l’appuntamento, divenuta successivamente un gestore di processi multipli e trasversali: dalla prenotazione di visite specialistiche, al pagamento, alla cancellazione o addirittura all’avviso di indisponibilità della prestazioni a causa di guasti e fermi tecnici.

Sm@rtHealth: il digitale come memoria storica

Ogni singolo processo dispone quindi di uno storico che permette di evidenziare le criticità e apporre correttivi nonché migliorare l’efficienza nell’erogazione delle prestazioni sanitarie: nel solo 2017 sono state riassegnate, grazie al sistema, oltre 33.000 visite che sarebbero andate a vuoto e le liste d’attesa sono state ridotte del 13%.

Sm@rtHealth è già integrata con SPID e prossimamente sarà allacciata a PagoPA.

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Il Comune di Torino elimina la versione cartacea della carta d’identità

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Torino è stata una delle prime città italiane ad avviare la sperimentazione della carta d’identità elettronica e, ora, si appresta a renderne definitiva l’adozione a discapito della versione cartacea.

Durante tutto il periodo di test il Comune piemontese ha sempre mantenuto in vita la possibilità di rilasciare anche il documento tradizionale per non creare disagi ai cittadini.

Torino abbandona definitivamente la versione cartacea della carta d’identità

Da domani però è previsto un notevole cambiamento: la versione cartacea non sarà più rilasciata e gli interessati potranno esclusivamente richiedere la versione elettronica.

La nuova versione dovrà essere richiesta agli sportelli dell’anagrafe comunale e, effettuato il saldo di 22,21€ (contro i 5,42€ della versione cartacea), bisognerà attendere la consegna a domicilio dato che tutta la pratica verrà evasa dal Ministero dell’Interno che richiederà all’Istituto Poligrafico dello Stato la realizzazione del documento.

Non sarà però possibile richiedere la nuova carta recandosi direttamente in Comune, occorrerà infatti preventivamente aver fissato un appuntamento tramite il sito dedicato del Ministero dell’Interno.

Selezionato il proprio Comune di residenza dall’apposita interfaccia, è sufficiente fissare la prenotazione dell’appuntamento sulla base dei giorni e delle ore libere avendo cura di recarsi all’anagrafe con una foto e il documento scaduto (o la denuncia di smarrimento del precedente).

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Voucher per la digitalizzazione, dal MiSE un contributo per l’innovazione

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Nell’ambito del supporto alla digitalizzazione delle imprese il MiSE ha messo a punto una misura per consentire alle PMI italiane di poter fruire di un’importante opportunità per evolvere ed accrescere business e competitività grazie all’adozione di nuovi strumenti tecnologici.

A partire dal 30 di gennaio e fino al 9 di febbraio le micro, piccole e medie imprese hanno infatti la possibilità di inoltrare una domanda, tramite il sito del MiSE, per ottenere un contributo di importo non superiore a 10 mila euro, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili, finalizzato all’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.

Il contributo, nominalmente identificato in un voucher per la digitalizzazione, è usabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di migliorare l’efficienza aziendale, modernizzare l’organizzazione del lavoro, sviluppare soluzioni di e-commerce, fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare o ancora realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Come fruire del voucher per la digitalizzazione

Per poter fruire del voucher per la digitalizzazione occorre seguire le istruzioni presenti sulla pagina di riferimento del sito del MiSE.

Trattandosi di un rimborso su acquisti sostenuti, gli interessati dovranno istruire la domanda per prenotare il voucher e, se verrà accolta, dovranno sostenere le spese previste per poi ottenere il rimborso.

Le domande potranno essere presentate dalle imprese, esclusivamente tramite la procedura informatica, a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018: la procedura di compilazione della domanda sarà però già disponibile dal 15 gennaio 2018 e avrà come requisiti il possesso della Carta nazionale dei servizi e una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva e la sua registrazione nel Registro delle Imprese.

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In Calabria la gestione degli atti amministrativi diventa digitale

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La Regione Calabria ha presentato la piattaforma digitale per la gestione totalmente informatica degli atti amministrativi.

Una rivoluzione che parte oggi 2 gennaio e che coinvolge l’organizzazione dell’amministrazione regionale in relazione al suo rapporto con i cittadini e le imprese.

