Facebook Dating arriva in Italia

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Facebook Dating, la piattaforma di Facebook dedicata agli incontri, è ufficialmente disponibile in Europa, e quindi anche in Italia, da oggi.

Introdotta in una ventina di Paesi nel mondo già dal settembre 2019, l’applicazione Facebook Dating non era stata ancora presentata in Europa soprattutto per l’impatto in termini di privacy tenendo conto delle disposizioni previste dal GDPR nel Vecchio Continente e dello stop che era stato comminato dal Garante della Privacy irlandese lo scorso febbraio.

Per accedere al nuovo servizio non è necessario installare alcuna applicazione: è sufficiente recarsi, all’interno dell’app di Facebook per Android o iOS, all’interno delle impostazioni e di lì attivare il servizio Dating.

Facebook Dating potrebbe non essere ancora disponibile in tutti gli account italiani dato che il rilascio è in corso in queste ore.

Una volta attivato il servizio, viene proposta la creazione di un profilo separato rispetto a quello ordinario di cui vengono tenuti validi il nome di battesimo e la data di nascita: tutte le attività svolte all’interno dell’area dating non verranno visualizzate o pubblicate sulla bacheca di Facebook.

L’unica eccezione è rappresentata da una funzione opzionale, denominata Passioni Segrete, che permette di indicare fino ad un massimo di 9 persone presenti nei propri contatti a cui si è segretamente interessati: qualora queste dovessero fare lo stesso, avverrà un match e sarà possibile entrare in contatto tramite Facebook Dating.

Rispetto a Tinder, suo competitor diretto, non c’è il sistema dello swipe ma il contatto avviene tramite messaggio o commento ad una foto: se il destinatario si dimostra interessato e provvede a replicare, si avvierà una conversazione.

Il servizio è usabile solo dagli utenti maggiorenni.

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Cittadinanza Digitale, il progetto di Telefono Azzurro per supportare docenti e studenti con competenze digitali

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Telefono Azzurro ha lanciato, grazie al supporto di Google, il progetto Cittadinanza Digitale.

Si tratta di un’iniziativa formativa che prevede una serie di interventi online e negli istituti scolastici per fornire strumenti e competenze digitali specifiche a docenti e studenti.

Il progetto è condiviso dal Ministero dell’Istruzione, grazie ad un protocollo firmato dalle parti, e intende coinvolgere soprattutto bambini e adolescenti affinché sviluppino un senso critico nei confronti del web e un approccio corretto e responsabile in modo da poter crescere in un ambiente sicuro e sviluppare un civismo digitale che contribuisca al miglioramento della società.

Del resto, stando ai dati Unicef del 2019, il 71% dei giovani di tutto il mondo ha accesso a internet con un costante aumento dell’uso dei social media che nascondono insidie e il cui cattivo impiego può portare alla crescita incontrollata di fenomeni avversi e campagne d’odio.

Il programma formativo Cittadinanza Digitale di Telefono Azzurro si articola in 21 webinar e 7 web talks con esperti e approfondimenti tematici che ruotano attorno a 7 moduli: comunicazione e linguaggio, condivisione, privacy e digital reputation, gaming e videogiochi online, relazioni online e consenso, impronta digitale, generazione e valutazione dei contenuti nell’infosfera, screen time e benessere online.

Tramite precise attività laboratoriali, i partecipanti potranno dotarsi di strumenti pratici e linguaggi idonei per affrontare gli argomenti in funzione dell’età e dello sviluppo degli studenti.

Anche i docenti acquisiranno informazioni e competenze utili a contrastare fenomeni digitali lesivi per la crescita dei futuri cittadini, tra i quali il cyberbullismo.

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L’app Immuni arriva negli store di Apple e Google

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Il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione (MID) annuncia l’effettiva disponibilità degli store di Apple e Google di Immuni, l’applicazione gratuita voluta dal Governo per limitare la diffusione del virus COVID-19.

