Privacy, nuove regole per il monitoraggio delle comunicazioni dei dipendenti

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La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) adotta una sentenza storica che influisce direttamente sul comportamento di tutti i Paesi aderenti alla Convenzione europea dei diritti, tra cui l’Italia.

La CEDU infatti ha condannato la Romania per non aver difeso in modo adeguato i diritti di un lavoratore licenziato dal datore di lavoro sfruttando i controlli della sua corrispondenza.

La colpa è di non essersi assicurati che la privacy del lavoratore fosse sufficientemente protetta da intromissioni da parte di terzi e, nello specifico, da parte del datore di lavoro.

Dalla sentenza deriva il nuovo perimetro in materia di controlli ai dipendenti: la Corte infatti stabilisce i confini entro i quali il datore di lavoro può sorvegliare le comunicazioni sul web dei propri dipendenti e la giustizia ordinaria sarà tenuta ad uniformarvisi.

I tribunali dei paesi aderenti alla Convenzione, qualora vi sia una causa fra azienda e lavoratore relazionabile al controllo della corrispondenza da parte del datore di lavoro, dovranno accertare se l’accesso da questi effettuato è legittimo.

Dovranno ossia verificare se il lavoratore è stato preventivamente avvisato del controllo sulla corrispondenza nonché delle modalità e motivazioni di tale verifica affinché non si generi un’aperta violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo relativa al rispetto della vita privata e familiare.

Obbligo di indicazione dei soggetti che effettuano il controllo

Inoltre il datore di lavoro dovrà indicare anche quali soggetti avranno accesso alle comunicazioni del dipendente e per quali finalità.
In mancanza non sarà possibile effettuare, in modo lecito, l’accesso alle informazioni.

Inoltre i tribunali dovranno accertare che le misure di sorveglianza effettuate dal datore di lavoro non vadano oltre gli scopi dichiarati e comunque all’interno di determinati limiti pena la violazione della privacy del lavoratore.

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Il MIUR finanzia le prime biblioteche scolastiche innovative

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Le biblioteche sono da sempre il luogo eletto per la diffusione della cultura ma possono anche rappresentare un avamposto per lo sviluppo di competenze digitali.

Spesso infatti vengono organizzati corsi di alfabetizzazione digitale rivolti agli over 60 e a tutti coloro che necessitano di un aiuto sul fronte delle nuove tecnologie.

Su questa linea il MIUR si è mosso per dare ulteriore dignità a questi luoghi di cultura e ha stanziato uno specifico progetto per efficientare e rendere più moderne le biblioteche scolastiche nell’ambito della ventiquattresima azione del piano per la Scuola digitale.

Biblioteche scolastiche innovative, un nuovo polo di cultura per il territorio

L’idea è quella di trasformare gli spazi in centri territoriali aperti anche al di fuori dell’orario scolastico e fruibili dalla cittadinanza per la promozione della lettura e l’educazione all’informazione anche attraverso il prestito dei testi in formato digitale.

Non solo, massima attenzione anche alla diffusione degli strumenti di cultura locale con la possibilità di abbonarsi online a quotidiani e periodici del territorio dove è ospitata la biblioteca.

Per supportare il programma biblioteche scolastiche innovative il MIUR ha messo a disposizione un bando da 5 milioni di euro che è stato assegnato negli scorsi giorni ai primi 500 progetti su oltre 3.000 inviati.

Sono previsti altri 5 milioni che consentiranno, nel mese di settembre, di finanziare ulteriori 500 progetti per un totale di 1.000 biblioteche innovative.

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Ddl concorrenza, arriva la conversione in legge

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Dopo un lungo processo durato oltre due anni all’esame delle Camere, il ddl concorrenza diventa legge.

L’obiettivo del provvedimento è quello di stimolare la crescita e la produttività e consentire ai consumatori un maggiore risparmio nell’accesso a beni e servizi.

Qualche mese fa avevamo parlato delle opportunità attese per il settore delle TLC e delle possibili novità riguardanti l’economia digitale.

Oggi si può definitivamente scoprire lo scenario.

Ddl concorrenza, nuovi scenari per l’economia digitale

Per quanto riguarda il telemarketing, gli operatori del call center non dovranno più dichiarare l’identità del soggetto per il quale avviene la chiamata, specificarne la natura commerciale e richiedere l’autorizzazione del destinatario per continuare la conversazione.