Poter proporre dei procedimenti amministrativi interamente digitali contribuisce a rendere più trasparente e tracciabile l’andamento di ogni atto amministrativo, permettendo al tempo stesso di poter esercitare un controllo diretto da parte della comunità e, al contempo, accelerare le pratiche che non potranno più essere misteriosamente fermate dalla burocrazia dal momento che ogni punto della filiera sarà monitorabile.

Il digitale come strumento per rivoluzionare la PA

Il digitale richiama il rispetto della legalità, della trasparenza e dei diritti dei cittadini in una Regione che purtroppo ha avuto casi di cattiva gestione ma che vuole ora rivedere completamente.

Il passaggio dal vecchio al nuovo sistema è stato effettuato oggi informando tutti i dipendenti dell’Ente coinvolti che però erano già stati preparati e formati all’uso dei nuovi sistemi in armonia con le logiche di dematerializzazione e semplificazione amministrativa degli uffici della Regione che comporteranno, a regime, a velocizzare le relazioni interne agli uffici, a ridurre i tempi e i costi di gestione delle pratiche nel pieno rispetto della privacy.

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L’innovazione in Italia non decolla

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Una crescita inferiore alle aspettative e sotto tutti i fronti presi in esame, questo il risultato emerso dal rapporto della Commissione europea appena pubblicato da Eurostat.

Gli indicatori dei dati relativi al 2017 relativi alle aree legate allo sviluppo dell’innovazione e del digitale in Italia sono impietosi.

Nonostante l’impegno portato avanti dal Team per la Trasformazione Digitale capitanato da Diego Piacentini, emerge chiaramente che il problema dell’Italia è alla base.

Ancora oggi infatti il 22% degli Italiani non usa internet, una quota del 3% inferiore rispetto al 2016 ma che è del tutto insufficiente se considerata in relazione alle abitudini di altri paesi della zona Euro.

Basti pensare che in Francia o Germania, il divario digitale è di meno della metà e che anche Paesi storicamente indietro come Portogallo e Cipro stanno migliorando notevolmente il proprio rapporto con il digitale anche grazie a specifici programmi per incentivare le competenze digitali.

Anche l’uso regolare di internet è molto arretrato

Non solo una percentuale significativa di persone che non hanno mai utilizzato la rete, colpisce infatti anche il gran numero (circa il 31% della popolazione) di persone che pur conoscendo internet non usa la rete con regolarità o ancora lo scarso numero di individui, si parla del 31%, che utilizzano servizi di pagamento digitali o soluzioni come l’home banking.

Considerando le prossime elezioni e le scadenze dei mandati del direttore dell’AgID e del Team per la Trasformazione Digitale, le speranze di invertire la rotta sono legate al nuovo Governo che verrà eletto in primavera.

Se deciderà di impegnarsi sul fronte del digitale, lo dovrà fare in modo serio investendo in politiche a supporto altrimenti anche il 2018 non sarà l’anno della svolta.

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In Sicilia sospesa l’Agenda Digitale

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L’Agenda Digitale siciliana, approvata dalla precedente Giunta regionale con un plafond superiore ai 300 milioni di euro grazie ai fondi Fesr, è stata di fatto sospesa dalla nuova Giunta insediatasi a novembre.

L’Assessore all’Economia ha infatti proposto il congelamento della delibera che aveva arricchito le casse dell’Agenda Digitale siciliana, vista sempre come una grande opportunità di sviluppo, motivando il provvedimento con la necessità di ulteriori verifiche.

Il nuovo Governo regionale infatti non vuole bloccare lo sviluppo digitale della Regione Siciliana ma investigare se una scelta così importante, effettuata a pochi giorni dal voto che ha determinato l’insediamento della nuova Giunta, sia stata effettivamente coerente con le esigenze del territorio.

L’Agenda Digitale è il programma operativo che ha come obiettivo primario l’estensione della banda larga e delle reti ad alta velocità oltre a sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate per migliorare la qualità della vita dei cittadini e la competitività delle imprese.

Turismo e commercio legati all’Agenda Digitale

Tanto il turismo quanto il commercio sono strettamente interconnessi con le specifiche del programma di sviluppo digitale della Regione.

Basti pensare alle opportunità legate alla possibilità di potersi collegare ad un Wi-Fi pubblico regionale gratuito su tutto il territorio e ottenere servizi utili per una migliore permanenza sul territorio siciliano.

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