Si tratta di un’app che non ha avuto oggettivamente una gestazione felice, fra diverse problematiche dovute ad un’opaca procedura di selezione rispetto alle possibili alternative progettuali e un incerto percorso di realizzazione che ha, fra l’altro, visto un cambio in corsa del modello tecnologico di riferimento (da una logica di centralizzazione ad una di decentralizzazione).

Tuttavia, dopo questo non difficile iter, l’app ha ricevuto il benestare del Garante della privacy che però ha allegato al suo disposto alcune raccomandazioni: la gestione della privacy infatti è stata una delle tematiche più dibattute negli scorsi mesi per le evidenti potenziali ripercussioni derivanti sia da un uso scorretto dei dati raccolti sia per eventuali penetrazioni informatiche.

L’app è scaricabile in tutta Italia ma è inizialmente testabile, da lunedì 8 giugno, nelle Regioni che hanno aderito alla sperimentazione, ossia: Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia.

Tutte le informazioni utili sul funzionamento del sistema sono accessibili direttamente sul sito immuni.italia.it: l’utilizzo dell’app è su base volontaria e punta ad aumentare la sicurezza nella fase di ripartenza delle attività.

Viene dichiarato che nel sistema non sono presenti né saranno salvati nominativi ed elementi che possano portare all’identificazione delle persone che decidano di impiegarla e che dovessero essersi trovate a contatto con una persona infetta: queste verranno notificate del rischio in forma anonima.

Non sono mancate le critiche che certo dimostrano l’esistenza di alcune controversie che, per quanto ci riguarda, in un progetto di tale portato non avrebbero dovuto esservi.

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Facebook introduce un maggiore controllo sulla privacy degli utenti

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Facebook continua nella propria attività rivolta a consentire all’utente di poter disporre liberamente dei propri dati.

Per farlo, introduce una nuova funzione chiamata attività fuori da Facebook: si tratta di un sistema di controllo che consente di identificare le proprie attività effettuate su app e siti che sfruttano le informazioni dell’utente provenienti da Facebook.

Se l’utente lo desidera, tramite il nuovo sistema di controllo, è possibile cancellare le informazioni raccolte dall’account: lo strumento nasce per dare alle persone più trasparenza e controllo in un’era dove la circolazione delle informazioni

In particolare viene consentito di vedere la sintesi delle informazioni che altre app e siti hanno gestito attraverso gli strumenti messi a disposizione per le realtà aziendali come Facebook Pixel o Facebook Login, di scollegare le informazioni dal proprio account e, nel caso, disconnettere le future azioni fuori da Facebook dall’account.

Il roll-out, cioè il rilascio di questa nuova funzione, verrà introdotta gradualmente nel mondo a partire dall’Irlanda.

Maggiori informazioni sul blog ufficiale di Facebook.

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Privacy, in Italia i cittadini sono poco consapevoli circa l’esistenza del GDPR

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Il GDPR è il nuovo Regolamento Generale della Protezione dei Dati voluto dalla UE e recepito dagli Stati membri per tutelare la privacy dei cittadini, specie in relazione alle attività che vengono svolte online.

La profilazione spinta infatti, svolta prevalentemente dalle grandi multinazionali che hanno interesse a conoscere le abitudini dei propri clienti effettivi e potenziali, spesso è aggressiva al punto da creare degli oggettivi fastidi alle persone profilate.

Il GDPR nasce appositamente per aumentare la tutela dei cittadini e dare alle autorità gli strumenti per combattere le violazioni che frequentemente avvengono: basti pensare che in un anno il comitato europeo per la protezione de dati ha registrato oltre 400 casi transfrontalieri in Europa di violazioni al regolamento.

Tuttavia i cittadini italiani sono poco consapevoli delle opportunità offerte dal GDPR: secondo uno studio diffuso dalla Commissione europea in occasione dell’anniversario dell’entrata in vigore del GDPR infatti l’Italia è tra i Paesi della UE dove si registra minore consapevolezza sull’esistenza del Regolamento.

Tra questi, solo la Francia fa peggio dell’Italia: i cittadini risultano molto informati in Svezia (90%), Olanda (87%), Cechia e Slovacchia (rispettivamente 85 e 83%).