Dal punto di vista della sharing economy, e nello specifico riguardo la questione Uber, il Governo si impegna ad adottare un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea e, conseguentemente, normare l’annosa questione.

Sempre con l’intenzione di intervenire per dirimere situazioni scomode o normate in modo inadeguato in relazione agli effetti prodotti dall’innovazione digitale, gli alberghi non sono più soggetti al parity rate.
Gli esercenti potranno così essere liberi di proporre alla clientela offerte migliori rispetto a quelle delle Ota, come ad esempio i siti internet di prenotazione alberghiera fra cui Booking o Expedia.

Sul fronte dei pagamenti digitali, l’ingresso nei musei e la partecipazione agli eventi culturali potranno essere pagati anche tramite smartphone.

Per la modifica dell’operatore tv o telefono, i gestori sono ora obbligati ad informare i clienti preventivamente su quali spese dovranno affrontare consentendo fra l’altro una più funzionale procedura di migrazione o recesso in modalità telematica.

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Il Garante crea un decalogo per la tutela dei propri dati personali durante le vacanze

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Durante il periodo estivo i momenti in cui ci si trova a stretto contatto con altre persone sono sempre più frequenti, complici anche le vacanze spesso trascorse presso i lidi e le spiaggie affollatissime di turisti.

In una società ormai dominata dalla tecnologia e dove l’utilizzo degli smartphone rappresenta ormai la normalità, crescono anche i potenziali problemi relativi alla privacy a cui spesso non diamo troppo peso.

Eppure i nostri telefoni sono a tutti gli effetti dei dispositivi di riproduzione audio e video che, in più, hanno anche la peculiarità di poter trasmettere in tempo reale ciò che riprendono e proporlo al mondo grazie ad internet.

Per mettere in guardia gli utilizzatori e definire delle regole circa il corretto utilizzo dei dispositivi elettronici per la salvaguardia della propria privacy e di quella delle altre persone, il Garante della Privacy ha approntato un decalogo.

L’iniziativa, chiamata e-state in privacy, contiene informazioni utili su selfie e foto, protezione di smartphone e tablet, acquisti on line, uso di app, chat e social network quando si è in vacanza.

1. NON ESPORSI TROPPO CON SELFIE E FOTO. Prima di postare foto o video in cui compaiono altre persone, specie se poi si utilizzano tag con nomi e cognomi, è buona regola sincerarsi che vi sia il loro assenso ad essere ripresi. Particolare attenzione va posta alle foto con i minori che dovrebbero essere oscurati.

2. GEOLOCALIZZATI? NO, GRAZIE. Disattivare la geolocalizzazione è l’unico modo per tutelare la propria posizione rispetto alle applicazioni che sfruttano questi dati per profilazioni e suggerimenti commerciali.

3. I “SOCIAL-LADRI” NON VANNO MAI IN VACANZA. Pubblicare foto e video in cui si è in vacanza significa comunicare all’esterno che al propria abitazione non è presidiata e questo potrebbe incentivare i furti.

4. NON DIMENTICARE DI METTERE LA PRIVACY IN VALIGIA. Limitare la privacy dei social network ai soli amici è un accorgimento per evitare di disperdere informazioni che potrebbero essere utilizzate da terzi che non si conoscono. I dati pubblicati indiscriminatamente online non possono essere poi successivamente facilmente rimossi.

5. ATTENZIONE AI “PACCHI”. Offerte di viaggi e vacanze particolarmente convenienti all’ultimo secondo potrebbero nascondere delle truffe o essere virus, software spia o phishing: evitare di cliccare su link che richiedono dati personali o bancari e non aprire e-mail da mittenti sconosciuti o con allegati che non si attendono.

6. APP-PROVA DI ESTATE. Scaricare solo app dai market ufficiali leggendo attentamente la descrizione delle app e consultando eventuali recensioni di altri utenti. Prestare attenzione ai minori ed evitare che possano scaricare app da soli.