In fondo alla classifica Grecia e Cipro (58% ciascuno), Belgio (53%), Italia (49%) e Francia (44%); in aumento invece la consapevolezza che in ogni Stato membro ci sia un’Autorità responsabile per la protezione dei dati con un 57% di consapevolezza in crescita del 20% rispetto a febbraio 2015.

Conoscere i propri diritti in materia di privacy significa affrontare più responsabilmente.

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Privacy, Google implementa la cancellazione automatica dei dati degli utenti

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Google rivede la propria strategia in merito alla conservazione dei dati degli utenti e introduce la cancellazione automatica, dopo un certo periodo di tempo, delle informazioni sulla geolocalizzazione e sull’attività dell’utente, e quindi anche la cronologia, in relazione al proprio ecosistema.

Ad oggi è già possibile cancellare manualmente queste informazioni, in parte o integralmente: con la nuova procedura verrà automatizzato il processo.

Per poter attivare la nuova funzione, l’utente dovrà recarsi nel proprio profilo e decidere l’intervallo di tempo ogni quanto il sistema provvederà alla cancellazione: sarà possibile scegliere se tale attività verrà svolta ogni 3 o 18 mesi, tutti i dati più vecchi verranno automaticamente eliminati.

La nuova impostazione potrà essere configurata direttamente all’interno della sezione di amministrazione del proprio account.

Maggiori informazioni sul blog di Google.

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Privacy, il Garante evidenzia i problemi della profilazione legati al Reddito di cittadinanza

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Il Garante è intervenuto, tramite una memoria indirizzata alla Commissione Lavoro del Senato, per evidenziare una serie di questioni sul decreto che regola il Reddito di cittadinanza e le azioni che sono state messe in campo sino ad oggi relative a queste misura.

Il nocciolo del problema è che gli operatori coinvolti nella predisposizione ed erogazione della misura hanno la possibilità di effettuare un controllo puntuale sulle scelte di consumo individuali: è infatti possibile, in virtù della necessità di controllare gli utenti che richiedono e utilizzano il sostegno, effettuare un monitoraggio in termini di preferenze di consumo che sono in aperta violazione con le garanzie sancite dalla disciplina di protezione dati ma soprattutto con i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini.

Alcuni problemi legati alla privacy

La preoccupazioni non è infondata: peraltro recentemente è stata sollevata una polemica (fondata) sulla scelta degli sviluppatori del sito del Reddito di cittadinanza che ha coinvolto l’utilizzo di font licenziati da Google che potrebbero consentire al colosso statunitense di intercettare dati utili a profilare indirettamente gli utenti che visitano il sito stesso.

Ciò che è certo è che l’INPS avrà un generale compito di verifica delle richieste da parte dei cittadini che intendono ricorrere al Reddito di cittadinanza, incrociando i dati provenienti dai propri archivi con quelli di altri Enti fra cui l’Agenzia delle Entrate, il Pra e i Comuni.

Subito dopo però intervengono una serie di meccanismi e dinamiche di controllo, soprattutto di natura digitale, come per esempio il monitoraggio costante dell’utilizzo della card rilasciata ai beneficiari del Reddito. Ulteriori e rilevanti criticità si possono però presumere anche in relazione ai potenziali rischi di utilizzo fraudolento dei dati, accessi indebiti e violazioni dei sistemi informativi dove transitano le informazioni per l’attuazione della misura di sostegno alla popolazione richiedente.

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Fatturazione elettronica, il Garante si pronuncia contro

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Così come è stata pensata non va bene: questa è in estrema sintesi la posizione del Garante della privacy che si è pronunciato circa la sostanziale inadeguatezza della progettazione del sistema che è stato creato dall’Agenzia delle Entrate per la gestione della fatturazione elettronica.

I rilievi del Garante insistono sulla scarsa garanzia di riservatezza dei dati trattati perché dalle informazioni obbligatoriamente fornite in solido con i documenti elettronici è possibile profilare gli utilizzatori del servizio in aperto contrasto con la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali.

Un rischio di profilazione massivo

Il rischio infatti è che i dati degli interessati vengano trattati in modo sistematico, generalizzato e potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana della popolazione, come per esempio le abitudini e le tipologie di consumo legate alla fornitura di servizi energetici e di telecomunicazioni, creando una sproporzione evidente rispetto all’obiettivo di interesse pubblico perseguito dal sistema di fatturazione.

La questione è divenuta critica alla luce delle disposizioni del GDPR che hanno di fatto incrementato la tutela per gli utenti in materia di privacy: è risultato infatti che vi siano importanti criticità in ordine alla compatibilità con le norme vigenti da parte del sistema voluto dall’AdE e per tale motivo il Garante ha chiesto formalmente come si intenda porre rimedio a tali problematiche.

La richiesta del Garante, che è l’espressione del potere correttivo di avvertimento attribuito dal Regolamento europeo, interviene in un momento in cui la fatturazione elettronica sta subendo un delicato passaggio in quanto, ad un mese dall’avvio della sua adozione, il Governo sta valutando la possibilità di un rinvio o di una completa eliminazione per tutto il 2019 del profilo sanzionatorio previsto in caso di mancato utilizzo del nuovo sistema.

Si attende quindi una replica circostanziata da parte dell’Agenzia delle Entrate anche se, vista l’entità dei rilievi, si teme che il problema non sia facilmente risolvibile.

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Qwant e Brave insieme per la privacy degli utenti

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Qwant, il celebre motore di ricerca che mette al centro la privacy delle persone, ha stretto un accordo con Brave, un browser nato dal progetto Chromium, che ha come finalità la sicurezza dei dati degli utenti.

Si tratta certo di due progetti con molti punti di tangenza che ruotano attorno alla protezione degli utenti e soprattutto della loro privacy.

Di Qwant avevamo già parlato in occasione del suo sbarco in Italia: è un motore di ricerca che promette di non profilare gli utenti che effettuano le ricerche e tantomeno di filtrare i risultati di ricerca in funzione del comportamento.

Dal proprio lato il browser Brave, forte di oltre 4 milioni di utenti mensili, offre la piattaforma ideale per la tutela degli utenti in quanto nativamente blocca gli annunci e i tracker dei siti web riducendo esponenzialmente l’aggressività dei siti di terze parti nell’identificazione del comportamento degli utenti.

Brave è un browser disponibile per tutte le piattaforme

Brave è disponibile per Windows, macOS, Linux, iOS e Android ed ha al suo interno un rivoluzionario ecosistema di pagamento basato su token (BAT, Basic Attention Tokens) utilizzabili attraverso il wallet integrato per effettuare pagamenti e per ricevere parte dei profitti degli inserzionisti pubblicitari per cui, eventualmente, l’utente sceglierà di visualizzare la pubblicità.

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Tor Browser disponibile su Android

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Poter navigare in assoluto incognito non è un’operazione semplice, nemmeno tramite le modalità di navigazione in incognito offerte dai vari browser sul mercato.

In realtà, l’unico modo effettivamente sicuro per non lasciare tracce circa la propria navigazione è quello di utilizzare un browser apposito chiamato Tor.

Tor Browser è il browser internet prodotto dalla non-profit Tor Project che ha l’obiettivo di rendere la navigazione anonima su Windows, Mac e Linux attraverso una rete crittografata che redistribuisce i pacchetti del traffico degli utenti attraverso una miriade di nodi che rendono pressoché impossibile rintracciare l’identità di chi naviga online.

Da tempo è lo strumento preferito per navigare nel deep web lontani da sguardi indiscreti.

Tor Browser ora disponibile anche su Android

Se per i pc desktop Tor Browser era disponibile da tempo, per i dispositivi Android mancava ancora il rilascio che è avvenuto in queste ore: è sufficiente recarsi su Google Play per trovare la versione alpha del prodotto.

Tra le funzionalità di questa versione, Tor Browser è in grado di bloccare tutti i tracker che seguono la navigazione e di cancellare automaticamente i cookies al termine di ogni sessione di utilizzo.

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