7. PER CHI NON PUÒ PROPRIO VIVERE SENZA WI-FI. Non agganciarsi a reti Wi-Fi sconosciute, anche se gratuite, quando non si è certi del loro livello di sicurezza ed evitare di usare servizi che richiedano credenziali di accesso o fare acquisti on line con la carta di credito.

8. SCEGLIERE UNA PROTEZIONE ALTA PER NON RIMANERE “SCOTTATI”. Ricordarsi di aggiornare frequentemente i propri sistemi operativi, i software e i programmi antivirus, antispyware e antispam per limitare le possibilità di furti di dati o violazioni della privacy.

9. SMARTPHONE E TABLET PRONTI A “PARTIRE”. Effettuare sempre un backup dei propri dati prima di partire perché in vacanza il proprio smartphone o tablet potrebbe essere rubato o perduto. Una buona regola è comunque quella di non conservare dati troppo personali sui device e memorizzare nei loro browser le credenziali di accesso a siti e servizi.

10. PER NAVIGARE TRANQUILLI NEL MARE DEI MESSAGGI. Anche i messaggi che circolano sui servizi di messaggistica potrebbero contenere virus, malware o esporre al rischio di spam: è preferibile non rispondere a messaggi provenienti da sconosciuti.

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Digitali e Responsabili, il progetto di Google per promuovere l’educazione civica digitale

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Ancora una volta Google è impegnata nel processo di sensibilizzazione digitale nel nostro Paese.
Dopo le iniziative come Una Vita da Social dedicata a social network, cyberbullismo e adescamento online ed Eccellenze in Digitale per far crescere le imprese online, questa volta i destinatari sono i cittadini e la loro scarsa propensione ad un corretto comportamento su internet.

Per migliorare il rapporto degli abitanti del web e parte il progetto Digitali e Responsabili con il patrocinio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e del Garante per la Protezione dei dati personali e la partecipazione di Polizia Postale e Altroconsumo.

L’iniziativa, che farà tappa nelle principali città italiane tra cui Roma, Milano, Napoli, Palermo e Firenze, impegna Google e le Istituzioni per fare il punto sullo stato di fatto del rapporto fra cittadini e tecnologia ma soprattutto per identificare le possibili soluzioni ad un comportamento più consono in materia di cyberbullismo, violazione dei dati personali e del copyright.

Nella fattispecie Google focalizza l’attenzione su quanto messo a disposizione in tema di privacy e sicurezza dei dati con Account Personale e in merito al diritto d’autore con Content ID.

L’educazione civica digitale passa attraverso l’alfabetizzazione digitale

L’educazione digitale per un uso responsabile di internet passa necessariamente attraverso un percorso di alfabetizzazione digitale dove emergano le buone pratiche.

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Antitrust, l’UE multa Facebook per WhatsApp

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Stangata di 110 milioni di euro a carico di Facebook per aver fornito informazioni fuorvianti all’atto di acquisto di Whatsapp, la celebre applicazione di messaggistica, avvenuto nel febbraio del 2014.

Su quell’acquisizione l’UE richiese e ottenne dei chiarimento rassicuranti circa l’intenzione di non poter collegare gli account degli utenti attivi su entrambe le piattaforme.

Nel merito, l’antitrust europea era stata estremamente chiara.

Due anni più tardi però, nell’agosto del 2016, Facebook ha disposto il collegamento tra i profili del social network e quelli del servizio di messaggistica, creando non poche preoccupazioni e fastidi fra gli utenti che avevano ottenuto la sospensione dello scambio dei dati dalla magistratura.

Oggi però l’Antitrust Ue ha deciso di sanzionare il comportamento di Facebook con una maxi-multa da 110 milioni di euro in quanto al momento dell’acquisizione lo staff di Facebook era già al corrente della possibilità tecnica di poter collegare automaticamente i profili Facebook con quelli Whatsapp, sebbene lo avesse negato.

La scelta dell’UE non ha ripercussioni sull’acquisizione del 2014 ma manda un segnale forte alle imprese in materia di privacy e concentrazioni, compreso l’obbligo di fornire informazioni esatte.

Il comportamento scorretto da parte della multinazionale tecnologica americana era stato stigmatizzato anche dal Garante italiano che aveva sanzionato Facebook con una multa da 3 milioni di euro per aver indotto gli utenti ad accettare le nuove condizioni che comportavano la condivisione dei dati con il social network ponendole come un requisito per proseguire l’utilizzo dell’applicazione.

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Privacy online, nuovi rischi e strumenti a tutela

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La privacy online è in assoluto uno dei temi più dibattuti e controversi.

Da una parte l’esigenza che venga tutelata, dall’altra le logiche di condivisione che inevitabilmente la mettono a repentaglio.

E in questo scontro di posizioni gongolano le aziende che erogano servizi online.

Infatti il modo più diffuso per le aziende di monetizzare in modo indiretto è sicuramente quello di carpire le preferenze di consumo e le abitudini degli utenti per rivendere pubblicità: Google e Facebook hanno costruito un impero sulla profilazione dei consumatori ai danni appunto della propria privacy online.

La decisione degli Stati Uniti di eliminare la privacy online apre scenari preoccupanti

Ad appesantire la situazione c’è la recente decisione del parlamento statunitense che di fatto consente agli ISP di poter vendere alle agenzie pubblicitarie la cronologia delle ricerche o delle app scaricate dai propri clienti senza il loro consenso, il problema privacy si è ulteriormente acutizzato.

Se prima infatti gli ISP dovevano tutelare la segretezza delle navigazioni ora è evidente il rischio di essere controllati in ogni aspetto della propria vita con l’esposizione alla sorveglianza di massa per fini commerciali o di sicurezza.

La soluzione al problema è sicuramente la scelta di sfruttare Tor, un sistema di comunicazione anonima che consente di nascondere la propria attività online.

Tuttavia è pur possibile adottare tecniche di offuscamento, ovvero utilizzare specifici software in grado di fornire informazioni ambigue, confuse, fuorvianti, al fine di interferire con la raccolta dei dati.

Fra questi sistemi c’è Internet Noise, un sito web ospitato su GitHub che utilizza il proprio browser per avviare ricerche su internet e indirizzi web casuali durante la navigazione dell’utente.

In questo modo chiunque tracciasse la navigazione dell’utente si troverebbe a non comprendere esattamente gusti e abitudini del consumatore perché la cronologia delle navigazioni conterrebbe dati contrastanti e incoerenti.

Di funzionamento simile TrackMeNot.

Tra gli altri strumenti interessanti c’è anche AdNauseam, un’estensione che clicca tutte le pubblicità proposte dai siti visitati in modo che sia impossibile determinare quali siano veramente di interesse del navigatore.

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Ooniprobe, l’app che unisce gli utenti contro la censura

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L’unione fa la forza, specialmente in materia di tutela della privacy e anonimato.

Ooniprobe, la cui radice deriva da Open Observatory of Network Interference (osservatorio aperto dell’interferenza di rete) è l’app per smartphone che unisce gli utenti contro la censura.

In forma collaborativa, qualsiasi utente può verificare direttamente sul proprio smartphone se e quanto la propria connessione internet sia effettivamente libera, controllando quali e quanti siti risultino inaccessibili.

Oooniprobe, l’app collaborativa per la tutela della privacy

Ooniprobe, disponibile su iOS e Android, è un’applicazione per smartphone e tablet realizzata dal progetto Tor in collaborazione con sviluppatori italiani e il centro Nexa Center for Internet and Society di Torino.

Il progetto Tor è del resto famoso per sviluppare specificatamente software per proteggere la privacy e l’anonimato degli utenti.

L’app Ooniprobe, nello specifico, permette di controllare il livello di censura e manipolazione del traffico della Rete da parte del proprio governo o del fornitore di connettività.

Avviando l’applicazione si può verificare se e quanto la propria connessione internet sia effettivamente libera, controllando quali e quanti siti risultino inaccessibili: in questo modo gli utilizzatori vengono reclutati attivamente diventando delle sentinelle sparse per il mondo in grado di monitorare lo stato di salute della Rete.

Di preciso l’applicazione permette di verificare se alcuni siti, all’interno di una lista precompilata di oltre un migliaio che spaziano dall’ambiente all’editoria passando per il sociale, sono bloccati.
Inoltre consente di verificare se ci sono in atto sistemi di censura e sorveglianza in grado di manipolare il traffico di rete dell’utente (Http invalid request line) e infine misurare la velocità e la performance di rete (NDT Speed test).

A volte l’app potrebbe resituire dei falsi positivi, cioè potrebbe temporaneamente segnalare inaccessibile un sito che in realtà non lo è, o lo è per altri motivi non riconducibili ad un intento censorio.
Il numero delle verifiche concomitanti però aiuta a limitare l’incidenza di questi casi.

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Big data e privacy, le profilazioni massive minano la libertà individuale

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Acquistare un libro da leggere o prenotare il luogo delle vacanze possono essere decisioni molto banali ma insieme alle preferenze per la gestione dei risparmi, la modalità di assunzione di forza lavoro online o la ricerca di informazioni sulla propria salute esse prendono un significato molto diverso e rischiano di condizionare la propria libertà futura.

Nasce nell’ambito del convegno Big Data e Privacy, la nuova geografia dei poteri, organizzato a Roma in occasione della Giornata europea della protezione dei dati, la riflessione su quanto e come la democrazia per come la conosciamo, possa essere messa in discussione o addirittura in serio pericolo.

L’allarme è stato lanciato dal presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali.

Big Data e privacy: tante informazioni in mano alle multinazionali digitali

La riflessione alla base di tale pensiero nasce in un panorama nel quale esiste il rischio di consegnare a poche multinazionali digitali la supremazia economica o anche, addirittura, il potere di conoscere i fenomeni che possono influenzare e guidare il nostro sapere.

Il convegno si è aperto con diverse riflessioni su quanto ormai chiunque sia catalogato e quasi spersonalizzato all’interno di profilazioni sempre più puntuali e precise.

Si è affrontato il tema dell’innegabile utilità dei Big data e delle molteplici potenzialità che queste estese raccolte di dati possono avere.

Con un’eccessiva e sempre più accurata profilazione, si corre il rischio di spersonalizzare e condizionare un numero sempre maggiore di persone, potenzialmente l’umanità intera. La sfida è infatti quella di riuscire a mettere in atto maggiori regolamentazioni degli operatori tecnologici e riformare il quadro giuridico europeo.

Di vitale importanza sarà dunque anche una nuova e sempre maggiore consapevolezza da parte dell’opinione pubblica.

In Italia, ad esempio, pare che oltre il 30% della popolazione ignori l’importanza dei Big data, necessitando dunque un’alfabetizzazione in materia e un’educazione mirata per capirne rischi e potenzialità.

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Nuovo attacco a Yahoo, oltre un miliardo di account violati

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Nuovo scandalo riguardante una sottrazione di dati in casa Yahoo: esattamente come il precedente di qualche mese fa, siamo di fronte ad un nuovo problema per l’azienda americana.

Stando alle ultime notizie confermate, nomi, indirizzi email, numeri di telefono, date di nascita, password criptate e in qualche caso anche domande di sicurezza cifrate o in chiaro con le relative risposte sarebbero stati coinvolti in un colossale furto.

Il data leak coinvolge oltre un miliardo di account e balza al primo posto nella storia per quantità di informazioni sottratte.

Nonostante Yahoo confermi che tra le informazioni trafugate non ci siano password in chiaro, dati di carte di pagamento o di conti bancari, la situazione è estremamente problematica: il titolo in borsa ha reagito negativamente (-2%) e soprattutto si tratta di un nuovo durissimo colpo di immagine che avrà certamente gravi ripercussioni sull’accordo di acquisizione da parte di Verizon.

Lato utente, la precauzione da adottare al più presto per i possessori di un account mail con Yahoo! è quella di cambiare la password e non cliccare su link o scaricare allegati di mail sospette.
Inoltre è buona precauzione verificare che non siano state effettuate attività sospette e, magari, utilizzare il sistema Yahoo! Account Key che elimina la necessità di usare una password per l’autenticazione.

Se poi siete soliti usare la stessa password anche per altri servizi, è altamente consigliabile modificarla anche per i restanti servizi.

Il fatto inoltre sta creando dei contraccolpi in borsa, dove Yahoo ha perso oltre il 4 per cento mentre Verizon, il colosso che dovrebbe rilevare le attività di Yahoo, starebbe valutando uno sconto sul prezzo pattuito o addirittura esercitare una clausola di ripensamento circa l’affare.

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